Ultimo Aggiornamento:
24 febbraio 2021
Iscriviti al nostro Feed RSS

Argomenti

Domani è un altro giorno si vedrà…

Stefano Zan * - 02.09.2020

Premesso che a Renzi, come a moltissimi altri conviene che le cose restino come  sono fino alla fine naturale della legislatura possiamo chiederci quali prospettive abbia nel medio termine Italia Viva. Anche se resto convinto che la legge si farà all’ultimo momento utile e non prima come molti continuano a sostenere nei diversi partiti della maggioranza, Renzi ha una unica possibilità di presentarsi da solo davanti agli elettori: che venga approvato un sistema proporzionale con soglia di sbarramento al 3%. Anche in questo caso, stando ai  dati dei sondaggi di oggi rischia, ma è un rischio che con una adeguata campagna elettorale può pensare di affrontare. In tutti gli altri meccanismi elettorali possibili Renzi è costretto al allearsi con qualcuno salvo non decida che gli basta il diritto di tribuna.

E’ interessante notare che quanto veniamo dicendo per Renzi vale negli stessi identici termini anche per Calenda e il suo partito che hanno in comune un modello originario molto simile (scissione soft da PD) un elettorato potenziale anch’esso molto simile, una posizione nei sondaggi che li accredita entrambi di un 3% circa. Quindi Calenda, in prospettiva, ha gli stessi problemi politici di Renzi.

Ciò detto, le possibili alternative non sono molte anche se non leggi tutto

Se il M5s "decide di non decidere"

Luca Tentoni - 29.08.2020

Se guardassimo soltanto i dati delle ultime elezioni europee (2019), il verdetto delle regionali 2020 sarebbe tutto a favore del centrodestra, persino (di stretta misura) in Toscana. Come l'esperienza insegna, invece, non c'è nulla di più lontano del voto europeo di quello regionale e amministrativo: non c'è solo una differenza di prossimità fra l'elettore, l'eletto e l'istituzione, ma - come costante negli ultimi anni - c'è soprattutto un'altissima volatilità dei consensi. In più, la strutturale debolezza del M5s alle regionali (dove raccoglie fra il 40 e il 50% in percentuale rispetto al dato politico) rende la competizione di settembre molto diversa da quelle nazionali (politiche ed europee) che l'hanno preceduta. Ipotizzare che i Cinquestelle abbiano il 33,9% in Campania o il 26,3% in Puglia (europee 2019) è a dir poco temerario. Come avviene tradizionalmente, quei voti andranno in varie direzioni: una parte alla lista del Movimento, una verso l'astensione, una (con o senza l'utilizzo del voto disgiunto) ai candidati presidenti di giunta del centrosinistra e una - minuscola - verso la destra. Poiché in Puglia e nelle Marche (un pochino, forse, anche in Toscana: non si sa mai) lo spostamento di consensi pentastellati sui candidati del centrosinistra può permettere al Pd di confermare la guida delle regioni nelle quali governa, puntellando così leggi tutto

La riforma elettorale

Stefano Zan * - 29.08.2020

E’ interessante notare come grandi sostenitori dei sistemi elettorali di stampo maggioritario si siano di recente riconvertiti e con la stessa foga che usavano un tempo a difesa del maggioritario sostengano oggi sistemi di impianto proporzionale o, addirittura, il proporzionale puro con sbarramento al 5% sul modello  tedesco.

Ovviamente le ragioni di questa riconversione intellettuale, che induce alcuni a dichiararsi ancora per il maggioritario come modello astratto, sostenendo al contempo che però non va bene per l’Italia di oggi, sono ragioni nobili e determinate da mutazioni del contesto politico in cui ci troviamo ad operare. In particolare si sostiene che la riduzione del numero dei parlamentari voluta dai 5Stelle, ma sostenuta per amore o per forza anche dagli altri  partiti, crea in sé un deficit di rappresentanza, deficit che verrebbe accentuato da un sistema maggioritario (soprattutto se basato su collegi uninominali). Per varie ragioni non voglio entrare nel merito della questione che ancora una volta ipostatizza modelli elettorali in sé migliori degli altri a prescindere dalle contingenze e dai rapporti di forza esistenti al momento del varo della nuova legge. Infatti sono proprio queste contingenze e questi rapporti di forza che spiegano in maniera meno nobile ma assai più concreta perché leggi tutto

Cartabia e Draghi, le radici e le ali

Francesco Provinciali * - 29.08.2020

Il 18 agosto u.s. in due consessi diversi, la Prof.ssa Marta Cartabia, Presidente della Corte Costituzionale e il Prof Mario Draghi ex Governatore della Banca d’Italia ed ex Presidente della BCE , hanno dato prova della loro autorevolezza istituzionale ,esprimendosi su due tematiche di alto profilo culturale e lo hanno fatto con rara competenza e pertinenza di trattazione: nell’anno in cui si ricorda un secolo dalla scomparsa del filosofo e sociologo Max Weber si potrebbe senza piaggeria affermare che hanno saputo interpretare al meglio il concetto di  “lavoro intellettuale come professione”, quel Beruf weberiano, appunto, che è sintesi di capacità, motivazione e vocazione.

