Ultimo Aggiornamento:
17 aprile 2019
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Alitalia e Ferrovie dello Stato paradosso stellare

Gianpaolo Rossini - 20.10.2018
Alitalia e Easyjet

C’è un aspetto paradossale nel piano di rinazionalizzazione di Alitalia immaginato dal ministro del lavoro per il quale nel capitale della compagnia di bandiera dovrebbe entrare Ferrovie dello stato con un apporto consistente di capitale e con future sinergie. La proposta sorprende in quantoviene da una parte politica che ècontro l’alta velocità delle nostre ferrovie e che sta bloccando opere già in corso che godono di sostanziosi contributi europei. Il paradosso è che i pochi profitti che Ferrovie dello stato ottiene vengono proprio dall’alta velocità. Da una parte si cerca di impedire lo sviluppo delle infrastrutture ferroviarie per l’alta velocità fonte di utili e dall’altra si chiede Ferrovie dello Stato di risanare Alitalia? Ferrovie dello Stato è una Holding pubblicacui fa capo Trenitalia che ha i treni ad alta velocità. La Holding inoltre controlla la rete ferroviaria (RFI), Anas e altre società. Presenta un fatturato di 9.3 miliardi nel 2017 di cui 5.5 arrivano da Trenitalia. Ha un utile netto di 550 milioni di cui 400 da Trenitalia. Ferrovie dello stato sta per emettere obbligazioni per circa 4.5 miliardi sui quali dovrà pagare i tassi che soffrono gli spread impazziti, in quanto condivide lo stesso rating della Repubblica italiana, ovvero BBB. Ha le risorse Ferrovie dello stato per entrare nel capitale Alitalia e per rilanciarla? Sappiamo che solo rimodernare la flotta aerea esistente costa circa 2 miliardi. Alitalia nel 2017 ha avuto ricavi per 375 milioni e perdite per 205 milioni aumentate rispetto ai 174 milioni del 2016. In più deve entro fine anno restituire il prestito ponte di 900 milioni ricevuti dal Tesoro. Il ministro Di Maio ne vorrebbe la conversione in azioni da far comprare a Ferrovie dello stato, almeno in parte. Le cifre dicono che le perdite Alitalia finirebbero per inghiottire i profitti del gioiello Trenitalia la quale non avrebbe piùrisorse per crescere e investire. Ma veniamo alle ragioni industriali del possibile coinvolgimento dei treni italiani per salvare Alitalia. Ci sono possibili sinergie all’orizzonte? Fornire ad esempio un biglietto unico aereo treno ai turisti che vengono in Italia, come suggerito, non sembra una ragione sufficiente. Per questo infatti basterebbe una semplice intesa di marketing. Altre sinergie? Difficile immaginarle anche perché ogni anno Alitalia cede passeggeri ad altri operatori che invece crescono su suolo italiano a cominciare da Ryanair, Easyjet e così via. Il panorama per la ex compagnia di bandiera non è roseo e non è facile trovare chi possa intervenire in una impresa che perde ogni anno più della metà del suo fatturato. Alitalia viene da decenni di tentati salvataggi con denaro pubblico e privato che non sono riusciti a resuscitarla a causa di insufficienze imprenditoriali e politiche miopi. Tra gli errori politici il più grave è stato quello di imporre circa due decenni fa ad Alitalia di avere due hub, uno a Fiumicino e l’altro a Malpensa quando quest’ultimo aeroporto non aveva neppure il collegamento ferroviario con Milano e l’aeroporto di Linate veniva mantenuto operativo impedendo di fatto gran parte delle connessioni tra voli nazionali e internazionali. Tra gli errori industriali più gravi c’è stata l’insistenza sulla riduzione (downsizing) della compagnia anche con svendite di slot cruciali come è avvenuto durante la gestione fallimentare Ethiad. Tagli di tratte di una infrastruttura aerea come Alitalia producono effetti a catena che condannano al nanismo.  Alitalia è il secondo operatore in Italia dopo Ryanair che trasporta 36 milioni di passeggeri a fronte dei 22 di Alitalia ora incalzata anche da Easyjet a quota 17 milioni. Sul lungo raggio la posizione è debole e la forte concorrenza delle flotte degli emirati rende tutto più difficile. In un contesto del genere pensare di risanare Alitalia prosciugando i profitti magri di Ferrovie dello stato è del tutto irrealistico. Lo stato della ex compagnia di bandiera non è responsabilità dell’attuale governo, ma ciò chequestisi appresta a fare non risolve la annosa questione Alitalia. Anzi rischia di creare un problema per Ferrovie dello Stato che non ha bisogno di matrimoni con i fichi secchi.