Ultimo Aggiornamento:
07 dicembre 2019
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Argomenti

Appunti su riforme, maggioranza e durata della legislatura

Luca Tentoni - 19.10.2019

Il nuovo sistema elettorale dovrebbe essere sottoposto all'esame delle Camere dopo la legge di riforma costituzionale che potrebbe abolire la "base regionale" di elezione dei senatori e parificare l'elettorato attivo a quello per Montecitorio. Diversamente, l'unico modo per cercare di uniformare i meccanismi dei due rami del Parlamento consisterebbe nel disegnare collegi - per Camera e Senato - corrispondenti alle regioni, attribuendo (col d'Hondt, per esempio) tutti i seggi in loco, senza recupero proporzionale. Ma, come sa chiunque abbia una minima conoscenza dei sistemi elettorali, se i deputati sono il doppio dei senatori (saranno 400 contro 200, dando per scontato il sì popolare al referendum) la dimensione della circoscrizione per Montecitorio è doppia: dunque si possono avere 10 deputati e 5 senatori in una regione, con soglie implicite d'accesso molto diverse; per avere un seggio alla Camera può essere sufficiente il 6-7%, ma il doppio per il Senato. Quindi non avremmo risultati omogenei. Palazzo Madama avrebbe quasi solo rappresentanti di grandi partiti, mentre Montecitorio ne avrebbe anche qualcuno dei piccoli. La revisione della "base regionale" e dell'età per eleggere il Senato è però una riforma che richiede tempo. Intanto, possono nascere tentazioni, quale per esempio quella di attendere il referendum "taglia-seggi" e poi andare subito a nuove elezioni che leggi tutto

Governare è decidere e scegliere

Paolo Pombeni - 16.10.2019

Che la scrittura della legge di bilancio sia un passaggio complicato lo sanno tutti: è sempre stato così da metà Ottocento ad oggi e non solo in Italia, ma ovunque si sia avuto un sistema di libera concorrenza fra partiti. Quando poi ci sono governi di coalizione, i problemi sono anche più complicati. Quel che stupisce dunque di questa fase della nostra politica non sono le difficoltà di trovare una sintesi fra le richieste dei quattro partiti al governo, ma piuttosto che non si siano prese da subito misure per contenere le tensioni.

In fondo la coalizione gialloverde era stata più furba, premurandosi di mettere a base del suo accordo un simulacro di “contratto” in cui ciascun contraente si garantiva che l’altro lo avrebbe supportato nel raggiungere certi obiettivi (poi non ha funzionato tanto, ma questa è un’altra storia). È vero che per arrivare a quella conclusione allora c’era stato più tempo, mentre la crisi di agosto ha costretto i partiti a chiudere in fretta senza predisporre alcun programma comune degno di questo nome. Tuttavia adesso i nodi del mancato accordo di quadro stanno venendo al pettine.

Ogni componente ha due problemi da risolvere: farsi vedere il più possibile (perché ci sono un leggi tutto

L’insostenibile leggerezza di essere Forza Italia

Stefano Zan * - 16.10.2019

È sorprendente come nel commentare i risultati delle ultime elezioni l’attenzione degli osservatori si sia concentrata sulle cocenti sconfitte di Di Maio e di Renzi e dei rispettivi partiti dimenticandosi quasi completamente di Forza Italia. Andrebbe invece ricordato che Berlusconi (e il suo partito) è il leader che in assoluto ha perso il maggior numero di voti in tempi rapidi nella recente storia d’Italia. Molti lo considerano ancora un grande leader politico, qualcuno dice addirittura uno statista, ma i dati (elezioni e sondaggi) dicono tutt’altra cosa. Ormai il suo partito, in costante calo, è stimato intorno al 5%. È un partito fatto praticamente solo di parlamentari e poco altro incapaci di reagire all’evidente declino. Qualche malumore certamente esiste: Toti se ne è andato portando con sé quasi nessuno; la Carfagna è isolata; qualcuno si ritrova a cena ma niente di nuovo o rilevante succede.

Berlusconi non è mai riuscito a trovare un successore credibile perché non cerca un delfino ma un clone di sé stesso e ovviamente non lo trova. Ogni tanto si vocifera di un congresso ma i dirigenti di Forza Italia non sanno nemmeno da che parte cominciare per organizzare un vero congresso che non hanno mai fatto in vita loro. La leadership di Berlusconi, ancorché leggi tutto

Una legge elettorale per il paese o per i partiti?

Michele Iscra * - 12.10.2019

Che fine farà l’accordo in base al quale il PD ha cercato di salvarsi l’anima accettando il diktat dei Cinque Stelle sull’approvazione secca della riduzione del numero dei parlamentari? In questo momento ecco la domanda delle domande, perché non si capisce se l’accordo sottoscritto su un documento molto generico alla vigilia del voto parlamentare porterà davvero ad una riforma del nostro sistema elettorale che possa avere delle reali possibilità di razionalizzare la fase confusa in cui vive la politica italiana.

