Ultimo Aggiornamento:
15 maggio 2021
Iscriviti al nostro Feed RSS

Argomenti

La grande crisi dei partiti italiani

Michele Iscra * - 20.02.2021

Se ne parla da molto tempo, ma ormai è divenuta evidente a tutti la crisi in cui versano i partiti politici italiani, o meglio la “forma” che essi avevano assunto dalla svolta di fine Ottocento e che oggi è del tutto evaporata. Non si tratta solo del rinsecchirsi dei meccanismi tradizionali di adesione: tesseramenti, militanza di base, esistenza di sedi sparse nella maniera più capillare possibile sul territorio. Certo questo magari sopravvive, ma è un elemento secondario, a partire dal fatto che si è praticamente persa ogni sembianza di gestione collettiva dell’azione del partito: gli aderenti, formalizzati o meno che siano (perché si tende a considerare tali anche coloro che un tempo venivano catalogati come semplici “simpatizzanti”), non contano più gran che nella determinazione degli indirizzi dell’azione politica.

Ovviamente l’uso di strumenti che sono di fatto di manipolazione demagogica, come sono lo svolgimento delle cosiddette selezioni “primarie”, per non parlare dei referendum svolti attraverso piattaforme informatiche (spesso neppure controllabili), non identificano un coinvolgimento “democratico”. Questo non è mettere a disposizione degli aderenti qualche occasione per esercitare una selezione orientata in anticipo e ristretta a quanto serve in un momento particolare, ma dovrebbe essere l’offerta di luoghi in cui sia possibile concorrere all’elaborazione di una linea politica. leggi tutto

I numeri del governo Draghi

Luca Tentoni - 17.02.2021

Il governo Draghi è il diciassettesimo della Seconda Repubblica (o il diciottesimo, se aggiungiamo il governo Ciampi del 1993-'94, di transizione). Rispetto ai governi della Prima Repubblica, quelli della Seconda sono stati molto più longevi: 542 giorni medi in carica più 34 circa per l'ordinaria amministrazione, per un totale di 576, contro i 313 più 33,5 della Prima (totale 346,5). In altre parole, se fino al 1992-'93 ogni presidente del Consiglio poteva ragionevolmente pensare di restare a Palazzo Chigi per non più di undici mesi e dieci giorni per volta, dal '94 in poi l'aspettativa di permanenza è salita a circa diciotto mesi. Inalterata, invece, la durata media delle crisi. Però, nella Seconda Repubblica, bisogna distinguere fra situazioni molto diverse fra loro: in quattro casi (1996, 2008, 2013, 2018) il nuovo governo si è insediato dopo una lunghissima transizione dovuta alle elezioni, quindi l'interregno medio è durato ben 107 giorni. Negli altri casi, la durata delle crisi è stata minima: da due a diciassette giorni (media: 10). In sintesi, la crisi che ha portato al governo Draghi è stata la più lunga di quelle "ordinarie" ma è durata la metà rispetto alla media della Seconda Repubblica (34,4) e addirittura i cinque sesti in meno delle quattro più lunghe (107). La portata della congiuntura politica e - per certi versi - anche istituzionale seguita alle dimissioni di Conte leggi tutto

Un governo senza luna di miele

Paolo Pombeni - 17.02.2021

Di solito tutti i governi godono nei primi mesi di un periodo particolarmente propizio. Non di rado si parla di 100 giorni di luna di miele. Pare che al governo Draghi non ne toccheranno neppure 10 di quei giorni. Da subito, nonostante un altissimo livello di gradimento da parte dell’opinione pubblica che gli è assegnato dai sondaggi, pesano sul nuovo esecutivo le eredità negative che vengono dal passato.

Non sembra essere premiante l’ambiguità della formula che alla fine è stata scelta da Mattarella e da Draghi, cioè un governo con un forte nucleo politico-tecnocratico, ma annegato in un contorno di ministri politico-partitici scelti con l’occhio  a non scontentare nessuno, ma evitando di avere in quelle fila figure di spessore carismatico. I cosiddetti tecnici (in realtà sperimentati personaggi usi a muoversi nel quadro della politica nazionale e non solo) avranno bisogno di tempo per esplicitare il loro impatto. Al contrario gli uomini di partito sono ancora alle prese con un problema così banale che ci si chiede come mai non sia stato tenuto in conto: parliamo delle elezioni amministrative che fra qualche mese si svolgeranno in importanti città simbolo e anche in altri comuni, dove non sarà evitabile la loro competizione per affermare il proprio peso. leggi tutto

Cosa vuol dire “governo del presidente”

Paolo Pombeni - 13.02.2021

Benché l’espressione “governo del presidente” sia molto usata e nonostante sia stata fatta circolare molte volte nella crisi politica che si è aperta dal dicembre dello scorso anno, non si può dire che i partiti siano davvero disponibili ad arrendersi a questa prospettiva. E dire che questa volta Mattarella è stato molto esplicito nel dare il mandato a Mario Draghi, perché non solo si è preso in prima persona l’onere di dichiarare lo stato di emergenza (su cui i partiti cincischiavano), ma ha chiesto all’incaricato di formare un esecutivo che prescindesse dalle formule politiche.

