Ultimo Aggiornamento:
21 ottobre 2020
Iscriviti al nostro Feed RSS

Argomenti

Una generazione politica che difetta di educazione e cultura

Francesco Provinciali * - 24.11.2018

Il linguaggio triviale e aggressivo cui ci sta abituando la generazione politica emergente ha diverse matrici esplicative. Trovo che la più evidente sia riconducibile alla decadenza del sistema scolastico italiano dove, a partire dagli anni 80 si sono imposte le teorie formative della facilitazione, la stagione dei diritti non bilanciata da un richiamo ai doveri (di rispettare, studiare, imparare, ascoltare ecc.), la valutazione del profitto e del comportamento spogliata da regole, voti, riconoscimento del merito.

Un relativismo valoriale che è diventato soggettivismo dei comportamenti: tutto possibile, tutto emendabile, tutto accettabile, tutto tristemente incorreggibile.

Più recentemente l’introduzione delle nuove tecnologie ha fatto il resto: anziché essere considerata un elemento integrativo dello studio e a sostegno dell’impegno e dei doveri scolastici è diventato una sorta di digressione, un modo per saltare a piè pari la lettura e la scrittura, un ostacolo alla conoscenza e comunicazione interpersonale, un dileggio verso la figura dell’insegnante: l’aula come luogo del cazzeggio.

Anziché caldeggiare un ritorno ai fondamentali della cultura umanistica e classica figlia della nostra migliore tradizione si promette l’introduzione del tablet al posto dei libri e dei quaderni, come accaduto in altri paesi con esiti fallimentari. leggi tutto

Le posizioni del governo sulla disciplina del lobbying

Maria Cristina Antonucci* - 24.11.2018

L’evocazione delle “lobby” contro l’azione politica del governo giallo-verde è stata frequentemente impiegata da esponenti di vertice del Movimento 5 Stelle e della Lega. Solo per fare riferimento alla comunicazione politica dei leader di Lega e M5S, Salvini ha espresso in più occasioni la sua posizione contro le “lobby finanziarie a Bruxelles”, mentre Di Maio ha sostenuto che il Decreto Dignità avesse contro “lobby di tutti i tipi”.

Non si tratta di una novità: il termine lobby, inteso con il significato dispregiativo di ristretto e dovizioso gruppo di interesse, connesso in modo ideale, quando non impersonificato, con il sistema dei “poteri forti” ha costituito uno degli archetipi più frequenti della comunicazione elettorale delle politiche del 4 marzo 2018. Non sorprende che ora il lemma continui ad essere protagonista della comunicazione politica di questa campagna elettorale permanente.

Tuttavia, se si passa dal piano comunicativo alla dimensione dell’azione politica, cosa sta facendo il Governo Lega – Movimento 5 Stelle sul tema della disciplina del lobbying? La domanda non è retorica: se si ritiene che il fenomeno dell’influenza di alcuni portatori di interessi particolari possa ostacolare l’azione politica del governo del cambiamento sarebbe prioritario intervenire con adeguati strumenti di disciplina delle attività di relazione tra mondo degli interessi particolari e leggi tutto

Scossoni politici

Paolo Pombeni - 21.11.2018

Non è il caso di derubricare a folklore propagandistico lo scontro sui termovalorizzatori fra Salvini e Di Maio. La faccenda è più seria di quel che potrebbe apparire a stare alla banale sostanza della cosa, perché davvero di contenuto immediato ce n’è pochino. La pretesa di Di Maio di risolvere il problema dei rifiuti in Campania (e altrove) con la storiella della raccolta differenziata e dell’economia circolare non può che suscitare ilarità in chi ha visto in TV i cumuli di rifiuti di cui sono piene le strade di varie contrade in quella regione (e, se per questo, anche di Roma). Non si vede davvero per quale miracolo l’inciviltà di chi lascia ogni tipo di immondizia per strada dovrebbe sparire in un attimo e come si possa attivare rapidamente una “circolarità” il cui contenuto è al momento solo una sfilza di belle parole.

D’altra parte però anche la proposta di Salvini di dare l’avvio alla costruzione di termovalorizzatori è sensata, ma non tale da risolvere nell’immediato una emergenza, perché si tratta di impianti che comunque richiedono tempo per essere costruiti ed entrare in funzione. Dunque c’è da chiedersi perché abbia aperto uno scontro che al momento è puramente ideologico.

È qui che va esercitata un po' leggi tutto

Il Game del congresso

Stefano Zan * - 21.11.2018

Tutti gli osservatori sono d’accordo nel ritenere che uno dei punti di forza dei partiti populisti sia l’uso che sanno fare della rete, del web, dei social in piena sintonia con le caratteristiche essenziali del mondo digitale, di quello che nel suo bellissimo libro Baricco chiama Il Game.

