Ultimo Aggiornamento:
24 settembre 2022
Iscriviti al nostro Feed RSS

Argomenti

Draghi come Monti?

Luca Tentoni - 14.05.2022

Nonostante la guerra, le tensioni inflazionistiche e il rallentamento della crescita economica, talune forze politiche non rinunciano a cercare di indebolire l'Esecutivo. Alcune (la Lega, per esempio, ma in parte il M5s) lo fanno per riguadagnare il consenso elettorale perduto negli ultimi anni: per restare al periodo successivo all'insediamento di Draghi, i sondaggi ci dicono che il partito di Salvini avrebbe perso tre milioni di voti e quello di Conte un milione. Altre (il M5s) non hanno mai digerito il cambio a Palazzo Chigi (con l'arrivo dell'"usurpatore" Draghi al posto dell'"avvocato del popolo" Conte, il quale a suo tempo ha fatto - inutilmente - di tutto per salvare il governo giallorosa, persino imbarcare un gruppetto parlamentare raccogliticcio) e dipingono il presidente del Consiglio nel peggiore dei modi. A questo si aggiunge la campagna mediatica russa o filorussa (stretta parente di quella no-euro prima e no-vax poi) tendente ad indebolire l'Italia e la solidarietà europea, spingendo i nostri connazionali a preferire progressivamente "il condizionatore alla pace". In più, le elezioni amministrative sono alle porte e anche le politiche del 2023 sono ormai in vista. In un governo di solidarietà nazionale le forze politiche sono chiamate a smussare conflitti e ad ammainare le proprie "bandierine", leggi tutto

In crisi sulla politica estera?

Paolo Pombeni - 04.05.2022

Fra le tante ipotesi che in passato si sono fatte su ciò che avrebbe potuto portare alla crisi dell’edificio governativo costruito con pazienza da Mattarella per metterlo in mano a Draghi, pochi, forse addirittura nessuno aveva previsto potesse esserci la politica estera. Raramente infatti nel nostro paese è stato un argomento chiave del confronto politico.

Ma come, diranno i nostri lettori più avvertiti, con tutte le discussioni che si sono fatte a partire dal 1948 in avanti sulla nostra collocazione internazionale, sul confronto Est-Ovest, sulla guerra fredda prima e poi sulla presunta “fine della storia” che si sarebbe determinata con la caduta dell’URSS. E perché non ricordare qualche impennata sulle scelte giallo-verdi circa la via della Seta e roba del genere.

Quelli però non erano confronti sulla politica internazionale, erano sceneggiate ideologiche, roba che mischiava, anche in maniera spesso confusa, difesa della democrazia occidentale, scelta del progresso più o meno proletario, sogni di neutralismo da terza via e materiale simile. Tutta roba che è tornata sulla scena per la delizia dei talk show, consapevoli che la nostalgia per le scelte della giovinezza è un sentimento duro a morire e che di conseguenza fa audience. Del resto si ricorderà che Berlusconi raccolse una bella quota leggi tutto

La sinistra fra riformismo e radicalismo

Paolo Pombeni - 27.04.2022

Come in tutte le fasi di svolta storica, per il versante che occupa la sinistra dello spettro politico si pone il problema di scegliere fra riformismo e radicalismo massimalista (spesso utopista). Ci riferiamo alla tradizionale bipartizione dell’arco della rappresentanza politica fra un lato destro dove prevalgono le pulsioni alla conservazione e magari alla reazione contro l’evolvere dei tempi e un arco sinistro in cui invece si raccolgono coloro che considerano il cambiamento storico come una occasione per creare “progresso”. Detta così può sembrare schematica, e naturalmente in parte lo è, ma a dispetto di tutte le retoriche sul tramonto della distinzione fra destra e sinistra, quella divisione nelle grandi linee rimane, anche se è sempre meno vero che le forze tradizionali che presumono di detenere l’esclusiva per marcare questa bipartizione abbiano ancora titolo a farlo.

Se si osserva il campo politico attuale si vedono due tendenze opposte. Da un lato c’è una ricerca quasi disperata a tenere vivo quel bipolarismo, obbligando le forze presenti a schierarsi da una parte o dall’altra, ma con l’inevitabile problema di stabilire quale delle molte componenti che le compongono possa intestarsi il diritto a condizionare le altre dietro di sé. Sul versante opposto c’è una certa pulsione leggi tutto

Così parlò Mario Draghi

Paolo Pombeni - 20.04.2022

L’intervista di Pasqua data in esclusiva al “Corriere della Sera” non è passata come un normale episodio nella comunicazione di un premier. Prima di tutto perché Draghi in un anno e più di governo di interviste non ne aveva finora concesse, preferendo le conferenze stampa, che indubbiamente sono più rispettose del rapporto con tutto il sistema della comunicazione. In secondo luogo perché è uscita in un giorno simbolico, cosa che non può essere considerata casuale, alla vigilia di passaggi difficili: c’è la guerra in Ucraina in peggioramento, ci saranno a fine settimana le presidenziali francesi (un appuntamento importante), si apre un momento di confronto parlamentare non proprio idilliaco su questioni chiave per il successo del PNRR (riforma della giustizia e del fisco).

