Ultimo Aggiornamento:
14 settembre 2019
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Argomenti

Lasciate ogni speranza. Come il governo intende rottamare i ricercatori precari.

Novello Monelli * - 18.11.2014

La menzogna del merito


Una delle più diffuse convinzioni che aleggia sul sistema della ricerca italiana è che il merito sia solo una delle variabili della carriera scientifica, e nemmeno quella più importante. In effetti, ad un osservatore dotato di un minimo di senso critico pare difficile non accettare l’idea che università, enti di ricerca e fondazioni siano il regno della selezione per demerito e mediocrità. Come la stampa ama mettere in evidenza, in questo paese si diventa ricercatori e professori universitari per devozione, per sangue, per affiliazione ideologica, per fascino e a volte, sorprendentemente, anche per talento. E’ un giudizio superficiale, ma contiene un buon nucleo di verità. In effetti, la mediocrità alligna nei corridoi del malandato sistema accademico nazionale, ma non lo fa ovunque e negli stessi termini. Esistono dipartimenti universitari in cui clientelismo e nepotismo sono la regola e altri dove una sparuta pattuglia di accademici in posizioni di responsabilità (ordinari volenterosi, direttori di dipartimento e responsabili di laboratori) tentano ancora di promuovere il reclutamento di studiosi originali e produttivi. Il che non significa che il bilancio complessivo non sia disastroso. Perché i “buoni accademici” sono un po’ come i veterani giapponesi nel Pacifico: superstiti accerchiati in una giungla di parenti, clienti, portaborse e amanti, con poche armi e sovente depressi. E abbandonati da un governo che sembra divertirsi a peggiorare la situazione. leggi tutto

Come ti rottamo l’università (tanto non serve a niente).

Novello Monelli * - 18.10.2014

Colpo di grazia

 

Se le notizie diffuse nei giorni scorsi dai quotidiani (per primo “Il Sole 24 ore” del 26 settembre) dovessero essere confermate, la legge di stabilità che sta per essere definita  dal Consiglio dei ministri si appresta a sferrare il colpo di grazia al sistema dell’Università e della ricerca. Per finanziare l’assunzione straordinaria di 148mila precari della scuola (e per far fronte ad altre millanta promesse del medesimo genere dispensate in questi mesi) il governo Renzi diminuirebbe il  Fondo ordinario universitario (il budget complessivo a disposizione degli atenei italiani per funzionare) di una quota variabile tra i 170 e i 400 milioni di euro. L’oscillazione delle cifre (quella minore è stata rilanciata da un ulteriore articolo del “Sole” di venerdì scorso) non muta la sostanza, anche se testimonia l’agghiacciante pressapochismo dell’esecutivo a proposito di questi temi. Ogni ulteriore taglio al finanziamento del sistema della ricerca sarebbe infatti un irreversibile atto di autolesionismo, in primo luogo perché, come ha ricordato da ultimo il rettore di Padova, Giuseppe Zaccaria, in un sistema internazionale complesso come quello in cui l’Italia compete (o dovrebbe competere), il sostegno alla ricerca e alla formazione superiore è essenziale. L’attuale 0,43% del PIL destinato al mondo universitario è certamente ridicolo in confronto ai paesi competitori più prossimi geograficamente, come Germania e Francia, ma depotenziarlo ancora sarebbe un crimine. leggi tutto

Erasmus: tra successi e difficoltà di bilancio

Giulia Guazzaloca - 09.10.2014

Una «situazione contraddittoria»

 

Se è vero che in epoca di crisi i tagli alle spese sono una necessità, è meno comprensibile il fatto che a rimetterci possano essere le iniziative che funzionano. Sono di pochi giorni fa due notizie, paradossalmente contrastanti, che riguardano l’Erasmus, il celebre programma europeo che consente agli studenti universitari di effettuare in un’università straniera un periodo di studio legalmente riconosciuto dalla loro sede d’appartenenza.

