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16 ottobre 2019
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Due ragioni per non buttare l’Europa nel vortice della crisi

Gianpaolo Rossini - 11.02.2016
FDIC

Predicare in mezzo alle tempeste finanziarie in favore dell’Europa ricorda la preghiera di Paolo durante il naufragio dal quale si salvò approdando fortunosamente a Malta. Certo le difficoltà sul cammino dell’integrazione che sono scoppiate dalla primavera del 2010 sembrano essere tutte ancora lì e averne generate di nuove per le quali la soluzione appare ancora più lontana di prima. Sul piano finanziario l’area euro e il resto della Ue rappresentano un mercato tra i più aperti del globo. Il che può essere un vantaggio ma anche un’ipoteca in momenti in cui le correnti speculative sono travolgenti. Se questo l’Europa non può tornare indietro, occorre sapere che una forte esposizione richiede anche difese adeguate. Per tutti e non solo per i paesi che in un particolare momento sembrano più deboli.

Consideriamo due temi caldi per l’integrazione europea.

Il primo, sottolineato dal presidente della BCE Mario Draghi, e sul quale più volte mi sono soffermato su questo periodico, tocca l’ assicurazione federale sui depositi, fino a 100000 euro, ricordandoci che negli Usa (la FDIC) arriva invece a 200000 dollari.  Questa assicurazione, negli Usa, garantisce i depositanti nel caso la banca fallisca. E’ basata su fondi federali e quindi su base geograficamente mutualistica. A nessuno oggi negli Usa corre neanche lontanamente il pensiero che il sistema bancario Usa possa fare a meno di questo potente salvagente. Se non ci fosse stata la FDIC, e se non ci fosse stato anche un sano rapporto di collaborazione con la nostra beneamata BCE, il sistema bancario americano sarebbe saltato in aria. E allora cosa dovrà succedere in Europa per dotarci di uno strumento analogo a quello Usa? Forse la deflagrazione di una grossa banca del nord Europa? Beh, in Gran Bretagna hanno salvato con soldi dei cittadini contribuenti due volte la Royal Bank of Scotland, banca numero 12 del pianeta, che ahimè continua ad essere un colabrodo.  In Germania hanno ripescato una miriade di casse locali con denaro pubblico tedesco (ed europeo) senza però renderle indenni da future e presenti tempeste. La Deutsche Bank, n. 8 nel mondo mentre due anni fa era numero 6, e la Commerz Bank ora n. 48 mentre era il 41,  sono in condizioni non migliori del nostro MPS e avranno bisogno di danaro pubblico. Scommettiamo che verrà elargito loro con il metodo Volkswagen, ovvero in maniera non trasparente.  Ma, appena anche alle banche tedesche sarà applicata con rigore la regola del bail-in,  ovvero dell’autosalvataggio, anche la Germania sarà costretta a riconoscere la validità della proposta Draghi di assicurazione federale sui depositi. Senza di questa ogni tempesta che tocchi il sistema bancario di un paese nella Ue rischia di trasformarsi in un naufragio.  Perché abbiamo fughe dai depositi con forti movimenti destabilizzanti dovuti a chi si rifugia in banche straniere fuori o dentro Europa o a chi si sposta sui Bund tedeschi per evitare rischi di perdita del capitale.  E tutto questo ha costi enormi. Sottopone a stress non sempre contenibili le istituzioni bancarie, le autorità monetarie e i sistemi fiscali dei paesi. Con una certa miopia alcuni paesi ritengono che i movimenti asimmetrici e destabilizzanti dentro e fuori della Ue siano sempre colpa dei paesi che li subiscono e dimostrino la virtù di chi ne beneficia. Ma non è così perché l’economia è fortemente integrata e le virtù di paesi forti sono spesso transeunti. Basti guardare la Finlandia, fino a ieri specchio di virtù, sta ora affrontando una grave crisi economica in quanto legata ad una impresa (Nokia) che fino a qualche anno fa monopolizzava il mercato dei cellulari ma che oggi è quasi scomparsa.  E anche la Germania post Volkwagen- gate non è poi solida come sembra. Diversamente le banche tedesche sarebbero in salute mentre invece sono in profondo ammollo. Se l’Europa è riuscita a dare vita ad un processo di integrazione politica così avanzato perché è stata per secoli infestata da guerre intestine  forse abbiamo bisogno di qualche altro trauma finanziario diffuso per convincerci che anche sul piano monetario e finanziario c’è una sola strada che è quella di una integrazione profonda. Sarebbe meglio però arrivarci prima evitando il fai da te nazionale a volte pezzente a volte arrogante.

Il secondo tema caldo e motivo per tenerci stretta l’Europa è la questione dei migranti. Una vicenda ahimè più complessa di quella economica. Perché si intreccia con una politica estera comune, o quanto meno convergente, che invece non esiste.   In mancanza di questa, che non arriverà di certo in breve tempo, l’Europa potrebbe però contare su una convergenza forte e non impossibile tra due grandi paesi come Italia e Germania. Sorprendente? No. Entrambi i paesi hanno un passato coloniale simile e meno ingombrante degli altri partners europei, specie di Gran Bretagna e Francia che, oltre ad un passato,  hanno un presente con interessi strategici ancora da vecchie potenze coloniali. Germania e Italia mostrano una quasi totale dipendenza da energia importata mentre l’Inghilterra possiede gas e petrolio e la Francia ha una esorbitante produzione di energia elettrica derivante dalle sue numerose centrali nucleari. Berlino e Roma sono fortemente integrate sul piano economico e hanno sistemi istituzionali simili  (welfare e istruzione) e  una forte presenza nella manifattura. Abbiamo entrambi una forte integrazione e prossimità con Est Europa e Turchia. Infine le nostre popolazioni, per motivi legati alla sconfitta nella seconda guerra mondiale, sono meno inclini ad avventure militari. Tutte queste ragioni possono fare convergere le politiche economiche, estere e delle migrazioni di Italia e Germania e consentire di costituire un nucleo duro per la Ue al quale gli altri paesi potrebbero finire per aggregarsi.  Né sul piano economico e finanziario né su quello delle politiche estere e delle migrazioni sembrano esserci alternative migliori se si procede in ordine sparso. Non resta che lavorare per far crescere l’ Europa, nata dalle macerie del secondo conflitto mondiale,  e per far si che non dobbiamo sempre avere bisogno di situazioni drammatiche per progredire.