Ultimo Aggiornamento:
19 febbraio 2020
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Amartya Sen: trent’anni di sviluppo umano

Maria Caterina De Blasis * - 11.01.2020
Baglieri Amartya Sen

«Perché occorre ripudiare fermamente una visione “a una dimensione” dell’identità individuale? Su quali elementi è invece fondata l’identità di ciascuno di noi quali individui che aspirano alla “libertà di condurre una vita ragionevolmente di valore”? Come riequilibrare il peso sociale della donna […]?» (pp. 178-179).

 

È questo il tenore di alcune delle domande che Amartya Sen (si) pone sulla “sua” India e che Mattia Baglieri riporta e commenta nel proprio libro Amartya Sen. Welfare, educazione, capacità per il pensiero politico contemporaneo (Carocci, Roma 2019, pp. 236). Interrogativi che, senza correzioni o modifiche sostanziali, possiamo estendere anche al “nostro” oggi e alla “nostra” società. Quello di Baglieri – Dottore di ricerca al Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Bologna – non è infatti solo un volume dedicato al pensiero politico dell’economista-filosofo premio Nobel, ma può essere letto anche come una sorta di bussola per la nostra contemporaneità.

 

Il libro, pubblicato con Presentazione di Sergio Filippo Magni (Associato di Filosofia Morale all’Università di Pavia), si snoda attraverso quattro capitoli che descrivono i lineamenti di teoria politica generale di Sen; la rilettura seniana del pensiero politico occidentale; alcune esperienze teoriche indiane; la ricerca associativa della Human Development and Capabilities Association fondata da Amartya Sen. Di particolare interesse e importanza, poi, l’Appendice dedicata al primo capitolo dello Human Development Report pubblicato nel 1990 dalle Nazioni Unite. Il capitolo introduttivo, intitolato Defining and Measuring Human Development, in questo volume è stato tradotto per la prima volta in italiano e pubblicato con il permesso di Oxford Publishing proprio a trent’anni dalla prima edizione del rapporto, fondato sulla consapevolezza di come siano tutti gli individui umani la vera ricchezza delle nazioni e di come la crescita economica non garantisca lo sviluppo umano senza l’impegno istituzionale per la ridistribuzione della ricchezza, il lavoro, l’istruzione o la salute.

 

Nel suo testo, Baglieri ricostruisce con accuratezza il pensiero di Sen analizzando le opere in cui egli delinea la propria proposta economica e politica, dando conto delle tensioni/relazioni riscontrabili tra principi quali libertà, giustizia, uguaglianza, società, individuo, nel solco dell’approccio delle capacità intese come «libertà di scegliere con ragione una vita di valore» (p.20). Pur presentando la teoria seniana all’interno della tradizione occidentale, dalla classicità dell’antica Grecia al secolo dei Lumi, l’autore apre l’orizzonte anche a tradizioni culturali, in particolare a quella indiana, che superano i confini dell’Occidente. Baglieri affronta, infatti, il dibattito filosofico-politico dell’India attraverso le riflessioni di Sen sui contributi dei «due pensatori indiani più importanti del XX secolo»: Gandhi e Tagore (cfr. p.156). Tagore, in particolare, viene considerato la guida morale per la politica del subcontinente con il suo importantissimo ruolo svolto nella lotta nazionale. Attraverso la lettura e l’interpretazione dei testi dell’economista premio Nobel, nell’opera si mostra come spesso la figura di Tagore sia accostata a una sorta di misticismo orientale, depositario di un messaggio per l’Occidente dal sapore quasi esotico/esoterico. Il ritratto seniano di Tagore è invece ben diverso: quello di uno scrittore, poeta, saggista e pittore, un artista elegante, quindi, impegnato e cosmopolita, fautore di un’idea secondo cui si può giungere alla propria libertà attraverso il ragionamento e una proficua relazione con gli altri, negando ogni forma di fondamentalismo culturale o religioso.

 

Una lezione con risvolti e insegnamenti che evidentemente non devono rimanere confinati nella geopolitica indiana e che, di conseguenza, fanno del volume di Baglieri un libro utile a contribuire al dibattito politico e sociale contemporaneo, con la figura di un economista che ha saputo apportare – come recitava il comunicato ufficiale per l’assegnazione del premio Nobel per l’economia ricevuto da Sen nel 1998 – «fondamentali contributi all’economia del welfare» e che ha sempre mostrato profondo interesse per i «problemi delle fasce più povere della società». Un libro che ricorda la necessità di considerare l’essere umano non come risorsa o mezzo, ma quale vero e proprio fine dello sviluppo umano.

 

Nell’opera di Baglieri c’è infine un ulteriore aspetto che risulta degno di nota: l’attenzione ai temi pedagogici degli scritti di Amartya Sen, nel segno di un’educazione che non si limiti alla “basic education”, ma che si configura come formazione integrale della persona quale cittadino del proprio Paese e del mondo. L’educazione alla cittadinanza è infatti per Sen il fulcro e la base per ogni diritto individuale e l’educazione tout court, come da efficace similitudine proposta dall’autore, diviene un prisma che irradia di luce tutte le esigenze individuali che donne e uomini decidono, liberamente, di perseguire. È da qui, in definitiva, che parte (e passa) lo sviluppo degli esseri umani come singoli e come collettività: da un’educazione libera, critica e consapevole, aperta al confronto, al dialogo e alla partecipazione, che favorisca lo sviluppo di funzionamenti e di capabilities essenziali per godere pienamente di ogni aspetto e circostanza della propria vita.

 

 

 

 

* Maria Caterina De Blasis è dottoranda di ricerca presso il Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università di Roma Tre e si occupa di temi legati alla Pedagogia Sociale e del Lavoro.