Ultimo Aggiornamento:
28 gennaio 2023
Iscriviti al nostro Feed RSS

Argomenti

Abuso di antibiotici: 700.000 decessi nel Mondo, 33.000 in Europa, 10.000 in Italia

Francesco Domenico Capizzi * - 01.06.2022

La pandemia ha determinato un ulteriore abuso di antibiotici, cui corrisponde l’incremento dell’antibiotico-resistenza. Porre un limite a questo fenomeno rappresenta una delle priorità assolute in ambito socio-sanitario  (International Translational Research and Medical Education, Albert Einstein Institute of Medicine, maggio 2022).
Nel complesso gli antibiotici sono risultati del tutto inutili contro l’infezione da Coronavirus: il loro utilizzo indiscriminato è stato assolutamente improprio, in quanto non compiono alcuna azione diretta o indiretta sul virus, e non hanno trovato giustificazione nemmeno come prevenzione di un'eventuale sovrapposizione batterica polmonare.

Davanti ai segni di un’infezione virale il loro uso, divenuto comune, non poggia su basi scientifiche: contribuisce a favorire la resistenza verso batteri con conseguenti costi in termini di vite umane e socio-sanitari.

Bisogna considerare che l’utilizzo improprio di antibiotici risale all’immediato dopoguerra con la fabbricazione e l’immissione sul mercato dei primi antibiotici (penicillina). La novità del prodotto, uno dei simboli della modernità e dell’incipiente consumismo, ha indotto medici e veterinari ad utilizzare grandi quantità di antibiotici contribuendo con rapida progressione alla resistenza batterica, cioè alla selezione dei peggiori batteri, da cui derivano i resistenti appunto, che sopravvivono leggi tutto

Antropocene, peste suina, guerra

Francesco Domenico Capizzi * - 14.05.2022

E’ percezione comune che la Storia stia rischiando di deragliare: parecchie dozzine le guerre, e focolai, nel Mondo dopo quelle combattute in Corea, Vietnam, Afganistan, ex Jugoslavia, nei territori di Israele-Palestina-Libano-Giordania, Iraq, Siria… mentre falliscono le primavere arabe, s’impennano inquinamenti,  cambiamenti climatici, siccità, carestie, povertà, si susseguono e si intensificano crisi economiche, emigrazioni, si rafforzano e si estendono i regimi illiberali e autoritari che già governano buona parte delle terre emerse, intanto l’Europa e gli organismi internazionali arrancano, gli USA e alleati abbandonano l’Afganistan dopo averlo occupato per vent’anni, la Russia cerca di invadere e dominare l’Ucraina, si profilano ulteriori carestie e insufficienze di fonti energetiche, la pandemia da Covid è tutt’altro che spenta mentre ci si chiede se in autunno dovranno essere adottati obblighi vaccinali, magari con vaccini aggiornati, e misure restrittive con l’uso obbligatorio di mascherine o da utilizzare come semplici orpelli assimilabili agli occhiali da sole e a cappellini variopinti…

Ma si affaccia anche la diffusione a macchia d’olio della peste suina con le inevitabili conseguenze, al momento (sembrerebbe) non pericolosa per gli esseri umani, ma soltanto per maiali e cinghiali, fomentata dalla forsennata caccia al cinghiale, che induce questi animali a migrare con maggiori probabilità di incontro leggi tutto

"Determinanti sociali" a parte

Francesco Domenico Capizzi * - 02.04.2022

“Il giorno dopo non morì nessuno…ventiquattr’ore senza un decesso per malattia, una caduta mortale, un suicidio condotto a buon fine, neppure uno di quegli incidenti automobilistici…” Il paradosso di Josè Saramago, che regge l’intera narrazione (Le intermittenze della morte, Feltrinelli 2012), poggia su un dato epidemiologico reale che, ovviamente, esula dalla visione del Premio Nobel per la Letteratura: non nella tarda età, quale naturale e finale fattore di rischio, a parte i determinanti sociali, risiede la ragione del fine vita, ma nella condizione patogena che, effettivamente, affligge larga parte degli anziani tendendo a ulteriormente diffondersi e ad associarsi stabilendosi, ormai da tempo, come la principale causa di morte.

