Ultimo Aggiornamento:
18 gennaio 2020
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Argomenti

Le crisi di governo nell’Italia Repubblicana (1946-2019) (*)

Luca Tentoni - 31.08.2019

Dal primo luglio 1946 ad oggi, l'Italia ha avuto 66 crisi di governo, durate in media 33,88 giorni (contando anche quella in corso, con dati aggiornati al 31 agosto 2019, riprendendo uno studio pubblicato dall'autore di questo articolo prima nel 1989 sulla Voce Repubblicana e poi - con l'aggiunta di un testo di Guglielmo Negri - nel 1992, col titolo "L'instabilità governativa nell'Italia repubblicana"). In pratica, il Paese ha avuto un governo "in ordinaria amministrazione" per 2236 giorni (6 anni, un mese e due settimane: molto più di una legislatura, dunque). L'8,3% della nostra storia è trascorso fra consultazioni, incarichi esplorativi, elezioni anticipate, ricerca di nuovi assetti politici. I nostri governi hanno avuto una durata media di 404,18 giorni (dei quali 374,30 nella pienezza dei poteri), però la media non permette di distinguere fra Prima e Seconda Repubblica. In quest'ultima abbiamo avuto 15 governi contro i 51 della Prima, per complessivi 9264 giorni contro 17676 (durata media dei governi: 1946-1994, 346,59 giorni, 33,47 dei quali di crisi; 1994-2018, 617,60 giorni, 35,27 dei quali di ordinaria amministrazione). In parole povere, nella Seconda Repubblica abbiamo avuto governi molto più longevi (in media, 20 mesi e 8 giorni contro gli 11 mesi e 10 giorni della Prima Repubblica) ma crisi leggermente più lunghe. Non tutte le formule politiche degli ultimi ventiquattro anni, però, hanno avuto lo stesso "rendimento" sul piano della durata: leggi tutto

Una svolta inaspettata?

Paolo Pombeni - 28.08.2019

Quando abbiamo sospeso le nostre pubblicazioni per la pausa estiva non ci aspettavamo la svolta che, probabilmente (al momento in cui scriviamo non si è ancora arrivati ad una conclusione), si determinerà alla fine di questo tormentato agosto.

La svolta non è la caduta del governo gialloverde. Che quella prima o poi ci sarebbe stata era abbastanza prevedibile, anzi stupiva che tardasse. Il successo di Salvini alle elezioni europee, ma soprattutto l’insuccesso dell’orientamento politico che intendeva imprimere al governo (accentuazione delle politiche securitarie, opposizione agli equilibri che si delineavano nella UE), segnalavano una crescente difficoltà a mantenere insieme un esecutivo, anche per il crescere delle insofferenze dei Cinque Stelle.

Inatteso era che la caduta del governo, pasticciata come ormai sempre questa politica priva di cultura istituzionale, potesse portare anziché ad elezioni anticipate (al massimo mediate da un governo di tregua per gestire il varo della legge di bilancio) ad una nuova coalizione fra M5S e PD (con l’appendice di qualche gruppetto minore ormai chiaramente al suo traino). Si tratta di un esperimento che mette insieme due forze assai distanti, anche più di quanto non fossero Lega salviniana e Cinque Stelle: queste erano unite da un sentimento antipolitico e anti-istituzionale e da una leggi tutto

Ancora una volta: "Fate presto"

Francesco Provinciali * - 28.08.2019

La coerenza è una virtù difficilmente conciliabile con la politica che spesso sorprende per disinvoltura, cinismo, trasformismo: tutte sublimazioni del relativismo, della doppiezza e del situazionismo.

Una storia che ci trasciniamo dietro da secoli e che ha caratterizzato il nostro modo di essere, di pensare la “res publica”, di costituire una immagine di sé decisamente negativa al cospetto della storia.

Eppure il Risorgimento e la lotta di Liberazione furono esempi di virtù praticate, di ideali esemplari, di gesti di eroismo in nome di un superiore bene comune. Dal dopoguerra ad oggi contiamo 66 governi in poco più di 70 anni: di coalizione, monocolore, di transizione, elettorali, tecnici, balneari, elettorali, di garanzia.

Forse dimentico qualche passaggio ma cerco un’attenuante nella grande confusione attuale: il politologo Paolo Pombeni la definisce “torre di Babele” ma forse pecca di benevolenza.

Un coacervo di alleanze, scissioni, intrighi, cambi di casacca, compravendita di parlamentari dove anche la parola crisi ha avuto sembianze diverse: ora fulminea, ora latente, ora pilotata, ora di semplice, innocuo rimpasto: come conciliare i fondoschiena con le poltrone, per quantità, peso e numero.

