Ultimo Aggiornamento:
23 ottobre 2019
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Il bastone e la carota

Francesco Davide Ragno * - 10.06.2014
Mondiali 2014

Mancano solo due giorni all’avvio dei mondiali di calcio in Brasile e gli occhi del mondo sembrano essere ancora troppo poco interessati alle vicende sportive. I grandi media, infatti, sono attraversati da una sola, grande domanda: si ripeteranno le proteste avvenute lo scorso giugno durante la Confederations Cup Le manifestazioni del 2013, sollevate dall’aumento del prezzo del trasporto pubblico nella città di San Paolo, rapidamente sfociarono in una critica sferzante verso una classe dirigente corrotta, che sperperava, stando a quanto sosteneva la piazza, il denaro pubblico. Ed è così che negli scorsi giorni i principali organi di stampa internazionali si sono affannati a descrivere ogni forma (sia pur minima) di protesta puntando i riflettori prima sui 22mila brasiliani scesi in piazza il 15 maggio scorso in quello che era stato definito il ‘giorno di lotta contro la coppa”, poi sulla suggestiva contestazione delle comunità indigene a Brasilia e, ancora, sui poco più di 200 docenti che hanno manifestato contro la nazionale di calcio brasiliana. Numeri minimi, questi, se confrontati con quelli del giugno 2013, quando scesero in piazza circa un milione e mezzo di brasiliani. La classe media, che era stata il cuore pulsante delle manifestazioni dello scorso anno, non sembra essere più così attiva, le contestazioni rimangono contenute e perlopiù legate a piccoli gruppi ben organizzati. Ciononostante, il presidente Dilma Rousseff e il suo entourage sono coscienti della delicatezza del momento politico che sta vivendo il Paese. Non vi sono dubbi, dunque, che durante la coppa del mondo in Brasile ci saranno dimostrazioni di piazza. L’obiettivo, adesso, è quello di limitarne l’entità attraverso la strategia di ‘bastone e carota’.

 

Il pugno duro


Il governo brasiliano ha ammesso a più riprese la propria impreparazione nei riguardi delle proteste del 2013. Negli ultimi dodici mesi, il governo ha messo in atto una serie di misure per contenere e prevenire le contestazioni. Provvedimenti duri, questi, che stanno ‘militarizzando’ la Coppa del mondo. Ci sarà, infatti, l’esercito a presidiare gli stadi in occasione di ogni evento sportivo. Si tratta di un dispiego enorme di forze, ritenuto però necessario per limitare una possibile defezione di turisti e spettatori, paventata da molti. Al contempo, è stata lanciata una campagna di arresti preventivi dei principali leader delle possibili proteste. Quest’ultima misura è stata presentata dal capo della sicurezza dello stato di San Paolo e, stando alle sue parole, dovrebbe riguardare un numero molto limitato di indiziati.

 

Il rovescio della medaglia


Non ci sono, però, solo iniziative relative all’ordine pubblico, nel pacchetto proposto dal governo. È stato disposto, infatti,  infatti, un piano di più ampio respiro. Presenziando le manifestazioni del 1° maggio, Dilma ha annunciato un aumento del 10% del sussidio ‘Bolsa Familia’, rivolto ai settori più marginali della società, e una riduzione di imposte per le famiglie più povere. Lo scorso mese, poi, il Parlamento brasiliano ha approvato un sostanzioso incremento dei finanziamenti pubblici all’istruzione: si passerà, nei prossimi dieci anni, da un 5,3% del Pil a un 10% di investimenti statali nel settore educativo. Poche settimane fa, la Presidenza ha presentato un piano di facilitazioni (per un valore di poco più di 70 milioni di dollari) per l’erogazione di crediti per le imprese agricole. Notizia di qualche giorno fa, infine, è l’approvazione di un aumento del 15,8% per i salari della polizia federale che pone fine a una contrattazione iniziata quasi sei mesi fa. Rimane, ad oggi, ancora irrisolto il conflitto con i lavoratori della metro di San Paolo. Il loro sciopero ha da giorni paralizzato la città ed è palpabile la preoccupazione della classe dirigente nazionale in vista della prima partita dei mondiali, prevista per giovedì prossimo proprio a San Paolo.

 

Verso le elezioni


I mondiali che stanno per avere inizio in Brasile sono l’ultimo grande banco di prova per la presidenza Rousseff. Il più recente sondaggio, curato dalla Pew, ha mostrato come sia aumentato il divario tra coloro che si dichiarano soddisfatti della situazione politico-economico-sociale brasiliana e gli insoddisfatti. Addirittura il 61% degli intervistati crede che la coppa del Mondo sia dannosa per l’economia del Paese. Cionondimeno, Dilma gode ancora del sostegno del 48% della popolazione. La sindrome di ‘Al lupo! Al lupo!’, che ha puntato i riflettori su ogni manifestazione di protesta contro il governo brasiliano e contro l’organizzazione dei mondiali, non ci dice molto sul futuro prossimo del Brasile. Tra qualche giorno scopriremo se il lupo è mansueto e di piccola stazza o se, al contrario, oggi come lo scorso anno, è un animale forte e vigoroso, capace di incrinare le sorti delle elezioni presidenziali del prossimo ottobre.

 

 

 

* Università di Bologna – Representación en la República Argentina