Ultimo Aggiornamento:
27 luglio 2022
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Antropocene, peste suina, guerra

Francesco Domenico Capizzi * - 14.05.2022
Peste suina

E’ percezione comune che la Storia stia rischiando di deragliare: parecchie dozzine le guerre, e focolai, nel Mondo dopo quelle combattute in Corea, Vietnam, Afganistan, ex Jugoslavia, nei territori di Israele-Palestina-Libano-Giordania, Iraq, Siria… mentre falliscono le primavere arabe, s’impennano inquinamenti,  cambiamenti climatici, siccità, carestie, povertà, si susseguono e si intensificano crisi economiche, emigrazioni, si rafforzano e si estendono i regimi illiberali e autoritari che già governano buona parte delle terre emerse, intanto l’Europa e gli organismi internazionali arrancano, gli USA e alleati abbandonano l’Afganistan dopo averlo occupato per vent’anni, la Russia cerca di invadere e dominare l’Ucraina, si profilano ulteriori carestie e insufficienze di fonti energetiche, la pandemia da Covid è tutt’altro che spenta mentre ci si chiede se in autunno dovranno essere adottati obblighi vaccinali, magari con vaccini aggiornati, e misure restrittive con l’uso obbligatorio di mascherine o da utilizzare come semplici orpelli assimilabili agli occhiali da sole e a cappellini variopinti…

Ma si affaccia anche la diffusione a macchia d’olio della peste suina con le inevitabili conseguenze, al momento (sembrerebbe) non pericolosa per gli esseri umani, ma soltanto per maiali e cinghiali, fomentata dalla forsennata caccia al cinghiale, che induce questi animali a migrare con maggiori probabilità di incontro tra animali, anche “domestici”, e fra animali e cacciatori. Si viene a creare, dunque, una situazione innaturale che favorisce la diffusione del virus per l’incremento artificiale della biomassa di alcune specie contraddicendo clamorosamente i principi di conservazione della biodiversità.

La persistenza del virus africano nel cinghiale delle foreste di conifere del nord Europa come nelle aride sugherete mediterranee rappresenta un indice dell’equilibrio uomo-natura già fortemente compromesso.

Le misure di prevenzione, come per la patologia umana, sono dunque fondamentali per evitare la diffusione della malattia. Oltretutto il virus presenta una forte resistenza che rende possibile la sua diffusione mediante attrezzi agricoli, ruote di automezzi, calzature, indumenti e mani. In sostanza è l’uomo il vettore diretto della malattia. .

Ci mancava, dunque, anche una epidemia di peste suina che desta qualche preoccupazione sul piano sanitario e colpisce una parte consistente dell’economia con i circa 30.000 lavoratori impegnati nella filiera suinicola che comporta un giro di affari di quasi due miliardi di euro all’anno soltanto nel nostro Paese.

Non si può escludere, però, una mutazione con cambio di specie con conseguente potere di infettare e riprodursi all’interno delle cellule dell’organismo umano, in primo luogo di anziani, immunodepressi, affetti da malattie cronico-degenerative. Un fenomeno che può verificarsi più facilmente con virus a Rna come accaduto con il Sars-Cov-2 (Sanjuán R,:. Mechanisms of viral mutation. Cellular and Molecular Life Sciences. 2016).

Da non dimenticare la minaccia incombente della “influenza aviaria” che nel periodo 2020 – 2021 interessò molte Regioni europee, inclusa l’Italia, con ondate epidemiche le più violente e durature mai verificatesi in Europa.

A monte di questi fenomeni epidemici sussiste la rottura dell’equilibrio ecologico che permette a virus e batteri, di cui è ricco il nostro pianeta – dell’ordine di parecchi miliardi di tipi – la loro diffusione a causa delle profonde alterazioni degli ecosistemi: inquinamenti ambientali, rialzi della temperatura, disboscamenti, cementificazioni, coltivazioni e allevamenti intensivi in assenza di bio-sicurezze, per le molte dozzine di guerre e focolai di guerra che creano squilibri e fratture difficilmente riparabili, ecc.

Ancora una volta è chiamato in causa l’Antropocene, epoca condizionata profondamente e spesso irragionevolmente dall’azione umana che sta modificando e abbattendo equilibri naturali fino ad incidere sull’ecosistema e sullo stesso Sistema Terra. Evitare la catastrofe globale significa privilegiare ed attuare decisamente opere di prevenzione primaria come precisamente va fatto per evitare malattie, autoritarismi e guerre.

 

 

 

 

* Già docente di Chirurgia generale nell’Università di Bologna e direttore delle Chirurgie generali degli Ospedali Bellaria e Maggiore di Bologna