Ultimo Aggiornamento:
01 agosto 2020
Iscriviti al nostro Feed RSS

Argomenti

Che strana scienza

Stefano Zan * - 16.05.2020

Proviamo a mettere insieme le cose che sappiamo e quelle che non sappiamo del Covid 19, così come ci sono state raccontate in questi ultimi mesi dai diversi organi di informazione, nonché dalle comunicazioni ufficiali della Protezione Civile.

Non abbiamo ancora alcuna certezza su dove, come e quando sia iniziata la diffusione del virus (probabilmente) in Cina.

Non abbiamo alcuna certezza su dove, come e quando sia iniziata la diffusione del virus in Italia. Sono sempre più numerose le ipotesi che dicono che il mitico paziente 1 di Codogno non fosse affatto il primo contagiato in Italia.

Anche sui tempi e le modalità di contagio, su quando e per quanto tempo una persona che ha contratto il virus, magari in modalità asintomatica, sia contagiosa, ci sono diverse opinioni.

Sull’efficacia dell’uso delle mascherine, e di quali mascherine, si è discusso per settimane con pareri molto difformi fino a giungere alla conclusione, più da parte dei politici che degli specialisti, che era opportuno utilizzarle, tanto che qualche governatore le ha rese obbligatorie anche per strada.

I dati sull’andamento dell’epidemia forniti quotidianamente dalla protezione civile sono palesemente scarsamente attendibili. Non sappiamo quanti sono davvero i contagiati, che spesso sono asintomatici e comunque variano al variare del leggi tutto

Morire di fame ai tempi del coronavirus: rapporto globale 2020 sulle crisi alimentari

Lucia Conti * - 16.05.2020

La peste, giunta dall’Oriente…viaggiava senza fretta, al suono delle campane, come un’imperatrice… infondeva un elemento di insolente eguaglianza nell’esistenza di tutti”.

Così Zenone, l’alchimista-medico dell’Opera al Nero di Marguerite Yourcenar, imbattendosi nella peste in Germania, curando poveri e potenti le attribuisce il potere di azzerare le diseguaglianze, spargendo morte senza distinzione alcuna. Oggi, ai tempi del coronavirus, è frequente fare un parallelo fra le pandemie epocali, ma è proprio vero che azzerino ogni differenza? Siamo tutti sulla stessa barca o le pandemie si sommano a fragilità pregresse dovute ad altre cause? In una pandemia è il confinamento la misura globalmente adeguata di contenimento?

Nelle ultime settimane un altro quesito è balzato all’occhio del lettore attento da articoli di varie testate, dal New York Times al The Economist a BBC News: “Morire di fame o di coronavirus?”.

Un servizio del 27 marzo su BBC News riportava la decisione di Messico e Nicaragua di non adottare misure di confinamento, mentre altri paesi latinoamericani annunciavano la chiusura delle frontiere ed il coprifuoco. I presidenti Obrador e Ortega, la cui decisione ha suscitato un coro di critiche, nell'esporre le loro strategie leggi tutto

La ragione e la spada

Francesco Domenico Capizzi * - 13.05.2020

“Ascoltate il piccolo sapiente…vi dirà che i problemi non si risolvono, ma si decidono. E' come dire che il nodo aggrovigliatissimo dei problemi dell'uomo nella società di oggi, non essendo possibile scioglierlo bisogna tagliarlo. Ma, appunto, per tagliarlo non è necessaria la ragione…basta la spada  (N. Bobbio, Politica e cultura, Biblioteca Einaudi 2005). Questo pensiero e metodo applicato al principio fondamentale del Diritto alla Salute illumina la sua avvenuta derubricazione al semplice Dirit­to all’assistenza sanitaria, necessaria di fronte alla malattia conclamata, del tutto insufficiente a causa dello aggrovigliatissimo nodo da sciogliere: appunto, il Diritto alla salute inteso come stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non come semplice assenza di malattia" (Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, Organizzazione Mondiale della Sanità, 1948).

Nelle nostre realtà politico-istituzionali le diffuse grandi patologie vengono affrontate comunemente, come insegna anche l’esplosione pandemica in corso che stenta a sparire, in modo analogo ai vasti conflitti sociali: si utilizzano modalità emergenziali, molto spesso non tene­ndo conto dell’origine degli stessi, anzi derubricandoli istintivamente nell’ambito del mantenimento dell’ordine pubblico. Il nodo è, leggi tutto

“Siamo, dunque pensiamoci”

Massimo Nava * - 09.05.2020

“Cogito, ergo sum”, penso dunque sono, diceva Cartesio. Proviamo a rovesciare la sentenza al tempo del coronavirus: sono, dunque penso. Il filosofo francese intendeva dimostrare che la possibilità di pensare, e di «pensarsi» come individuo, offrisse la certezza assoluta, il principio basilare, dell’esistenza umana. Se esistiamo come esseri pensanti, è dunque scontata la capacità di pensare. E da qui discende la capacità di utilizzare le potenzialità della mente e finalizzarle al bene individuale. Ma se entrano in gioco l’etica, la responsabilità, l’imperativo kantiano di agire per il bene, le potenzialità della mente dovrebbero essere finalizzate anche al bene collettivo.

