Ultimo Aggiornamento:
04 aprile 2020
Iscriviti al nostro Feed RSS

Argomenti

Torna la questione regionale

Paolo Pombeni - 25.09.2019

Il tema del seguito da dare a quanto richiesto da Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna in base a quanto previsto dalla riforma costituzionale che ha introdotto le cosiddette autonomie differenziate è stato giustamente e doverosamente ripreso dal nuovo governo Conte. Nel precedente esecutivo esso era stato messo in capo ad una ministra della Lega, Erika Stefani, vicentina, che in una prima fase aveva operato in maniera accurata, per perdersi poi nel vortice delle polemiche interne alla maggioranza gialloverde anche per il crescere delle pretese dei governatori di Lombardia e Veneto, sicché si era bloccato tutto. Ora la faccenda è nelle mani del nuovo ministro, Francesco Boccia, pugliese, che sembra intenzionato a riprendere in mano la patata bollente.

Ovviamente la polemica politica tende a mettere in scena un cambio di passo fra una ministra di un Nordest con inclinazioni da republichetta autonoma e un ministro del Sud preoccupato di difendere il Meridione dallo svuotamento di risorse che si dice deriverebbe da una promozione delle istanze autonomiste dei cosiddetti “ricchi”.

Messa così, la faccenda diventa una farsa, mentre è urgente il problema di giungere ad un equilibrio nelle scelte per il regionalismo che è stata fatta, un po’ alla carlona, da passati governi tanto di destra quanto di sinistra. leggi tutto

ALICE abita ancora qui

Stefano Zan * - 25.09.2019

Mentre il termine destra mantiene una sua capacità connotativa in grado di rappresentare sinteticamente un blocco sociale presente in tutto l’occidente, il termine sinistra da molti anni ha perso questa capacità connotativa e, al massimo, può rappresentare alcuni gruppi minoritari e nostalgici. La ragione di questa differenza è molto semplice. Coloro che si identificano nella destra sono (tecnicamente) dei conservatori nel senso che conservano valori tradizionali di riferimento che ancora oggi da molti vengono considerati validi e degni di essere rappresentati, tutelati, riproposti. Ancora domenica scorsa la Meloni chiudeva il suo convegno invocando Dio, Patria e Famiglia!

Gli altri, coloro che a vario titolo non si identificano nella destra e anzi la contrastano, non hanno mantenuto i classici valori di riferimento della sinistra classica e costituiscono oggi un fronte, un blocco sociale, un’area politica estremamente variegata, poco omogenea, per molti versi confusa alla ricerca di un sistema di valori che sappia connotarne le caratteristiche salienti. Possiamo chiamarli progressisti, non solo per contrapposizione ai conservatori, ma perché cercano di interpretare in modo nuovo i valori salienti di un mondo che in questi anni è progredito sotto molti punti di vista tanto è vero che sull’arena politica sono apparsi partiti e movimenti che non hanno leggi tutto

Il M5s di governo fra l'incudine e il martello

Luca Tentoni - 21.09.2019

La prova del secondo governo Conte può essere per Di Maio e il M5s più difficile rispetto a quella della maggioranza gialloverde. Per comprendere cosa sia accaduto e cosa possa accadere al bacino elettorale dei Cinquestelle bisogna partire dal risultato del 2018, senza dimenticare quello del 2013 e, ancor prima, senza trascurare il periodo in cui, fra il 2008 e il 2012, si andò formando il nucleo originario e forte del consenso al Movimento. Inizialmente il M5s catturò i voti degli scontenti di sinistra, degli astenuti, di chi non aveva creduto nella scommessa (perduta) della Sinistra Arcobaleno del 2008 e nell'esperienza dell'ultimo governo Prodi (2006-2008). A quel gruppo si aggiunse quello dei giustizialisti rimasti improvvisamente orfani dell'Idv dipietrista (che aveva raggiunto alle europee del 2009 l'8% dei voti, per poi dissolversi rapidamente alla fine del 2012). Con la crisi del 2011-2012 e il crollo del centrodestra arrivarono anche i voti dei delusi del Pdl e di una Lega allora in difficoltà. In questo modo, il M5s si presentò alle politiche del 2013 come un partito "pigliatutto", non di destra e neppure di sinistra, pronto ad accogliere - in nome della diversità rispetto alle forze e alle politiche tradizionali - gli elettori delusi e gli astenuti. Il successo di quella consultazione fu ripetuto leggi tutto

Perché la crisi di governo dello scorso agosto. Una ipotesi contro corrente

Maurizio Griffo * - 21.09.2019

Adesso che il governo Conte bis ha iniziato la sua navigazione, è forse opportuno tornare a interrogarsi sui motivi che hanno indotto il leader della Lega Salvini ad aprire in modo inaspettato la crisi di governo in piena estate, accompagnandola con la richiesta tassativa di elezioni politiche subito.

