Ultimo Aggiornamento:
04 luglio 2020
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Argomenti

Pd, il tempo è quasi scaduto

Luca Tentoni - 09.02.2019

Il destino del Pd e, più in generale, delle attuali opposizioni parlamentari si decide da qui a fine giugno, nei cinque mesi durante i quali si rinnoveranno l'Europarlamento, alcuni consigli regionali (Abruzzo, Sardegna, Piemonte, Basilicata; Emilia-Romagna e Calabria voteranno a fine 2019) e molti consigli comunali. I primi risultati - ferma restando la specificità della regione nella quale si vota e la strutturazione dell'offerta elettorale, soprattutto a sinistra - arriveranno già nelle prossime ore dall'Abruzzo. Si tratta di test indicativi solo se considerati nel loro complesso, a consuntivo. Detto ciò, è molto probabile che a fine maggio (e ancor più dopo le comunali) avremo un quadro politico diverso da quello del 4 marzo 2018: tendenzialmente più favorevole alla Lega e meno a FI e (forse) ai Cinquestelle. Il problema delle opposizioni "in crisi", che si pose nel 1997-'98 per il centrodestra di Berlusconi e nel 2002-'03 e nel 2009-'10 per il centrosinistra, venne superato perché quando si verificarono problemi ci fu anche il tempo di risolverli (cosa che non fu possibile al centrodestra del '94 e al centrosinistra del 2008, vincitori delle elezioni ma presto entrati in un tunnel senza uscita). Le legislature "lunghe" (1996-2001, 2001-2006, 2008-2013, così come la 2013-2018, durante la quale una Lega in crisi ebbe tempo e modo per rilanciarsi raggiungendo leggi tutto

Reddito di cittadinanza: il voto di scambio nel XXI secolo

Gianpaolo Rossini - 09.02.2019

È forse il più grande voto di scambio della storia d’Italia e del secolo XXI. Secondo le stime del governo toccherà poco più di 5 milioni di cittadini. Ma potrebbe raggiungere cifre più ragguardevoli in grado di fare saltare il banco. Il reddito di cittadinanza costituirà per i 5 Stelle una base di consenso elettorale di lunga durata, che sarà difficile da scollare per qualsiasi opposizione presente e futura. Una parte della platea, probabilmente un quarto, riceverà la pensione di cittadinanza. Per queste persone non ci sarà alcun obbligo di ricercare un lavoro e quindi si tratta solamente di un aumento delle pensioni sociali, ovvero un regalo per persone povere ma anche e soprattutto per coloro che non hanno versato mai contributi e che vedranno la loro pensione vicina a quella della maggioranza degli italiani che hanno pagato contributi. Per il restante tre quarti si tratta di un reddito che in pochi casi avrà una caratteristica di temporaneità come il governo vorrebbe far credere. Per due ragioni. Perché la maggior parte degli aventi diritto sono senza lavoro di lunga durata o persone che non hanno mai cercato lavoro. E in secondo luogo perché in Italia non ci sono 4 milioni di posti di lavoro leggi tutto

Il declino dei 5 Stelle

Stefano Zan * - 09.02.2019

Ci sono almeno cinque fattori che inducono a pensare che il calo dei consensi registrato dai 5 Stelle nell’ultimo anno possa continuare nei mesi a venire: il sistema di offerta politica; la leadership; le proposte; l’Europa; il costo delle mediazioni di governo.

Fino al 4 marzo 2018 i 5 Stelle erano l’unico partito radicalmente alternativo al “regime” precedente e l’unico partito nuovo presente nell’arena politica. Nel giro di pochi mesi la Lega è riuscita a presentarsi tanto come partito nuovo quanto come partito alternativo togliendo ai 5 Stelle il monopolio dell’alternativa. Soprattutto al sud la Lega si presenta come il vero partito nuovo laddove i 5 Stelle sono presenti con successo già da alcuni anni. L’offerta politica, per chi voglia esprimere un forte dissenso nei confronti dei governi precedenti, è cambiata profondamente e offre oggi due opzioni anziché una sola il che, ovviamente, consente di indirizzare in maniera diversa il voto di protesta erodendo consenso a chi prima aveva, appunto, una sorta di monopolio.

La questione della leadership è articolata e presenta molti aspetti. Intanto Salvini, con la metà dei parlamentari, è riuscito a imporsi nei fatti come il vero leader del governo con una capacità contrattuale leggi tutto

Prigionieri delle ideologie

Paolo Pombeni - 06.02.2019

Parlare di ideologie per preconcetti e fissazioni trasformati in slogan elettorali è senz’altro tecnicamente sbagliato. Ma di questi tempi in cui l’uso di un linguaggio appropriato è ridotto al lumicino anche quella roba lì può essere fatta passata per ideologia. Comunque la si voglia mettere resta il fatto che la politica italiana, specie quella del governo, è bloccata da un sostrato di rappresentazioni propagandistiche su cui si è costruita la raccolta del consenso elettorale. E poiché come sempre accade il consenso ottenuto a base di slogan è volatile tutti vivono nella preoccupazione che il vento cambi direzione.

