Ultimo Aggiornamento:
20 ottobre 2021
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Argomenti

Un nuovo sistema politico?

Paolo Pombeni - 04.11.2020

Forse non meraviglierà quelli che hanno continuato a dire che dopo l’epidemia nulla sarà più come prima, ma una qualche riflessione su quello che sta avvenendo in questa nuova fase della pandemia varrebbe la pena di farla. Non si tratta di fermarsi a valutare i vari scivoloni compiuti dal governo, come è stato con l’assenza di organizzazione realistica della ripresa d’autunno, o di sottolineare le trovate cervellotiche di qualche governatore che voleva limitare drasticamente le libertà delle persone dai 70 anni in su, dimenticando che le libertà personali non sono comprimibili nel nostro sistema costituzionale se non sulla base di condizioni in essere e non di possibilità ipotetiche di pericolo.

Qui vogliamo attirare l’attenzione su alcuni elementi che si stanno manifestando nel campo dell’esercizio degli equilibri dei poteri. L’ennesimo ricorso al meccanismo dei DPCM, una fonte legislativa secondaria, senza che evidentemente ci sia alcuna necessità di urgenza immediata, visto che si tratta di provvedimenti che ci mettono del tempo ad essere partoriti, pone non pochi problemi. Soprattutto ora che finalmente si è realizzato che è una procedura che va parlamentarizzata. Qui chi ha un minimo di competenze giuridiche sa (e l’ha ricordato il sen. Quagliariello nel dibattito di lunedì pomeriggio) che la nostra costituzione leggi tutto

Il virus influisce anche sull'analisi politica

Luca Tentoni - 31.10.2020

Se l'analisi politica è normalmente difficile, dovendo tenere conto di molteplici fattori che non riguardano solo i partiti ma anche le istituzioni, la società, l'economia, il contesto internazionale, in questi tempi di pandemia e di disorientamento tutto diventa più complesso. Gli attori politici sono costretti a cambiare registro: così, nessuno può dire più che col reddito di cittadinanza la povertà è abolita (M5s), che dobbiamo fermare a tutti i costi gli immigrati che arrivano sulle coste italiane (come se non entrassero anche via terra, in numero ancor maggiore), causa presunta di tutti i mali e i problemi del Paese (Lega-FdI) perché l'agenda è cambiata e il "pubblico" (così è reputato l'elettorato, spesso) non segue più la musica di un anno fa, diventata improvvisamente démodé. Dopo goffi tentativi di sbilanciarsi sulla necessità di "aprire tutto" e "chiudere tutto" a giorni alterni (si è visto a marzo che certe dichiarazioni di leader di vario colore politico mutavano repentinamente, creando un effetto che in altre circostanze - non tragiche come quelle - sarebbe stato comico), si è passati ad altro. C'è chi ancora parla di rimpasto (sottovoce, però, perché forse al Quirinale l'ipotesi non trova udienza) o ripete il solito giochino di sfilarsi subito dopo un'intesa (Renzi, che ormai fa leggi tutto

Davanti ad un futuro problematico

Paolo Pombeni - 28.10.2020

L’ennesimo DPCM non ha ristabilito alcuna tranquillità nel rapporto fra politica e società. Più passa il tempo, più la questione centrale diventa la problematicità del futuro che abbiamo davanti: nessuno riesce a proporre un orizzonte verso cui muoversi.  Nella prima fase della pandemia ci si è cullati nel famoso slogan “andrà tutto bene”: sottintendeva che l’attacco del Covid 19 fosse un fenomeno momentaneo a cui certo si era dovuto reagire con misure sgradevoli, ma per un tempo limitato e una fase passeggera. Costi ce ne sarebbero stati, ma il sistema, grazie anche agli aiuti europei, sarebbe poi stato in grado di farvi fronte. Nel subconscio collettivo si pensava ad una emergenza tipo le catastrofi naturali: sono pesanti, a volte terribili, ma finiscono relativamente presto (soprattutto per chi non ne è toccato direttamente e poi si torna come prima).

Del resto quel che è accaduto in estate e la sua stessa coda con le elezioni settembrine sembravano confermare questa impressione. Adesso la seconda ondata ha distrutto questa percezione e il subconscio collettivo pensa più o meno che non sappiamo come si andrà a finire. E’ questo cambiamento che ha spiazzato la politica, tanto per le forze che stanno al governo, quanto per quelle che si collocano all’opposizione. leggi tutto

Una democrazia popolare per salvare l’ideale democratico…o no?