Pur in una varietà di valutazioni e di apprezzamenti, il giudizio prevalente di quasi tutti i commentatori è che la scelta del leader leghista sia stata una scelta poco felice dettata da un calcolo errato dei fattori in gioco. Anzitutto, Salvini avrebbe commesso un errore di valutazione, immaginando di trovare una sponda immediata nel Partito democratico, interessato anch’esso a nuove elezioni per consolidare e confermare il risultato delle elezioni europee che lo ha visto sopravanzare il movimento 5stelle. Altri osservatori rilevano che Salvini avrebbe trascurato gli attuali equilibri parlamentari, dove i grillini sono e resteranno, per tutta questa legislatura, il partito di maggioranza relativa. Una variante di questo giudizio è che l’esponente leghista, pressato dalla richiesta di una parte consistente del suo partito desideroso di confermare alle elezioni politiche il risultato delle europee, avrebbe sottovalutato il potere discrezionale del Quirinale.

A nostro avviso queste analisi non colgono completamente nel segno. Crediamo infatti che la scelta leggi tutto

Sciame sismico

Paolo Pombeni - 18.09.2019

Come è noto, dopo i terremoti arrivano gli sciami sismici: è il susseguirsi, che può essere anche piuttosto lungo come durata, delle cosiddette scosse di assestamento. È quel che sta accadendo nella politica italiana. Dopo il terremoto del marzo 2018 che ha visto crollare la tenuta dei partiti cardine delle seconda repubblica, abbiamo assistito a continue scosse di assestamento: il governo gialloverde, le elezioni europee, una tornata di amministrative che hanno ripetuto gli scossoni, poi le europee, poi la rottura di Salvini e la nascita di una nuova coalizione apparentemente poco immaginabile, il governo giallorosso, e infine (ma sarà davvero la fine?) la molto annunciata e poi messa improvvisamente in scena con un colpo di teatro uscita di Renzi dal PD.

Il tutto è nel segno di un riequilibrio o di una nuova dislocazione della geografia del territorio politico italiano. In parte, come sempre, si costruisce su macerie già evidenti (quelle del vecchio partito berlusconiano, ma anche dell’estrema sinistra), in parte presenta un panorama di edifici pericolanti che non si capisce bene se cadranno o verranno messi in sicurezza (il PD) e di nuovi edifici o edifici restaurati alla bisogna che non si sa se saranno gli elementi chiave del nuovo skyline (M5S, Lega). leggi tutto

Progressisti o conservatori

Stefano Zan * - 18.09.2019

È lecito collocare i 5Stelle nel fronte dei progressisti? La domanda è semplice, la risposta è molto complessa. Premetto che non ho mai considerato i 5Stelle di sinistra e che nel mio recente volume (Parliamo di politica, Pendragon 2019) li ho collocati tendenzialmente tra i neo conservatori reattivi, ma forse qualcosa sta cambiando e non mi riferisco certo all’attuale alleanza di governo (che potrebbe risultare anche in un semplice espediente tattico).

Prima di entrare nel merito vale la pena ricordare che quello che per comodità espositiva chiamo il fronte dei progressisti, in Italia, Europa, ma anche negli Stati Uniti è un fronte articolato, variegato, (dis)articolato, spesso confuso e a tratti ambiguo che spesso si caratterizza più per l’opposizione alla destra conservatrice ed ancora non ha trovato un partito egemone che lo sappia rappresentare.

L’altro aspetto da ricordare è che il processo di istituzionalizzazione che i 5Stelle stanno vivendo, da movimento antisistema a partito di governo, prevede tra le altre cose anche un processo di stabilizzazione ideologica che ridefinisce e consolida in itinere i veri valori di riferimento. Quelle che molto spesso sono state definite come giravolte, tradimenti, cambiamenti di posizione fanno pienamente parte della stabilizzazione ideologica oltre che, ovviamente, delle contingenze momentanee. leggi tutto

Arcobaleno parlamentare

Luca Tentoni - 14.09.2019

La soluzione della crisi di governo ha dimostrato che, dopo la fine degli storici steccati della Prima Repubblica, sono venuti meno anche quelli (fra coalizioni e famiglie politiche) della Seconda. Era già accaduto lo scorso anno, col patto fra Lega e Cinquestelle: Salvini aveva abbandonato il centrodestra (un atto che fino a pochi anni prima si sarebbe definito "ribaltone", anche se c'era il precedente fresco del 2013-'14, con il Pdl entrato nel governo Letta - sia pure in nome dell'interesse nazionale - lasciando all'opposizione gli alleati) per dar vita ad una combinazione parlamentare col M5s. Sottolineo "parlamentare", perché è proprio nell'attuale legislatura che - per la prima volta nella storia - il principio del governo formato tenendo conto dei numeri alle Camere e non degli steccati ideologici si è pienamente affermato, sublimando - in certo modo, senza accezioni positive e negative - il regime parlamentare. Siamo andati persino oltre la Prima Repubblica: oggi chiunque può allearsi con altri partiti, indipendentemente dalla loro natura ideologica, purché si arrivi a dar vita ad una maggioranza. Come è stato nel 2018, fra due forze che fino al giorno prima si insultavano, così è stato nel 2019, fra partiti che oggi non sono ancora amici (forse non lo saranno mai) ma che si sono contrapposti fino a leggi tutto

