Ultimo Aggiornamento:
15 dicembre 2018
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Ceta, nuove ragioni per ratificare

Gianpaolo Rossini - 13.10.2018
Ceta

Sui media si riportano in queste settimane stralci del bilancio della Commissione Europea sul primo anno di applicazione del Ceta, accordo di libero scambio tra UE e Canada entrato in vigore il 21 settembre 2017. Il Ceta si basa su 7 punti principali 1. abolizione del 98% dei dazi doganali tra Canada e UE con riconoscimento e protezione di 143 denominazioni geografiche d’origine europee in campo alimentare (di cui 41 italiane) 2. apertura dei rispettivi mercati allo scambio di servizi di trasporto, finanziari, bancari, comunicazioni, professionali come quelli ingegneristici, quelli legali e altri 3. Accesso agli appalti pubblici di tutte le imprese delle due aree 4. snellimento delle norme su investimenti diretti 5. miglioramento della protezione della proprietà intellettuale (copyright e brevetti) 6. standard comuni per ambiente e rispetto dei diritti dei lavoratori 7. più facile entrata nei mercati di Canada e UE per le piccole imprese, soprattutto grazie a procedure doganali ridotte e requisiti tecnici semplificati.

Il bilancio del primo anno è stato positivo per gran parte dei settori economici, come afferma la commissaria UE al commercio internazionale la svedese Malmstrom. Uno dei prodotti italiani che ha visto incrementare di più le sue vendite è il prosciutto di San Daniele Dop, uno dei fiori all’occhiello del made in Italy alimentare, che in un anno ha incrementato le esportazioni in Canada di quasi il 30%. Una bella notizia che farà senz’altro piacere alla Coldiretti che però seguita ad opporsi alla ratifica da parte del parlamento italiano del Ceta. Ritiene infatti che questo accordo non tuteli abbastanza i prodotti dell’agroalimentare del Bel Paese da imitazioni sul mercato canadese. Ma che cosa possono temere realmente dal Ceta i prodotti italiani di qualità come il prosciutto San Daniele? Il primo anno di applicazione sembra fugare molti timori. Le cronache nazionali mettono invece a nudo per i prodotti italiani di qualità da esportare i problemi veri.  Che non stanno in Canada ma un po’ meno lontano. Ne abbiamo una prova recente e sconfortante. Poco meno di due mesi fa, il 16 agosto 103 soggetti, tra produttori, tecnici dei macelli e allevatori nella filiera del prosciutto San Daniele DOP sono stati indagati.  270000 prosciutti sono stati sequestrati dalla guardia di finanza in quanto falsi San Daniele, ottenuti da maiali non provenienti dalla zona protetta stabilita dal consorzio del San Daniele, allevati in modo non consono al protocollo e a volte neppure italiani. Una indagine analoga è ancora in corso presso la procura di Torino nei confronti di produttori, venditori e altri operatori nella filiera del prosciutto di Parma Dop.  Purtroppo questo accade per due dei più prestigiosi e conosciuti marchi Dop protetti dal Ceta. Coldiretti, Lega e Movimento 5 stelle che avversano il Ceta dovrebbero essere a conoscenza di tutto questo.  E allora come è possibile continuare a osteggiare la ratifica del Ceta asserendo che non protegge adeguatamente le nostre eccellenze agroalimentari? Le più pericolose e devastanti imitazioni, o più esattamente le frodi, che gettano fango pesante sulla reputazione del made in Italy alimentare e che toccano i marchi più preziosi del Bel Paese sono ahimè nostrane. Al punto che dobbiamo temere di più i contraffattori italici che gli eventuali imitatori canadesi, perché quelli italiani vendono prodotti falsi mettendoci sopra il marchio Dop mentre in Canada con il Ceta questo non si può fare. Al massimo nella patria dell’acero si potranno vendere prodotti simili a quelli italiani ma con altre denominazioni, certamente non Dop e meno rinomati. Non dobbiamo dunque correre il rischio che i prodotti italiani protetti siano, a causa delle frodi nostrane, di qualità più bassa delle imitazioni canadesi. Insomma ancora una volta la miglior protezione dei marchi Dop italiani, non solo nel Ceta, è la ricerca costante della qualità accompagnata da buone politiche di marketing. Il resto è abbastanza marginale, come dimostrano le difficoltà recenti dei vini italiani in Cina e Nord America nei confronti della concorrenza francese. Allora forse Coldiretti e governo hanno una ottima occasione. La Coldiretti per mettere ordine in Italia cercando di eliminare finalmente la annosa piaga delle contraffazioni e delle frodi alimentari che avvengono sul nostro suolo con preoccupante regolarità. Il governo può muoversi tranquillamente verso la ratifica del Ceta perché conviene all’economia italiana e perché, a costo zero, può svelenire in questo modo i rapporti con Bruxelles. Occorre però che i partiti di governo abbiano a cuore la salute dell’economia italiana e un rapporto più sereno non solo con la UE ma anche con il Canada dove vivono tanti nostri connazionali laggiù emigrati.