Carlo Marsonet * - 28.10.2020

Sergio Labate, docente di filosofia teoretica presso l’Università di Macerata, prende di petto il tema ormai onnipervasivo del populismo in un agile volumetto uscito nella collana “Astrolabio” di “Salerno Editrice”: “La virtù democratica. Un rimedio al populismo” (2019, pp. 104). Come esplicitato fin dal titolo, il volume tenta di elaborare una risposta “militante”, scrive Labate, e non solo formale, alla crisi della democrazia: «solo una democrazia popolare può salvare l’ideale democratico dall’oligarchia o dal populismo». Ma cosa egli intende con “ideale democratico” da rigenerare tramite un’infusione di “democrazia popolare”? La definizione più prossima la rinviene in Gramsci, e più precisamente nel dodicesimo quaderno dal carcere: «la tendenza democratica, intrinsecamente, non può solo significare che un operaio manovale diventa qualificato, ma che ogni “cittadino” può diventare governante e che la società lo pone, sia pure astrattamente, nelle condizioni generali per poterlo diventare: la democrazia politica – conclude Gramsci – tende a far coincidere governanti e governati (nel senso del governo col consenso dei governati)».

Nella tesi sostenuta da Labate vi è una buona dose di pedagogia politica: in sostanza, affinché una democrazia funzioni, ogni cittadino dovrebbe cercare di migliorare le proprie qualità o, se si preferisce, leggi tutto

La questione del voto a distanza

Luca Tentoni - 24.10.2020

Le assenze in Parlamento dovute al contagio da Covid 19 o da quarantena precauzionale cominciano ad essere troppe, soprattutto considerando che il margine della maggioranza non è così ampio (in Senato; alla Camera, pur essendo rassicurante, non ha evitato la mancanza del numero legale, tempo fa). L'idea di conteggiare questi assenti come in missione può andar bene per assicurare la validità delle sedute, ma una sproporzione fra contagiati o parlamentari in quarantena di maggioranza e opposizione può rovesciare i rapporti di forza: non per motivi politici - il che sarebbe accettabile - ma per una semplice - inaccettabile - casualità. Ecco perché il senatore del Pd Stefano Ceccanti sta raccogliendo le firme dei suoi colleghi per dare il via al voto a distanza, che in altri paesi è stato già sperimentato. Eppure, il centrodestra (in particolare la destra neomissina di FdI e quella leghista) non vuole introdurre deroghe alla normale procedura. Tuttavia, è bene ricordare che - in occasione della legge contro l'omofobia - il rinvio dei lavori parlamentari è stato chiesto proprio dal centrodestra (che un po' temeva di soccombere e un po' voleva rinviare sine die il varo di un testo molto sgradito a Salvini e Meloni). Poiché la concordia e il "disarmo bilaterale" della prima fase della pandemia è leggi tutto

Senza visione

Paolo Pombeni - 21.10.2020

L’emergenza contagi è preoccupante, non sarebbe più tempo di attese per vedere come si evolverà, ma di azioni per metterla sotto controllo e possibilmente bloccarla. Il governo ricorre al solito sistema dei DPCM con la solita scusa che occorre fare presto. Peccato che poi i testi escano a sprazzi e bocconi, rivisti più volte, ed entrino in vigore almeno per varie norme dopo un qualche lasso di tempo. L’interlocuzione poi è solo con il Comitato Tecnico Scientifico, non esattamente un organismo di assoluta autorevolezza, visto che siamo invasi da opinioni le più varie e contrastanti di virologi e assimilati che vantano, almeno in non pochi casi, altrettanta se non maggiore autorevolezza scientifica dei membri del Cts.

Con le opposizioni non c’è uno straccio di confronto, neppure per snidarle dai loro numerosi e in parte assurdi preconcetti. Eppure il primo dovere della politica sarebbe in questo momento lavorare alla costruzione di un consenso nazionale, senza il quale difficilmente si potrà ottenere dalla popolazione una cooperazione convinta alla lotta contro il virus. Ci sono cose anche banali che un governo potrebbe fare: per esempio costruire un forum che coinvolga tutti i virologi e assimilati che sono presenti nel dibattito pubblico per costringerli a confrontarsi leggi tutto

Politica, società e "seconda ondata"

Luca Tentoni - 17.10.2020

Se appare verosimile che la gestione delle fasi uno e due (soprattutto la prima) della pandemia abbia portato consensi alla maggioranza di governo e ai presidenti delle regioni (escluso quello lombardo, visti i risultati del centrodestra alle comunali), è però altrettanto probabile che un eventuale nuovo periodo di chiusura e confinamento possa produrre effetti politici (non solo sociali ed economici) dirompenti. In questo momento, infatti, è la memoria a pesare: quando fummo tutti costretti dai fatti al "lockdown" non c'erano precedenti e soprattutto non era stato possibile avere tempo - prima del virus - per approntare difese e contromisure adatte. Ora, invece, sarebbe illusorio ripartire psicologicamente da capo con la stessa speranza di marzo-aprile e con la stessa coesione di allora. Anche la gestione dell'emergenza è diventata, una volta finita la prima fase, un tema di dibattito politico ed è improbabile che, una volta aperto il vaso di Pandora, un nuovo confinamento generale della popolazione non susciti proteste alimentate anche dai partiti di opposizione (in particolare da quelli di destra sovranista). C'è poi, ora la questione di come e da chi far gestire l'enorme flusso di denaro di Next generation EU: le ricette della maggioranza e delle minoranze parlamentari divergono molto, in tal senso. leggi tutto