L’elenco delle materie in cui le pseudo-ideologie delle varie parti paralizzano una seria presa in carico dei problemi è presto fatta. Si può cominciare da due casi eclatanti, la TAV e il Venezuela.

Sulla telenovela della alta velocità fra Torino e Lione ormai siamo alle comiche finali, con i Cinque Stelle che non sanno più cosa inventarsi per fare i bulli senza poter esibire il famoso documento sulla valutazione costi-benefici, documento che deve sempre uscire, ma non esce mai. È sempre più evidente che si tratta di quelle che a torto potrebbero essere definite questioni di principio: M5S a dire che quei soldi sono buttati e che è meglio spenderli altrove leggi tutto

Una vittoria di Pirro?

Stefano Zan * - 02.02.2019

Lega e 5Stelle hanno vinto. I loro cavalli di battaglia, quota cento e reddito di cittadinanza, sono leggi dello Stato che devono essere implementate e in questo modo perderanno progressivamente quella forza propagandistica che hanno avuto fino a quando erano semplici promesse elettorali e che fino ad oggi hanno spiegato molto del loro consenso. Adesso sono diritti dei cittadini e i cittadini hanno sempre dimostrato scarsa riconoscenza nei confronti di chi ha loro garantito benefici specifici (vedi gli 80 euro di Renzi).

Ma le due vittorie hanno caratteristiche diverse che incideranno non poco sul confronto politico dei prossimi mesi.

Ai 5 Stelle l’approvazione della legge è costata, direttamente e indirettamente, un 7% dei consensi (stando ai sondaggi); alla Lega ha garantito il raddoppio dei consensi.

Quota 100 è di facile applicazione e non produrrà problemi dal punto di vista amministrativo gestionale.

Il reddito di cittadinanza, per i primi mesi, sarà di difficilissima applicazione e continuerà a creare problemi di varia natura applicativa, che si ripercuoteranno inevitabilmente anche sul valore del provvedimento in sé attirandosi critiche di ogni genere.

Con il reddito di cittadinanza i grillini hanno “consumato” il loro grande cavallo di battaglia in positivo e si ritrovano con poche frecce al loro arco. leggi tutto

Il governo delle divergenze parallele

Francesco Provinciali * - 02.02.2019

Per Aldo Moro quella delle convergenze democratiche fu un’intuizione che prefigurava un disegno politico lungimirante, per Eugenio Scalfari diventò – in un editoriale del 1960 su L’Espresso divenuto celebre nel glossario dell’epoca – un ossimoro tradotto in una formula giornalistica di successo.

Altri tempi, altra storia, altra politica.

Il “Governo del cambiamento” che avrebbe voluto saltare a piè pari la duplice stagione della democrazia bloccata- quella del monolite democristiano della Prima repubblica e quella del tripartitismo imperfetto succedaneo al bipolarismo precario sinistra/destra del dopo tangentopoli – sta portando i moccoli al cimitero della politica parlamentare come luogo istituzionale del dialogo e del confronto sulle idee e gioca più di tattica che di strategia, in una interminabile partita che è già arrivata ai tempi supplementari.

Sullo sfondo dell’alleanza giallo-verde la campagna elettorale è come il leitmotiv di un monotono spartito musicale, la ricorrente colonna sonora di un film senza trama, specie in vista delle elezioni europee di maggio. Tutto ruota e si muove in funzione di uno scenario più ampio apparentemente disdegnato se non per lungo tempo avversato: gli equilibri e le alleanze dell’Europa che abita a Strasburgo, la guida dell’U.E. e della sua Commissione, insomma il dopo Juncker, un’incognita densa di possibili ibridazioni. leggi tutto

Un governo senza meta

Paolo Pombeni - 30.01.2019

Se volessimo giocare un po’ con le parole e le immagini, diremmo che l’attuale governo giallo-verde naviga senza avere a disposizione alcun porto sicuro di approdo. Visto quel che sta succedendo, l’immagine rischia di essere truce.

Imprigionati nelle loro strategie elettorali i due dioscuri, Salvini e Di Maio, sorvolano sui problemi profondi del paese e giocano soltanto a buttarla in caciara, si tratti di proclamare una immaginaria sacra difesa dei confini o di inneggiare al ritorno del welfare state grazie al reddito di cittadinanza. Naturalmente con un sistema mediatico che se li disputa, accanto all’ineffabile Di Battista, per i propri palcoscenici non c’è nemmeno da meravigliarsi troppo se lo spettacolo continua: si sa che la carne è debole.