Entro il 2035 due anziani su dieci saranno affetti da quattro o più malattie, passando da una prevalenza del 9,8% registrata nel 2015 al 17% del 2035, un terzo soffrirà di depressione o di danni cognitivi. Di conseguenza gran parte degli anni di vita guadagnati saranno impegnati in larga misura a diagnosticare e curare più comorbilità, fra cui la crescita del 179,4% delle neo­plasie e del 118,1% del diabete per eccessi di massa corporea e obesità, di cui è affetta 1/3 della popolazione (il 10% in modo “grave”), e per inattività fisica. Queste situazioni rappresentano elevati fattori di rischio per l’attivazione leggi tutto

Scrofole e tocchi regali

Francesco Domenico Capizzi * - 30.03.2022

Per molti secoli credulità, miseria e miracoli si intrecciarono nel rito del toccoregale da parte di cristianissimi re taumaturghi di mezza Europa: pseudo-liturgie di piazza intendevano esaudire le suppliche di tanti che, impotenti, si affidavano fiduciosi all’autorità suprema che volentieri elargiva tocchi benefici e benedizioni paterne (M. Bloch, I re taumaturghi, Einaudi 2016). Il senso del miracolo sussisteva nel rito, ben codificato, la cui efficacia veniva confermata e sostenuta da sporadiche guarigioni delle scrofole per merito, in verità, non del tocco ma della ippocratica vis sanatrix naturae, spontanea risorsa in soccorso a taumaturghi antichi, moderni e contemporanei.

Il senso dell’evento salvifico si attenuò quando Robert Koch, il 24 marzo 1882 (ricorrenza oggi celebrata come “Giornata mondiale contro la Tbc”), annunciò la scoperta del Mycobacterium tuberculosis ed evaporò quando, conferitigli Premio Nobel e Laurea ad Honorem dall’Alma Mater Studiorum di Bologna nel 1905, fu riconosciuta l’etiologia infettiva di emoftoe, emottisi e scrofole. Poi entrarono nella pratica clinica metodi adiuvanti quale l’induzione meccanica del pneumotorace, inventato da Carlo Forlanini a Pavia nel 1882, e le cure d’aria ed elioterapie che gli abbienti ricevevano in esclusivi alberghi svizzeri, austriaci e meranesi, mentre intanto si costruivano i primi leggi tutto

Gli spettri della guerra

Francesco Domenico Capizzi * - 23.03.2022

Ogni guerra tende a dilatare, nel tempo e nello spazio, il proprio spettro di azione tanto che le devastazioni socio-sanitarie colpiscono mortalmente nove persone su una deceduta direttamente a causa delle incursioni belliche (OMS).  A questo tragico fenomeno sono ascrivibili la regressione dei Servizi pubblici di assistenza e controllo, le deficienze sanitarie, la divaricazione nelle diseguaglianze sociali, la crescita esponenziale della povertà, le instabilità politico-istituzionali conseguenti, le migrazioni forzate foriere di rapide e lunghe scie di diffusioni di malattie infettive. Bisogna segnalare che queste regressioni si instaurano, in toni meno drammatici ma sempre inquietanti, nelle condizioni di difficoltà politico-economiche. In Venezuela, ad esempio, la crisi acuta di qualche anno fa, e ormai cronicizzata, ha determinato un numero significativo di infezioni da poliomielite, la ricomparsa della malattia tubercolare e una significativa impennata della mortalità infantile per malattie esantematiche.

