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21 novembre 2020
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Il futuro è monocolore?

Luca Tentoni - 27.08.2016
Di Maio, Renzi e Parisi

Se in Gran Bretagna è la regola (con qualche recente eccezione), in Italia il governo monocolore è un evento raro che - in caso di conferma dell'Italicum nella sua versione attuale - potrebbe verificarsi già dalle prossime elezioni politiche. Ben due forze su tre (Pd e M5S, contro un centrodestra che è però troppo eterogeneo e diviso per essere già considerato competitivo e pronto ad unirsi in un cartello elettorale) potrebbero riuscire ad aggiudicarsi i 340 seggi del premio previsto per Montecitorio e governare senza alleati. Neppure la Dc degli anni Cinquanta e Sessanta, che pure diede vita ad Esecutivi monocolore, sia pure per periodi brevi (i governi "balneari") e con l'appoggio esterno o l'astensione di forze minori, aveva mai avuto la possibilità di costituire una compagine ministeriale contando sul sostegno dei suoi soli parlamentari. Detto ciò, ad oggi le possibilità che si verifichi questa ipotesi sono più limitate di quanto si creda. In primo luogo, perchè se si discute sul fatto che l'Italicum sia o meno determinante per il "funzionamento" della riforma costituzionale sottoposta a referendum, è però certo l’opposto: se vincesse il "no" la legge elettorale per la Camera servirebbe a ben poco, perchè un governo dovrebbe avere anche la fiducia del Senato. In secondo luogo, perchè la Consulta si esprimerà fra poco più di un mese su alcuni aspetti dell'Italicum, dovendo decidere se "ritagliare" la legge (come fu per il Porcellum, diventato poi "Consultellum", nel 2014) oppure no. In terzo luogo perchè, al di là del risultato referendario, c'è un gran fermento nella maggioranza che sostiene il governo Renzi che pare preludere ad un possibile "ritocco" (in direzione del premio alla coalizione e non al partito, per esempio) da mettere in cantiere a fine anno. Del resto, la questione dell'Italicum sarà molto probabilmente al centro di una verifica (accompagnata o meno da una crisi ministeriale formale, a seconda degli eventi) che avrà comunque luogo dopo il referendum costituzionale di fine novembre, indipendentemente dal risultato. Proprio in prossimità della consultazione popolare sulla revisione di numerosi articoli della Carta repubblicana, infatti, il governo Renzi compirà mille giorni di vita. Poichè più volte il Presidente del Consiglio ha indicato inizialmente nei primi cento giorni, poi nei primi mille le tappe cruciali del suo Esecutivo, è possibile che - licenziata la legge di bilancio - le forze che oggi sostengono il Premier vogliano scrivere una nuova agenda per quel che resta della legislatura. Un'agenda dalla quale sarà molto difficile tener fuori l’Italicum. Dunque, l'ipotesi che l'Italia abbia un governo monocolore (che sia stabile è altro discorso ancora più complesso) appare per ora plausibile ma non certa. La stessa natura delle forze in lizza per il premio dell'Italicum non è così omogenea da far pensare che governi monocolore possano durare per una legislatura. Il M5S è forse il soggetto politico più coeso, ma dal 2013 ha perso un certo numero di deputati e senatori. In presenza di contrasti su questioni significative, l'unità del gruppo parlamentare di Montecitorio potrebbe essere messa alla prova, anche considerando che l'Italicum assegna solo 24 seggi in più della maggioranza assoluta (316 su 630). Il Partito democratico ha invece una minoranza interna che verosimilmente può riuscire ad ottenere con le preferenze più dei 25 seggi che servirebbero per condizionare le scelte di un eventuale governo monocolore Pd nella prossima legislatura. In quanto al centrodestra - qualora si riuscisse a ricomporlo - è certo che, vincendo le elezioni grazie ad una buona perfomance di un ipotetico "listone neo CDL", non darebbe vita ad un monocolore ma almeno a un tripartito FI-Lega-FdI. È dunque sempre più probabile che non avremo un sistema politico caratterizzato da governi monocolore, ancor più se le distanze fra i tre possibili contendenti (soprattutto fra Pd e M5S) dovessero essere tanto esigue da rendere necessaria l'introduzione del premio di coalizione. Il ritorno delle coalizioni permetterebbe al centrodestra di mantenere la sua caratteristica "plurale" (anche se la scelta di un candidato a Palazzo Chigi resterebbe difficile) mentre consentirebbe al Pd di decidere se apparentarsi al primo o al secondo turno con i centristi e altri gruppi minori (i quali gli potrebbero tornare utili in caso di "arrivo al fotofinish" al ballottaggio). Meno vantaggioso sarebbe l'effetto sul M5S, che non prevede di allearsi (perciò dovrebbe misurarsi con avversari rinforzati dai partiti coalizzati) e che però potrebbe utilizzare in campagna elettorale la sua posizione presentandosi come il soggetto in battaglia da solo contro tutti. L'ipotesi dell'inizio di un'era di governi "monocolore puri" (cioè non sostenuti dall'esterno o con l'astensione da altri soggetti politici) è dunque flebile, con l'Italicum o senza, col premio di maggioranza o (ancor più) con quello alla coalizione. L'esito negativo del referendum, ovviamente (che oggi, secondo i sondaggi, ha una possibilità su due di verificarsi) la spazzerebbe via, perchè nessun sistema elettorale assicura la maggioranza assoluta in due Camere che hanno persino un elettorato parzialmente diverso (per il Senato votano i cittadini con più di 25 anni, per la Camera gli italiani con almeno 18 anni). Anche nel caso più favorevole a chi desidera governi monocolore, tuttavia, è bene ricordare che l'epoca dei gruppi parlamentari con rigida disciplina di partito è tramontata da parecchio tempo e che ormai, in qualsiasi soggetto politico una dialettica anche vivace e costruttiva è fisiologica. Dunque, comunque vadano le cose, è difficile pensare che avremo un "partito al comando". Appare più probabile, invece, che, per le vie più diverse (modifica della legge elettorale, vittoria di liste eterogenee, trasmigrazioni parlamentari) si arrivi - anche in caso di un'eventuale vittoria dei sì al referendum costituzionale - ad un Esecutivo non totalmente nella disponibilità di un partito, di un leader o di un gruppo dirigente. La composizione monocolore o multicolore di una maggioranza di governo non è di per sè un fattore necessariamente negativo o positivo: il confronto costruttivo o, per contro, il compromesso spartitorio possono presentarsi sia in compagini per così dire "singolari" che in quelle "plurali". Come sempre, sono le persone che fanno (interpretano) i partiti e le istituzioni.