L’epidemia che stiamo affrontando ci dice che Cartesio e Kant hanno sempre più argomenti in comune. (Il lettore perdonerà la sintesi superficiale di studi liceali e universitari), in quanto bene individuale e bene collettivo sono sempre meno distanti, a prescindere da valutazioni politiche o ideologica sul sistema e sul modello di società in cui si vive.

Continuiamo ovviamente a pensarci come individui singoli, ma esistiamo sempre meno come individui separati dagli altri. Il confinamento in un certo senso ci ha avvicinato: sentiamo un comune destino, ci “vediamo” più spesso in gruppo, sui social e grazie alle nuove tecnologie dialoghiamo a distanze planetarie, leggi tutto

L’ora difficile dell’Europa fra pandemia e globalizzazione

Francesco Cannatà * - 09.05.2020

Frontiere, globalizzazione, debito. Il Coronavirus ha rimesso con forza in primo piano le questioni che in Europa da oltre un decennio dividono l’opinione pubblica. Da questa crisi gli europei ne usciranno mortalmente disuniti? Sarà ancora possibile pensare il continente in termini comuni in modo da contare negli affari mondiali? Tutti gli Stati membri condividono questo obiettivo ? Per restare all’attualità, gli Stati dell’eurozona hanno disperatamente bisogno, se pur in modi differenti, di fondi per finanziare le misure anti pandemia. Finora le molteplici crisi vissute dal continente hanno avuto denominatori comuni. Di qualsiasi cosa si tratti: banche, debito sovrano, immigrazione, rifugiati, sicurezza oppure, come ora, l’epidemia, l’UE agisce con grandi difficoltà. In ogni dibattito i singoli Stati prendono posizioni differenti. Alla base di questa disunione vi è quello che appare sempre più come il peccato originale dell’Unione. L’UE non riesce a darsi legami di solidarietà e legittimità paragonabili a quelli dello Stato nazionale. Nel suo modello ideal-tipico, lo Stato nazionale ha dato vita a comunità in cui decisioni anche gravose della maggioranza sono state normalmente accettate dalla minoranza in quanto da questa ritenute legittime. Altrettanto è successo con la solidarietà economica. Distribuzione e trasferimenti di reddito sono stati condivisi dall’insieme della cittadinanza poiché valutati leggi tutto

Virus e politica

Stefano Zan * - 06.05.2020

Premesso che trovo la cronaca internazionale dei principali quotidiani negli ultimi due mesi di una pochezza e di una omogeneità (per usare un eufemismo) davvero sorprendente, segno evidente che lavorano da casa su fonti secondarie e su agenzie, mi sembra si possa dire che tutti gli Stati stanno affrontando due questioni politiche di fondo nella gestione della progressiva uscita dalla fase di emergenza di contrasto alla diffusione della pandemia.

La prima questione riguarda il tasso di diffusione del contagio tollerabile con la ripresa, ancorché parziale e graduale, delle attività economiche e della mobilità dei cittadini. E’ evidente a tutti che il contagio e la diffusione del virus sono tutt’altro che terminati così come è altrettanto evidente che il blocco che ha caratterizzato gli ultimi due mesi non è più sostenibile né sul piano economico né su quello sociale. Il punto diventa quello di scegliere, e in questo senso è un’operazione squisitamente politica, quale grado di diffusione del virus è tollerabile con un allentamento delle restrizioni che hanno caratterizzato la fase di emergenza.  Anche se la scelta viene in larga misura e con grande ambiguità riversata sui tecnici, in realtà oggi sono i politici che devono decidere quale e quanta diffusione del virus è compatibile con leggi tutto

Cittadini del mondo

Francesco Domenico Capizzi * - 06.05.2020

Dopo quasi due millenni bisogna plaudire l’imperatore Marco Aurelio quando sostiene che “schiavo è colui che si sente sottomesso ad una natura capricciosa, cittadino del Mondo è chi riconosce di vivere in mezzo ad una natura governata da leggi rigorose” (I Pensieri”, Mondadori 1974). L’aforisma è quanto mai attuale perché dà origine ad interpretazioni opposte degli eventi “naturali” che si susseguono, fra cui l’attuale pandemia. La visione capricciosa della natura rende l’organizzazione sociale rigida, nello stesso tempo incerta, financo evanescente, e favorisce la concezione misterica dei molti mali che attanagliano i popoli: guerre, carestie, razzismi, sfruttamenti, diseguaglianze, dittature, malattie, epidemie...

