Ultimo Aggiornamento:
14 settembre 2019
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Il diritto di mangiare bene. Obesità, sotto-nutrizione e riscaldamento globale: questioni connesse

Claudio Ferlan - 13.02.2019
Super Size Me

Qualcuno certo si ricorderà di Super Size Me, documentario girato e interpretato da Morgan Spurlock nel 2004. Seguito da tre medici, Spurlock decise di nutrirsi per un mese solo da McDonald’s, scegliendo tra l’altro particolari forme di menù e limitando il suo movimento a poco più di niente (2.500 passi al giorno), in linea con le abitudini dell’americano medio. I risultati furono un sensibile aumento di peso e una serie di disturbi fisici e dell’umore. Dopo il documentario, McDonald’s inserì dei cambi sostanziali nella propria offerta, pur negando di averlo fatto in conseguenza del film.

 

Sindemia

Super Size me può essere ricordato come uno dei momenti di svolta nella denuncia dei pericoli dell’obesità e, contestualmente, nella sensibilizzazione verso la necessità di lottarvi contro. Senza la risonanza di un film di successo (che fu pure candidato all’Oscar), i lavori della commissione Lancet si pongono lo stesso obiettivo. Mettendo insieme alte competenze di vario genere, il gruppo di lavoro organizzato dalla prestigiosa rivista inglese ha infatti denunciato i pericoli della diffusione dell’obesità su scala globale, sottolineando la necessità di pensarla in relazione con due altri fattori decisivi per le malattie della nostra epoca: la sotto-nutrizione e il cambiamento climatico. Si parla a questo proposito di “sindemia globale”, ovvero della sinergia di diverse epidemie che mettono a rischio la salute del pianeta e di chi lo abita. Vista la loro incidenza sul pianeta e sui suoi abitanti, cattiva alimentazione e riscaldamento globale sono dunque definiti come epidemie, evidentemente nel significato figurato che si dà al termine, quale fenomeno nocivo manifestantesi in modo estensivo e frequente.  

 

            Sinergia

Quattro sono i motivi di preoccupazione individuati dalla commissione: il tasso di obesità cresce ovunque nel mondo (1); la politica riconosce il problema ma è inerte al suo riguardo (2), poiché non lo considera un’urgenza (3); l’obesità è sempre stata considerata una questione isolata, mentre invece si dovrebbe considerarla in interazione con altri problemi dell’umanità (4), come appunto sotto-nutrizione e cambiamento climatico, poiché sfide globali richiedono risposte comuni.

Come si delinea tale sinergia? L’esempio più immediato richiama lo stretto legame tra obesità ed emissioni di gas tossici: più la gente si muove in auto, più ingrassa, più incide negativamente sulla pulizia dell’aria, concorrendo al cambiamento climatico, ma c’è molto di più. Osserviamo come il global warming influisca in generale sul sistema alimentare e, di conseguenza, sulla cattiva nutrizione: i produttori sono danneggiati da tempeste, inondazioni, siccità, riscaldamento degli oceani ed erosione delle coste, crescita del livello degli oceani; i mutamenti della temperatura riducono la presenza di proteine e micronutrienti negli alimenti di origine vegetale. Proseguiamo: danni a tutto quanto è commestibile derivano anche da emissioni di gas serra, degradazione del suolo, diminuzione massiccia della biodiversità. Sono tutti elementi che contribuiscono alla crescita, talvolta incontrollata, del prezzo degli alimenti di base. Questo favorisce la sotto-nutrizione, che, è provato, si colloca tra le prime cause dell’obesità: specie nell’infanzia chi mangia poco e/o male sarà predisposto, crescendo, a mangiare troppo e male.

 

Azione

Che fare? Le possibilità sono molte, così come le urgenze. Vediamo solo alcuni dei suggerimenti elencati dalla Commissione Lancet (il report è davvero ricco e denso), concentrandoci su quanto non è legato strettamente al processo produttivo. Una chiave è la necessità di finanziamenti per promuovere campagne di informazione e interventi strutturali: serve rafforzare la domanda dei consumatori per alimenti sani, sostenibili e nutrienti, così come serve garantire un adeguato sistema di trasporto pubblico. Una parte importante del report è dedicato poi ai benefici dell’attività fisica, a proposito dei quali bisogna informare, ma anche investire per mettere a disposizione della collettività spazi ricreativi e strutture urbane adeguate.

In conclusione, ci dobbiamo ripetere nel ribadire quanto scritto nell’articolo dedicato ai lavori della Commissione Lancet sull’alimentazione sostenibile: la speranza è che simili indagini contribuiscano a un cambiamento di prospettiva politico ed economico, da attuarsi nei più disparati settori, territori e paesi. L’informazione si pone alla base di un auspicabile cambiamento virtuoso, tenendo presente che mangiare bene e stare bene è un diritto di tutti.