Ultimo Aggiornamento:
01 aprile 2020
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Argomenti

Confusamente avanti?

Paolo Pombeni - 27.11.2019

Della politica italiana non si sa più cosa dire. La destra tira dritto per una strada di imposizione della sua presenza, ma senza capacità propositiva. Berlusconi è sparito, perché quello che appare ogni tanto per amore della presenza televisiva è un suo zombie e i suoi uomini e donne non riescono a guadagnarsi una qualche rilevanza. Nella Lega ogni spazio deve essere lasciato a Salvini. Anche chi come Giorgetti avrebbe cose sensate da dire è relegato ai margini. La Meloni cerca di ricavarsi qualche visibilità, guadagna consensi, ma non propone nulla. Se si guarda questo panorama viene da chiedersi come faccia la destra a conservare le sue posizioni nei sondaggi.

Il fatto è che non è la destra ad essere forte, ma sono le alternative ad essa che sono particolarmente deboli. Obiettivamente si fa fatica ad individuare una qualsiasi proposta di visione da parte di Salvini e compagni che non sia semplicemente l’affermazione che la sinistra e M5S fanno tutto male e che loro farebbero molto meglio. Non dicono come, non mettono in chiaro un disegno di gestione delle nostre difficoltà, si limitano a ripetere che l’attuale maggioranza di governo è solo capace di mandare a rotoli il paese. Chi però continua credere che arriverà il leggi tutto

Medicina politica società

Francesco Domenico Capizzi * - 27.11.2019

La Medicina moderna che conosciamo, nata nel periodo positivista, ha finito con il perseguire un suo sviluppo (clinico-tecnologico) piuttosto che un complessivo progresso (sociale) nel contrastare le radici delle incalzanti malattie cronico-degenerative: neoplasie (in Italia oltre 1.000 al giorno, con incrementi in soli quattro decenni del 62% delle pancreatiche con tassi di guarigione dopo le cure dell’8% entro i primi 5 anni che crollano al 3% entro i successivi 5, come riportato da “The Lancet Global Burden Disease” del 2019), affezioni cardiocircolatorie e respiratorie, obesità, cirrosi, patologie infettive ed autoimmuni e da stress psico-fisici, ecc.. Sono sostenute in larga parte da fattori culturali e da disagi sociali, trascurati nella trasmissione del sapere medico e nelle Istituzioni sanitarie incentrate in attività diagnostico-terapeutiche per un empirismo orientato verso alterazioni anatomiche, geometrie e formule matematiche.

In sostanza, il Servizio sanitario diagnostica e cura malattie evitabili ab initio (l’80% secondo l’OMS), ne trascura i fattori  che le favoriscono e le sostengono, Intanto troppe persone continuano ad ammalarsi perché le cause patogene, indovate nelle pieghe della Società, vere fabbriche della malattia, conservano intatta la loro violenza mentre il diritto alla Salute viene confuso con l’assenza di malattia e complessità tecnologico-gestionali che imprimono alle Strutture ospedaliere, leggi tutto

Il lustro di Mattarella

Luca Tentoni - 23.11.2019

Durante la scorsa estate, nel corso della trattativa per risolvere la crisi di governo, si disse che uno dei punti essenziali per evitare lo scioglimento anticipato delle Camere era scongiurare che il nuovo Capo dello Stato fosse eletto da Salvini e Meloni. In effetti, anche se il governo gialloverde fosse riuscito a sopravvivere fino all'inizio del 2022, sarebbe stato il leader leghista a scegliere il nome del nuovo presidente della Repubblica, sia pure concordandolo (fatto non di poco conto, certo) col capo politico dei Cinquestelle Di Maio. Verosimilmente, come si diceva negli ambienti politici un anno fa, nel 2022 il "notaio del contratto", cioè il presidente del Consiglio Conte, sarebbe stato scelto da Lega e M5S per il Quirinale. Ora è la maggioranza giallorosa a poter eleggere il successore di Mattarella (Prodi? Draghi? Franceschini?) ma c'è un problema: il "Conte bis" deve durare ancora per circa 26 mesi. Un'impresa non facile, vista la partenza senza "luna di miele" e data la difficoltà di amalgamare soggetti politici molto eterogenei come quelli che sostengono il governo. Il fatto che la scadenza del mandato presidenziale ricorra spesso, ormai, nelle cronache e nei commenti politici ci ricorda che Mattarella è al Quirinale da quasi cinque anni. leggi tutto

Il PD va a sinistra?