Si rimanda al dettato dell’art. 92 della nostra Carta Costituzionale che fa riferimento solo al potere congiunto del presidente del Consiglio incaricato di scegliere i suoi ministri ed al Presidente della Repubblica di nominarli. Si tratta però di una procedura che è stata raramente usata in maniera completa. Poiché il nostro è un sistema parlamentare che di fatto ha visto quasi solo governi di ampia coalizione, si è sempre visto che nell’accordo di coalizione accanto al programma si sono previsti anche i ministeri da assegnare ad ogni partito che l’aveva sottoscritto. Relativamente con maggiore frequenza si è invece esercitato il potere del Capo dello Stato nel dare il suo placet ai nomi proposti. leggi tutto

Il pragmatismo etico di Mario Draghi

Francesco Provinciali * - 13.02.2021

Il Presidente incaricato Mario Draghi nella tessitura dell’ordito e della trama del nuovo Governo sta realizzando i requisiti che Lui stesso aveva indicato come bussola orientativa del decisore politico: conoscenza, coraggio e umiltà. Ci sono parole che restano flatus vocis, altre che non cadono nel vuoto e poi c’è una nemesi storica nel loro pronunciamento. Accadeva lo stesso giorno in cui la Presidente Marta Cartabia ricordava De Gasperi nella lectio magistralis a Pieve Tesino, mentre  l’ex Presidente BCE lo citava, ricevendo la laurea ad honorem alla Cattolica di Milano.

Quanti rallentamenti aveva avuto l’idea dei Padri Fondatori dell’Europa? Mentre la politica più recente non è stata ancora in grado di elaborare un piano di Recovery sui fondi europei, di decidere sul MES, qualcuno ha ricordato che eravamo partiti dalla CECA e grazie a Mario Draghi sono state salvate l’Europa e l’Italia, con la strategia di gestione della politica monetaria, valga per tutti il quantitative easing.

Lo ha fatto in silenzio, senza megafoni, senza post, twitter, invettive, giochi di parole, rifuggendo i salotti buoni degli imbonitori venuti dal nulla e degli influencer capaci di esprimere troppe opinioni e poche idee.

Abituati a rottamatori, apriscatole e rompiscatole, rassegnati a vivere una fase di leggi tutto

Fra draghi e grilli, il pd è il leone che dorme

Massimo Nava * - 10.02.2021

La settimana delle consultazioni di Mario Draghi è l‘ennesima conferma che anche in politica, come nella vita, la realtà può superare, e di molto, la fantasia. Non tanto per l’immagine, che ci conduce in un immaginario regno animale, di un incontro fra <draghi> e <grilli>, quanto per l‘incredibile affollamento di possibili partecipanti al futuro governo, come se tutti i partiti (Fratelli d‘Italia escluso) avessero, come gli italiani, tanti <draghi> e sempre meno <grilli> nella testa. Tutto bene, dunque, per la rinascita del Paese, la gestione del Recovery Fund, il rapporto più stretto e benefico con l‘Europa, la considerazione dell‘Italia nel mondo, il calo dello spread e via elencando attese e speranze che si moltiplicano di pari passo con meriti, medaglie, sostegni, adulazioni e fede nella funzione miracolistica di Mario Draghi, quando invece basterebbe il miracolo di una riconquistata normalità. L‘Italia, come società civile, qualità intellettuali, spirito di sacrificio, se la merita, ben oltre lo specchio spesso deformato dai media. Ovvero un governo che gestisca bene le risorse, avvii le riforme di cui il Paese a bisogno, restituisca dignità e consenso alle forze politiche, compia alcune scelte strategiche che, al di là di divisioni pregiudiziali e ideologiche, dovrebbero leggi tutto

Non dimentichiamo le radici strutturali della crisi di governo

Maurizio Griffo * - 10.02.2021

In attesa di capire se, come caldamente speriamo, la crisi politica apertasi nelle scorse settimane si evolverà positivamente, con la nascita di un governo di alto profilo sostenuto lealmente da una maggioranza espressa dalle forze politiche presenti in parlamento, non è forse inopportuno fare qualche considerazione sulle ragioni di fondo che hanno portato a questa crisi.