Su questo versante la sinistra accusa un ritardo pauroso:

“Per inciso questo è il problema, oggi, della sinistra, nel mondo. Ammesso che abbia delle soluzioni ai problemi della gente, non sa comunque formularle in modo aerodinamico: sono tutte ferme, quindi morte. Non c’è una sola convinzione di sinistra su temi come l’Europa, l’immigrazione, la sicurezza o la giustizia sociale che abbia un minimo di aerodinamicità. Che presunzione pazzesca. Gli altri, i populisti in testa, sono invece bravissimi, nel design. Non sto qui a giudicare se le loro soluzioni siano più efficaci o disastrose: ma certo le disegnano in un modo per cui sfrecciano nel Game che è un piacere. E non è solo questione di tweet o di slogan facili: l’aerodinamicità nasce altrove, molto prima. Ad esempio nell’abbandonare il guscio del partito novecentesco e scegliersi una forma più leggera di struttura, più adatta al Game. Oppure capire che non si fa politica, nel Game, se

  leggi tutto

Le tante "Italie" del 4 marzo (1)

Luca Tentoni - 17.11.2018

Un paio di settimane fa, il Corriere della Sera ha pubblicato un interessante sondaggio realizzato da Ipsos, secondo il quale i rapporti di forza fra i partiti - in particolare, ma non solo, fra quelli di maggioranza - sono molto cambiati rispetto al voto del 4 marzo scorso. In appena otto mesi, infatti, la Lega è passata dal 17,4% dei voti al 34,7% delle intenzioni di voto (+17,3%: il doppio), il M5S dal 32,7% al 28,7% (-5%), il centrosinistra dal 22,9% al 20,2%, Leu dal 3,4% al 2,1%, FI dal 14% all'8,7%, FdI dal 4,3% al 2,7%; l'astensionismo potenziale è del 6,2% superiore a quello effettivo delle politiche 2018. La volatilità, che abbiamo calcolato sui dati del sondaggio, oscilla intorno al 18%: poco più di un elettore su sei, insomma (uno su cinque se includiamo gli astenuti aggiuntivi) ha già cambiato idea rispetto al 4 marzo. Il dato più interessante, però, riguarda la diversa distribuzione del voto nelle cinque aree in cui Ipsos divide il Paese: la Lega guadagna al Nord oltre il 18%, ma se a pagarne le spese è, nel Nord-Ovest, soprattutto il resto del centrodestra (-9%) e il M5s (-5,7%), nel Triveneto sono i Cinquestelle ad essere più colpiti (-7,9%). Nelle regioni del Centronord il centrodestra cede "solo" il 4,8% e la Lega guadagna "appena" il 14,1%, ma il M5S perde il 6,6% e il centrosinistra il 3%. leggi tutto

Un mondo nuovo

Stefano Zan * - 17.11.2018

“Un mondo politico nuovo è possibile ed è quello rappresentato da questo governo”.

Questa potrebbe essere in sintesi la convinzione che ha mosso e muove molti elettori a dare fiducia alla maggioranza che sostiene il governo.

Da un lato la speranza di una forte discontinuità con la vecchia politica (protesta). Dall’altro un investimento fideistico sul futuro. La mia ipotesi è che il voto fideistico, l’identificazione con il nuovo paradigma prevalga sul classico voto di protesta perché i due nuovi partiti propongono un sistema di valori (ideologia) che favorisce processi di identificazione e appartenenza anche a prescindere dalla specificità dei programmi elettorali e della loro fattibilità.

Il carattere post ideologico dei due partiti è una bufala comunicativa. Nel corso del tempo sono venuti sempre più chiarendosi gli elementi di sostegno alla nuova ideologia che conviene provare ad evidenziare pur nelle ambiguità e contraddizioni, nella convinzione che essi stessi siano fattori di attrazione del consenso.

Solo il popolo è sovrano. Tutte le autorità (italiane e non) che non sono state elette sono comunque “meno” sovrane.

La vera democrazia è la democrazia diretta. La democrazia rappresentativa è il marchingegno attraverso il quale le èlite imbrogliano il popolo.

L’Italia è degli italiani. Solo il popolo italiano è sovrano in Italia

Governare è semplice: basta leggi tutto

La società nel mare dell’incertezza politica

Paolo Pombeni - 14.11.2018

È un paese stanco quello che assiste al caos che domina l’attuale fase politica, tutta chiusa in lotte intestine fra partiti e all’interno di partiti, senza che ci si ponga minimamente il problema di come tirare fuori il nostro paese dall’incertezza che domina un po’ in tutti i campi.

