Ultimo Aggiornamento:
25 novembre 2020
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Argomenti

Aspettando Godot

Francesco Provinciali * - 26.09.2020

Interpretare gli umori popolari presume sensibilità e talento, sosteneva il grande attore teatrale Piero Mazzarella. Questo assioma vale anche in politica: il riscontro del voto referendario e di quello regionale ci induce a pensare che la lungimiranza non sempre coincide con i risultati attesi: il voto è condizionato da contingenze persino imprevedibili, ciò che è accaduto negli ultimi mesi, l’incidenza della pandemia, le paure e le emotività, direi il soggettivo e il relativo piuttosto che le stime oggettive e i sondaggi. Ho notato una grande ansia anticipatoria per l’esito del voto: una rincorsa ad azzeccare pronostici, le simulazioni del voto, le proiezioni, e prima di tutto questo le attese nella loro apparente logica evidenza.

Nulla è andato come ci si attendeva: speriamo che questo induca aruspici e maghi degli scenari postumi a più miti pretese. Sarebbe l’ora che la gente andasse al seggio in pace senza l’assillo dell’induzione coatta.

La vittoria del SI era scontata, ma il recupero del NO ha avuto le sembianze di un fiume carsico che ha attraversato il Paese:  si può anche affermare che mentre il SI era atteso come esito ineludibile di una lunga deriva di protesta contro la casta, il lento crescere del NO è stato il risultato leggi tutto

Né spallata, né stabilizzazione

Paolo Pombeni - 23.09.2020

E’ sicuro che la spallata preconizzata da Salvini non c’è stata: è la seconda o la terza volta che il Capitano si fa travolgere dal suo entusiasmo. Se ne deve dedurre che una volta di più registriamo una stabilizzazione del sistema, che Conte e il suo governo hanno davanti mesi tranquilli?  E’ possibile, ma non ne saremmo così certi.

I risultati della tornata elettorale del 20-21 settembre non si prestano ad una lettura in bianco e nero: tizio ha vinto, caio ha perso. Sono piuttosto un ennesimo passo in direzione della ridefinizione del nostro sistema politico e non sappiamo ancora dove realmente andremo a finire.

Partiamo pure dai risultati del referendum costituzionale: il sostanziale 70 a 30 per il sì non segna esattamente il trionfo dei Cinque Stelle. E’ semplicemente la registrazione di un certo distacco del paese dalla questione che riguarda i meccanismi di rappresentanza. C’è una larga sfiducia che il parlamento sia un baluardo della volontà di partecipazione dei cittadini, tanto è vero che quasi la metà degli elettori non si è neppure presa la briga di andare a votare e che la riduzione dei parlamentari è stata approvata sull’onda della tesi che un bel taglio nel numero dei parlamentari non avrebbe cambiato nulla leggi tutto

L'eterna protagonista è la mobilità elettorale

Luca Tentoni - 19.09.2020

Non è difficile prevedere che nel voto di domani e lunedì la mobilità elettorale possa risultare elevata. Rispetto al 2015 molte cose sono cambiate, così come rispetto alle politiche del 2018 e a quelle del 2019. Perciò, è forse opportuno, nell'attesa dei risultati, riflettere su quella che da almeno sette anni è diventata una costante della nostra dinamica politico-elettorale: lo spostamento di consensi verso altri partiti e verso (e dal) non voto. Venute meno le appartenenze ideologiche di un tempo, affievoliti persino certi legami apparentemente indissolubili fra territorio e voto (il caso dell'Umbria passata dal centrosinistra al centrodestra alle scorse regionali è emblematico), si è visto che anche la "Repubblica delle leadership" è ormai in crisi. Dal 2012 in poi Monti, Bossi, Grillo, Renzi, Di Maio, Berlusconi hanno patito sconfitte elettorali tanto eclatanti quanto eccezionale era stata l'ascesa del consenso alle singole personalità. Un ruolo importante, in tutto questo massiccio disincanto - una sorta di definitiva "laicizzazione" del voto - è stato svolto dalla crisi economica di dieci anni fa, che ha messo in moto - grazie anche ad un'efficacissima campagna contro la "Casta" - un processo di destrutturazione dei poli tradizionali (che non interscambiavano voti fra loro, salvo quote marginali). Lo "scongelamento" di centrodestra e centrosinistra ha permesso il deflusso verso il M5s - prima leggi tutto

Ultimi fuochi sul referendum

Paolo Pombeni - 16.09.2020

La questione referendaria continua a premere sul futuro del governo. Quella che sembrava una passeggiata verso una plebiscitaria vittoria del sì, si sta rivelando un sentiero tortuoso che non si sa dove sfocerà, perché il no è in rimonta costante. Decisivo sarà probabilmente, oltre al numero di elettori che si recheranno ai seggi, l’orientamento degli indecisi, che non sono pochi. In effetti anche per noi è difficile scegliere fra la padella e la brace: la padella del sì che emana il profumo poco gradevole dell’olio bruciato del populismo grillino (che non demorde: vedi l’annuncio di passare come punto successivo al taglio dello stipendio dei parlamentari); la brace del no, piena del fumo confuso di un conservatorismo che si veste ogni volta da difensore della Costituzione (che è già cambiata rispetto a quel che sostengono loro).

