Ultimo Aggiornamento:
15 dicembre 2018
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Argomenti

Quando il gioco diventa duro…

Paolo Pombeni - 07.11.2018

La battuta “quando il gioco diventa duro, i duri iniziano a giocare” è una citazione abusata. Tuttavia è quel che viene in mente ad osservare come si sta evolvendo la situazione italiana, dove il gioco sta diventando più che duro. Peccato che in questo caso di duri che cominciano a giocare non se ne vedano in giro. Al più un po’ di bulletti che giocano a fare i duri.

La contingenza attuale è difficile. Il paese è stato vittima di una catastrofe naturale di proporzioni più che notevoli: sono danni ingenti che richiederanno interventi finanziari sostanziosi, ma soprattutto, se non si vuole per l’ennesima volta lasciar cadere tutto nel dimenticatoio, interventi di riordino strutturale del nostro sistema di prevenzione. E già questo è un problemino spinoso, che spacca in due il paese, perché al Nord si tratta di sistematizzare una situazione, al Sud di capovolgere una mentalità che trova radici e compiacenze nella pubblica amministrazione locale. Una faccenda non facile da affrontare per una coalizione governativa dove convivono nordisti e sudisti, tanto per cavarcela con una battuta.

Inoltre il nostro paese si trova al centro di una vicenda internazionale che temiamo si stia sottovalutando. In un contesto in cui si stanno ridisegnando molti scenari, leggi tutto

Il futuro politico di Matteo Renzi

Francesco Provinciali * - 07.11.2018

La notizia che Matteo Renzi si sia proposto come conferenziere per l’agenzia Celebrity Speakers Associates, ma disponibile ad altre proposte, su temi planetari e di attualità come l’ambiente, il futuro dell’Europa, la globalizzazione, l’informazione giornalistica e le fake news, la gestione delle organizzazioni complesse ecc. come riportato recentemente da Huffington Post, potrebbe essere letta come una scelta tattica transitoria che non incide sulla strategia di fondo: la politica come vocazione e come professione, il vero e autentico ‘beruf’ come direbbe Max Weber. Si è appena conclusa la nona edizione della Leopolda ma non pare sia scaturito un piano organico di proposta politica e di alternativa per la guida del Paese, sembra che abbiano prevalso gli aspetti coreografici e celebrativi sulle idee e sui contenuti: “enclave” e nicchie di fedelissimi autoreferenziali che parlano a se stessi e non al Paese, “comitati civici”, tavoli di riflessione ed elaborazione del nulla, accademiche dissertazioni, mentre si restringe la cerchia delle adesioni e diventa esoterico – cioè per pochi intorno al “capo”- il progetto di realizzare un modello politico nuovo e alternativo.

Problema di linguaggio- l’obsolescenza del famoso modello narrativo – e di contenuti – cosa inventare di nuovo dopo gli esiti incerti del jobs act, la criticatissima riforma della scuola, leggi tutto

Le democrazie e la crisi economica (2)

Luca Tentoni - 03.11.2018

L'onda lunga della grande recessione che ha colpito l'Europa nel 2007-2008 ha dispiegato i suoi effetti per quasi un decennio, soprattutto nei paesi del Sud Europa. Tuttavia, ancora oggi, vistosi cambiamenti politici, talvolta vere e proprie pesanti "ristrutturazioni" dei rapporti di forza fra i partiti (con l'affermazione di soggetti politici nuovi o percepiti come tali) continuano a manifestarsi in molti degli appuntamenti elettorali principali (persino dove, - per esempio in Germania - la crisi non è stata così profonda come altrove, ma dove la Cdu-Csu e la Spd perdono costantemente consensi, come si è visto anche recentemente in Assia e in Baviera). Non tutti i paesi mediterranei hanno vissuto allo stesso modo questo decennio. Il caso italiano è diverso da quello spagnolo, così come da quello greco e da quello portoghese (quest'ultimo, caratterizzato da una sfiducia astensionista più che dall'emergere di nuovi soggetti politici forti): di queste dinamiche si occupa il recentissimo volume di Leonardo Morlino e Francesco Raniolo "Come la crisi economica cambia la democrazia" (Il Mulino). Secondo gli autori, "gli elettori di due paesi - Portogallo e Grecia - che sono stati colpiti più duramente dalla crisi, reagiscono in modi diversi che sono, però, del tutto coerenti con le loro tradizioni di voto. Il Portogallo mostra leggi tutto

A sinistra una strana voglia di listoni

Paolo Pombeni - 31.10.2018

Scorrono i classici fiumi di inchiostro sulla crisi delle sinistre in Europa e l’Italia non può certo presentarsi come una eccezione. In Germania si parla, da qualche tempo, di una crisi dei Volksparteien, cioè dei partiti “di popolo”: la traduzione in “partiti di massa” è a nostro avviso imprecisa, perché invece si tratta proprio della crisi di poter avere dei partiti che rappresentano “tutti”. Si può magari pensare che ciò sia strano mentre imperano populismi che tendono a presentare come “del popolo” qualsiasi loro scelta, dai bilanci pubblici alla lotta contro le grandi infrastrutture.

