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20 novembre 2019
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Primarie USA 2016: vittorie per Sanders e Trump. L’Antipolitica varca l’Atlantico

Francesco Maltoni * - 11.02.2016

Dal New Hampshire arriva il doppio – e annunciato – schiaffo ai vertici del partito Repubblicano e Democratico. Grazie alle vittorie nette di Donald Trump, da una parte, e Bernie Sanders, dall’altra, il dibattito americano fa i conti in maniera ufficiale, per la prima volta, con quel fenomeno planetario ormai impropriamente chiamato “antipolitica”. Un vento che ha trovato spinta, nel piccolo Stato della regione del New England, in due candidati agli antipodi, pronti a calcare la mano sui temi più radicali per sfidare apertamente un establishment mai tanto confuso, specie in area repubblicana. L’unico aspetto in comune tra i due vincitori è la fascia anagrafica: 74 anni il democratico senatore del Vermont, 69 per l’uomo d’affari prestato alle presidenziali. Non proprio la fase della vita in cui si progettano rivoluzioni, verrebbe da dire.

Rispettando i sondaggi della vigilia e gli exit poll, Sanders ha agevolmente superato Hillary Clinton di oltre venti punti – 61% contro il misero 38% raccolto dall’ex first lady – favorito dall’elettorato femminile e prevalentemente giovane, zoccolo duro del suo seguito elettorale. Durante il discorso di celebrazione della vittoria in New Hampshire, l’anziano candidato “socialista” – come ormai viene bollato da larga parte dei media – ha nuovamente dimostrato di sapersi accattivare le simpatie delle età più basse della popolazione, facendo il verso alla propria imitazione del famoso programma tv satirico “Saturday Night Live”. leggi tutto

Iowa means nomination? L'attendibilità dei caucus che aprono le danze

Francesco Maltoni * - 06.02.2016

Il momento più atteso, infine, è arrivato. Ieri notte si sono tenuti i tanto annunciati caucus dell'Iowa, primo vero banco di prova per gli aspiranti alla carica di presidente degli Stati Uniti d'America.

 

Tradizionalmente, il tranquillo Stato del midwest fa parlare di sé ogni quattro anni perché ospita il via ufficiale alle primarie: d'ora in poi, sia in campo repubblicano che in quello democratico, sarà una gara a eliminazione in cui non mancheranno frecciate e colpi bassi se, come sembra, le nomination dovessero rimanere in bilico fino all'ultimo.

 

Ma come valutare affidabili i risultati dei caucus in Iowa? Davvero sono uno dei termometri più fedeli per valutare le chance di vittoria dei singoli candidati? Intanto, è bene precisare due aspetti, i quali da una parte aumentano l'importanza dell'appuntamento, ma, insieme, la ridimensionano: dopo mesi di dichiarazioni e sondaggi, si tratta del primo, vero test elettorale. D'altro canto, però, va ricordato che i caucus si svolgono secondo un complicato sistema di votazione, al quale non partecipa il popolo votante in senso stretto, ma solo i dirigenti e gli attivisti dei singoli partiti. Sono, dunque, attendibili anzitutto per valutare il clima all'interno dei vari schieramenti, specie negli anni più difficilmente pronosticabili, come pare il 2016. leggi tutto

I 25 anni del Rapporto sullo sviluppo umano

Elisa Magnani * - 21.01.2016

Il 14 dicembre 2015 è stato pubblicato il venticinquesimo rapporto sullo sviluppo umano, dal titolo “Work for Human Development”, dopo che un’ampia campagna promozionale online - con il sito dell’UNDP (United Nations Development Programme), l’agenzia delle Nazioni Unite che ogni anno redige lo studio, in manutenzione per diversi giorni prima del lancio - aveva creato grandi aspettative, non solo per l’anniversario particolarmente importante, ma soprattutto per il fatto che per la prima volta il Rapporto sarebbe stato pubblicato anche in versione web. Il risultato è un prodotto interattivo, che offre non solo il testo del documento e le consuete statistiche ma anche box di approfondimento che rendono il Rapporto dinamico e facilmente consultabile.