Sembrava che il PD si fosse finalmente deciso a prendere l’iniziativa necessaria a motivare un sì da riformisti e non da populisti, varando un progetto di riforma costituzionale articolato. Purtroppo, almeno fino al momento in cui scriviamo, disponiamo solo di un comunicato stampa che riassume il lavoro dei tre personaggi (autorevoli) che hanno predisposto la bozza: i parlamentari Ceccanti e Parrini nonché l’ex presidente Violante. leggi tutto

Appunti sulle elezioni regionali

Luca Tentoni - 12.09.2020

Guardando i dati retrospettivi del voto nelle sei regioni a statuto ordinario dove il 20 e il 21 settembre si rinnoveranno i consigli e si eleggeranno i presidenti di giunta, si nota come, nel complesso, il centrodestra - o meglio la destra più Forza Italia - abbia costantemente guadagnato voti, dai 3 milioni del 2015 ai 4,2 delle politiche 2018 e ai 4,7 circa delle scorse europee (2019). Questo crescendo ha infranto un equilibrio fra due poli (centrosinistra e centrodestra) che aveva caratterizzato le elezioni del 2015 (39,3% a centrosinistra e sinistra contro il 37,3% a FdI, Lega e FI, più alleati minori), permettendo alla rinnovata Cdl di affiancare il M5s nel 2018 (35,3% contro 35,8% dei voti) e poi di allungare il passo, arrivando al 48,4% del 2019. In questo panorama si nota, da un lato, il progressivo indebolimento di Forza Italia (dal 14% del 2018 all'8,7% del 2019), il rafforzamento costante di Fratelli d'Italia (2015: 3,9%; 2018, 4%; 2019: 6,4%) e soprattutto della Lega (dal 9,3% del 2015 al 33,1% del 2019, passando per il 15,8% del 2018). Il M5s, invece, pare subire una sorta di legge del pendolo: va bene alle politiche e male alle amministrative o alle elezioni di secondo ordine come le europee (era già accaduto, in modo meno eclatante, nel 2014). I pentastellati hanno avuto 1,276 milioni di voti alle regionali del 2015, per salire ai 4,267 delle politiche e riscendere leggi tutto

Il problema della seconda Camera

Paolo Pombeni - 09.09.2020

Finalmente Nicola Zingaretti si è accorto, con molta cautela, che il vero nodo che si potrà porre dopo una eventuale conferma della riduzione dei parlamentari è la questione del Senato. La decisione presa a cuor leggero di farne del tutto la fotocopia della Camera dei deputati per la verità non passa dalla riforma grillina, ma da quella, costituzionalmente indecente, dell’on. Fornaro (di LeU) di equiparare i criteri dell’elettorato attivo e passivo fra le due Camere ed abolire il vincolo delle circoscrizioni regionali per il Senato. Sta di fatto che così il Senato diventerebbe ancor più un doppione senza significato, e, come ha notato Enzo Cheli (uno dei migliori costituzionalisti italiani ed ex giudice della Consulta), si scivolerebbe inesorabilmente verso il monocameralismo.

Ma sarebbe questa una buona soluzione, anche lasciando perdere che così si tradirebbe quanto deciso dai Costituenti che respinsero espressamente una scelta per il monocameralismo che allora il PCI sosteneva in prima battuta? Crediamo che la questione meriti qualche considerazione, tanto più che recentemente il segretario del PD Zingaretti, accogliendo un buon suggerimento di Violante, si è pronunciato per avviare un processo di ripensamento su come rendere il Senato una Camera che abbia un contenuto e un significato.

Per capire la natura leggi tutto

Sì o no?

Stefano Zan * - 09.09.2020

Il dibattito sul taglio dei parlamentari in corso in questi giorni è un dibattito vecchio perché tutti gli aspetti e le implicazioni sono stati affrontati negli ultimi  due anni attraverso le 4 letture, con relative votazioni, che il provvedimento ha seguito nel suo iter di riforma  costituzionale, venendo sempre confermato a larghissima maggioranza dalla più parte dei partiti.

Anche il PD che era sostanzialmente contrario alla fine ha ceduto per rispettare una delle condizioni poste dai 5Stelle per formare il governo e  nell’ultima lettura ha votato a favore.

Che oggi politici, osservatori, opinionisti ricomincino da capo la discussione è abbastanza stucchevole. Quello che c’era da dire di nobile o meno nobile è già stato detto e non ha molto senso ripeterlo.

Fra due settimane dobbiamo votare sì o no al taglio dei parlamentari.

Il parlamento a stragrande maggioranza ha detto sì.