Da un lato, i risultati dell’Erasmus Impact Study, un’indagine condotta per conto della Commissione UE, ci dicono che il programma garantisce agli studenti migliori prospettive lavorative. Dall’altro, il commissario europeo al Bilancio ha fatto sapere che il budget 2014 è già a un livello di spesa mai raggiunto prima e che i tagli potrebbero toccare le borse Erasmus per gli studenti. L’interruzione di questo finanziamento è stato indicato dal commissario Jacek Dominik come uno dei possibili «effetti collaterali» dell’inevitabile sforbiciata. Se dovesse accadere sarebbe ben più che un paradosso: non solo, infatti, il programma Erasmus rappresenta, da oltre 25 anni, il fiore all’occhiello dell’Europa unita, ma i tagli andrebbero a colpire proprio il settore – istruzione, ricerca, innovazione – che i governi dei 28 paesi membri indicano da sempre come quello che farà ripartire crescita e occupazione. Il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini ha ammesso che si tratta di una «situazione contraddittoria» e assicurato che la presidenza italiana del Consiglio UE farà di tutto perché non siano sacrificati i finanziamenti alla ricerca e ai programmi di mobilità studentesca. leggi tutto

La soluzione soddisfacente? L’università e la riforma della pubblica amministrazione

Novello Monelli * - 07.08.2014

Sosteneva il ministro Giannini che «la soluzione a cui si è arrivati sull’età di pensionamento dei docenti universitari è soddisfacente». Naturalmente adesso sembra che non sia più così, perché siamo il paese delle marce indietro, ma a prescindere da questi ripensamenti (frutto di lobbysmo?) forse è utile ragionare come se la marcia indietro non ci fosse stata. Soprattutto nell’ottica del fatto che forse, un giorno non lontano, al tema si tornerà a dedicare la giusta attenzione.

La questione, per i molti che non avessero trovato particolarmente intrigante la vicenda parlamentare del cosiddetto “disegno di legge Madia” (altrimenti noto come riforma della pubblica amministrazione) votato il 31 luglio dalla Camera, può essere riassunta così: la tendenziale resistenza dei docenti universitari (e di altre categorie, quali magistrati e medici) a farsi pensionare anzitempo (diciamo più o meno alla metà della sesta decade di vita), ostacolo non da poco nella marcia trionfale della ministra per lo svecchiamento del mare magnum dei dipendenti dello Stato. leggi tutto

Il dottorato, una risorsa non sfruttata

Dario Braga * e Silvia Ghiselli ** - 19.06.2014

L’ANVUR ha pubblicato poche settimane fa il Rapporto sullo stato del sistema universitario. Il rapporto tratta anche del dottorato di ricerca, istituito, come si ricorderà, con la ‘382/ 1982. Recitava la legge Ruberti: “E' istituito il dottorato di ricerca quale titolo accademico valutabile unicamente nell'ambito della ricerca scientifica.” Questa definizione conteneva in sé il limite della innovazione: mentre introduceva anche nel nostro ordinamento accademico il PhD (per diventare poi, con  il “Bologna process”, il terzo livello della formazione universitaria) lo confinava all’ambito della carriera universitaria impedendone così, sul nascere, uno sviluppo verso la professione e la ricerca extra universitaria. E infatti, per oltre venti anni, il PhD ha fornito al nostro sistema universitario quel “periodo di prova” che i ruoli a tempo indeterminato non consentivano. Questa configurazione non poteva certo resistere alla “grande crisi”, ai tagli ai bilanci degli atenei e ai limiti imposti al turnover. Il problema occupazionale dei PhD è diventato quindi e finalmente un (nuovo) problema nazionale, come dimostrato, inter alia, dalle iniziative del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e della Regione Emilia e Romagna con lo strumento dell’alto apprendistato. leggi tutto

Qualità vo cercando. De-meritocrazia e ope legis uccidono la scienza, impoveriscono il paese (e annientano una generazione)

Marco Mondini * - 03.06.2014

Non è un paese per meritevoli


La recente presentazione del rapporto ISTAT 2014 ha sollevato la consueta ondata di gemiti ed alti lai sul destino di una nazione che sta diventando sempre di più un deserto di talenti e cervelli. Negli ultimi cinque anni, quasi centomila “giovani” in età lavorativa (fino a 34 anni) hanno lasciato l’Italia in cerca di miglior fortuna all’estero: una parte rilevante di costoro (il 25% degli emigrati nel solo anno di rilevamento 2012) è costituita da personale altamente qualificato, in possesso di una laurea o di un titolo post-lauream. leggi tutto

La generazione mai. I precari della ricerca che erano troppo giovani per la de-meritocrazia e oggi sono troppo vecchi per il giovanilismo.