Cavalcare un futuro di incognite

Paolo Pombeni - 14.10.2020

L’impennata dei contagi che per ora non accenna a spegnersi ha messo in stand by la politica, quella vera naturalmente, perché il piccolo cabotaggio continua. Di esso fanno parte i tormenti, chiamiamoli così, per organizzare la prossima tornata di elezioni comunali che vedono in lizza città molto simboliche a partire da Roma, Milano e Torino, a cui si aggiungono però Bologna, Firenze, Napoli e Trieste.

Non è che di per sé la scelta del sindaco di una grande città sia una faccenda irrilevante, ma quando si tratta di scelte che verranno fatte fra 7-8 mesi, c’è da chiedersi se i partiti si rendano conto che come sarà allora la situazione del paese è una grossa incognita. Per la verità i partiti lo sanno benissimo, solo che scaramanticamente evitano di porsi sino in fondo il problema, proprio perché non hanno elementi per immaginarsi come andrà a finire con questa pandemia che squassa non solo il nostro paese, ma l’intera Europa (e questo non è senza importanza, visto che è sui soldi di Bruxelles che si sta puntando tutto).

Così, verrebbe da dire tanto per ingannare il tempo, le varie forze politiche corrono alla ricerca non del candidato più adatto a gestire una fase difficile, ma di leggi tutto

La riforma elettorale

Luca Tentoni - 10.10.2020

L'ipotesi che, fra le riforme in discussione, venga approvata dal Parlamento una legge elettorale proporzionale con preferenze e soglia d'accesso al 5% è finora remota. Le intenzioni del Pd sembrano un po' diverse da quelle del M5S e di Leu, mentre è ancora da capire se Forza Italia avrà il coraggio - sul Mes sanitario e sulla legge elettorale - di fornire alla maggioranza i voti necessari per compensare quelli eventualmente mancanti a causa di scissioni o defezioni sui singoli provvedimenti. Dando però per scontato ciò che non è, ovvero che la riforma elettorale alla fine sia quella voluta da Zingaretti, resta da domandarsi quali interpreti avremo sulla scena nel 2022 o 2023 quando si voterà. Con la soglia al 5%, la sinistra dovrà provare a costruire un patto col Pd (di confluenza nelle liste, magari accompagnato da una distinzione politica, un po' come fecero un tempo i radicali che si candidarono con i Democratici) mentre Italia viva e i centristi dovranno trovare una collocazione; il tutto, mentre Berlusconi si avvierà a superare gli 85 anni e ad affrontare un'eventuale competizione elettorale guidando Forza Italia (con la prossima legislatura che scadrà nel 2027 o 2028, cioè quando il Cavaliere avrà superato la novantina). A destra, Lega e Fratelli d'Italia resteranno come sono, leggi tutto

Una proposta che merita attenzione

Paolo Pombeni - 07.10.2020

Probabilmente finirà in nulla, come tante altre iniziative del genere. Ci riferiamo alla bozza del disegno di legge costituzionale predisposta dal PD e presentata con una certa solennità la settimana scorsa per poi finire subito nel disinteresse generale. Era il mantenimento della promessa di affiancare il sì al referendum grillino con una proposta di sistemazione di alcune debolezze del nostro sistema parlamentare.

Anche se finirà parcheggiata nei cassetti dei progetti di legge senza sviluppo, visto che al momento nessun partito l’ha degnata di attenzione (poca anche dal PD), la proposta elaborata dal gruppo composto dai parlamentari Ceccanti e Parrini nonché da Luciano Violante e con un contributo esterno del prof. Enzo Cheli merita di essere presa in considerazione perché se fosse approvata rimodellerebbe notevolmente il nostro sistema costituzionale.

Intendiamoci: non c’è nessuna vera rivoluzione, ma solo una razionalizzazione meditata dei nodi che sono presenti nel nostro sistema attuale. Partiamo da un dato che è stato molto pubblicizzato, ma in modo approssimativo: non c’è una vera sistemazione del problema del bicameralismo, ma semplicemente il passaggio ad un monocameralismo articolato.

Al contrario di quanto speravano una parte almeno dei nostri costituenti, non abbiamo mai veramente avuto due Camere che rappresentassero due filiere diverse leggi tutto