Nell’attuale guerra perpetrata dall’esercito russo nei confronti dell’Ucraina i rischi a cui si è fatto cenno sono tutti presenti per l’intero Paese aggredito, ma anche per i Paesi limitrofi e per tutta l’Europa con possibili soffusioni che vanno ad irraggiarsi all’intero globo, viste le facili e insopprimibili opportunità di emigrazione e di immigrazione dentro e fuori i continenti con conseguenti funzioni vettoriali. leggi tutto

Chirurgia di guerra, guerra chirurgica, dignità umana

Francesco Domenico Capizzi * - 12.03.2022

Francesco Durante, docente di Chirurgia generale nell’Università di Roma, nell’approssimarsi della guerra, poi divenuta la prima mondiale, avvertì l’opportunità di dettare una serie di lezioni teorico-pratiche di “Chirurgia di guerra”: il clima politico internazionale già arroventato s’era impennato per i fatti di Sarajevo mentre gli Imperi centrali preparavano giù da tempo il ricorso alle armi e le “arti chirurgiche” dovevano mantenersi aggiornate sulle conseguenze lesive inferte dalle nuove tecnologie militari. Ad esemplare modello clinico si prestava l’abbondante crescente casistica di politraumi fornita dalla fiorente industrializzazione.

Configurato l’ospedale da campo, la sua essenziale organizzazione paramilitare, simpatetica a questa branca della Medicina, la prevedibile attività operatoria estesa ad ogni regione anatomica ed apparato, il docente-chirurgo impartiva insegnamenti su buona pratica clinica e destrezza nelle molteplici tecniche operatorie, anche a fronte di improvvise ondate di feriti e moribondi dopo scontri all’arma bianca, scoppi e bombardamenti. Raccomandava di privilegiare nelle cure “coloro che potevano farcela”: sarebbe risultato un grave errore impegnare risorse umane e materiali in procedure estenuanti leggi tutto

Eutanasia, corte costituzionale, parlamento

Francesco Domenico Capizzi * - 23.02.2022

Capita di trovarsi davanti a persone con estrema sofferenza fisica, raramente psico-fisica, senza alcuna speranza verso il futuro e il recupero di consapevolezza di sé stessi, e chiedersi che cosa poter fare e augurare: impossibile restare estranei, magari disquisendo su diritti e doveri, principi religiosi o agnostici. Piuttosto diventa naturale sperare nella morte come atto risolutivo dettato da sentimenti di carità e compassione umana nell’immanente debolezza e povertà collettiva di fronte al mistero della vita e del suo rovescio.

Resta difficile, comunque, in ogni situazione data e per chiunque, distin­guere il limite estremamente sottile che separa l’eutanasia passiva (non-accanimento terapeutico ed effetti nocivi della se­dazione profonda) dall’eutanasia attiva (somministrazione di un farmaco letale). Di fronte a ma­lati ridotti a gusci pietrificati, che percorrono sentieri di sofferenza in tempi e spazi desolati e immobili, soltanto la deontologia medica ippocratica può travalicare definizioni, normative, atti istituzionali, fondamentalismi giuridici e religiosi e tattiche politiche se la morte provocata, nelle intenzioni, assumesse la prospettiva di un’azione dettata da carità e compassione.

Libertà di coscienza e principio di autodeterminazione sono alla base di ogni scelta attuata di fronte alla irreversibilità della condizione clinica constatata: l’eutanasia attiva, quale intervento intenzionale e programmato, leggi tutto

Il paradosso di Achille e la tartaruga

Francesco Domenico Capizzi * - 12.02.2022

In Italia ogni anno vengono diagnosticati oltre 377.000 nuovi casi di tumore, esclusi quelli d’origine cutanea: nel complesso una persona di sesso maschile su due e una femminile su tre ne risultano affetti nel corso della vita; di questi, il 10% in persone con età sotto i quarantanove anni, il 39% dai cinquanta ai sessantanove anni, il 51% negli ultrasettantenni. La sopravvivenza media, considerando tutta la “platea neoplastica”, si attesta sul 60% entro i cinque anni dalla diagnosi, con una tendenza a lievi miglioramenti delle prognosi nell’ultimo decennio per merito di screening, che favoriscono la diagnosi precoce, esistenza del Servizio sanitario universalistico e disponibilità di terapie e tecnologie specifiche indirizzate al controllo delle oltre 40 differenti tipologie di neoplasia.

