Ultimo Aggiornamento:
15 luglio 2020
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Argomenti

La famiglia ONU: un peso o una risorsa per la comunità internazionale?

Miriam Rossi * - 16.10.2014

Il 16 settembre scorso David Nabarro, l’Inviato Speciale ONU per l’Ebola, ricordava in conferenza stampa che “la richiesta di 100 milioni di dollari di un mese fa è ora salita a 1 miliardo, ed è quindi decuplicata in un solo mese”. È la cifra a cui è stata valutata la “richiesta di riscatto” dell’intera comunità internazionale da un virus che in quasi 7 mesi ha fatto più di 4.000 vittime e che non è stato affatto circoscritto, come i casi registrati a Madrid e a Dallas testimoniano. Esattamente a un mese di distanza da quell’affermazione, chissà a quanto ammontano oggi i fondi calcolati per far fronte all’emergenza globale?

È in rapporto a situazioni di questo genere che ci si domanda se occorra giungere dinanzi all’abisso di una “minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale”, come è stata definita l’epidemia di ebola dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU, per adottare provvedimenti che consentano di affermare quella “libertà dalla paura” di memoria rooseveltiana e scongiurare l’alto numero di vittime che ogni crisi porta con sé. Di qualsiasi genere essa sia: intensi flussi migratori, allarmi terroristici, disastri ambientali e calamità naturali, protezione dei beni storici e artistici, guerre civili e genocidi. Sembra quasi che ancora manchi la percezione di un partenariato globale, un’esigenza individuata dall’ottavo dei noti Obiettivi di Sviluppo del Millennio “per salvare le future generazioni da ogni flagello”, parafrasando la Carta ONU, o più semplicemente per garantire la dignità di ciascun essere umano. Non di rado l’invocazione dell’aiuto o dell’intervento internazionale da parte di uno Stato membro dell’ONU in un momento di difficoltà convive contraddittoriamente con la proibizione di ingerenza dell’Organizzazione stessa in altre questioni ritenute di stretta competenza dello Stato o con il mancato contributo al budget societario. leggi tutto

La libertà nella ricerca scientifica

Francesco Domenico Capizzi * - 14.06.2014

Nel contesto liberal-democratico  scienza e cultura dovrebbero essere pienamente libere di ricercare indirizzi autonomi rispetto ai poteri economici e politici, al riparo dalle reprimende dei tempi lontani. Non tanto lontani se l’idealità scientifica, teorizzata tra i secoli XVII e XIX a partire da Francis Bacon, risultasse  ostacolata fino a vanificare la sua indipendenza nella realtà dello straordinario sviluppo industriale e nell’espansione inedita delle potenze finanziarie con il rischio di blandire la scienza, e la cultura, per acquisire obiettivi predeterminati e solidali ad interessi particolari. E’ vero che investire in ricerca comporti competitività e che un mancato suo sviluppo conduca ad arretramenti economici e sociali, ma è altrettanto vero che la libertà di ricerca scientifica deve essere garantita ed incoraggiata, mentre l’industria e la finanza sono disposte a finanziare programmi finalizzati redditizi: larga parte della ricerca biomedica leggi tutto

Progresso e sviluppo: i problemi della medicina

Francesco Domenico Capizzi * - 29.05.2014

La parola progresso è sparita dal vocabolario, in disuso nella politica e nelle organizzazioni e aggregazioni sociali. E’ assorbita da sviluppo, come se l’un termine equivalesse all’altro in una confusione fra progresso sociale e crescita industriale e tecnologica. Non che i due concetti debbano contrapporsi, anzi ambedue possono appartenere al medesimo circolo virtuoso. Questa constatazione vale anche per la Medicina, attiva sull’evento patologico ma  indifferente di fronte alle connessioni fra fattori patogeni e condizioni di vita subordinate all’espansione economico-produttiva al punto da ergersi centrale rispetto ad un diritto fondamentale: la tutela della salute, ormai affidata a tecnologie che generano tecnologie, a macchine che producono macchine, fino all’occultamento dei legami fra malattia, cultura ed organizzazione sociale. leggi tutto

Il Sistema Sanitario Pubblico (SSN): a dead walking man?

Giovanni Brandi * - 17.05.2014

Gli allarmi sulla sostenibilità del SSN, sono quotidiani. Più che frutto di analisi, questi warning sembrano dei mantra di avvertimento. Si dovrà credere che parametri obiettivi insormontabili, hanno portato a ciò. La causa prospettata è il moloch del debito pubblico. Si è riusciti occultare i veri responsabili della crisi (ricordate Lehman Brothers?) innalzando il debito pubblico ad un moloch devastante, cresciuto spaventosamente negli ultimi tempi. Guardando i dati reali si vede che la sostenibilità economica del paese sembra migliore di molti paesi europei. Il debito pubblico è alto, ma negli ultimi anni è cresciuto meno che altrove e dal 2000 al 2013 nel rapporto debito pubblico/numero di cittadini adulti siamo stati superati da almeno USA e Francia. Per debito aggregato (pubblico+privato) risultiamo i meno indebitati assieme alla Germania e superati da USA, GB, Francia. Dal confronto con altri paesi si vede che l’Italia eredita i suoi problemi dal passato mentre gli altri li stanno sviluppando ora. Politiche di austerity restrittive/recessive possono portare alla distruzione non solo d’industrie potenzialmente ancora sane ma anche al collasso d’interi sistemi complessi. Ricordiamo l’esempio della Tatcher che ha raso al suolo il sistema manifatturiero e quello sanitario inglese che ora si trova a spendere cifre superiori a molti altri paesi europei per ottenere risultati inferiori in termini di salute e di sopravvivenza. leggi tutto