Ultimo Aggiornamento:
21 novembre 2020
Iscriviti al nostro Feed RSS

Gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio dell’ONU: la scadenza si avvicina

Miriam Rossi * - 10.01.2015
Millennium Development Goals

Era il 6 settembre 2000 quando al Quartier Generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite a New York si apriva il cosiddetto “Vertice del Millennio”, una riunione dei capi di Stato e di governo di tutto il mondo chiamati a delineare il ruolo dell’ONU nel XXI secolo. Compito non semplice dinanzi alle aspettative globali della definizione di linee programmatiche per una strategia in grado di ridurre la povertà estrema e di raggiungere una serie di standard di benessere in tutto il mondo entro un termine ben preciso, l’anno 2015.

 

Cos’è la Dichiarazione del Millennio

 

Altisonante. Solenne. Cruciale. Non può essere definita diversamente la Dichiarazione espressa da quel consesso. Il potente simbolismo dato dall’ingresso nel nuovo millennio unito alla straordinaria partecipazione di tanti leader, che fece del vertice di New York la tribuna politica di più alto profilo che il mondo avesse mai visto, non potevano che far scaturire una Dichiarazione di intenti epocale, allo scopo di ribadire la “fede nell’Organizzazione e nel suo Statuto quali fondamenta indispensabili di un mondo più pacifico, prospero e giusto”. Libertà, uguaglianza, solidarietà, tolleranza, sviluppo sostenibile e responsabilità multilaterale furono identificati come la comune piattaforma di dialogo dei 189 Stati membri dell’ONU che si impegnarono in quella data simbolica a dare priorità di azione a 8 obiettivi-cardine. I cosiddetti “Obiettivi di Sviluppo del Millennio” spaziano dall’impegno a costruire un’effettiva alleanza globale alla realizzazione di uno sviluppo sostenibile, dall’arresto della diffusione delle malattie infettive gravi quali l’AIDS e la malaria al miglioramento delle condizioni di salute delle gestanti con conseguente riduzione della mortalità materna e infantile nei primi anni di vita. La garanzia di pari opportunità per le donne, di un’istruzione primaria universale e dell’eliminazione della povertà estrema con il dimezzamento di chi soffre di malnutrizione furono individuati quali gli elementi base per essere l’innesco di un effettivo cambiamento globale.

 

Il countdown per il raggiungimento degli 8 Obiettivi di Sviluppo del Millennio

 

Sembrava ieri, eppure tra ideazione delle disposizioni e reperimento dei fondi, incentivi alla campagna di mobilitazione dell’opinione pubblica, realizzazione di stime sui risultati in itinere e su eventuali modifiche delle strategie non di successo, alla fine dell’anno appena iniziato si esaurirà il tempo che la comunità internazionale si era data per portare a compimento gli 8 Obiettivi di Sviluppo del Millennio. Il frenetico conto alla rovescia in quest’ultimo anno progettuale è già partito e gli organi internazionali non hanno remore nel ricordarlo con una certa costanza, raccomandando peraltro il massimo impegno per ottenere il miglior risultato possibile che sarà individuato in termini di successi e fallimenti solo a fine anno.

 

È tempo di fare un bilancio?

 

Nonostante i progressi rilevati in molte aree del mondo, già oggi risulta evidente che nella maggioranza dei casi i traguardi prefissati sono stati raggiunti solo parzialmente. A dispetto della professione di fede recitata dal Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-moon, secondo cui “gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio sono la spinta contro la povertà globale che ha avuto più successo nella storia”, probabilmente è stata proprio l’eccessiva ambizione nelle aspirazioni finali di costruire un mondo non solo diverso, ma migliore, a costituire un limite alla loro realizzazione, specie dinanzi a una contrazione degli aiuti allo sviluppo nel corso della crisi economico-finanziaria in corso. In base ai dati rilevati nel Report curato dall’ONU per il 2014, che peraltro risente dei limiti di valutazione e di indagine di molti Paesi, risultano un decisivo aumento dell’accesso all’acqua potabile, un miglioramento delle condizioni di vita degli abitanti negli slum e il raggiungimento della parità di genere nell’accesso alla scuola primaria, specialmente grazie all’impatto decisivo della Cina. A portata di mano entro l’anno sarebbero anche l’obiettivo di un forte calo dell’incidenza delle malattie gravi quali la malaria, la tubercolosi e l’Hiv, che appaiono in netta recessione, e anche la decisiva lotta alla riduzione delle morti per fame. Altri obiettivi quali la crescente partecipazione delle donne nella politica, la riduzione del debito e l’accesso alle tecnologie stanno mostrando un sensibile progresso, anche se si è ben lontani dal conseguire a pieno i risultati che ci si era dati.

Il parziale insuccesso della “nuova rotta per l’umanità” delineata nel Vertice del Millennio ormai quasi 15 anni fa non sembra però affatto costituire un limite al prossimo piano globale di sviluppo promosso in sede ONU che già da tempo è in corso di gestazione sotto il “grigio” titolo di Agenda post-2015 e che addirittura il prossimo settembre potrebbe essere adottata nel corso della settantesima sessione dell’Assemblea Generale, dunque senza aspettare la scadenza dei Millennium Development Goals.

 

 

 

 

* Redattrice di Unimondo e Dottoressa di ricerca in Storia delle Relazioni e delle Organizzazioni Internazionali