Tre civette sul comò

Stefano Zan * - 14.09.2019

Le tre civette sul comò che, in questa temperie politica, possono aiutarci a parlare di politica al di là delle modeste e non esaltanti contingenze quotidiane hanno caratteristiche diverse ma convergenti.

La prima è una questione apparentemente semantica ma che nasconde elementi di valutazione politica che vanno ben al di là dei termini. La classica dicotomia destra-sinistra non tiene più o, meglio, tiene solo per la destra che mantiene le sue connotazioni classiche e universalistiche sia in Italia che all’estero. È invece difficile parlare di sinistra che, sia in Italia che in Europa, ha perso ormai molte delle sue connotazioni tradizionali e, secondo alcuni, annovera al suo interno anche partiti come i 5 Stelle che, come ho scritto nel mio libro, mi rifiuto, analiticamente, di considerare di sinistra. Diventa tutto molto più semplice e convincente se chiamiamo il fronte di destra quello dei "conservatori" (strettamente intesi) e l’altro quello dei "progressisti" (al momento latamente intesi).

La contrapposizione tra conservatori e progressisti ci consente di individuare gli elementi caratterizzanti, per differenza, degli uni e degli altri (la seconda civetta sul comò) nonché di intravedere possibili spazi di convergenza strategica tra PD e 5Stelle nel medio termine.

I conservatori insistono e insisteranno su sovranismo, lotta ai migranti, leggi tutto

Ancora una riforma della legge elettorale

Paolo Pombeni - 11.09.2019

La scelta sembra essere quella classica fra la padella e la brace: ci riferiamo alla ennesima riforma della legge elettorale che il nuovo governo Conte programma per rendere accettabile il taglio del numero dei parlamentari imposto dai Cinque Stelle. Come si sa quella è una riforma costituzionale a cui manca solo un ultimo passaggio parlamentare per essere approvata. È figlia del populismo becero che considera i parlamentari dei profittatori che occupano poltrone senza averne titolo, sicché meno sono meglio è: si risparmia! Nella passata coalizione la Lega non ebbe problemi a sostenerla per varie ragioni: da quella furbesca che era consapevole che tanto poi ci sarebbe stato un referendum confermativo con buone probabilità che fosse annullata, a quella più politica secondo cui il taglio dei parlamentari a legge elettorale invariata conteneva una svolta implicita verso il sistema maggioritario, il che poteva dare a Salvini quella vittoria secca a cui anelava.

Il PD si era sempre detto contrario a pasticciate torsioni maggioritarie ed aveva votato contro la riforma grillina, ma per concludere il patto di coalizione con M5S ha dovuto accettare che il taglio del numero dei parlamentari rientrasse nel programma di governo ottenendo solo che fosse accompagnato da una revisione della legge elettorale vigente. leggi tutto

Il populismo in Italia? È tutt’altro che finito

Carlo Marsonet * - 11.09.2019

L’alleanza ai limiti del reale tra M5S e PD ha ormai trovato la sua compiuta realizzazione nella formazione del nuovo governo. Tale conclusione non può che destare più di qualche perplessità, giacché lo scontro frontale tra i due neo-alleati è sembrato per lungo tempo assai veemente. Alla fine, però, il desiderio di ostracizzare la Lega salviniana li ha messi d’accordo. Il nemico è stato individuato e il tampone “per il bene del Paese” è stato edificato.

La formazione grillina a questo punto si dice che abbia smarrito la sua identità profonda – anche se dai confini piuttosto brumosi, com’è tipico dei movimenti populisti – per mere logiche di potere. In effetti, non serve un occhio acuto per riscontrare nel comportamento dei 5 Stelle un certo trasformismo o, se si preferisce, una ragguardevole dose di incoerenza. Un atteggiamento che cozza palesemente con tutta la retorica “anti” e “contro” promossa dai pentastellati fin dalla loro nascita. Siamo però sicuri che questo significhi che il populismo sia giunto alla fine nel nostro Paese? E siamo altrettanto certi che la Lega non abbia nervature di tale stampo?

A detta di chi scrive, i 5 Stelle sono tutt’altro che finiti; perlomeno, le idee (o i deliri?) che stanno alla loro base e leggi tutto