In questi decenni di è assistito ad un progressivo distacco tra paese reale (il popolo) e paese legale leggi tutto

La crisi anomala che lascerà un segno

Luca Tentoni - 24.08.2019

Nel corso della lunga crisi di governo (aperta formalmente martedì 20 agosto, ma annunciata da Salvini circa due settimane prima) si sono palesate con evidenza due delle caratteristiche principali della Seconda Repubblica: una, ereditata dalla Prima, è l'impossibilità di avere fiducia nei propri stessi alleati (e colleghi di partito); l'altra, che ha caratterizzato l'ultimo quarto di secolo, è l'impossibilità di un momentaneo "vincitore politico" di mettere a frutto il consenso, anziché dilapidarlo dissennatamente (come accade, talvolta, a chi si aggiudica premi milionari ai concorsi, finendo per diventare in breve tempo più povero di prima). Per semplicità, definiremo la prima caratteristica "lo stato di inaffidabilità" e la seconda "lo stato di dis-grazia". Le giravolte politiche hanno caratterizzato l'intera storia repubblicana (nella Dc si assisteva a continui rimescolamenti e riposizionamenti tattici), ma - fino al 1993 - non avevano portato a grandi cambiamenti. Ad un governo se ne poteva sostituire un altro, composto più o meno dagli stessi ministri e sostenuto da tutti (o quasi) i partiti della maggioranza uscente. All'estero la nostra instabilità governativa (che però non impediva ad alcuni ministri, come Andreotti, di restare al proprio posto per più di una legislatura, nonostante i cambi a Palazzo Chigi) era vista come un fenomeno poco più che folcloristico, leggi tutto

Elezioni anticipate: nel 2020 o mai più?

Luca Tentoni - 03.08.2019

Nel dibattito in corso sulla possibile durata della legislatura si tende ad esaminare solo le date più prossime, in vista di una rottura fra Lega e M5s che secondo alcuni è imminente, ma per altri è invece destinata ad essere procrastinata il più a lungo possibile. Si ragiona, dunque, su una "finestra elettorale" che improvvisamente potrebbe riaprirsi in caso di problemi in Senato sul "decreto sicurezza bis": il 6 agosto il testo arriverà in Aula, quindi eventuali sorprese potrebbero portare ad una rapida crisi e ad elezioni il 20 ottobre. Tuttavia è altamente improbabile che il Capo dello Stato faccia rinnovare le Camere e attenda la loro prima convocazione che avverrebbe all'inizio di novembre, cioè nel pieno del periodo durante il quale si deve impostare e approvare la legge di stabilità per il 2020. Da alcuni giorni, così, hanno cominciato a circolare ipotesi su un governo di minoranza (un tempo si sarebbe detto "balneare") che si occupi dei conti pubblici e porti il Paese al voto a febbraio dell'anno prossimo. Tutte ipotesi da verificare, che appaiono non molto praticabili. O, meglio, che se tentate potrebbero sembrare facili sulla carta ma difficili da attuare e far durare fino alla scadenza prevista. C'è poi chi dice che nulla leggi tutto

Una crisi ipotetica ed evanescente

Paolo Pombeni - 31.07.2019

La telenovela infinita degli scontri/incontri fra Salvini e Di Maio va avanti con interesse calante da parte dei media, scarsissimo da parte dell’opinione pubblica generale. Tutti danno per scontato che non sia nulla più di una messa in scena che si pensa necessaria per tenere calde, per quel che si può, le rispettive “curve” in attesa delle scadenze ineludibili dell’autunno-inverno. Parzialmente si tratta della manovra legata alla legge di bilancio, che però ormai entrambi hanno capito dovrà muoversi sui sentieri stretti delle nostre compatibilità economiche, visto che a sostenerci in operazioni in deficit non c’è nessuno. In maniera assai più significativa viene la prova delle elezioni regionali in Emilia Romagna e Calabria, previste fra fine anno ed inizio dell’anno nuovo.

Sono due scadenze molto impegnative sia per la Lega che per M5S. Salvini viene messo alla prova sia rispetto alla sua pretesa di avere in mano tutto il Nord conquistando anche la fortezza rossa dell’Emilia-Romagna (ormai tale peraltro solo nell’immaginario), sia rispetto alla trasformazione del suo partito in un partito nazionale che è capace di vincere anche al Sud (e quella è sempre una vittoria che conferma l’accreditamento come punto di riferimento ineludibile per il futuro). Di Maio a sua volta deve leggi tutto