Non è casuale che in questo campo l’Italia si attesti al primo posto in Europa con  i 1.300 prodotti antineoplastici in fase di sviluppo clinico, il numero elevato di sperimentazioni cliniche autorizzate e per l’ammontare di investimenti in innovazioni farmacologiche e tecnologiche, tante e tali da tenere fronte alla crisi economica contribuendo all’economia nazionale con circa il 10% del PIL (AIFA 2020). Non è neppure casuale che la spesa per i soli farmaci oncologici sia passata, nell’ultimo decennio, da 1 miliardo a 4,5 miliardi di euro e che il costo oncologico complessivo, a leggi tutto

Sulla buona strada verso la catastrofe?

Francesco Domenico Capizzi * - 02.02.2022

Al termine del ‘700 un grande chirurgo, John Hunterartificiere della Medicina per attitudine professionale, ciononostante, sosteneva dalla sua cattedra nell’Università di Londra che “la chirurgia è come l’azione armata che affronta con la forza quanto una società civilizzata può risolvere mediante una strategia” (Storia della Medicina, Feltrinelli 1977). La sua esperienza clinica era iniziata a Glasgow e continuata a Londra nel mezzo della crescita esponenziale della rivoluzione industriale, accompagnata dalla spropositata frequenza di politraumi e tragedie che si abbattevano quotidianamente su tanti lavoratori.

In sostanza, Hunter anteponeva alla sua opera di chirurgo, come fattori di fondo limitanti e risolutivi, l’organizzazione del lavoro, la sua sicurezza e la tutela dei lavoratori da raggiungere mediante la supremazia della Politica e delle Istituzioni sulle procedure terapeutiche e prima ancora di ricorrere ad amputazioni e riparazioni tissutali, per quell’epoca alquanto rischiose e incerte nei risultati.

Venne posta da Hunter una questione pratica basata sul buon senso, non soltanto ispirata dal Giuramento ippocratico: analizzare le origini di tanta carneficina e concertare una soluzione adatta alla sicurezza del lavoro senza rinunciare all’industrializzazione del Paese.

Dopo due secoli e mezzo, oggi, la sicurezza sul lavoro è ben lontana da una svolta: si registrano oltre tre decessi al giorno, quasi 500.000 infortuni leggi tutto

Il medico resta un esile segmento della Medicina

Francesco Domenico Capizzi * - 26.01.2022

Dal Piemonte alla Sicilia si susseguono minacce, intimidazioni, violenze verbali, insulti ed aggressioni a medici ed infermieri addetti, spesso volontari, alle vaccinazioni anti-covid. Un fenomeno analogo si registra anche nei confronti di immunologi ed infettivologi, giornalisti e uomini politici che partecipano a trasmissioni televisive o via radio dedicate alla pandemia. In qualche caso il Ministro dell’interno ha ritenuto di dovere ricorrere ai servizi di scorta.

 In alcuni Ospedali e Poliambulatori -in Bologna, Ancona, Pesaro, Rovigo, ecc. – dopo assalimenti al grido "No obbligo vaccinale e no green pass…libertà libertà libertà" le autorità preposte si sono sentite in obbligo di assumere personale addetto alla sicurezza e fare impiantare sistemi di audio-video-registrazione e di allarme.  

Appena varata la obbligatorietà vaccinale per gli ultra cinquantenni si sono avute contestazioni, sebbene in numero esiguo negli spazi dedicati, rivolte al personale sanitario come se ognuno e tutti insieme rappresentassero l’intero Governo e fossero complici di dittature sanitarie e alle dipendenze di poteri forti di varia natura.

Le frasi raccolte, personalmente, da Colleghe e Colleghi volontariamente resisi vaccinatori, sparsi in tante Regioni italiane, sono riassumibili in: “io non firmo il consenso perché è lei che si deve assumere la responsabilità di quello che mi sta facendo e leggi tutto