Paolo Pombeni - 20.11.2019

Sembra che il risultato della kermesse di Bologna sia stato uno spostamento a sinistra dell’asse identitario del PD. In verità l’impressione è che si tratti più di slogan che di riflessioni, anche se ci sono stati tre giorni di dibattiti e di tavoli di lavoro, di cui però sulla stampa e più in generale sui media è arrivato molto poco, al massimo qualche citazione degli interventi dei big o presunti tali. Perciò si parla di una accentuazione della collocazione a sinistra, perché così suonano gli slogan, specie alcuni, e perché così sostengono i giornali. Cosa poi voglia dire si vedrà.

Chi studia storia non può fare a meno di rilevare che lo spostarsi dei partiti di sinistra più a sinistra quando sono in difficoltà è una specie di riflesso di Pavlov. Basterebbe rileggersi la storia del Labour Party in Gran Bretagna per rendersene conto, ma anche per constatare che così facendo quel partito non ristabiliva le proprie sorti. Anzi ritornava al potere quando c’erano personaggi come Wilson o Blair che lo riportavano verso posizioni centriste. L’attuale esperienza di Corbyn è per esempio emblematica: almeno a stare ai sondaggi nonostante abbia di fronte un avversario assai poco attraente come Boris Johnson è circa 14 punti dietro il leggi tutto

E ti tirano le pietre

Stefano Zan * - 20.11.2019

Sei Di Maio e ti tirano le pietre. Vai con la Lega e ti tirano le pietre. Vai col PD e ti tirano le pietre. Vai da solo e ti tirano le pietre. Vai con la lista civica e ti tirano le pietre. Non ti presenti e ti tirano le pietre. Qualunque cosa fai, ovunque te ne vai soltanto pietre in faccia prenderai. Sarà così fin che…. (Antoine). Fin che … non si sa e non è per niente chiaro.

Bisogna riconoscere che la situazione in cui si trova Di Maio e il suo movimento in questa fase non è particolarmente felice e nemmeno facile da gestire. Avendole provate tutte il risultato non cambia. Di Maio ad oggi non ha riconosciuto nessuna sua responsabilità personale nel tracollo che ha caratterizzato e caratterizza oggi il Movimento e forse non ha nemmeno tutti i torti visto che non esiste un’alternativa credibile alla sua leadership e comunque non esistono meccanismi democratici di confronto e di selezione di una nuova eventuale leadership. Il problema vero è un problema di linea politica e di collocazione strategica nell’attuale arena politica. Su due cose però Di Maio certamente sbaglia.

La prima è la pretesa di essere l’ago della bilancia dell’attuale governo. leggi tutto

C’è da imparare anche dall’analisi delle elezioni europee

Marco Almagisti * - 16.11.2019

Nella letteratura sugli studi elettorali mancava una monografia espressamente dedicata all’analisi sistematica delle elezioni europee nel nostro Paese. Ora questa lacuna è colmata dal libro Le elezioni europee in Italia. Un percorso fra storia e dati. 1979 – 2019 (il Mulino, Bologna), scritto da Luca Tentoni, uno studioso molto attento all’evoluzione storica dei dati elettorali e che l’anno scorso aveva pubblicato, sempre per la casa editrice bolognese, Capitali regionali, un denso volume dedicato al voto nei capoluoghi di regione italiani in età repubblicana.

Con la sua tipica scrittura, semplice e mai banale, limpida e farcita di dati, Tentoni ci guida in una ricognizione delle nove tornate elettorali europee svoltesi, in Italia, fra il 10 giugno 1979 e il 26 maggio 2019, indicando tre percorsi paralleli: il primo è incentrato sul tempo, ossia sul raffronto fra i suffragi ai partiti da un’elezione europea all’altra; il secondo, invece, è legato allo spazio, segue cioè la differente distribuzione territoriale dei consensi alle forze politiche; mentre il terzo confronta tipi differenti di elezioni: ossia il voto per le elezioni europee con quello per le politiche, segnatamente per la Camera dei Deputati. In particolare, questo terzo percorso risulta significativo, leggi tutto

I nodi al pettine

Paolo Pombeni - 13.11.2019

L’ex sottosegretario Giorgietti ha notato sornione che adesso anche il PD avrebbe capito cosa significa governare coi Cinque Stelle. Difficile dargli torto visto come si sta sviluppando la vicenda dell’Ilva, anche se bisogna aggiungere che l’irresponsabilità non alberga solo nelle fila pentastellate. Sta di fatto che quella vicenda sarà inevitabilmente il banco di prova della tenuta del governo: inutile pensare che possa andare diversamente.