Ciò che in gergo attuale potrebbe esprimersi come know how, un mix vincente di “essere, sapere e saper fare”.

La Presidente Marta Cartabia ha tenuto la lectio magistralis all’annuale convegno di Pieve Tesino della Fondazione Alcide De Gasperi, Presieduta dal Prof. Giuseppe Tognon, sulla figura dell’illustre statista trentino, la cui grandezza è testimoniata dalla autorevolezza della sua guida politica e dalla rettitudine morale che lo caratterizzava, che vengono rinnovate e raccolte continuamente con nuovi studi che alimentano una già sterminata bibliografia.

“Costituzione e ricostruzione”: leggi tutto

Una ripartenza più che complicata

Paolo Pombeni - 26.08.2020

Con l’arrivo di settembre ricomincia la vita normale: basta guardare alla programmazione televisiva che riprende con le trasmissioni consuete. Così è anche per la politica, ma quest’anno tutto è più complicato del solito. C’è l’incognita sull’andamento dell’epidemia che ha ripreso ad espandersi, quella sugli assetti dell’economia (solo Gualtieri vede rosa con riprese del PIL da impennata), ma soprattutto quella dell’esito della tornata delle amministrative e del referendum costituzionale del 20-21 settembre.

A questi impegnativi appuntamenti non si arriva molto bene. Sull’epidemia ci viene detto che adesso siamo preparati, ma non è chiarissimo a cosa: basta guardare alla confusione sulla ripresa dell’attività scolastica. Quanto all’economia siamo sballottati da una previsione pessimistica ad una catastrofica e anche qui di condivisione delle linee di intervento non è che si veda gran che: governo, associazioni dei datori di lavoro, sindacati non sembra trovino una solida intesa e sono ciascuno arroccati su posizioni corporative.

Quanto al versante politico la situazione è a dir poco confusa. Le opposizioni di centrodestra sono al momento coalizzate nel tentativo di mostrare coi dati delle urne di settembre che ormai nel paese la maggioranza dei consensi è loro. Naturalmente il campione è molto esteso, ma non totale e in molti casi nelle elezioni comunali non sarà chiarissimo vedere leggi tutto

Una simulazione sulla Camera dei deputati "ritagliata"

Luca Tentoni - 01.08.2020

L'esito del referendum elettorale potrebbe cambiare notevolmente la rappresentanza in Parlamento delle singole forze politiche, ben al di là delle attuali variazioni di consenso registrate dai sondaggi. Il mutamento non avverrebbe solo in proporzione ai voti, ma soprattutto in termini reali, cioè di posti disponibili per ciascun gruppo parlamentare. Un conto è avere 201 seggi e ritrovarsi ad averne 80 (cosa che avverrebbe al M5s se vincessero i "no" e se non avesse luogo alcuna riforma del sistema elettorale), un altro è passare a 50-51 deputati (al massimo 70, con un meccanismo proporzionale per tutti i seggi in palio, quindi simile alla proposta sostenuta da Pd e pentastellati). Il problema numerico può diventare politico, come nel caso dei Cinquestelle, ma anche di Forza Italia (che sta subendo qualche defezione in Senato) e di Italia viva. Questi tre gruppi, oggi, hanno rispettivamente 201, 95 e 31 deputati, per un totale di 326 (addirittura la maggioranza assoluta, a Montecitorio), ma, secondo una nostra simulazione condotta partendo dai dati di un sondaggio Euromedia Research sulla Stampa del 22 luglio scorso, passerebbero ad avere rispettivamente (col Rosatellum e il "sì" alla riforma costituzionale) 51, 30 e 13 seggi (totale 94 su 400) oppure 70, 27 e 15 (con un sistema proporzionale e soglia al 3%; in totale, dunque, 112 posti). La possibilità che il M5s leggi tutto

Politiche e misure della povertà: il reddito di cittadinanza

Francesco Provinciali * - 01.08.2020

Nella breve sinossi  introduttiva al suo saggio Sgritta osserva come - a meno di un anno dall’entrata in vigore della legge 4/2019 - si possano evidenziare alcuni rilievi critici in ordine al perseguimento degli obiettivi prefissati: l’importo medio del reddito è relativamente basso (522 euro mensili), vengono penalizzate le famiglie più numerose, il numero dei beneficiari è inferiore a meno della metà di quelli previsti, la mancanza di lavoro in alcune aree del Paese, specie al Sud,  mette a rischio “l'obiettivo politico principale di questa misura, vale a dire promuovere l'inserimento lavorativo, con il rischio di ridurlo a un semplice strumento di assistenza sociale”.

Basterebbe questa valutazione d’insieme per far emergere come il reddito di cittadinanza abbia prodotto più criticità che vantaggi coerenti con lo scopo della sua introduzione.

