Ultimo Aggiornamento:
16 ottobre 2019
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Argomenti

Il populismo in Italia? È tutt’altro che finito

Carlo Marsonet * - 11.09.2019

L’alleanza ai limiti del reale tra M5S e PD ha ormai trovato la sua compiuta realizzazione nella formazione del nuovo governo. Tale conclusione non può che destare più di qualche perplessità, giacché lo scontro frontale tra i due neo-alleati è sembrato per lungo tempo assai veemente. Alla fine, però, il desiderio di ostracizzare la Lega salviniana li ha messi d’accordo. Il nemico è stato individuato e il tampone “per il bene del Paese” è stato edificato.

La formazione grillina a questo punto si dice che abbia smarrito la sua identità profonda – anche se dai confini piuttosto brumosi, com’è tipico dei movimenti populisti – per mere logiche di potere. In effetti, non serve un occhio acuto per riscontrare nel comportamento dei 5 Stelle un certo trasformismo o, se si preferisce, una ragguardevole dose di incoerenza. Un atteggiamento che cozza palesemente con tutta la retorica “anti” e “contro” promossa dai pentastellati fin dalla loro nascita. Siamo però sicuri che questo significhi che il populismo sia giunto alla fine nel nostro Paese? E siamo altrettanto certi che la Lega non abbia nervature di tale stampo?

A detta di chi scrive, i 5 Stelle sono tutt’altro che finiti; perlomeno, le idee (o i deliri?) che stanno alla loro base e leggi tutto

Verso l'ennesima riforma elettorale

Luca Tentoni - 07.09.2019

Sebbene il clima sia insolitamente rassicurante, il secondo governo Conte si prepara ad affrontare la prova del doppio voto di fiducia: alla Camera non ci saranno problemi, mentre al Senato non si possono escludere sorprese (forse non per l'esito, verosimilmente favorevole all'Esecutivo, ma per il numero dei voti a sostegno). Se il principale appuntamento dei prossimi mesi è quello con la legge di bilancio, va però segnalato che la riforma elettorale (legata alla riduzione dei deputati da 630 a 400 e dei senatori da 315 a 200, prevista da un disegno di legge costituzionale che sta per essere approvato definitivamente per poi - forse - essere sottoposto a referendum popolare) potrebbe rappresentare un passaggio non facile e neppure indolore. Se lo scopo del nuovo sistema elettorale sarà quello di evitare che un soggetto politico (partito o coalizione: nello specifico, Lega-FdI) possa aggiudicarsi la maggioranza assoluta dei seggi in entrambi i rami del Parlamento pur avendo poco più del 40% dei voti, la semplice abolizione dei collegi uninominali e l'assegnazione di tutti i seggi con un metodo (proporzionale) del quoziente potrebbero non bastare. Nel 2018, i partiti che superarono lo sbarramento del 3% alla Camera furono: Lega (17,35%), FdI (4,35%), Forza Italia (14%), Pd (18,76%), M5S (32,68%), LeU (3,39%). In totale, dunque, le forze sotto il 3% ebbero il 9,47%. leggi tutto

Le crisi ricorrenti diventano sistemiche

Francesco Provinciali * - 07.09.2019

Ciò che siamo soliti definire con l’espressione crisi politica e che ci ha accompagnato in modo continuativo dal dopoguerra ad oggi, potrebbe in realtà essere meglio connotata come “lisi”, cioè come processo di lenta disgregazione del sistema fino alla sua dissoluzione.

Talmente ricorrente è il fenomeno al punto da computare in meno di un anno e mezzo la durata media di un governo: non si tratta allora più di una febbriciattola ricorrente ma di una vera e propria patologia endemica e caratterizzante la fenomenologia politica del nostro Paese.

Il concetto di normalità, inteso come stabilità, capacità di visione e lungimiranza, coerenza agli ideali fondativi, continuità, senso di responsabilità e primazia del bene comune sugli interessi di parte non sembra appartenere al continuum storico della nostra tipizzazione socio-politica-economica: è come se ogni volta ci fosse l’ambizione di ricominciare da capo, con mirabolanti progetti e promesse di terapie risolutive che si rivelano inefficaci e si avviluppano in una sorta di disfacimento autoreferenziale innescato dagli stessi anticorpi che dovrebbero debellare la malattia.

Vista dall’esterno (Europa- comunità internazionale) o rimuginata al suo interno (partiti, sindacati, Istituzioni) la cancrena è come caratterizzata da una ineludibile ripetitività che diventa prassi.

Alla prova dei fatti non c’è coalizione o forza leggi tutto

Ma chi sa se sarà davvero una svolta …

Paolo Pombeni - 04.09.2019

Dunque Rousseau (nel senso della piattaforma di M5S) ha parlato ed ha dato il responso che ci si attendeva: 79,3% di voti per approvare la scelta dei gruppi dirigenti di varare una coalizione col PD diretta da Giuseppe Conte. La controllabilità tanto del numero di votanti (dicono: circa 80mila) quanto delle percentuali dei sì non esiste, perché tutto è gestito da una società privata (neppure dal MoVimento in quanto tale) che però si vanta di stare indicando al mondo la nuova via della democrazia digitale. Peraltro deve trattarsi di un popolo un po’ ondivago, visto che in un passato non molto lontano ha votato per l’accordo con Salvini e per il diniego dell’autorizzazione a procedere contro il leader della Lega: sarà mica perché allora i gruppi dirigenti desideravano quella pronuncia?