Ci sono due modi per affrontare la questione. Il primo è quello che sembra prevalere in questo momento, cioè muoversi nell’ottica di quel che serve agli attuali partiti in lotta. Ci porterebbe quasi di sicuro ad una nuova “porcata” più o meno in stile Calderoli. Il secondo è quello di mettersi nell’ottica di cosa servirebbe al paese, ma temiamo che su questo punto stiamo ragionando puramente di fantasia.

I partiti hanno interessi confliggenti, che non sono semplicemente quelli del governo e dell’opposizione o della destra contro la sinistra. Sono pulsioni trasversali. In estrema sintesi, ci pare abbiano due obiettivi su cui, sia pure per vie tortuose, convergono. Da un lato devono decidere se convenga o meno mettere un freno alla proliferazione dei

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Una politica sospesa

Paolo Pombeni - 09.10.2019

Che dire della attuale fase della politica italiana? Tutto sembra sospeso, eppure agli scricchiolii che si avvertono in continuazione non corrisponde al momento alcun reale pericolo di crollo della situazione, per la semplice ragione che nessuno può permettersi una crisi. Le ragioni sono quasi banali. La prima è che siamo ormai in area di legge di bilancio. Dopo aver predicato per mesi sui pericoli dell’esercizio provvisorio, dopo i continui “vade retro” proclamati contro l’aumento dell’Iva, chi potrebbe presentarsi agli elettori essendo responsabile di avere aperto la strada alla realizzazione di quanto era stato presentato come disastroso?

Qualcuno sostiene, per certi versi non a torto, che è proprio questa situazione bloccata che consente a tutti i vari giochetti della politica pirotecnica: si possono fare i fuochi d’artificio, ma si è sicuri che non si incendierà nulla. Un po’ di fan si confermeranno nella loro fiducia nelle potestà taumaturgiche dei leader, ma questi non dovranno sobbarcarsi la responsabilità di gestire una crisi. I più maligni sussurrano che qualcuno (il solito Renzi?) potrebbe più banalmente sfruttare questa situazione bloccata non per far cadere il governo e andare alle elezioni, ma semplicemente per cambiare il premier.

L’ipotesi ci pare frutto di un ragionamento poco realistico. Per sbarazzarsi leggi tutto

Un parlamento indebolito è un vulnus per la democrazia

Francesco Provinciali * - 09.10.2019

Dunque, cedendo alle pressioni di Di Maio, Grillo e della Casaleggio associati, dopo 70 anni di vita democratica e Repubblicana, il Parlamento italiano verrà alleggerito in quanto a consistenza numerica di deputati e senatori, in nome di un risparmio di spesa pubblica stimato dai fautori dell’iniziativa in 500 milioni di euro all’anno. Eliminati di netto 345 seggi: 230 alla Camera e 115 al Senato, avremo dunque 400 deputati e 200 senatori. Un taglio quantitativo considerevole che pone problemi di interfaccia tra paese legale e paese reale.

Forse questo è il modo in cui i grillini avevano promesso di scardinare la scatola di sardine.

Colpisce la facilità con cui il M5S ha fatto breccia nel partito con cui condivide il Governo del Paese e in quelli di opposizione, affondando la lama della demagogia nel burro marcescente dell’inconsistenza di qualsivoglia argomentazioni dissuasive. Il fatto che  – come sottolineato da Emma Bonino a nome di ‘Più Europa’- non sia stato svolto uno studio preliminare di accertamento sulla fattibilità e sulle conseguenze tecniche, politiche, di funzionalità del Parlamento la dice lunga sul pressapochismo con cui le forze politiche hanno di fatto bypassato un serio e approfondito esame sulle imprevedibili conseguenze che sconvolgeranno il principio della rappresentanza: il legame che univa i parlamentari al leggi tutto

Una nuova legge elettorale

Stefano Zan * - 09.10.2019

Di solito si parla di legge elettorale a fine legislatura quando la maggioranza uscente promuove una nuova legge nella speranza (spesso delusa) di essere riconfermata. Questa volta se ne parla a inizio legislatura per il combinato disposto della (inopinata) riduzione del numero dei parlamentari e per la richiesta di referendum per l’abolizione della quota proporzionale dell’attuale legge, presentata dal centro destra. La particolarità della situazione non modifica però lo scontro tutto ideologico che si è già aperto tra i sostenitori del maggioritario o del proporzionale, anche tra chi, nel frattempo ha cambiato opinione.

Secondo alcuni l’unico sistema veramente democratico è quello maggioritario perché chi prende un voto in più governa e la sera stessa delle elezioni si sa già chi governerà.