Nell’incipit del saggio Sgritta si chiede senza indugi come mai - anziché imbarcarsi in una nuova previsione normativa densa di incognite per la politica, l’amministrazione e gli stessi aspiranti beneficiari - non sia stato dato seguito ad un ampliamento migliorativo del REI (il reddito di inclusione) già esistente: 

soluzione più semplice e consequenziale rispetto a questa nuova via intrapresa che evidenzia d’impatto lacune di stima e procedurali in ordine alla visione istituzionale e alla realtà sociale del Paese. leggi tutto

Un'estate sospesa

Paolo Pombeni - 29.07.2020

Difficile capire se davvero l’autunno sarà così terribile come descritto da molti. Le variabili sono molte, a cominciare da quella sanitaria per finire a quella economica, ma dipenderà anche dal clima che si diffonderà nel paese, il quale a sua volta sarà influenzato dal contesto internazionale. Se le difficoltà sono generalizzate la gente sopporta con maggiore fatalismo quello che accade, mentre, se dovessimo trovarci in condizioni peggiori dei nostri vicini, la capacità di accettare un contesto difficile si ridurrebbe notevolmente.

La politica italiana non si prepara bene all’autunno: per tante ragioni, ma principalmente per l’incapacità di costruire, o almeno di provare a costruire quel minimo di concordia nazionale necessaria per affrontare l’impegno assai oneroso di rimodulare il nostro sistema. In fondo la domanda essenziale che pone l’ingente finanziamento europeo che è atteso, sia pure in tempi meno incalzanti di quelli che talora si lasciano trasparire, è proprio questa: sarà l’Italia capace di ritrovare quel posto importante che pure ha avuto in Europa almeno sino a metà degli anni Ottanta del secolo scorso? Su questo punto non avremo indulgenze, né dai nostri grifagni avversari, ma neppure da coloro che hanno voluto scommettere sull’opportunità di un aiuto che ci consentisse la famosa “ripartenza”.

Adesso leggi tutto

La Lega una e bina. Una chiosa a Tuccari

Maurizio Griffo * - 29.07.2020

In un saggio pubblicato sull’ultimo numero di “Paradoxa” (Anti-italiani, arci-italiani. Le due Leghe, n. 2/2020, pp. 131-147) Francesco Tuccari fa il punto su di un tema che, nonostante la indubbia rilevanza, non ha ricevuto la necessaria attenzione da parte dei commentatori e degli analisti politici. Ci riferiamo al fatto che la Lega salviniana, ad orientamento nazionalista-sovranista, non ha sostituito la vecchia Lega autonomista-secessionista, ma si è affiancata ad essa. In sostanza due orientamenti, in teoria antitetici, convivono nel medesimo partito che si trova ad essere uno e bino. Per spiegare questa anomalia, Tuccari ripercorre con precisione le vicende di casa leghista negli ultimi anni, dal tramonto della leadership di Bossi all’affermazione di Salvini, mostrando come la duplicazione avvenga di fatto, senza traumi ma anche senza un ripensamento o un dibattito comunque articolato.

Al termine della sua accurata disamina lo studioso torinese passa on rassegna alcune ipotesi interpretative per dare conto di questa anomalia. Anzitutto, la presenza nel partito di un nocciolo duro di padanisti irreducibili che consiglia la coesistenza. Ciò che rende poco credibile tale ipotesi è che, di solito, in presenza di divergenze così marcate si verifica una scissione. In secondo luogo si può ipotizzare una divisione del lavoro tra chi persegue un leggi tutto

Ancora sulla riforma elettorale

Luca Tentoni - 25.07.2020

La riforma elettorale attende di approdare in Aula, per essere esaminata ed eventualmente votata. Come sempre (volendo accantonare il precedente del 1953), a partire dal 2005 la riforma della legge elettorale è regolarmente progettata e compiuta per far vincere una determinata parte politica (l'Italicum) o per far perdere quelle avverse (il Porcellum, il Rosatellum, ora anche quella in discussione). È infatti evidente che oggi, anche se miracolosamente i Cinquestelle abbandonassero il loro anacronistico e improduttivo atteggiamento di chiusura verso le coalizioni elettorali (dopo che, peraltro, hanno sperimentato in Parlamento quasi tutte quelle praticabili, senza per questo scomporsi) un centrosinistra allargato, eterogeneo e plurale da Di Maio a Renzi e Calenda non solo non nascerebbe, ma non avrebbe la maggioranza di fronte ad un centrodestra che (nonostante le prese di posizione di Berlusconi, ben distanti dall'estremismo di destra dei neomissini di Giorgia Meloni e del sovranismo populista di Matteo Salvini) è ormai avviato a vincere le prossime elezioni politiche (sia che si tengano fra poche settimane, sia che slittino al 2023). Questo pessimo costume nazionale (che la Francia mutuò in una sola occasione, ai tempi di Mitterrand, per impedire - invano - la coabitazione con Chirac e comunque limitare la vittoria del centrodestra, nel 1986) è indice di un atteggiamento che leggi tutto