Il primo Rapporto era stato pubblicato nel 1990, segnando una netta separazione dai precedenti approcci alla povertà, che da allora ha iniziato ad essere interpretata non più solo in termini quantitativi ma prevalentemente qualitativi: nel rapporto, infatti, viene fatto larghissimo uso di indicatori numerici inerenti sia a dati economici sia, soprattutto, ad aspetti sociali che forniscono una panoramica più ampia dello sviluppo umano. Il concetto stesso di sviluppo umano viene definito attraverso un indicatore che misura parametri quali-quantitativi della vita nei diversi paesi: è il primo degli indicatori creati ex-novo dall’UNEP, l’Indice di sviluppo umano, leggi tutto

Obama, comincia il lungo addio. Il bilancio di due mandati

Francesco Maltoni * - 19.01.2016

Con l'appuntamento abituale di inizio anno, l'indirizzo politico che va sotto il nome di “State of the Union”, si è aperto ufficialmente il lungo addio di Barack Obama alla Casa Bianca.

 

Quello tenuto ieri dal presidente americano, è infatti l'ultimo bilancio della sua amministrazione, visto che, tra dodici mesi esatti, a Washington riflettori e fanfare saranno tutte per il neo eletto (o la neo eletta...) Ecco perché lo speech di Obama ha ottenuto un risalto così ampio sui media di tutto il mondo, mentre, di solito, lo State of the Union rimane materia per analisi interne, tranne, magari, qualche promessa inaspettata che può aizzare il dibattito per qualche giorno.

 

Ora, invece, tutta l'opinione pubblica americana si sente alla fine di un'epoca, iniziata nel 2008 all'alba di un sogno che, oggi, molti si interrogano se davvero sia mai esistito. Forse, a distanza di quasi un decennio, potremmo dire che gli entusiasmi per l'elezione di Obama erano forse eccessivi, anche se il suo arrivo alla Casa Bianca rappresenta una vera e propria cesura per la storia americana e mondiale.

 

Rivoluzione social

 

In chiusura dei due mandati, ormai è sfumata l'euforia contagiosa di quelle settimane, in cui nulla riuscì a bloccare la sua corsa, maturata in forme inedite e per questo ancora più sui generis. La candidatura del giovane avvocato afroamericano di Chicago, leggi tutto

David Bowie: la vita come un’opera d’arte

Claudio Fabretti * - 14.01.2016

Se la sua vita è stata un’opera d’arte, la sua morte non è stata da meno. Un’uscita di scena con tempismo teatrale perfetto, suggellata da uno splendido disco (“Blackstar”), con tanto di versi profetici: “Guardate lassù, sono in paradiso, ho cicatrici che non possono essere viste” (l’inquietante “Lazarus”). David Bowie, il Duca Bianco, l’uomo delle stelle si congeda dal mondo al culmine della (ritrovata) popolarità, mentre il suo testamento musicale è appena uscito nei negozi (l’8 gennaio, proprio nel giorno del suo 69° compleanno). Bowie lottava da 18 mesi una battaglia contro il cancro. Proprio mentre era alle prese con la malattia, ha registrato le canzoni – e i video, magnifici e disturbanti – di “Blackstar”. Un album il cui titolo non andrebbe scritto, ma solo illustrato grazie al disegno di quella stella nera, che ora ci appare come il sepolcro ideale di un artista che, fin dall’odissea dell’astronave di Major Tom (“Space Oddity”, 1969), ha inseguito un sogno spaziale ad occhi aperti.

Una morte accompagnata da un cordoglio pressoché unanime e che tuttavia ci appare impossibile. Forse perché, novello Dorian Gray, Bowie ha sempre lasciato che fosse il suo ritratto a invecchiare, mai il suo spirito. O forse perché il suo nome è ormai da tempo consegnato all’eternità. Paradossale, per chi è partito dal warholiano “quarto d’ora di celebrità”, immortalandosi poi “eroe per un giorno” (“Heroes”). leggi tutto

Un test per tutti: la bomba nordcoreana, la fine della deterrenza e la mancata leadership statunitense.