Su questo sfondo il premier ha ritenuto importante far conoscere la sua posizione, tenendo in mano il bandolo della matassa come è possibile in un’intervista senza doversi concedere alle inevitabili provocazioni, benevole o malevole, come accade nelle conferenze stampa.

Pur parlando di molti argomenti, il focus era costituito, a nostro avviso, da una questione di fondo: è necessario che il governo duri fino alla naturale conclusione della legislatura, ma i partiti stiano tranquilli perché il premier non intende sfruttare i successi che leggi tutto

Draghi e gli appuntamenti elettorali

Paolo Pombeni - 13.04.2022

Se si potesse guardarla dall’alto e senza coinvolgimento perché non ci tocca, la politica italiana apparirebbe ben strana. La guerra per l’invasione russa in Ucraina va verso una fase di continui inasprimenti, non si vedono all’orizzonte volontà di trovare soluzioni negoziate, il nostro paese dovrà affrontare le conseguenze di questo cambio di orizzonti e i partiti faticano a parlare di cose serie. Non tutti in egual misura, questo è vero, ma nessuno riesce realmente ad imporre un serio confronto sui nodi che dovremo sciogliere.

L’aspetto più triste è la demagogia di quelli che fingono di occuparsi della gente che fa fatica a tirare avanti per difendere in realtà vecchi privilegi e per agitare fantasmi. È il caso tipico della destra con la questione della riforma del catasto, che non si vuole perché alzerebbe la tassazione (eventualmente nel 2026), evitando di dire che ci sono diseguaglianze e sperequazioni che nel caso si riuscissero ad eliminare consentirebbero di ridurre il prelievo su molti singoli mantenendo il gettito complessivo. Non parliamo della storiella sul taglio dei costi delle bollette energetiche, che è la solita barzelletta di chi crede che tutto si possa fare a colpi di decreti, senza tenere conto che i soldi che metti per turare una leggi tutto

Conte e Salvini in mezzo al guado

Luca Tentoni - 09.04.2022

Non è un caso che i partiti situati alle estremità della maggioranza di governo stiano attraversando un periodo molto difficile. Conte ha dovuto alzare i toni sulle spese militari invocando un forte scostamento di bilancio per annullare l'aumento dei prodotti energetici; Salvini ha invece fatto elevare dai suoi qualche sommessa rimostranza per l'espulsione di alcuni diplomatici russi (l'iniziativa, secondo la Lega, renderebbe più difficile il processo di pace) e, su un altro versante, si sta battendo sul fisco e sul catasto. Vecchi cavalli di battaglia (lo scostamento di bilancio per Conte, che fu un'abitudine del suo secondo governo; il fisco e il catasto, tipico delle destre populiste) che di solito funzionano, ma che in questo periodo sembra non rendano sul piano dei sondaggi. Il problema di leghisti e pentastellati è che governare in una grande coalizione ha un prezzo, che chi sta alle estreme e persegue programmi non sempre realizzabili deve pagare: il realismo di Draghi e la necessità di fare solo ciò che si può e non ciò che si vorrebbe per accontentare l'elettorato rappresenta un limite, per Lega e M5s. Infatti, il Pd e Forza Italia non ne risentono: forse anche perché sono filo atlantisti, cosa che della Lega si leggi tutto

Con le elezioni in vista

Paolo Pombeni - 06.04.2022

Si parla più che altro della guerra in Ucraina e della posizione internazionale della Russia. È comprensibile, ma per ora il mondo non si ferma e non si ferma la politica italiana. Certo la situazione bellica pone pesanti interrogativi sul nostro futuro, non mancano coloro che, anche in sedi di rilievo, sono preoccupatissimi per una recessione pesante che potrebbe essere alle porte, ma finora non siamo ancora arrivati su quella soglia, per cui nei circoli politici si discute sull’impatto che potranno avere gli esiti della tornata di amministrative ormai fissata al 12 giugno, con eventuale secondo turno il 26.