In primo luogo, ovviamente, occorre porre mente al risultato elettorale del marzo 2018. Da quelle elezioni usciva confermato l’equilibrio tripolare che aveva già caratterizzato le elezioni del 2013. Semmai, rispetto a cinque anni prima, tale equilibrio era ulteriormente peggiorato, perché adesso il partito di maggioranza relativa era il Movimento 5stelle, cioè una formazione politica non solo a vocazione demagogica ma animata da un personale che, con molta buona volontà, si può definire come raccogliticcio, quando non costituito semplicemente da semicolti. A rendere la situazione ancora più cattiva, va poi considerato che, sul versante del centro destra, Forza Italia che, pur con tutti i suoi limiti, è una forza politica costituzionale e pienamente democratica, era sopravanzata dalla Lega, che è invece una forza politica toto corde demagogica, del tutto omologa e speculare al movimento grillino.

Con questi numeri in parlamento le maggioranze possibili leggi tutto

Si accettano miracoli per i rifugiati dell’Arca politica

Massimo Nava * - 06.02.2021

Si pronuncia Draghi, ma molti, dentro e fuori il Palazzo, leggono o pensano Maghi. Al premier incaricato si attribuiscono virtù e capacità taumaturgiche tali da fare immaginare  la rapida guarigione del Paese, la normalizzazione della vita politica, il rilancio economico, il rinnovamento ecologico, il futuro radioso delle prossime generazioni, magari persino sgravate dall’enorme debito pubblico, accumulato in decenni e appesantito dalla distribuzione di aiuti per fare fronte alla pandemia.

Per Mario Draghi parlano naturalmente la sua storia, la sua carriera, le sue competenze, il suo coraggio e i suoi successi, in Italia e in Europa, oltre a un bagaglio di rispettabilità e di carisma internazionale che si riverbera negli occhi stranieri, quindi benefico per il nostro Paese. Mentre in tanti, anche in questo contesto, hanno osservato l’Italia con preoccupata commiserazione, ecco ancora una volta lo scatto machiavellico, il colpo di reni, la stampella oltre l’ostacolo e via “metaforando”.

In una situazione eccezionale, il prossimo premier sarà anche una specie di Alto Commissario alla ricostruzione, un po’ come avviene dopo guerre e terremoti, affinché l’azione politica sia più efficace e più spedita, soprattutto quando ci sono da spendere bene notevoli risorse.

Mettere Draghi in discussione, prima ancora che si installi a leggi tutto

Il nocciolo della questione politica

Paolo Pombeni - 03.02.2021

La pessima abitudine di correre dietro ai lemmi del populismo rende incomprensibile ai più una crisi che invece è piuttosto rivelatrice della situazione in cui si trova la nostra politica. Renzi ha ripetuto l’errore che aveva già fatto ai tempi della campagna per il referendum sulla riforma costituzionale: presentare le sue proposte come una risposta alle pulsioni scatenate dalle demagogie correnti. Allora il tema era il taglio della poltrone e dei costi della politica che si sarebbero avuti con la riforma del Senato. Oggi si torna ad insistere sul disprezzo per le “poltrone” a cui Italia Viva rinuncia mentre gli altri se  le tengono strette. Non portò fortuna a suo tempo, temiamo che più o meno la stessa cosa possa accadere ora.

La questione di chi occupa i ministeri (e ancor più il ruolo di premier) non è affatto roba da poltronisti. Tocca il cuore del fare politica, perché nella storia d’Italia non c’è stato momento in cui riforme significative e portate a termine non abbiano incrociato uomini politici e di governo capaci di assumersene il carico. Avere al ministero della giustizia con lo stato poco brillante del nostro sistema giudiziario un autorevole competente che possa almeno provare a mettere in riga leggi tutto

Trasformismi

Fulvio Cammarano * - 03.02.2021

Se ci fossero ancora gli strilloni che vendono i giornali in strada, sentiremo urlare ovunque: “Ultim’ora! Cade il governo per mancanza di trasformisti!”. Ma come? Dopo tanta, prolungata retorica, sulla natura trasformistica del nostro Paese, proprio adesso nel momento più cruciale della storia degli ultimi anni, non si trovano questi politici sempre disposti a passare da una parte all’altra? E’ noto che il tema su cui molti negli ultimi anni hanno insistito per denigrare il sistema politico italiano è stato quello dei cosiddetti “cambi di casacca”, in riferimento ai passaggi da una formazione partitica all’altra da parte di molti rappresentanti politici. E’ stato dimostrato, numeri e percentuali alla mano, che questo fenomeno non conosce colore politico e non si ferma di fronte ad alcun ostacolo. Quando fa comodo se ne usufruisce, quando non ci riguarda lo si condanna, approfittando della ormai comprovata memoria breve dell’elettorato.  Condanne e anatemi si abbattono su questa attitudine che però è un’altra cosa rispetto al più complesso fenomeno del trasformismo. La crisi attuale, come è noto, è anche l’esito di un sistema, quello proporzionale, che gli italiani hanno scelto per dare più rilevanza al ruolo della rappresentanza rispetto a quello della governabilità pur sapendo che il proporzionale per sua leggi tutto