Comunque sia, ora con una certa arroganza Di Maio annuncia che parte un governo che presenta due caratteristiche: accoglie in pieno tutto quello che hanno proposto i Cinque Stelle e continua l’opera che questi hanno svolto nel governo precedente. Contraddittorio? No, perché, spiega il capo politico di M5S, non esistono cose di destra o di sinistra, ma solo cose giuste. Il discorso è qualunquistico, letteralmente perché ricorda il modo di ragionare del fondatore leggi tutto

La (buona) politica che manca al Paese

Carlo Marsonet * - 04.09.2019

È stato un agosto difficile. All’umidità che ha reso il caldo in taluni frangenti davvero insopportabile, si è aggiunta, infatti, la crisi politica italiana che ha tagliato il respiro in più momenti. La panoramica circostante, intendiamoci, non è maggiormente edificante. Il problema di un abbrutimento morale, di una deriva malsana che attanaglia la politica e la società è piuttosto evidente, e abbraccia l’Occidente tutto. Basti considerare i richiami che sembrano sedurre molteplici forze politiche, in Italia e fuori. Tendenze sideralmente distanti dalla tradizione liberaldemocratica godono di una sempre più pronunciata simpatia. Si dirà, nel gioco politico costituzional-pluralistico lo scontro tra idee e visioni del mondo contrastanti è parte essenziale del sano funzionamento democratico, del dibattitto conflittuale stante alla base delle nostre società politiche. Democrazie mature, infatti, non possono che abbeverarsi, ovvero trarre linfa vitale da una dialettica politica anche accesa tra i contendenti. Ciò che conta, nondimeno, è che il carattere agonistico venga arginato entro limiti ben definiti, ovvero non faccia esplodere le passioni soggiacenti, come da miglior insegnamento aroniano.

Tralasciando la pure teoria, anche se essa è inestricabilmente legata alla realtà concreta, si osserva una caratteristica, un elemento distintivo e profondo pressoché ubiquo, cioè a dire riscontrabile in tutte le forze politiche. Per semplicità, e per leggi tutto

Le crisi di governo nell’Italia Repubblicana (1946-2019) (*)

Luca Tentoni - 31.08.2019

Dal primo luglio 1946 ad oggi, l'Italia ha avuto 66 crisi di governo, durate in media 33,88 giorni (contando anche quella in corso, con dati aggiornati al 31 agosto 2019, riprendendo uno studio pubblicato dall'autore di questo articolo prima nel 1989 sulla Voce Repubblicana e poi - con l'aggiunta di un testo di Guglielmo Negri - nel 1992, col titolo "L'instabilità governativa nell'Italia repubblicana"). In pratica, il Paese ha avuto un governo "in ordinaria amministrazione" per 2236 giorni (6 anni, un mese e due settimane: molto più di una legislatura, dunque). L'8,3% della nostra storia è trascorso fra consultazioni, incarichi esplorativi, elezioni anticipate, ricerca di nuovi assetti politici. I nostri governi hanno avuto una durata media di 404,18 giorni (dei quali 374,30 nella pienezza dei poteri), però la media non permette di distinguere fra Prima e Seconda Repubblica. In quest'ultima abbiamo avuto 15 governi contro i 51 della Prima, per complessivi 9264 giorni contro 17676 (durata media dei governi: 1946-1994, 346,59 giorni, 33,47 dei quali di crisi; 1994-2018, 617,60 giorni, 35,27 dei quali di ordinaria amministrazione). In parole povere, nella Seconda Repubblica abbiamo avuto governi molto più longevi (in media, 20 mesi e 8 giorni contro gli 11 mesi e 10 giorni della Prima Repubblica) ma crisi leggermente più lunghe. Non tutte le formule politiche degli ultimi ventiquattro anni, però, hanno avuto lo stesso "rendimento" sul piano della durata: leggi tutto

Una svolta inaspettata?

Paolo Pombeni - 28.08.2019

Quando abbiamo sospeso le nostre pubblicazioni per la pausa estiva non ci aspettavamo la svolta che, probabilmente (al momento in cui scriviamo non si è ancora arrivati ad una conclusione), si determinerà alla fine di questo tormentato agosto.

La svolta non è la caduta del governo gialloverde. Che quella prima o poi ci sarebbe stata era abbastanza prevedibile, anzi stupiva che tardasse. Il successo di Salvini alle elezioni europee, ma soprattutto l’insuccesso dell’orientamento politico che intendeva imprimere al governo (accentuazione delle politiche securitarie, opposizione agli equilibri che si delineavano nella UE), segnalavano una crescente difficoltà a mantenere insieme un esecutivo, anche per il crescere delle insofferenze dei Cinque Stelle.