Se si studia bene la tematica, e per farlo basta leggere l’ampia riflessione che il segretario della FIM-CISL Marco Bentivogli ha pubblicato lunedì 11 sul “Foglio”, si capisce quanto tutto non solo derivi da improvvisazione e mancanza di capacità manageriale, ma sia stato complicato da una politica incapace di tenere sotto controllo una situazione cruciale per la nostra economia, ma complicata da gestire. Il dramma è che questa impreparazione continua e non solo nelle fila grilline, perché una cultura antindustriale e succube di tutte le leggende metropolitane diffuse da un ambientalismo di maniera prospera anche nelle fila della sinistra. Così abbiamo risentito i ministri Boccia (uomo del governatore Emiliano, che di guai ne ha combinati parecchi) e Speranza rilanciare la tesi della decarbonizzazione, quando basta leggere il saggio di Bentivogli per capire che il tipo più pregiato di

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Un paese in crisi profonda

Paolo Pombeni - 09.11.2019

Talora a mettere drammaticamente in chiaro situazioni ambigue intervengono fatti imprevisti: è esattamente quel che sta accadendo con la vicenda dell’Ilva. La disgraziata storia di questa grande fabbrica è stata ricostruita in abbondanza dai giornali e già nel ripercorrerla si legge il declino di un paese abituato a pasticciare coi problemi anziché ad affrontarli. Ma siccome il nostro motto nazionale è, come dice la canzone, “scurdammoce ‘o passato”, tutto si concentra sull’ultima puntata, cioè sulla decisione dell’ultimo prospettato compratore (per il momento affittuario), il colosso franco-indiano Arcelor-Mittal, di abbandonare il campo.

Si discute se la ragione addotta dall’azienda, la cancellazione del promesso “scudo legale” a tutela di chi farà l’azione di risanamento ambientale, sia davvero il motivo o sia una scusa per uscire da un’impresa che non si giudica più fattibile. Purtroppo sono vere entrambe le facce della medaglia, cioè da un lato è verosimile che Arcelor-Mittal abbia finito per giudicare quasi infattibile il recupero dell’Ilva, dall’altro lato a questa conclusione è giunta perché la vicenda dello scudo legale ha messo in luce tutti gli elementi che rendevano più che problematica la riconversione.

Giustamente è stato notato che ha complicato non poco il quadro la crisi indotta sul mercato internazionale dell’acciaio dalla guerra commerciale fra i leggi tutto

In ordine sparso

Paolo Pombeni - 06.11.2019

Dice l’on. Marattin, esperto economico di Renzi, di non capire tutto questo stupore per la intensa discussione sui provvedimenti da inserire nella manovra di bilancio: non è stato forse sempre così? A questa domanda, non sappiamo quanto ingenua, si possono dare due risposte banali, ma che non vanno nella direzione che l’esperto economico dei renziani sembra suggerire.

La prima è che effettivamente è da un pezzo che le leggi di bilancio si scrivono a colpi di sgambetti, interventi a favore di questa o quella lobby, inseguimento di questa o quella tendenza del dibattito sui media, peccato che i risultati che si sono accumulati manovra dopo manovra siano stati piuttosto deludenti, per non dire di peggio.

La seconda risposta è che c’è un tempo per ogni cosa e non tutti i tempi sono eguali. Quando le cose vanno bene, quando la maggioranza di governo è solida e ben guidata, le componenti della coalizione possono anche premettersi qualche scarto a lato, giusto per esibire con evidenza la propria presenza. Non ci sembra però che adesso il contorno sia quello appena descritto, sicché quando l’opposizione sembra avere buone chance di buttar giù il governo, i membri della coalizione al potere dovrebbero capire che hanno tutto l’interesse a serrare leggi tutto

Con l’aria che tira

Stefano Zan * - 06.11.2019

Con l’aria che tira perché i risultati elettorali delle prossime elezioni in Emilia-Romagna dovrebbero essere diversi da quelli ottenuti dai partiti nelle elezioni europee nella stessa regione? Ricordiamo che in quella occasione il Centro Destra ha preso il 44,2%; i 5 Stelle il 12,89; il PD il 31,24; i partiti minori, che potrebbero in teoria allearsi con il PD, l’8,56. Ai nastri di partenza il Centro Destra si presenta quindi con un 44,2% mentre il fronte anti sovranista parte da un 39,61%.

Cosa è successo in questi mesi e cosa succederà nei prossimi tre mesi che potrebbe far cambiare voto agli elettori emiliani e, soprattutto, in quale direzione? Tre sono i fattori intervenienti più rilevanti: le dinamiche nazionali, il ruolo dei 5Stelle, la campagna elettorale.

A livello nazionale, come è noto, c’è stato il cambio di governo con l’uscita della Lega e l’entrata del PD e di Leu. La Lega non solo non sembra aver pagato per la sua improvvida manovra ma dopo un lievissimo calo ha ripreso a guadagnare consensi, almeno stando ai sondaggi. Nel frattempo però cresce anche il partito della Meloni. È a tutti evidente, checché sostenga Bonaccini, che la partita è una partita nazionale, pro o contro il governo, e l’aria che tira favorisce certamente l’opposizione leggi tutto