E’ quanto è accaduto nel corso dell’emergenza attuale: prima e dopo l’evento acuto scaturito in Cina ha prevalso l’inerzia, finalmente sono state adottate misure organizzativo-socio-sanitarie di contrasto mentre si andavano affinando misure cautelative e strumenti diagnostico-terapeutici. A parte l’incertezza iniziale, tutto ben fatto di fronte alla pandemia conclamata, preceduta dall’epidemia in Wuhan che qualcosa avrebbe dovuto insegnare sotto ogni punto di vista, scientifico e operativo.

E’ bene osservare che le epidemie osservano una certa ciclicità e la loro insorgenza e i loro effetti clinici sono sufficientemente prevedibili e, almeno in parte, conosciuti, evitabili e prevenibili. Sta nell’incrocio del virus con gravi guasti ambientali e defedamenti leggi tutto

Un errore di comunicazione

Luca Tentoni - 02.05.2020

Il presidente del Consiglio Conte ha presentato in televisione i provvedimenti per la "fase due" dell'emergenza legata al Covid-19, ma ha commesso errori di comunicazione e qualche imprudenza sul piano politico. Sul merito, le scelte si possono discutere: secondo alcuni sono poco tempestive, secondo altri ci vorrebbe maggior prudenza; inoltre, non si comprende bene se siano un compromesso fra una decisione politica e le indicazioni degli esperti o frutto più della prima o più delle seconde; infine, non si capisce perché, pochi minuti dopo la conferenza stampa, un piccolo partito della maggioranza (Italia viva, che ha una forte vocazione all'opposizione pur restando al governo) abbia criticato aspramente - se non sconfessato - alcune decisioni inerenti alla "fase due" e che lo stesso Pd, una volta letta la nota della Cei, si sia affrettato a invitare il governo a correggere la rotta sulle celebrazioni religiose (i leader della maggioranza non erano al corrente delle misure adottate?). Conte è apparso involuto, incerto, quasi timoroso nel presentare una fase due che in realtà sembra più una versione 1.2. della precedente; così, la parte relativa alle maggiori aperture (quelle nel mondo produttivo) è finita annacquata nell'ambiguità delle visite ai "congiunti", nel pasticcio relativo alla Messa domenicale (ingenerato anche dopo leggi tutto

Ne usciremo migliori? Forse

Massimo Nava * - 02.05.2020

Alzi la mano chi avrebbe scommesso - dopo anni di austerità imposta dall’Europa e di miserabili calcoli decimali sull’aumento del Pil e tagli della spesa pubblica - di vedere piovere tanti soldi sul Paese e un’Europa   solidale e capace di mobilitare eccezionali risorse. In poche settimane, è stato messo in soffitta il Patto di Stabilità e persino la Germania ha deciso di indebitarsi, rinunciando al totem del pareggio di bilancio.

 E’ vero, arrivano miliardi di euro che serviranno a riparare i danni dell’epidemia e dare una mano ai settori industriali e alle categorie sociali più colpite. Ma, se saremo capaci di spenderli e se saranno impiegati bene, contribuiranno a costruire un modello di sviluppo più sostenibile, partendo dalla prevenzione delle emergenze (i cui limiti sono stati messi in tragica evidenza in queste settimane) e da una forte presa di coscienza delle cause ambientali che hanno contribuito alla diffusione del virus: inquinamento, congestione territoriale, falle nel sistema sanitario, tragica incuria nella gestione delle case di riposo.

Lo slogan “andrà tutto bene” era un incoraggiamento, ma “nulla sarà come prima” potrebbe rivelarsi un impegno etico e politico, per cambiare comportamenti collettivi nella direzione che da troppo tempo indichiamo soltanto a parole.

Il virus ha imposto leggi tutto

Coronavirus: burocrazia e cittadini

Francesco Provinciali * - 02.05.2020

Che sia stato generato dal passaggio dal pipistrello all’uomo, scappato per errore dal laboratorio di Wuhan o - come sostengono i complottisti - usato come arma biologica, il Coronavirus è nato in Cina e si è poi propagato in ogni angolo del pianeta.

Non risulta che l’OMS o la Comunità Internazionale abbiano attivato azioni di protesta nei confronti del regime cinese, nonostante la presenza di accordi e protocolli internazionali che prevedevano la comunicazione immediata ai Governi mondiali dell’avvenuto contagio, della virosi in atto e delle misure atte al suo contenimento. Nelle comparizioni televisive del Presidente del Consiglio o dei Ministri e sottosegretari- cioè degli organi politici preposti a farlo- non risulta che sia stata espressa pubblicamente la minima rimostranza per gli undici (e forse più) gg di ritardo che la Cina si è presa per comunicare al mondo la genesi del virus e i pericoli del contagio. In Parlamento nessun dibattito su questo aspetto fondamentale della responsabilità oggettiva della pandemia è stato affrontato a fondo, ne’ risulta  che lo abbiano fatto l’OMS, l’Europa, l’ONU, le istituzioni governative e di controllo a livello mondiale.

Fatta eccezione per alcuni attacchi di Trump, l’iniziativa dell’Europa tramite la piattaforma EuVsDisinfo (come leggi tutto