In realtà la cosa è più complicata, e vale la pena di cercar di capirla. I partiti “popolari” non erano nella loro struttura populisti, ma, per usare un vecchio linguaggio, interclassisti. Supponevano cioè di essere capaci di rappresentare le diverse componenti da cui era formato il popolo, armonizzandole e portando a sintesi le rispettive esigenze. Il politologo tedesco, a lungo emigrato in America, Otto Kirchheimer inventò a metà anni Cinquanta la formula del “catch all party”, il “partito pigliatutto”: guarda caso lo fece contrapponendo la CDU che era interclassista alla SPD che in quella fase voleva ancora essere un partito operaio. Ma ben presto anche la SPD, sotto leggi tutto

Incongruenze

Stefano Zan * - 31.10.2018

L’analisi che legge l’attuale situazione politica sostanzialmente come voto di protesta nei confronti del PD sconta alcune incongruenze logiche che rischiano di rendere meno puntuale ed efficace l’autocritica che si è aperta in vista del congresso.

La prima incongruenza è quella che sembra ravvisare nel voto una sorta di razionalità politica del popolo che scientemente ha attribuito a Lega e 5 Stelle il governo del Paese in netta contrapposizione col PD. Attribuire ex post una razionalità politica al voto è esercizio frequente ma sostanzialmente infondato. I cittadini hanno votato per i partiti e non per il governo e, se si fosse fatta l’alleanza 5 Stelle PD, cosa non impossibile, oggi ragioneremmo in tutt’altri termini. L’aritmetica parlamentare ha portato a questo governo al quale oggi attribuiamo una razionalità che non aveva al momento delle elezioni.

La seconda incongruenza deriva dall’ipotizzare che il voto dell’elettore sia il risultato di una scelta razionale laddove l’elettore conosce tutte le alternative, le rispettive conseguenze e si limita a sceglier sulla base della sua funzione di utilità. Anche questa è un’ipotesi che non sta in piedi soprattutto per un elettorato scarsamente interessato alla politica per larga parte del tempo, poco informato, caratterizzato da un forte analfabetismo funzionale. leggi tutto

Un nuovo paradigma

Stefano Zan * - 27.10.2018

La prima sensazione che molti provano di fronte alla nuova maggioranza di governo è di incredulità: come è possibile che questi signori abbiano vinto le elezioni, abbiano formato un governo improbabile e continuino ad aumentare il loro consenso? Non è così che si fa politica! Un vero e proprio scandalo cognitivo prima ancora che di merito di fronte al quale si resta disorientati, come di fronte a tutti gli scandali, perché saltano i tradizionali e confortevoli nessi causa-effetto. Le elezioni si possono vincere o perdere ma non in questo modo.

Si prova la stessa sensazione dello Stato Maggiore francese che dopo aver investito tutto nella costruzione della linea Maginot in poche ore si è trovato circondato dai tedeschi passati con i carri armati dalle Ardenne: non è così che si fa la guerra, hanno detto i francesi. Eppure gli altri hanno vinto.

Con le elezioni del 4 marzo forse è successo qualcosa di veramente nuovo che fatichiamo a capire.

I canoni classici del voto di protesta che regolarmente punisce chi sta al governo non tengono più di tanto così come non tengono, le autocritiche degli sconfitti che continuano a chiedersi dove hanno perso e in cosa hanno sbagliato, mantenendo però le tradizionali chiavi di lettura. leggi tutto

Segnali per l’Italia dai nostri confini?

Paolo Pombeni - 24.10.2018

In un momento difficile per la politica italiana, con il governo giallo-verde che mostra crepe e soprattutto scarsa lungimiranza e con il PD sempre più prigioniero dei personalismi di lotte intestine, fa notizia l’esito delle elezioni in Trentino-Alto Adige /Südtirol. Due provincie autonome e due parziali peculiarità fino a ieri: il Trentino con una maggioranza di governo di “centrosinistra” (spiegheremo fra un attimo le virgolette) che ha resistito lungo tutto il percorso del berlusconismo e del suo declino; il Sudtirolo con una maggioranza saldamente in mano al partito di raccolta della popolazione tedesca (SVP) che lasciava spazio solo per alleanze utili al suo rapporto con Roma.

Con le elezioni di domenica 21 ottobre il Trentino si è rivelato un convertito alla Lega e il Sudtirolo ha tolto alla SVP il controllo assoluto della politica provinciale, per di più facendo anche qui della Lega il secondo partito nella città che raccoglie la componente italiana per eccellenza, cioè Bolzano.