Marco Mondini * - 22.05.2014

C’è un fantasma che si aggira per i corridoi delle università italiane, quello di una generazione che non è mai stata.

Nati negli anni Settanta, studenti negli anni Novanta, questi spettri tra i trenta e i quarant’anni sono un paradosso vivente. Sono il primo segmento generazionale che ha fruito in modo massiccio dei dottorati di ricerca e di un sistema di borse ancora relativamente ricco. E costituiscono anche il primo gruppo anagrafico ad aver avuto compattamente la possibilità di vivere buone esperienze internazionali. Per un giovane studioso impegnato in una ricerca di buon livello, tra gli anni Novanta e i primi anni Duemila, trascorrere un soggiorno all’estero, candidarsi per partecipare ad un convegno internazionale, tentare di pubblicare su una rivista straniera non era solo una patente di nobiltà accademica, era quasi un obbligo morale. Ciò non significa che tutti abbiano fatto tesoro di queste opportunità, ma ci sono pochi dubbi che i trentenni e quarantenni che hanno affollato le selezioni per dottore di ricerca, e successivamente per borsista, assegnista e magari ricercatore rappresentino l’insieme mediamente più qualificato e dinamico che l’università italiana ricordi. leggi tutto

Silenzi e bugie. Perché gli italiani non amano la loro università

Marco Mondini * - 08.05.2014

Una delle letture più deprimenti che un lettore mediamente colto di quotidiani possa sostenere è rappresentata dagli interventi degli editorialisti sui problemi di università e ricerca. Se poi si vuole transitare dalla tristezza al disgusto, ci si può anche aggiungere un tour nella pagina dei commenti on line, quinta di scena dell’analfabetismo nazionale. E’ un atto indubbiamente masochistico, ma può essere istruttivo per conoscere l’abisso che separa la cosiddetta «opinione pubblica» (e molti dei cosiddetti opinion makers più in voga) dal mondo dell’alta cultura.

In effetti, l’ignoranza degli italiani sul tema non dovrebbe sorprendere. Quando un noto e ascoltato commentatore può sostenere che in Italia esistono «oltre cento università» (F. Giavazzi, Corriere della Sera, 6 novembre 2010), in cui insegnano «troppi professori» (Idem, Corriere della Sera, 24 ottobre 2010) e da cui escono troppi laureati (Idem, Lavoce.info, 28 novembre 2012) e, dopo aver prodotto questo rilevante cumulo di inesattezze, può continuare a intervenire da «esperto» sulla questione, è evidente che c’è un problema a monte, ed è di corretta informazione. leggi tutto

L’ignoranza al potere? Il DEF 2014 e l’accantonamento della ricerca pubblica

Marco Mondini * - 22.04.2014

«Non sono tagli, ma solo accantonamenti». Così disse il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini (in un intervista rilasciata al quotidiano Repubblica). Nelle intenzioni del ministro il termine «accantonamento» dovrebbe suonare più rassicurante. I 200 milioni di euro di «revisione» previsti dal Documento di programmazione economica e finanziaria (art. 50, comma 6 del testo presentato alla stampa)  sul fondo ordinario di finanziamento delle Università statali (30 per l’anno finanziario in corso, 45 a regime per ogni anno fino a fine legislatura) non diventeranno realtà. O, almeno, è questa l’interpretazione più ottimistica. A oggi non è chiaro in effetti quale significato esattamente vada attribuito alle parole: «per ragioni di copertura finanziaria abbiamo dovuto mettere quella voce a bilancio» ma «siamo al lavoro» per trovare il risparmio all’interno del budget ministeriale senza toccare il fondo ordinario. Secondo alcuni dei soggetti interessati, come l’Associazione dei Precari della Ricerca, si tratta di un gioco di parole che nasconde (male) un’amara realtà fin troppo nota: razionalizzazione della spesa pubblica, in Italia, significa fondamentalmente decurtazione degli investimenti su istruzione e ricerca (http://ricercatoriprecari.blogspot.it/ ).  leggi tutto