Ultimo Aggiornamento:
21 ottobre 2020
Iscriviti al nostro Feed RSS

Carlo Cottarelli: all'Europa serve una politica fiscale condivisa

Francesco Provinciali * - 04.03.2020
Carlo Cottarelli

Il Presidente uscente della BCE Mario Draghi ha evidenziato tre requisiti imprescindibili per il “decision maker”: la conoscenza, il coraggio e l’umiltà.


Sono requisiti che servono anche ai “decisori politici”?

I requisiti cui ha fatto riferimento il Presidente Draghi valgono per chi agisce a livello tecnico ma

anche a maggior ragione per i decisori politici. Essi si coniugano al possesso della competenza e

della responsabilità come pilastri del buon funzionamento di ogni istituzione.

Non c’è competenza senza responsabilità e non c’è responsabilità che possa essere disgiunta dal sicuro possesso di una competenza.

L’unica differenza che vedo tra i decision maker, come esecutori di decisioni politiche e i politici stessi è che i secondi li abbiamo scelti noi, attraverso le elezioni, sono i nostri rappresentanti e quindi sono competenti per il nostro mandato che abbiamo loro conferito.

 

Qualità e merito: come possono essere valorizzati e controllati?

Mi sembra che non ci sia meritocrazia laddove essa è figlia dello spoil system.

Però io preciserei una cosa: perché ci sia vera meritocrazia ci deve essere uguaglianza delle opportunità di partenza. Succede in Italia e all’estero, forse più in Italia che altrove. Dobbiamo offrire a tutti uguali condizioni di accesso: alla scuola, al lavoro, al contesto sociale. Sui punti di arrivo, cioè sull’uguaglianza delle opportunità di uscita non si può dire la stessa cosa perché dipende dai percorsi di ciascuno, dall’impegno che uno ci mette, da come si affronta il compito.

La qualità emerge insieme al merito, sono una il risultato dell’altro, diventano speculari.

Però non basta la passione, occorre anche il talento e questo attiene alle doti che ciascuno esprime.

 

Quali conseguenze economiche può causare l’epidemia del Coronavirus?

Ciò che sarà determinato come conseguenza del Coronavirus riguarderà tutta l’economia e non

soltanto le borse. Ora l’impatto è ingigantito dal comportamento delle borse e dei mercati

finanziari in una situazione in cui le quotazioni azionarie erano già molto alte e sembravano in

parte, secondo l’opinione di alcuni, gonfiate da bolle speculative alimentate da tassi di interessi

negativi, anche in altri Paesi.

Questo è un elemento che ingigantisce uno shock che ci sarebbe forse stato lo stesso. Bisognerà

vedere quanto durano l’epidemia e i fenomeni ad essa correlati: normalmente gli shock causati

dalle epidemie hanno una durata abbastanza breve, però bisogna vedere se innescano dei

meccanismi correlati come un crollo delle quotazioni azionarie, un aumento dello spread e quindi

andare a colpire Paesi che hanno già una situazione un po’ precaria.

 

Parliamo della piaga dell’evasione fiscale?

Bisogna sfatare l’idea che l’evasione fiscale sia un fatto che riguardi i grandi evasori: purtroppo essa è un fenomeno molto diffuso a livello generalizzato.- Poi ci solo le grandi imprese che in realtà più che evasione fanno “elusione”, cioè si spostano da un posto all’altro per non pagare le tasse. Quando si parla di oltre centodieci/centotrenta miliardi di evasione fiscale si deve considerare la somma di molte piccole evasioni. Il Governo credo che abbia preso provvedimenti che vanno nella direzione giusta, perché poi servono a tutti, naturalmente occorrerà del tempo non c’è dubbio, per verificare l’entità della riduzione dell’evasione fiscale. La fatturazione elettronica sta dando qualche risultato. Queste misure sulla lotteria degli scontrini sono provvedimenti a cui il Governo non ha attribuito alcun gettito per quest’anno, si sono mantenuti prudenti. I tre miliardi previsti di riduzione dell’evasione derivano da altre cose. Occorre anche affinare il senso civico dei contribuenti verso il perseguimento di interessi superiori e comuni. Il problema riguarda tutti.

 

La proliferazione legislativa è un male tipicamente italiano?

Non c’è dubbio che noi abbiamo troppe leggi e troppe regole. Studi seri come quelli del think tank

Ambrosetti hanno riferito un numero di 170 mila leggi emanate.

Bernardo Mattarella ha studiato il fenomeno della proliferazione legislativa ed è giunto alla

conclusione che ci sono attualmente in vigore circa diecimila leggi. Più o meno il numero delle leggi

vigenti in Francia. Il problema consiste nel fatto che a questo numero già elevato vanno aggiunte

circa 27 mila leggi approvate dalle Regioni.

Il decentramento autarchico funziona dunque da noi come amplificatore normativo.

Le leggi sono dunque tantissime, troppe.

 

Luci ed ombre del reddito di cittadinanza. Cosa fanno i navigator?