Vale davvero a spiegare tutto una assimilazione della Marca di confine ai trend della politica “italiana”? Senza negare che ovviamente ricadute ci siano state (i talk show li guardano anche da quelle parti), ci permettiamo di dubitare che il nocciolo della questione stia lì. leggi tutto

Alle origini del

Luca Tentoni - 20.10.2018

Dopo aver fornito un quadro generale delle ultime elezioni politiche (col libro di Bordignon, Ceccarini e Diamanti) e del risultato della Lega (col volume di Passarelli e Tuorto) ci occupiamo dei Cinquestelle, alleati del Carroccio nella coalizione che governa il Paese. La storia e l'evoluzione organizzativa, politico-sociale ed elettorale del M5S sono oggetto di una recentissima opera di Roberto Biorcio e Paolo Natale ("Il Movimento 5 Stelle: dalla protesta al governo", edizioni Mimesis). Il M5s, come si spiegava nelle precedenti puntate di questo nostro viaggio nel voto del 4 marzo scorso, ha ottenuto i suoi migliori risultati nelle fasce di elettorato che sono o si sentono sconfitte dalla congiuntura economica e dalla globalizzazione, esprimendo inoltre una critica al sistema e all'establishment che sconfina spesso in un'aperta ostilità, frutto di una disillusione che ha le sue origini più remote nella crisi del 2008-2011 e nel disincanto che prima (già dal 2007-2008) colpisce il centrosinistra e la sinistra e poi (dal 2011-2012) investe anche l'ex CDL. Il centrosinistra riesce, nel 2008 ma soprattutto alle europee del 2009 e alle regionali 2010, a trattenere una parte dei voti "in fuga" grazie all'apporto dell'Italia dei valori di Antonio Di Pietro, che fino alla vigilia delle elezioni del 2013 (quando si dissolverà in pochi leggi tutto

A ognuno il suo: cliente

Paolo Pombeni - 17.10.2018

Dunque la manovra del governo del cambiamento è passata. Non è cambiato nulla nel costume politico dei governi italiani, della prima, seconda e terza repubblica: alla fine si deve trovare l’accordo, a meno che non si voglia far saltare l’esecutivo, e il prezzo è che ogni componente possa avere di che accontentare i propri “clienti”, almeno a parole.

Che l’attuale governo non possa saltare è chiaro a tutti o quasi: non c’è ricambio possibile se non con elezioni anticipate che in questo momento dell’anno non possiamo permetterci e che nessuno vuole, né nella maggioranza né nell’opposizione. I due partiti di governo capiscono bene che andare alle urne con sulle spalle la responsabilità di aver messo in grosse difficoltà il paese (per non dire di peggio) non è nel loro interesse. Oltre tutto dovrebbero presentarsi alle elezioni combattendosi e questo renderebbe difficile poi tornare a governare insieme. Quanto alle opposizioni sono così falcidiate da lotte intestine che non riuscirebbero ad avere un successo tale da rimetterle in pista per una posizione adeguata nel nuovo parlamento.

Dunque i due dioscuri Salvini e Di Maio sapevano benissimo che dovevano “trovare la quadra” come avrebbe detto il vecchio Bossi. Spettava solo a loro, perché né Conte, né Tria e leggi tutto

Il Trentino al bivio? Temi e immagini di una campagna elettorale atipica

Maurizio Cau - 17.10.2018

Stando ai sondaggi, il buon momento dell’ondata gialloverde che ha ridefinito la geografia politica del paese non sembra subire flessioni, nonostante le incertezze legate alla manovra finanziaria e le reazioni nervose di mercati e partner europei. La tornata elettorale delle amministrative in programma il 21 ottobre in Trentino fornirà un nuovo banco di prova per misurare il radicamento del nuovo corso sovranista e le sue conseguenze in ambiti locali governati da lungo tempo da amministrazioni di centrosinistra.

Si tratta di una campagna elettorale, quella trentina, per molti versi insolita, che risente pesantemente delle vicende politiche che definiscono l’agenda nazionale. Non c’è lo spazio per passare in rassegna le proposte programmatiche del frammentassimo panorama politico locale, anche perché di programmi capaci di andare oltre slogan e parole d’ordinanza non se ne vedono a dire il vero molti. Ci si limita così a qualche considerazione sul modello di comunicazione (in particolare visuale) utilizzato da alcune delle forze politiche in campo. 

Si tratta, in generale, di una campagna elettorale catalizzata dalla crescente affermazione, anche in ambito locale, del consenso verso Salvini e dalle possibili ricadute del progetto leghista nel contesto provinciale. Elevato a modello o combattuto come nemico pubblico, il ministro degli Interni è al leggi tutto