Dario Fazzi * - 09.01.2016

Il recente annuncio secondo il quale la Corea del Nord avrebbe sperimentato con successo armi termonucleari, le cosiddette bombe all’idrogeno o bombe-H, ha scosso l’opinione pubblica mondiale, confermando, almeno in parte, la stratificazione e il consolidamento di una coscienza assolutamente contraria alla proliferazione degli ordigni atomici. Nonostante i proclami, però, la detonazione avvenuta nelle prossimità della capitale nordcoreana parrebbe non esser stata provocata da una bomba-H “pura”, basata cioè su una reazione di fusione nucleare in grado di rilasciare una quantità di energia nell’ordine dei megatoni (milioni di tonnellate di tritolo).

 

Più verosimilmente si tratterebbe di una più tradizionale arma atomica il cui rilascio di energia avviene per fissione nucleare e la cui portata distruttiva si situerebbe nell’ordine di qualche decina di chilotoni (migliaia di tonnellate di tritolo), non di molto superiore cioè alle armi utilizzate dagli statunitensi a Hiroshima e Nagasaki. Nel caso nordcoreano, si tratterebbe, se le analisi degli esperti dovessero confermarlo, di un’arma atomica arricchita all’idrogeno, dove questo elemento chimico svolgerebbe un ruolo di moltiplicatore di energia e, assieme, una funzione molto più fisica che chimica, cionondimeno molto importante. leggi tutto

Merkel bizzosa, Europa senza rotta

Gianpaolo Rossini - 22.12.2015

Un passo avanti e due indietro. E’ questo il ritmo dell’incerto incedere della nostra Europa. Qualche mese fa mi ero rallegrato su queste colonne per la decisione presa dal consiglio europeo di erigere l’ultimo fondamentale pilastro della unificazione del sistema monetario dei paesi euro. Si trattava di mettere in piedi un meccanismo fotocopia di quello che esiste da quasi un secolo negli Stati Uniti che doveva prevedere una garanzia federale (FDIC-Federal Deposit Insurance Corporation) sui depositi bancari fino ad una soglia di 100.000 euro.  Negli Usa la FDIC  nasce nel 1933 sotto la coraggiosa presidenza Roosvelt a seguito delle ripetute crisi bancarie che si verificano negli anni 20 e nei primi anni 30 del XX secolo. Consente di  alleviare la paurosa crisi del sistema bancario durante la grande crisi assicurando  i depositi (oggi fino a 250.000 dollari) in caso di fallimento della banca. La FDIC interviene in seguito con artiglieria pesante negli anni 80 e 90 quando gli Usa soffrono di una protratta serie di chiusure  delle piccole banche e impedisce alla crisi del sistema bancario di infettare l’intera economia.  E’ attiva ovviamente negli anni recenti dal 2008 e costituisce un vero baluardo del sistema creditizio americano. La sua disciplina è cambiata nel 2010 con la riforma dei mercati finanziari (Dodd-Frank Wall Street Reform and Consumer Protection Act)  che l’ha resa più efficiente e ne ha espanso la copertura assicurativa non solo portandola a 250000 dollari ma ancorandola anche a requisiti di bilancio delle banche. leggi tutto

Elezioni USA 2016: perché Hillary Clinton teme più il terrorismo che i Repubblicani

Francesco Maltoni * - 17.12.2015

Sembra rimasto solo un rivale tra Hillary Clinton e il suo ritorno alla Casa Bianca, stavolta nelle vesti di presidente. Quel nemico, guarda un po', si chiama Isis. L'improvviso balzo in vetta all'agenda internazionale dell'allarme terrorismo, a poche settimane dall'inizio delle primarie in Usa, è l'unico pericolo attualmente in grado di spodestare l'ex first lady da una vittoria fin troppo annunciata.

