Ultimo Aggiornamento:
21 novembre 2018
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Il futuro politico di Matteo Renzi

Francesco Provinciali * - 07.11.2018
Renzi e Bonolis alla Leopolda

La notizia che Matteo Renzi si sia proposto come conferenziere per l’agenzia Celebrity Speakers Associates, ma disponibile ad altre proposte, su temi planetari e di attualità come l’ambiente, il futuro dell’Europa, la globalizzazione, l’informazione giornalistica e le fake news, la gestione delle organizzazioni complesse ecc. come riportato recentemente da Huffington Post, potrebbe essere letta come una scelta tattica transitoria che non incide sulla strategia di fondo: la politica come vocazione e come professione, il vero e autentico ‘beruf’ come direbbe Max Weber. Si è appena conclusa la nona edizione della Leopolda ma non pare sia scaturito un piano organico di proposta politica e di alternativa per la guida del Paese, sembra che abbiano prevalso gli aspetti coreografici e celebrativi sulle idee e sui contenuti: “enclave” e nicchie di fedelissimi autoreferenziali che parlano a se stessi e non al Paese, “comitati civici”, tavoli di riflessione ed elaborazione del nulla, accademiche dissertazioni, mentre si restringe la cerchia delle adesioni e diventa esoterico – cioè per pochi intorno al “capo”- il progetto di realizzare un modello politico nuovo e alternativo.

Problema di linguaggio- l’obsolescenza del famoso modello narrativo – e di contenuti – cosa inventare di nuovo dopo gli esiti incerti del jobs act, la criticatissima riforma della scuola, l’obolo degli 80 euro invece di un piano di riforme strutturali sul piano fiscale, lavorativo e pensionistico che hanno inaugurato la politica delle mance a fondo perduto, di cui il reddito di cittadinanza è l’evoluzione iperbolica: nel giro di un paio di anni si è andata offuscando la figura dell’ex premier e si sta disgregando ogni tentativo di raffazzonare una forza di opposizione capace di arginare l’ondata populista sul piano nazionale e su quello delle incerte e ondivaghe alleanze europee.

Tutti si affannano a cercare qualcosa di nuovo ma nessuno dei dirigenti attuali del PD fa un passo indietro.

Eppure di questo ha bisogno quel partito: di una classe dirigente totalmente nuova.

Venendo da una stagione di sconfitte -  dal referendum alle varie, successive elezioni, al frazionamento interno in mille anime e mille rivoli -  un passo di lato che permetta di girare il mondo ad un livello “alto”, giocando sulla popolarità e un pregresso curriculum certo non da poco, può consentire di maturare un’esperienza internazionale nuova ed interessante, in una posizione defilata mentre le scelte del governo giallo-verde fanno discutere le agenzie di rating, la BCE e l’UE sulla deriva da piano inclinato che il nostro Paese ha imboccato, mentre l’opposizione latita o lancia flebili vagiti ma non riesce ad incidere nel merito  dei provvedimenti che l’esecutivo  ha in mente di portare avanti- costi quel che costi- pur di fronte ad evidenze tali da far dubitare che si possa andare avanti su questa strada senza incrociare prima o poi un baratro profondo.

D’altra parte il suo predecessore Enrico Letta, disarcionato da Palazzo Chigi con il famoso “stai sereno”, insegna alla Facoltà di Sciences Politiques di Parigi e dirige la Scuola di affari internazionali: un incarico istituzionale di profilo prestigioso.

Il Renzi conferenziere ha iniziato la nuova attività con un’intervista a Paolo Bonolis: l’incipit non sembra all’altezza delle intenzioni, forse avrebbe destato maggior interesse politico un dialogo con il filosofo Umberto Galimberti, un confronto con Paolo Mieli o con il sociologo Giuseppe De Rita, Presidente del Censis.

Ma il nostro ex premier vuol forse dare un taglio divulgativo e popolare al suo nuovo mestiere, tenendo ben saldo il radicamento all’interno del PD in vista del Congresso e del nuovo segretario.

Il “maleducato di talento”, come l’ha definito Ferruccio De Bortoli, non è certo il tipo che lascia la partita, peraltro sempre aperta e imprevedibile- visto come stanno le cose- e prende tempo volando alto ma certamente – parafrasando una canzone di Franco Califano - “non esclude il ritorno”.

Convinto – bontà sua – che ci sia sempre un grande passato nel nostro futuro.

 

 

 

 

* Giudice onorario minorile TM Milano – già Dirigente ispettivo MIUR