Inatteso era che la caduta del governo, pasticciata come ormai sempre questa politica priva di cultura istituzionale, potesse portare anziché ad elezioni anticipate (al massimo mediate da un governo di tregua per gestire il varo della legge di bilancio) ad una nuova coalizione fra M5S e PD (con l’appendice di qualche gruppetto minore ormai chiaramente al suo traino). Si tratta di un esperimento che mette insieme due forze assai distanti, anche più di quanto non fossero Lega salviniana e Cinque Stelle: queste erano unite da un sentimento antipolitico e anti-istituzionale e da una leggi tutto

Ancora una volta: "Fate presto"

Francesco Provinciali * - 28.08.2019

La coerenza è una virtù difficilmente conciliabile con la politica che spesso sorprende per disinvoltura, cinismo, trasformismo: tutte sublimazioni del relativismo, della doppiezza e del situazionismo.

Una storia che ci trasciniamo dietro da secoli e che ha caratterizzato il nostro modo di essere, di pensare la “res publica”, di costituire una immagine di sé decisamente negativa al cospetto della storia.

Eppure il Risorgimento e la lotta di Liberazione furono esempi di virtù praticate, di ideali esemplari, di gesti di eroismo in nome di un superiore bene comune. Dal dopoguerra ad oggi contiamo 66 governi in poco più di 70 anni: di coalizione, monocolore, di transizione, elettorali, tecnici, balneari, elettorali, di garanzia.

Forse dimentico qualche passaggio ma cerco un’attenuante nella grande confusione attuale: il politologo Paolo Pombeni la definisce “torre di Babele” ma forse pecca di benevolenza.

Un coacervo di alleanze, scissioni, intrighi, cambi di casacca, compravendita di parlamentari dove anche la parola crisi ha avuto sembianze diverse: ora fulminea, ora latente, ora pilotata, ora di semplice, innocuo rimpasto: come conciliare i fondoschiena con le poltrone, per quantità, peso e numero.

In questi decenni di è assistito ad un progressivo distacco tra paese reale (il popolo) e paese legale leggi tutto

La crisi anomala che lascerà un segno

Luca Tentoni - 24.08.2019

Nel corso della lunga crisi di governo (aperta formalmente martedì 20 agosto, ma annunciata da Salvini circa due settimane prima) si sono palesate con evidenza due delle caratteristiche principali della Seconda Repubblica: una, ereditata dalla Prima, è l'impossibilità di avere fiducia nei propri stessi alleati (e colleghi di partito); l'altra, che ha caratterizzato l'ultimo quarto di secolo, è l'impossibilità di un momentaneo "vincitore politico" di mettere a frutto il consenso, anziché dilapidarlo dissennatamente (come accade, talvolta, a chi si aggiudica premi milionari ai concorsi, finendo per diventare in breve tempo più povero di prima). Per semplicità, definiremo la prima caratteristica "lo stato di inaffidabilità" e la seconda "lo stato di dis-grazia". Le giravolte politiche hanno caratterizzato l'intera storia repubblicana (nella Dc si assisteva a continui rimescolamenti e riposizionamenti tattici), ma - fino al 1993 - non avevano portato a grandi cambiamenti. Ad un governo se ne poteva sostituire un altro, composto più o meno dagli stessi ministri e sostenuto da tutti (o quasi) i partiti della maggioranza uscente. All'estero la nostra instabilità governativa (che però non impediva ad alcuni ministri, come Andreotti, di restare al proprio posto per più di una legislatura, nonostante i cambi a Palazzo Chigi) era vista come un fenomeno poco più che folcloristico, leggi tutto

Elezioni anticipate: nel 2020 o mai più?

Luca Tentoni - 03.08.2019

Nel dibattito in corso sulla possibile durata della legislatura si tende ad esaminare solo le date più prossime, in vista di una rottura fra Lega e M5s che secondo alcuni è imminente, ma per altri è invece destinata ad essere procrastinata il più a lungo possibile. Si ragiona, dunque, su una "finestra elettorale" che improvvisamente potrebbe riaprirsi in caso di problemi in Senato sul "decreto sicurezza bis": il 6 agosto il testo arriverà in Aula, quindi eventuali sorprese potrebbero portare ad una rapida crisi e ad elezioni il 20 ottobre. Tuttavia è altamente improbabile che il Capo dello Stato faccia rinnovare le Camere e attenda la loro prima convocazione che avverrebbe all'inizio di novembre, cioè nel pieno del periodo durante il quale si deve impostare e approvare la legge di stabilità per il 2020. Da alcuni giorni, così, hanno cominciato a circolare ipotesi su un governo di minoranza (un tempo si sarebbe detto "balneare") che si occupi dei conti pubblici e porti il Paese al voto a febbraio dell'anno prossimo. Tutte ipotesi da verificare, che appaiono non molto praticabili. O, meglio, che se tentate potrebbero sembrare facili sulla carta ma difficili da attuare e far durare fino alla scadenza prevista. C'è poi chi dice che nulla leggi tutto