 

Con i Repubblicani sempre alla ricerca, ancora prima di un candidato, di un'identità, il campo per la candidata in pectore del Partito Democratico sembra sgombro di contendenti all'altezza. Anche se mancano molti mesi all'election day, solo l'imprevedibile escalation a cui stiamo assistendo in queste settimane potrebbe rimettere in discussione la corsa alla presidenza di Washington. Mai come in questo periodo è parso evidente che il tallone d'Achille dell'amministrazione uscente sia proprio la politica estera, con la signora Clinton a guidarla in prima persona durante il quadriennio iniziale di mandato. Se, negli auspici, Obama, ormai giunto al capolinea, lasciava immaginare un cambio radicale di strategia sullo scacchiere internazionale dopo otto anni di lotta al terrore sotto l'insegna dei Bush, in realtà pace e la sicurezza, dal 2008, anno di insediamento, a oggi sembrano molto più in pericolo.

 

Nella cartina mondiale, le situazioni esplose in rivolte, leggi tutto

Elezioni USA 2016: la resa delle notizie a un anno dal voto

Francesco Maltoni * - 03.11.2015

Negli ultimi mesi, il panorama del dibattito pubblico americano ha già sancito due punti fermi: Obama è ormai un ex presidente dal punto di vista mediatico, mentre i temi principali della questione politica sono ormai terreno riservato alle evoluzioni della campagna elettorale per il suo successore.

Dato sorprendente se si pensa che  i caucus – le assemblee propedeutiche all’avanzamento delle candidature nei singoli stati – e le elezioni primarie non partiranno fino al prossimo mese di febbraio. Insomma, un anno di rodaggio e di progressiva colonizzazione degli spazi in tv, siti web e giornali è un fortissimo indice di una assuefazione da parte dell’apparato mediatico, che sempre più difficilmente riesce a contrastare le spinte dei comitati elettorali, in cerca della visibilità per il proprio favorito.

Certamente, la presenza di candidati “ingombranti” e dall’alta notorietà, come Hillary Clinton da un lato e Donald Trump dall’altro, ha agevolato non poco l’impennata di interesse verso le vicissitudini per la carica di 45esimo presidente degli Stati Uniti. Proprio le vicende di questi personaggi, Clinton e Trump, sono due casi tipici, ma differenti di quella che appare come una resa incondizionata delle notizie, per lasciare spazio alle vicende dei singoli candidati e alle loro dichiarazioni più o meno sensazionalistiche. leggi tutto

Le nuove frontiere della politica pop

Donatella Campus * - 27.10.2015

L’inarrestabile ascesa della politica pop

Hillary Clinton si prepara ad affrontare le primarie Democratiche da una posizione di vantaggio, testimoniata dai sondaggi e rafforzata dalla rinuncia a correre del vicepresidente Joe Biden. Nel frattempo, la sua campagna elettorale esplora tutte le nuove frontiere comunicative, compresa quella della cosiddetta politica pop, la quale in realtà non rappresenta più una novità, ma ancora offre margini di sperimentazione. Come appunto mi sembra sia stato il caso della partecipazione di Clinton al Saturday Night Live del 3 ottobre scorso. Le apparizioni dei politici in questo tipo di programma satirico e di intrattenimento non sono inusuali; anzi si può dire che sono ormai pratica consolidata di ogni campagna elettorale. Lo scopo evidente dei candidati è quello di dar prova di avere senso dell’umorismo e di sapere ridere di sé stessi.  Così facendo si accorciano le distanze con l’elettorato; d’altronde, la politica pop, come è noto, ha tra i suoi risvolti proprio quello dell’”umanizzazione”,  del rendersi intimi, come ha scritto James Stanyer, uno dei più attenti studiosi del fenomeno.  Infatti noi cittadini non li conosciamo, in molti casi non li abbiamo mai incontrati, eppure ci sembrano personaggi familiari proprio in virtù della loro disponibilità a svelare i dettagli della loro vita privata e a condividere  i loro stati d’animo. leggi tutto