Per chi volesse guardare le cose con un poco più di distacco la faccenda è ben più complicata. Innanzitutto la bocciatura da parte del Capo dello Stato del decreto semplificazioni è una figuraccia di non poco conto, soprattutto per un Presidente del Consiglio che è anche un professore di diritto, sia pure di diritto privato. Che l’abuso dei decreti legge come strumenti in cui infilarci di tutto e di più fosse oggetto di critiche pesanti lo sanno anche gli studenti dei corsi base di Diritto Pubblico. leggi tutto

L’incontro socialisti-cattolici: un’occasione mancata?

Lucrezia Ranieri * - 30.01.2019

Non raramente la storia italiana del post ’45 è stata raccontata come una storia di “occasioni mancate”. Il libro recentemente edito da Marsilio, Democristiani, cattolici e Chiesa negli anni di Craxi e curato da Gennaro Acquaviva, Michele Marchi, Paolo Pombeni affronta per l’appunto una di queste “occasioni mancate”: quella dell’incontro tra socialisti e cattolici negli anni Ottanta, avvenuto forse sul piano della strategia politica – o forse è più giusto dire della necessità politica – ma non su quello delle culture, delle prospettive di modernizzazione, delle ipotesi di riforma del sistema. Ma perché l’incontro tra socialisti e cattolici avrebbe dovuto, in primo luogo, essere considerato un’occasione? Un primo punto di riflessione viene messo in luce da M. Marchi nell’introduzione, ed attiene allo stridente rapporto tra l’immobilismo interno alla politica italiana e il movimento impresso alla società tanto dagli avvenimenti internazionali, a partire dalla fine di Bretton Woods e dalle crisi petrolifere eventi che avrebbero sensibilmente ridisegnato l’economia occidentale, quanto dall’epoca post-conciliare. Dopo il fallimento della solidarietà nazionale, la questione, divenuta cruciale, della riforma del sistema politico ricadde nuovamente nelle mani di socialisti e cattolici, chiamati a traghettare il paese fuori dalla paludosa, e progressivamente sempre più anacronistica, logica del consociativismo e del bipartitismo imperfetto leggi tutto

Brevi appunti su "voti virtuali"

Luca Tentoni - 26.01.2019

Il sondaggio Ipsos pubblicato il 19 gennaio dal "Corriere della Sera" offre più spunti di riflessione, in vista delle elezioni europee. In primo luogo, l'analisi (e la nostra rielaborazione) di tutte le rilevazioni compiute dall'istituto di ricerca evidenzia come fino a ottobre l'indecisione degli intervistati sul voto e l'espressa intenzione di non andare ai seggi - attestata fra il 33 e il 35% del corpo elettorale - sia notevolmente aumentata con l'approvazione della legge di bilancio, arrivando a metà gennaio al 43,2%, in parallelo con un forte ripiegamento (dal 28,7% della rilevazione del 31 ottobre al 25,4% di quella attuale) del M5S, al quale non ha fatto riscontro un aumento di pari misura del consenso alla Lega (pur aumentato dal 34,7% al 35,8%). In rapporto all'intero elettorato, i voti al M5S, che il 4 marzo 2018 erano stati pari al 23,1% (32,7% dei votanti) erano a ottobre il 18,5%, mentre oggi sarebbero il 14,4%; quelli della Lega costituivano il 12,3% degli aventi diritto al voto (politiche), in ottobre erano saliti al 22,3% mentre a gennaio sono scesi al 20,3%. In pratica i consensi ai due partiti di governo sarebbero passati dal 34,4% del corpo elettorale (marzo '18) al 40,8% in ottobre, per tornare a gennaio al 34,7% (si tratta di "voti virtuali", ovviamente). Si può ipotizzare che la "luna di miele" sia trascorsa, forse leggi tutto

Di elezione in elezione (ma intanto il mondo va avanti …)

Paolo Pombeni - 23.01.2019

Campagna elettorale continua, ormai lo sappiamo, ma non è che questa continuità non provochi un bel po’ di guai. Mantenere il paese in tensione perché c’è sempre un test che verrà dalle urne non ha mai aiutato: non è una storia che sia iniziata oggi, anche se in quest’ultima fase è stata esasperata sino all’estremo. Si usa ripetere, un poco stancamente in verità, la vecchia storiella per cui l’uomo politico guarda alle prossime elezioni, mentre lo statista guarda alle prossime generazioni, cioè al lungo periodo, ma è vero solo se si tiene in considerazione un elemento: per permettersi di fare gli statisti bisogna disporre di quella virtù che consiste nel raccogliere la fiducia dei cittadini facendosi dare un mandato quasi in bianco per risultati che essi non vedranno nell’immediato. Stiamo parlando della prova più difficile per qualsiasi personaggio politico (ed è qui che si radica un preoccupante ritorno di aspettative per l’uomo forte).

Tuttavia non è neppure vero che un discorso sul futuro sia assente in coloro che puntano sugli immediati dividendi elettorali, anzi in loro c’è quello più perverso: il futuro è così poco luminoso che per la gente sarà meglio portare a casa subito quel poco che si può e poi si vedrà. leggi tutto