Ultimo Aggiornamento:
07 dicembre 2019
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Erasmus: tra successi e difficoltà di bilancio

Una «situazione contraddittoria»

Giulia Guazzaloca - 09.10.2014
Erasmus

Se è vero che in epoca di crisi i tagli alle spese sono una necessità, è meno comprensibile il fatto che a rimetterci possano essere le iniziative che funzionano. Sono di pochi giorni fa due notizie, paradossalmente contrastanti, che riguardano l’Erasmus, il celebre programma europeo che consente agli studenti universitari di effettuare in un’università straniera un periodo di studio legalmente riconosciuto dalla loro sede d’appartenenza.

Da un lato, i risultati dell’Erasmus Impact Study, un’indagine condotta per conto della Commissione UE, ci dicono che il programma garantisce agli studenti migliori prospettive lavorative. Dall’altro, il commissario europeo al Bilancio ha fatto sapere che il budget 2014 è già a un livello di spesa mai raggiunto prima e che i tagli potrebbero toccare le borse Erasmus per gli studenti. L’interruzione di questo finanziamento è stato indicato dal commissario Jacek Dominik come uno dei possibili «effetti collaterali» dell’inevitabile sforbiciata. Se dovesse accadere sarebbe ben più che un paradosso: non solo, infatti, il programma Erasmus rappresenta, da oltre 25 anni, il fiore all’occhiello dell’Europa unita, ma i tagli andrebbero a colpire proprio il settore – istruzione, ricerca, innovazione – che i governi dei 28 paesi membri indicano da sempre come quello che farà ripartire crescita e occupazione. Il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini ha ammesso che si tratta di una «situazione contraddittoria» e assicurato che la presidenza italiana del Consiglio UE farà di tutto perché non siano sacrificati i finanziamenti alla ricerca e ai programmi di mobilità studentesca.

 

Orizzonti più ampi e maggiori opportunità lavorative

 

In attesa di vedere se i fondi per l’Erasmus riusciranno ad essere salvati, meritano di essere conosciuti e diffusi i dati dello studio della Commissione sull’impatto dell’Erasmus in ambito lavorativo e nelle relazioni sociali e interpersonali degli studenti che vi hanno partecipato. Scopriamo così che questi giovani hanno un tasso di disoccupazione del 23 %, la metà circa rispetto ai coetanei che non hanno effettuato un periodo di studio all’estero. Oltre il 90% dei datori di lavoro, infatti, dice di ricercare nei futuri dipendenti proprio le qualità e competenze che il programma Erasmus sembra potenziare: tolleranza, curiosità, spirito di adattamento, capacità si problem-solving, determinazione, predisposizione al lavoro di gruppo. Chiaro è dunque il messaggio che lancia questa ricerca – coordinata dalla commissaria europea all’Istruzione Androulla Vassilliou ed effettuata con il coinvolgimento di 34 paesi e 80 mila persone tra ex studenti e datori di lavoro: «chi studia o si forma all’estero migliora le proprie prospettive lavorative», ha detto Vassilliou.

Ma gli effetti positivi dell’Erasmus non riguardano solo le prospettive lavorative; esso offre ai giovani anche legami sociali e orizzonti di crescita personale più ampi. Lo aveva già colto, più di 10 anni fa, Umberto Eco scrivendo sul settimanale «L’Espresso» che «il progetto Erasmus ha non solo valore intellettuale, ma anche sessuale, o se volete genetico» perché, favorendo relazioni e matrimoni tra partner di nazionalità diversa, fa aumentare le nascite di figli bilingui: «in una trentina d’anni – concludeva Eco – potremmo avere una classe dirigente europea almeno bilingue. E non sarebbe poco».

Ebbene oggi sappiamo che dal 1987, anno in cui è partito il progetto, i bambini nati «sotto il segno dell’Erasmus» sono circa un milione. «Dove si può trovare l’amore nel XXI secolo?»  – si è domandato l’«Independent» nel commentare i risultati di questa ricerca: non solo sui siti di incontri e grazie alle app dei cellulari – ha scritto – ma anche semplicemente andando all’estero in Erasmus.  

In effetti il 33% degli ex studenti Erasmus ha una relazione stabile con un partner di altra nazionalità, contro il 13% dei giovani che restano nel proprio paese. Anche i trasferimenti all’estero sono più frequenti nei ragazzi che hanno vissuto questa esperienza: si è trasferito, dopo la laurea, circa il 40% di costoro e oltre il 90% immagina il suo futuro in un paese diverso da quello di appartenenza.

 

Erasmus e integrazione europea

 

Sono dati – a cui si deve aggiungere quello complessivo degli oltre 3 milioni di studenti che hanno beneficiato delle borse Erasmus dal 1987 ad oggi – che raccontano la storia di un grande successo, di una delle iniziative meglio riuscite e potenzialmente più utili per il processo di integrazione europea mai realizzate dalla UE. Esiste oggi una «generazione Erasmus» che potrebbe costituire la futura classe dirigente europea, o anche solo favorire l’attecchimento dei valori e dell’identità dell’Europa. È una generazione che l’Europa la conosce, la percorre, ne pratica le lingue; è la generazione dei «nuovi europei» che – ci dicono ora le statistiche – hanno maggiori opportunità di impiego dei loro coetanei. Sono in molti infatti – intellettuali, politici, giornalisti – a credere che la vera integrazione europea possa avvenire soprattutto «dal basso», grazie cioè ai cittadini che si spostano, si conoscono, si frequentano, si innamorano.

Viene però da chiedersi – lo ha fatto, ad esempio, il giornalista Beppe Severgnini ad una conferenza del gennaio scorso all’Istituto italiano di Cultura a Bruxelles – se questi giovani della «generazione Erasmus» all’Europa, intesa come unione di popoli e nazioni, ci tengano davvero. È un dato di fatto, e non solo in Italia, che partiti, movimenti e gruppi anti-europeisti sono oggi più visibili, rumorosi e insistenti della controparte favorevole invece all’integrazione europea. Specie nei momenti di crisi, è quasi inevitabile che in politica prevalga la pars destruens su quella positiva e costruttiva; ma la difesa – attiva – dell’Europa dovrebbe spettare a quanti dall’integrazione hanno tratto i maggiori vantaggi e i giovani della «generazione Erasmus» sono certamente tra costoro. 

Se non ci saranno tagli, la Commissione europea prevede che nel prossimo quadriennio saranno circa 4 milioni le persone, tra studenti e docenti, ad usufruire dei finanziamenti del nuovo progetto Erasmus Plus. Davvero un’opportunità straordinaria; che speriamo aiuti anche a contrastare l’euroscetticismo diffuso e a radicare una consapevolezza più profonda circa l’importanza e il significato dell’Europa unita.