Certo molti si affidano alla speranza sopravvalutando fenomeni che testimoniano un qualche risveglio della società civile. La grande manifestazione di Torino a favore della TAV, ma più che altro contro il vuoto ideologismo dei Cinque Stelle, è indubbiamente un fatto interessante, ma non va sopravvalutato. Si tratta di un moto di orgoglio, e in parte di stizza, che muove una città che non è disponibile per alcuna “decrescita felice”, ma come questo possa trasformarsi in una proposta politica alternativa non è affatto chiaro, non fosse altro perché ad essa manca un vero leader carismatico. Altrettanto si dica per le manifestazioni contro il progetto di riforma Pillon sull’affido dei figli nelle coppie che si sciolgono: al momento un confluire di istanze diverse che prendono spunto dalla proposta pasticciata di un politico che parla di cose su cui non ha competenza, ma che nascono da retroterra che vanno dal femminismo radicale al tradizionalismo para-cattolico.

Lasciamo da parte leggi tutto

Perché è successo qui

Luca Tentoni - 10.11.2018

Su Mentepolitica ci occupiamo spesso del voto del 4 marzo scorso e del "caso italiano", inserito in un contesto internazionale che vede la crescita e lo sviluppo dei partiti antiestablishment. Ci siamo avvalsi - e lo faremo in futuro - di studi politologici e di saggi scritti da accademici. Questa volta scegliamo un altro punto d'osservazione, quello di Maurizio Molinari, direttore della "Stampa" e per quindici anni corrispondente dai principali paesi occidentali. Il suo viaggio all'origine del populismo italiano ("Perché è successo qui", La Nave di Teseo) potrebbe essere un vademecum per un pubblico di lettori stranieri, perché spiega alcuni aspetti del nostro Paese in modo comprensibile anche per chi non ha vissuto direttamente l'evoluzione politica, economica e sociale italiana, ma è utile anche e soprattutto per noi, per lo stile asciutto e la concretezza delle affermazioni che l'autore fa, supportate da dati e fatti. I suoi sono dodici "percorsi nell'identità nazionale" per cogliere gli aspetti meno conosciuti e più sorprendenti del paese in cui viviamo. A questi si aggiunge l'analisi di come i partiti populisti hanno utilizzato "cinque tabù della politica italiana: il timore dell'Islam, la competizione economica con i migranti, la paura di perdere l'identità nazionale, l'insofferenza per l'Europa come insieme di regole leggi tutto

Quando il gioco diventa duro…

Paolo Pombeni - 07.11.2018

La battuta “quando il gioco diventa duro, i duri iniziano a giocare” è una citazione abusata. Tuttavia è quel che viene in mente ad osservare come si sta evolvendo la situazione italiana, dove il gioco sta diventando più che duro. Peccato che in questo caso di duri che cominciano a giocare non se ne vedano in giro. Al più un po’ di bulletti che giocano a fare i duri.

La contingenza attuale è difficile. Il paese è stato vittima di una catastrofe naturale di proporzioni più che notevoli: sono danni ingenti che richiederanno interventi finanziari sostanziosi, ma soprattutto, se non si vuole per l’ennesima volta lasciar cadere tutto nel dimenticatoio, interventi di riordino strutturale del nostro sistema di prevenzione. E già questo è un problemino spinoso, che spacca in due il paese, perché al Nord si tratta di sistematizzare una situazione, al Sud di capovolgere una mentalità che trova radici e compiacenze nella pubblica amministrazione locale. Una faccenda non facile da affrontare per una coalizione governativa dove convivono nordisti e sudisti, tanto per cavarcela con una battuta.

Inoltre il nostro paese si trova al centro di una vicenda internazionale che temiamo si stia sottovalutando. In un contesto in cui si stanno ridisegnando molti scenari, leggi tutto

Il futuro politico di Matteo Renzi

Francesco Provinciali * - 07.11.2018

La notizia che Matteo Renzi si sia proposto come conferenziere per l’agenzia Celebrity Speakers Associates, ma disponibile ad altre proposte, su temi planetari e di attualità come l’ambiente, il futuro dell’Europa, la globalizzazione, l’informazione giornalistica e le fake news, la gestione delle organizzazioni complesse ecc. come riportato recentemente da Huffington Post, potrebbe essere letta come una scelta tattica transitoria che non incide sulla strategia di fondo: la politica come vocazione e come professione, il vero e autentico ‘beruf’ come direbbe Max Weber. Si è appena conclusa la nona edizione della Leopolda ma non pare sia scaturito un piano organico di proposta politica e di alternativa per la guida del Paese, sembra che abbiano prevalso gli aspetti coreografici e celebrativi sulle idee e sui contenuti: “enclave” e nicchie di fedelissimi autoreferenziali che parlano a se stessi e non al Paese, “comitati civici”, tavoli di riflessione ed elaborazione del nulla, accademiche dissertazioni, mentre si restringe la cerchia delle adesioni e diventa esoterico – cioè per pochi intorno al “capo”- il progetto di realizzare un modello politico nuovo e alternativo.

Problema di linguaggio- l’obsolescenza del famoso modello narrativo – e di contenuti – cosa inventare di nuovo dopo gli esiti incerti del jobs act, la criticatissima riforma della scuola, leggi tutto