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24 luglio 2021
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Germania e Italia a 25 anni della caduta del muro: da storie parallele a divergenti?

Gabriele D'Ottavio - 08.11.2014
Muro di Berlino

Il venticinquesimo anniversario della caduta del muro di Berlino può essere l’occasione per riflettere non solo sulla nuova Germania e sulla nuova Europa (mancata?), ma anche sulla vicenda italiana e sull’evoluzione delle relazioni italo-tedesche dalla fine della guerra fredda a oggi. Nella ricerca storica il paradigma a lungo dominante delle «storie parallele» sembra aver fatto il suo tempo. Tale paradigma si basava su alcuni fenomeni rilevanti che suggerivano l’idea di una sorta di rispecchiamento tra le vicende nazionali di Italia e Germania, principalmente dal punto di vista politico: la costruzione «tardiva» dei due Stati nazionali; i due modelli di regime totalitario; la fondazione «parallela» delle due repubbliche sotto la guida politica di due leader democratico-cristiani, come De Gasperi e Adenauer; la politica di ancoraggio all’Europa e all’Occidente. Dopo l’«Ottantanove», e in maniera più evidente con l’inizio del XXI secolo, la tesi del rispecchiamento tra le due vicende nazionali è stata prima messa in discussione e poi, di fatto, abbandonata. Soprattutto nell’ambito delle trattazioni generali sulla storia dell’Italia repubblicana e della Repubblica Federale Tedesca sono emerse nuove interpretazioni che sembrano recuperare, sia pure in modo diverso dal passato, l’idea dell’«anomalia italiana», da un lato, e dell’«eccezionalismo tedesco» (questa volta in positivo), dall’altro. Il compito dello storico interessato alle relazioni italo-tedesche potrebbe, dunque, essere quello di illustrare la trasformazione che dal 1945, e con più evidenza dal 1989, a oggi porta dall’apparente somiglianza alla crescente divergenza delle vicende di Germania e Italia. Uno dei fenomeni storico-politici più rilevanti, che forse meglio di altri consente di cogliere tale trasformazione, è il percorso comune dell’integrazione europea. Su questo terreno, infatti, il ruolo di paese-guida della Germania è diventato sempre più evidente, laddove l’Italia, anche a causa delle persistenti deficienze del sistema politico, ha continuato a essere considerata una sorta di «sorvegliato speciale». Da questo punto di vista, la crisi dell’eurozona e il ruolo avuto in questo frangente rispettivamente da Germania e Italia hanno reso ancora più evidente lo scarto esistente tra i due Paesi.

I tempi e gli obiettivi dell’analisi storica sono evidentemente diversi da quelli della politica. Per il politico che ha a cuore il progetto europeo il compito ben più impellente e difficile da assolvere è quello di evitare che questa distanza aumenti, trasformandosi sul piano delle percezioni reciproche in alienazione. Un buon esempio lo sta dando l’ambasciatore tedesco a Roma, Reinhard Schäfers, il quale non perde occasione di ribadire l’importanza del legame storico e culturale che lega Italia e Germania. Così, per celebrare l’anniversario dalla caduta del muro di Berlino, l’ambasciata tedesca ha inaugurato la «giornata a porta aperte»: il 25 ottobre tutte le istituzioni tedesche presenti sul territorio italiano hanno aperto le loro porte, offrendo al pubblico visite guidate, mostre ad hoc e informazioni sulla cultura tedesca a Roma. Intervistato dall’Osservatorio italo-tedesco della Lumsa, l’ambasciatore Schäfers ha spiegato che l’obiettivo di quest’iniziativa è quello di «mostrare la complessità della presenza tedesca in Italia», in una fase in cui il dibattito sulla Germania e sulle relazioni italo-tedesche è esclusivamente focalizzato sulla gestione della crisi dell’eurozona e sulla «cattiva Cancelliera».Viene ovviamente da chiedersi se e fino a che punto tale operazione di sensibilizzazione politico-culturale possa effettivamente attenuare le tensioni attuali tra i due Paesi che riguardano per lo più questioni di politica economica. Ma è comunque un atteggiamento, quello dell’ambasciata tedesca, che merita di essere sottolineato, indipendentemente dal fatto se trovi o meno corrispondenza nelle linee politiche che vengono formulate a Berlino. Potrei sbagliarmi, ma le parole dell’ambasciatore Schäfers sembrano tradire un’autentica preoccupazione per lo stato di salute delle relazioni italo-tedesche. Che i rapporti italo-tedeschi siano deteriorati negli ultimi tempi lo dimostra anche un recente studio pubblicato dal Centro interdipartimentale di ricerca sul cambiamento politico dell’Università di Siena e dall’Istituto Affari Internazionali (Gli italiani e la politica estera, dicembre 2013), che ha rilevato un significativo aumento dei sentimenti antitedeschi degli italiani dopo lo scoppio della crisi economica e finanziaria. I risultati emersi da questo studio hanno trovato poi un’importante conferma nei modi in cui, nel maggio scorso, è stata impostata e condotta in Italia la campagna elettorale per le europee, dove praticamente tutti gli attori del sistema partitico italiano hanno cercato, sia pure con stili e registri retorici anche molto diversi tra loro, di cavalcare i nuovi diffusi malumori antitedeschi. Anche la politica italiana ha dunque mostrato di avere piena consapevolezza della crescente distanza tra Italia e Germania, ma non sembra aver dato, almeno finora, segnali altrettanto eloquenti di come intenda ridurla.