I principali partiti di governo e di opposizione hanno detto sì.

I sondaggi ci dicono che la grande maggioranza dei cittadini è orientata per il sì.

Non c’è il quorum.

La vittoria dl sì è altamente probabile anche perché basta un solo voto di vantaggio.

Dal punto di vista politico ci sono due aspetti curiosi e per certi versi paradossali. La vittoria del sì verrebbe leggi tutto

Il peso delle regionali sul referendum

Luca Tentoni - 05.09.2020

Il 20 e il 21 settembre, l'esito del referendum costituzionale potrebbe essere deciso nelle sette regioni nelle quali si rinnovano i Consigli regionali: lo scopo dell'election day, infatti, è quello di mobilitare gli elettori, che in questo caso (dove si vota per le amministrative) andranno alle urne anche indipendentemente dal quesito sulla riforma che "taglia i seggi" di Camera e Senato. Strutturalmente, le regioni Veneto, Liguria, Toscana, Marche, Campania, Puglia, Val d'Aosta rappresentano il 36% dell'intero elettorato italiano, quindi pesano poco più di un terzo del totale. Ma stavolta, se l'affluenza alle regionali fosse intorno al 52-55% come la scorsa volta e alle europee (pur senza salire al 73% delle politiche) i votanti sicuri per il referendum (cioè coloro i quali riceverebbero la scheda, oltre a quella per le amministrative) sarebbero fra i 9 e i 10 milioni, pari ad un'affluenza totale già acquisita fra il 18 e il 19% (solo Italia: 20-21%). Nelle altre regioni e all'estero voterebbero 33 milioni di aventi diritto: se l'affluenza nelle zone dove si va al voto per le sole comunali o (nella gran parte d'Italia) solo per il referendum fosse del 10 o del 15% (cioè bassissima), il dato totale nazionale si attesterebbe fra il 27-28% e il 31-32%. In sintesi, persino di fronte ad un fiasco nelle zone leggi tutto

Le porte girevoli dei cinque stelle

Francesco Provinciali * - 05.09.2020

Le più recenti sortite in casa ‘5stelle’ sembrano esprimere un disconoscimento di paternità: non più il pedagogista ginevrino J.J. Rousseau nume tutelare della omonima piattaforma, metaforicamente rimpiazzato dal parigino Georges Feydeau, noto commediografo, abile regista e drammaturgo, nonché ironico fustigatore dell’ipocrisia borghese, passato alla storia per la scenografia delle “porte girevoli”, con spiragli, finestre, angolature, coni d’ombra e di luce ad effetto sorpresa, mutando trama e palcoscenico.

Ciò che porta peraltro a ripensare al rapporto tra Casaleggio jr e un Movimento che sta diventando partito.

La periodica consultazione on line della base sortisce un effetto moltiplicatore sempre sorprendente negli esiti del consenso, poiché legittima e sancisce come deriva popolare le preventive intuizioni dei proponenti.

L’insieme dell’evoluzione della specie grillina, dalle origini ai giorni nostri, ha le sembianza di una mutazione genetica: dall’assalto al potere e l’apertura della scatola del tonno parlamentare, dallo streaming in diretta per scoperchiare le nefandezze del sistema, al no alle interviste in TV , all’impeachment presidenziale contro Mattarella, dal no vax, no tap, no ILVA, no alle grandi opere, no all’euro e all’Europa il movimento esprimeva al meglio la contestazione globale al sistema e la rabbia popolare, cogliendo al volo la più recente delusione per la narrazione leggi tutto

Adesso si comincia a ballare ….

Paolo Pombeni - 02.09.2020

Col passare dei giorni la situazione politica torna a surriscaldarsi. Non che si fosse mai veramente raffreddata, ma era sembrata rimanere nell’ambito della cosiddetta pretattica politica. alla scena pubblica non trovava approvazioni né sul fronte politico, né su quello degli osservatori.

Le questioni sul tappeto sono tante, ma quella che, almeno per ora, sembra infiammarsi di più riguarda il referendum costituzionale. Come si è già avuto modo di osservare era un tema che la politica aveva preso sottogamba, convinta che la battaglia fosse decisa a priori dalla diffusione dell’antipolitica. Progressivamente questa convinzione ha cominciato a vacillare e non solo perché un numero notevole di “opinion maker” sulla stampa e in TV si stanno pronunciando per la scelta di votare no il 20-21 settembre, ma perché anche nel corpo elettorale più in generale qualcuno vede movimenti che non vanno nella direzione prevista.

La scelta di Berlusconi di schierarsi a favore del no è significativa, perché l’uomo non è di quelli che si buttano alla leggera a far operazioni di pura testimonianza. Probabilmente anche dalle parte di FI si è ragionato su quanto fosse sensato regalare ai Cinque Stelle una vittoria che avrebbe consentito loro di mettere in ombra quella che potrebbe essere una loro mezza debacle leggi tutto