Per quanto riguarda l’istituzione dei navigator io non ci ho mai creduto ne’ ho avuto nessuna

fiducia che potesse funzionare, perché non si può prendere 6000 persone così, a caso, e metterle a

lavorare come se fossero esperti di mercato del lavoro, senza alcuna preparazione specifica e

consolidata e senza prospettive di incidenza risolutiva sul creare posti di lavoro.

Credo anche che sia esagerato dire che questi soldi del reddito siano stati dati a chi lavora in nero o ha commesso reati: si tratta di casi isolati. Resta il fatto che il reddito di cittadinanza è stato introdotto con diversità e caratteristiche quantomeno strane : troppo generose per i single, per coloro che lavorano al sud e probabilmente elargito in misura ridotta o insufficiente per le famiglie numerose, con tanti figli e quindi si tratta di qualcosa che va rivisto nel suo “disegno”.

Il problema consiste nel fatto che una volta approvato e in vigore riesce difficile rivederne le caratteristiche. Una volta queste cose si correggevano con l’inflazione, ora che l’inflazione non c’è più…ce le portiamo dietro per decenni.

 

Il debito pubblico è una palla al piede da cui riuscire a staccarci? Servono altre tasse?

No, non c’è bisogno di altre tasse. Il problema è che adesso non ci troviamo in una situazione di

crescita ma prima o poi ci torneremo. Se un Paese cresce deve fare soltanto una cosa: mettere da

parte le entrate che derivano dalla crescita, non c’è bisogno di aumentare le aliquote di tassazione

si mettono da parte quelle entrate che derivano dalla crescita, senza tagliare niente e senza toccare

le aliquote di tassazione e dopo tre o quattro anni partendo dal deficit in cui ci troviamo adesso si

potrebbe anche arrivare al pareggio di bilancio.

Il problema è che continuiamo a rinviare questa scelta, io è un po’ che ne parlo, ma c’è il rischio che prima o poi ci arrivi una nuova “botta” dall’esterno: adesso ha preso la forma del “coronavirus” ma ci sono sempre pericoli imponderabili e incombenti, non si può sempre pensare di essere fortunati.

Adesso vediamo anche come affrontare l’emergenza dei conti pubblici.

Di una patrimoniale se ne potrebbe parlare soltanto in un periodo di gravissima crisi, ma solo ed unicamente come soluzione estrema.

 

Fuga dei cervelli, ascensore sociale fermo, sostenibilità sociale. Ne parliamo?

Non è possibile risolvere questo aspetto specifico se non si risolve in generale il problema di facilitare l’avvio o la conduzione dell’impresa in generale, poi ci si può indirizzare verso le nuove tecnologie o i settori in espansione.

Occorre meno burocrazia, la certezza del diritto, serve una giustizia civile che funzioni bene.

Ci metterei anche le strade senza le buche, una tassazione equa finanziata con i risparmi di spesa.

Ora il problema è come affrontare questa emergenza imprevista del coronavirus che avrà inevitabilmente conseguenze economiche sul deficit e sul debito pubblico.

Bisogna augurarsi che i mercati se ne stiano tranquilli, che ci sia un aiutino dall’Europa e così via.

Siamo appesi a queste speranze.

 

Dopo la stagione della politica monetaria nell’eurozona non serve forse una comune politica

fiscale?

C’è un problema di coordinamento sul regime fiscale con il resto dell’Europa, che non viene affrontato con la dovuta attenzione. Invece è molto importante. In Italia abbiamo una pressione fiscale più alta rispetto alla media europea. L’obiettivo non è “mettiamo più soldi in tasca alle persone”, questo potrebbe avvenire se il taglio delle tasse avvenisse in deficit.

Ma se lo fai in deficit prendendo i soldi a prestito non hai un taglio di tasse permanente.

Bisogna tagliare le tasse ma anche la spesa improduttiva per rendere efficiente il sistema e competitivo il Paese: allora diventa interessante investire in Italia e creare nuovi posti lavoro.

 

In un recentissimo saggio scritto dal Card. Camillo Ruini e dallo storico e politico Gaetano Quagliariello il tema del rapporto uomo-natura-scienza-tecnologie viene ripreso per evidenziare come il progresso si spinga oltre i bisogni dell’umanità, in una ricerca spasmodica fine a se stessa? Condivide questa analisi?

Ha ragione, non c’è dubbio. Bisognerebbe cercare di sprecare meno, oggi tutto è ispirato e dettato dalla logica dell’eccesso di consumismo. Basti pensare alla rapidità con cui cambiamo il nostro Hiphone solo per avere in aggiunta un piccolo, insignificante e marginale dettaglio. Si fabbricano le automobili con il cofano posteriore che si apre da solo per non fare la fatica di alzare le braccia, poi si spendono un mucchio di soldi in palestra per alzare e abbassare le braccia.

La scuola potrebbe su questo aspetto fare molto per educare le giovani generazioni: di educazione civica ce ne vorrebbe un’ora al giorno non 30 ore all’anno.

Però non scarichiamo tutto sulla scuola, sullo Stato, sulle istituzioni: ci sono anche responsabilità individuali e di educazione ricevuta in famiglia.

Conta molto fare bene i genitori.

 

 

 

 

* Ex dirigente ispettivo MIUR