Ultimo Aggiornamento:
15 maggio 2021
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Il cittadino/gregge che tanti politici amano…

Raffaella Gherardi * - 24.04.2021
Ruffilli Il cittadino come arbitro

Venerdì 16 aprile 2021, nella ricorrenza del XXXIII anniversario dell’ assassinio di Roberto Ruffilli da parte delle Brigate rosse, un gruppo studentesco dell’Università Cattolica di Milano ha organizzato un incontro commemorativo on line sotto il titolo “Ruffilli: il cittadino come arbitro. Memoria ed eredità”. Nell’ invito si ricordava che Ruffilli “fu un riformista vero, che studiò la democrazia repubblicana, le sue criticità e i suoi sviluppi”.  E in effetti gli illustri relatori del webinar in oggetto, (i Presidenti Romano Prodi e David Sassoli e il costituzionalista Enzo Balboni), hanno tutti messo in evidenza l’importante lezione scientifico/politico/istituzionale ancora oggi viva della eredità di Ruffilli e che risalta particolarmente nel suo ultimo scritto, uscito postumo, e il cui titolo suonava allora come una potente sfida per il presente/futuro delle riforme: Il cittadino come arbitro (Arel,1988).  Perno fondante di queste ultime, nel segno della “casa comune” della Costituzione e della Repubblica, sono per Ruffilli sia i partiti e le istituzioni sia i cittadini, in un rapporto imprescindibile che deve far effettivamente valere il nesso consenso-potere-responsabilità.  

Ora, lasciando da parte ogni considerazione sulle ragioni del naufragio di ogni serio progetto riformatore nell’Italia degli ultimi decenni, vale la pena, a mio avviso, svolgere qualche breve riflessione a proposito della distanza siderale che separa il concetto di cittadino responsabile caro a Ruffilli e a tutti coloro che hanno a cuore le sorti della democrazia liberale, dal costante e reiterato richiamo alla volontà dei cittadini che risuona nei proclami di tanti politici/politicanti attuali alla ribalta sulla scena nostrana. Non è certo il cittadino consapevole della complessità di una democrazia pluralista e dei suoi problemi (un cittadino impegnato che chiede di capire e partecipare tenendosi ben lontano da ricette semplicistiche e da pericolose forme di delega plebiscitaria) che i vari leader urlanti di partito amano oggi chiamare in causa. Anche di fronte alla gravissima crisi pandemica che stiamo attraversando da più di un anno a questa parte dobbiamo assistere al tristissimo e pressoché quotidiano “spettacolo” di uomini politici che si fanno forza dei vari interessi in causa per cavalcarli di volta in volta, ben lungi dal tentarne la difficile sintesi e dal volersene assumere la responsabilità. La larga maggioranza che sostiene il governo Draghi, chiamata a far fronte ai gravi problemi del nostro paese, non sembra aver tolto fiato a certe trombe che, pur facendone parte, proprio non riescono a pensarsi nei termini di una “casa comune”.  Sullo sfondo delle settoriali considerazioni da parte dei politici di cui sopra sembra di intravedere l’immagine che essi accarezzano di  cittadini facenti parte di un indistinto e passivo gregge che si tratta di orientare a qualche grido di battaglia in vista del prossimo sondaggio. La preoccupazione fondamentale da parte di costoro è quella del momento in cui i cittadini stessi andranno a mettere nell’urna la scheda, momento in cui i sopra nominati solleciti rappresentanti, dovranno essere in grado di sbandierare loro di essersi dati carico dei loro specifici e frazionali interessi e della dettagliata declinazione degli stessi, di volta in volta adducendo ragioni della salute, della scienza, dell’economia (così, per esempio, se qualcuno vorrà far cominciare il coprifuoco pandemico serale alle 22 un altro si leverà per sostenere che invece bisogna farlo cominciare alle 23 e un altro ancora che non bisogna proprio farlo e tutti accamperanno fior fiore di ragioni).  Anche gli esempi concreti di paesi come Israele e Inghilterra che appaiono oggi vincenti nella lotta intrapresa contro il covid 19 non sembrano servire gran che da modello orientativo per la politica nostrana, ai fini di uno sforzo comune e chiaro dell’intera collettività. Al cittadino responsabile che, nonostante tutto, vorrebbe dare il suo personale apporto nella prospettiva di obiettivi comuni da perseguire insieme, attentamente  commisurati alle ragioni della salute e della economia, (ragioni che solo miopi considerazioni possono ritenere contrapposte), non resta invece oggi che l’estrema difficoltà di capirci qualcosa a proposito di un calendario assai complicato di progressive riaperture di attività economiche e sociali. Esso appare infatti molto più fondato su contrattazioni varie che su rassicuranti dati di fatto che segnino una vittoria certa, almeno momentanea, sul covid 19, alla stregua di quanto succede, appunto, in Inghilterra e in Israele. Ma stiamone pur certi: alla fine se il successo arriderà alle misure previste nel calendario di cui sopra (e la speranza ovviamente è tale da parte di tutti) saranno proprio certi politici che se ne attribuiranno a squarciagola il merito. Se invece il virus dilagherà con maggior intensità a seguito delle stesse: bhe, il colpevole contro cui puntare il dito è già pronto da parte di quegli stessi politici: si tratta del cittadino che non ha saputo/voluto assumere comportamenti adeguati alle loro illuminate misure. Responsabilità della politica? Nemmeno una.

 

 

 

 

* Già Professore ordinario di Storia delle Dottrine Politiche – Università di Bologna