Si parla poco o nulla dei referendum accorpati al primo turno. Quelli ammessi sono cinque: la riforma del Csm, l'abolizione della legge Severino, i limiti agli abusi della custodia cautelare, la separazione delle funzioni dei magistrati e la loro equa valutazione. Argomenti importanti, ma non di quelli che scaldano i cuori, però se la partecipazione al voto amministrativo farà da traino non è escluso che si possa raggiungere il quorum, sebbene sia arduo: alle elezioni locali la partecipazione non è alta e dove non si vota per quelle può esserci una scarsa spinta a recarsi ai seggi, sicché la somma delle due tipologie potrebbe stare sotto la maggioranza necessaria. leggi tutto

Una maggioranza in bilico?

Paolo Pombeni - 30.03.2022

Le singolari uscite di Giuseppe Conte, Salvini che vuol farsi passare per una specie di vice-papa, sono già da soli segnali di una crisi di quella maggioranza di semi-unità nazionale che a suo tempo Mattarella era riuscito a far nascere per far fronte all’emergenza pandemica. Non che quella coalizione sia mai stata veramente coesa: era una soluzione accettata per disperazione, con il retropensiero che Draghi avrebbe sistemato un quadro che perdeva pezzi da tutte le parti e poi si sarebbe presto tornati alla “normalità”, cioè al grande scontro fra centrodestra e centrosinistra e si sarebbe visto chi risultava vincitore.

A scompigliare le carte è arrivata la crisi dovuta all’aggressione della Russia contro l’Ucraina. Proprio quando da diversi versanti, dentro e a fianco della colazione governativa, si stava lavorando per “ridimensionare” Draghi, anche a fronte dei vari pasticci combinati nella battaglia per la successione di Mattarella, la guerra ha scompigliato il quadro. Per la verità si è continuato a lavorare contro l’attuale premier, con l’argomento, fra lo stupido e il velenoso, secondo cui non veniva tenuto in gran conto nel gioco diplomatico, tanto che non lo invitavano a qualche summit. Poi però si è visto abbastanza presto sia che l’argomento non teneva, sia che leggi tutto

L’Italia nella crisi ucraina

Paolo Pombeni - 23.03.2022

Ha suscitato qualche apprensione la sparata di un medio funzionario del Ministero degli Esteri russo sulle “conseguenze irreversibili” che peserebbero sull’Italia nel caso continuasse ad appoggiare una politica sanzionatoria nei confronti del suo paese. Come si sa queste uscite sono sempre ambigue. Non è facile capire se il funzionario, con un passato di console russo a Milano e vari rapporti col nostro paese da cui ha ricevuto anche onoreficenze, parlasse su iniziativa personale per conquistarsi dei meriti o se agisse per mandato dei suoi vertici. Quali possano poi essere queste conseguenze irreversibili non è poi molto chiaro, perché qualsiasi ritorsione è di per sé reversibile, sia pure magari a fatica.

Si è subito parlato di un attacco a quello che è considerato “l’anello debole” della UE e della Nato, per aprire una breccia dove si riteneva più facile farlo, considerando anche la presenza da noi di un dibattito pubblico da politica spettacolo, dove c’è una buona presenza di “alternativi” a vario titolo alle attuali politiche concordi con UE e Nato. Resta il fatto che bisogna capire quali siano le ritorsioni in grado di colpirci così duramente. Certamente ci sono le nostre dipendenze da alcuni settori dell’export russo (il gas è la punta di diamante), ma si leggi tutto

La politica italiana nelle pieghe della guerra in Ucraina

Paolo Pombeni - 16.03.2022

La vita politica italiana continua anche oltre le vicende belliche che monopolizzano l’attenzione dei media e del pubblico. Anzi si ha l’impressione che proprio a causa di questo obbligo a concentrare l’attenzione sulla grande tragedia internazionale si proceda nelle vicende di casa nostra in modalità su cui sarebbe meglio tenere acceso qualche faro.

La demagogia d’assalto ha buon gioco a discettare su come distribuire interventi a sostegno di tutti i settori colpiti dai rimbalzi delle economie colpite dalla guerra, dal prezzo di gas e carburanti alle ricadute sul mercato delle materie prime e via elencando. Si tratta in parte di difficoltà reali, per quanto disinvoltamente presentate come risolvibili con problematici interventi a pioggia da parte del bilancio statale, in parte di allarmismi seminati ad arte. Che ci sia da prepararsi a tempi complicati è un dato di fatto, ma questo richiede serietà e impegno, non populismo a buon mercato.

Soprattutto andrebbe tenuto conto che in ogni caso quanto sta accadendo e quanto starà per accadere non cancella gli impegni che abbiamo preso riguardo alla ricostruzione della nostra economia. Si è già detto più volte che le riforme su cui il parlamento è chiamato ad esprimersi da questa settimana in avanti (fisco, catasto, concorrenza, leggi tutto