Il crepuscolo del "duumvirato" gialloverde

Luca Tentoni - 27.07.2019

Il "contratto di governo" sta per compiere i suoi primi quattordici mesi di vita, ma il tempo e gli avvenimenti politici lo hanno logorato. Solo per evidenziare una delle caratteristiche principali, la previsione del comitato di conciliazione, si può notare che le procedure per superare contrasti e momenti difficili sono state trasformate in prassi meno formali e più politiche. La stessa struttura del "contratto" era concepita per cercare di dare uguale peso alle richieste di ciascuna parte, evitando le asperità e sorvolando sulle questioni nelle quali Lega e Cinquestelle erano (e sono) molto distanti. La stessa prassi dei primi mesi di governo era improntata ad una serie di scambi alla pari: il M5S otteneva il reddito di cittadinanza, il Carroccio la "quota 100" per le pensioni. Ad ogni provvedimento caro ad un partito doveva affiancarsene uno gradito all'altro. Del resto, la maggioranza gialloverde era nata su un patto fra pari, anche se i numeri in Parlamento non erano affatto tali: poiché i voti si pesano e non si contano, Salvini e Di Maio avevano scelto un accordo alla pari, anche perché non avrebbero potuto fare altrimenti. Due partiti differenti, opposti per molti versi (persino nella distribuzione geografica dei voti) e su leggi tutto

Un regionalismo ben temperato

Paolo Pombeni - 24.07.2019

La diatriba sulle autonomie differenziate diventa ogni giorno che passa più pericolosa. Sebbene scaldi l’opinione pubblica meno di quel che si creda, la classe politica ne sta facendo un caso per mandare all’aria l’attuale dislocazione delle varie forze. Il tutto sulla base di ragionamenti astratti, fake news, petizioni che vorrebbero essere di principio, ma che in realtà nascondono calcoli molto miopi.

Sarebbe ora che qualcuno, ma non si sa chi potrebbe essere, richiami a ragionare sulla vera tematica di fondo: come sfruttare il sistema regionale, che i nostri costituenti immaginarono come uno strumento per articolare la sfera pubblica in maniera non solo più efficiente, ma più vicina ai cittadini, in modo che esso produca buon governo. Un dibattito su questo tema è completamente assente, se si eccettuano limitati nuclei di studiosi e di operatori che ci riflettono da anni, ma che non sono riusciti e non riescono ad imporsi sulla scena pubblica.

Invece lo scenario a cui assistiamo è quello di un sistema regionale che per una buona parte dei casi non funziona o funziona male, per cui quella limitata parte che invece è in grado di farlo marciare chiede adesso sostanzialmente di staccarsi dal sistema dello stato nazionale. Lo slogan della “secessione leggi tutto

Paolo Borsellino: una morte annunciata già davanti alla Commissione Antimafia

Francesco Provinciali * - 24.07.2019

Domenica 19 luglio 1992 mentre si accingeva a far visita alla madre, al civico 21 di Via Mariano D’Amelio a Palermo, il magistrato Paolo Borsellino saltò in aria con la sua scorta, per un’autobomba fatta esplodere proprio come era accaduto, con le stesse modalità, nove anni prima per il collega Rocco Chinnici, capo dell’ufficio istruzione del Tribunale di Palermo: una Fiat 126 carica di 75 kg di tritolo, un anno dopo l’assassinio del Generale Dalla Chiesa.

Ma il presentimento della fine ormai prossima a cui andava incontro, il giudice Borsellino lo aveva radicato con precisione come un destino che stava scritto nella sequenza delle cose, il 23 maggio di quello stesso anno, giorno della strage di Capaci dove perse la vita il fedele collega ed amico Giovanni Falcone con la moglie Francesca Morvillo, cioè circa cinquanta giorni prima dell’eccidio di Via D’Amelio.

Sono passati 27 anni da quel duplice omicidio per opera della mafia ma ancora molte verità sono occultate, molte taciute, molti veleni non hanno smesso di circolare nei palazzi dei Tribunali e nelle più alte sedi delle istituzioni dello Stato.

Ogni anno ricordiamo con una partecipazione emotiva che non ha pari, leggi tutto

Appunti sulla riduzione del numero dei parlamentari

Luca Tentoni - 20.07.2019

Senza troppa attenzione da parte dei mezzi di comunicazione di massa, sta passando in Parlamento la riduzione del numero dei deputati e dei senatori. Palazzo Madama ha già concluso la seconda lettura, licenziando il testo con un sì sufficiente per l'approvazione ma non per evitare l'eventuale referendum. Poi sarà la volta dell'Assemblea di Montecitorio. Quindi si attenderanno le eventuali richieste di consultazione popolare sul testo: se arrivassero,  assisteremmo ad una campagna fra i fautori del sì e quelli del no, prima dell'esito delle urne (senza quorum di validità, che invece è presente nei referendum abrogativi). Come recita la Costituzione, infatti, "le leggi (di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali) sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non è promulgata, se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi. Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti". In altre parole, la riforma non entrerà in vigore se non saranno trascorsi i tre mesi per l'attesa di richieste leggi tutto