Secondo altri l’unico sistema veramente democratico è quello proporzionale perché da una rappresentazione puntuale degli orientamenti e delle volontà degli elettori.

In sintesi: il maggioritario garantisce la governabilità; il proporzionale garantisce la rappresentatività.

Il confronto è sempre ideologico per una pluralità di ragioni. Intanto non esiste una legge elettorale ottimale. Se esistesse dopo decenni di democrazia in centinaia di paesi tutti avremmo più o meno la stessa legge, quella veramente democratica, e così non è.

In secondo luogo non si tiene conto delle evidenze leggi tutto

L’autunno caldo della politica, fra taglio dei parlamentari e referendum elettorale

Luca Tentoni - 05.10.2019

Il nodo della riforma elettorale non è destinato a sciogliersi in poche settimane. La questione sarà presente nel dibattito politico per almeno tutta la prima metà del 2020. Il destino del sistema di trasformazione dei voti in seggi è legato a due fattori: la revisione costituzionale che sta per ridurre da 630 a 400 il numero dei deputati e da 315 a 200 quello dei senatori e il referendum proposto dalle regioni di centrodestra e presentato da Salvini e Calderoli in Cassazione. Per quanto riguarda la legge che “taglia” i parlamentari, il percorso non è affatto concluso: il voto ormai imminente della Camera inaugura un nuovo iter, che può prevedere un referendum (i favorevoli alla riforma, infatti, sono stati meno di due terzi dei componenti nella seconda lettura in Senato, quindi anche un voto a larghissima maggioranza da parte di Montecitorio non scongiurerebbe la consultazione popolare). In tal caso, entro tre mesi dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della legge costituzionale (quindi entro metà gennaio 2020) un quinto dei membri di una Camera, o cinquecentomila elettori, o cinque consigli regionali possono chiedere di affidare al popolo la decisione se dar corso o meno alla riforma. La domanda è presentata in Cassazione, all’ufficio centrale per il referendum, che decide entro un mese leggi tutto

Un governo senza coesione

Paolo Pombeni - 02.10.2019

Arriva il primo passo per la legge di bilancio, cioè il Documento di Economia e Finanza (DEF) che è una specie di sommario delle buone intenzioni del governo, poi si vedrà nella legge vera e propria come verrà dettagliato. Vale dunque la pena di discuterne a fondo? Per certi versi no, ma per un altro decisamente sì: siccome è un documento di prospettiva vale la pena di chiedersi se la prospettiva c’è.

Un’analisi impietosa del contesto spinge ad esprimere forti dubbi al proposito e per due ragioni. La prima è che il documento è stato scritto di fatto sotto dettatura delle attese indotte nella pubblica opinione da una lunga estate di agitazioni. Evitare che scattassero le clausole di aumento dell’Iva era il mantra agitato da tutti, ma soprattutto da coloro che hanno spinto per il varo della nuova maggioranza. Alla fine si è rimasti intrappolati da quei discorsi, impedendo che si potesse anche solo discutere seriamente di una rimodulazione delle aliquote Iva. Ci si è aggiunta un po’ di retorica sull’economia verde e roba simile.

Non c’è da meravigliarsi che sotto l’attacco delle opposizioni i partiti di maggioranza avessero difficoltà sul tema del blocco degli aumenti Iva, ma soprattutto i Cinque Stelle, che dovevano giustificare il leggi tutto

Darei tempo al tempo

Stefano Zan * - 02.10.2019

In questi ultimi giorni una quarta civetta si è posata sul comò della politica italiana: Italia Viva.

Confesso che la cosa che più mi ha colpito è la quantità di giudizi negativi che da ogni parte sono stati formulati su questa iniziativa di Renzi: ambizione personale, sete di potere, indebolimento del PD, momento inopportuno, creazione di un partitino minuscolo, e chi più ne ha più ne metta.

Personalmente non mi riconosco in questi giudizi non perché io dia un giudizio positivo dell’iniziativa ma perché ritengo che quelli formulati ad oggi siano pre-giudizi che non tengono conto di due aspetti fondamentali tra loro strettamente collegati. Il primo è la prospettiva temporale: giudicare un progetto di questa natura (non dico portata) nel giro di pochi giorni significa da un lato fare un processo alle intenzioni e dall’altro rafforzare le ragioni che hanno portato Renzi a questa scelta. Il secondo, ancora più importante, è che il giudizio vero sulla validità o meno della creazione di Italia Viva lo daranno i fatti in maniera molto semplice: se di qui a qualche mese la somma dei consensi PD-Italia Viva sarà superiore a quella del PD di oggi (diciamo il 22% delle europee) l’operazione sarà riuscita, viceversa sarà stata un fallimento. leggi tutto