Ultimo Aggiornamento:
17 luglio 2019
Iscriviti al nostro Feed RSS

Argomenti

La fine del tripolarismo

Stefano Zan * - 16.05.2018

L’antiberlusconismo e l’antirenzismo militanti e viscerali hanno obnubilato per anni le menti di moltissimi opinionisti, giornalisti, intellettuali, politici e anche di non pochi elettori.

Ad esempio nessuno saprà mai cosa pensano davvero gli elettori italiani delle riforme costituzionali proposte qualche anno fa dal Centro Destra e il 4 dicembre dal PD. Entrambi i referendum sono stati sonoramente bocciati dagli italiani che però, nella stragrande maggioranza dei casi hanno votato, nella sostanza, un altro referendum: il primo contro Berlusconi, il secondo contro Renzi.

Ma la cantonata più grossa presa da coloro la cui lettura del mondo era cognitivamente condizionata dall’anti renzismo viscerale è stata quella di ipotizzare l’avvento del tripolarismo in Italia partendo dalla convinzione che il movimento 5Stelle fosse espressione della (nuova) sinistra, quasi che essere contro Renzi fosse di per sé sufficiente ad essere di sinistra, dimenticando per altro che contro Renzi era schierata da sempre la destra del Paese.

Basterebbe infatti ammettere che i 5Stelle sono “oggettivamente” di destra per capire molte cose di ieri e di domani.

Dico oggettivamente perché basta conoscere un po' di storia dell’Italia, dell’Europa, dell’America Latina per capire che il Movimento 5Stelle si iscrive fin dalle sue origini “naturalmente” in quel filone di pensiero e leggi tutto

Effetto spaesamento

Michele Iscra * - 12.05.2018

E’ curioso: dopo aver tanto spinto per sostenere la crescita di sentimenti populisti, dopo aver lavorato ad incrinare, se non a distruggere conoscenze appropriate sui meccanismi della democrazia costituzionale, adesso tutta una serie di personaggi si straccia le vesti per il “connubio” fra la Lega e i Cinque Stelle. Nessuno ricorda che questo genere di alleanze giudicate spiazzanti sono già avvenute e hanno già suscitato apprensioni nella storia del nostro paese: da Cavour che le faceva con la sinistra piemontese-sabauda ad Andreotti che le denunciava quando era in vista l’apertura ai socialisti dispiacendo ai vescovi di allora, i quali, secondo l’uomo politico dc, “non ci avevano allevato per questo”.

Il fatto è che la politica non si governa dandole la linea dall’esterno. Bismarck, che se ne intendeva, aveva come motto unda fert nec regitur, l’onda ti porta, ma non lo puoi governare indirizzandola dove vuoi tu. Coloro che hanno scatenato l’ondata populista potrebbero meditarci sopra.

Succede infatti che dopo avere proclamato che “il popolo” decide tutto e che il popolo è rappresentato da una parte di elettori, i cui eletti magari sono stati designati con un numero non esattamente cospicuo di clic su una tastiera, diventa difficile immaginarsi che i beneficiati da leggi tutto

Una crisi di sistema

Paolo Pombeni - 09.05.2018

E’ accaduto quel che tutte le persone di buon senso speravano non accadesse: un gruppo di capi partito ha deciso di mettere in questione anche l’istituzione di garanzia e snodo del sistema, cioè la presidenza della repubblica. Si fa presto a dire che la storia darà un giudizio severo dell’irresponsabilità di queste persone che si baloccano con richiami alla democrazia senza sapere che cosa essa sia e come si governi. Purtroppo le conseguenze di questa irresponsabilità ricadranno su tutto il paese e non è una consolazione scrivere che in un certo senso il paese se l’è cercata facendo prevalere la voglia di dare un calcio ad una vecchia classe dirigente che non aveva saputo trasmettergli la fiducia necessaria in anni di difficile crisi.

Quel che si deve valutare è che l’assennata proposta del presidente Mattarella di chiedere che si metta in servizio un governo “neutrale” per consentire al paese di decidere del suo futuro con una ragionevole riflessione è stata rifiutata da capi partito smaniosi solo di sfruttare quello che credono possa essere il vento favorevole delle sfide spettacolari. Il prezzo però non sarà solo la perdita di importanti scadenze e magari un nuovo sussulto per la nostra economia (e non si tratta leggi tutto

Non è detto che il capo sia un leader

Stefano Zan * - 09.05.2018

Nel linguaggio comune si tende ad usare il termine leader come equivalente di capo, segretario, reggente, portavoce di un qualsiasi partito. In realtà la parola leader evoca alcune caratteristiche che non necessariamente un qualsiasi capo politico possiede, soprattutto quando la sua nomina proviene “dall’alto”, dal vero azionista di maggioranza del partito, oppure dal basso, come mediazione tra tante correnti.

 

Vale forse la pena richiamare le caratteristiche principali che fanno di un capo un vero leader, rispetto a un qualsiasi “segretario” o “burocrate”.

Sintetizzando e semplificando al massimo una letteratura vastissima possiamo dire che il leader si distingue per:

 

-          Carisma

-          Sintonia

-          Visione

-          Innovazione

 

Il carisma è l’insieme di quelle doti assolutamente personali che fanno sì, come diceva Max Weber, che gli individui si predispongano all’obbedienza proprio in ragione di queste virtù personali. E’ difficile dire in cosa consista effettivamente il carisma perché la storia è ricca di esempi di leader certamente carismatici ma che avevano e hanno caratteristiche personali profondamente diverse. Il carisma è tale in quanto viene riconosciuto come dote peculiare di una singola persona che in questo modo ottiene la fiducia e il riconoscimento dei suoi accoliti pronti a seguirlo in ogni occasione con scarsissimo senso critico. “C’è scritto ma io vi

  leggi tutto

Il voto del Friuli-Venezia Giulia

Luca Tentoni - 05.05.2018

La discussione circa l'opportunità di attribuire valore di "test politico nazionale" a consultazioni locali ha occupato per due settimane le pagine dei giornali: prima col Molise, poi col Friuli-Venezia Giulia. Forse bisognerebbe chiarire alcuni punti sul tema. Il principale riguarda il differente approccio degli elettori nei confronti di consultazioni di diverso ordine. Un conto è scegliere il rappresentante al Parlamento nazionale, un conto il presidente della regione e il governo locale, un altro conto - infine - il sindaco e i consiglieri comunali. Sono dimensioni diverse sia a livello decisionale, sia a livello politico. Si può dire, anche guardando la differente composizione delle coalizioni (e la moltiplicazione delle liste) che il tentativo di ricondurre ad unità i raggruppamenti è complesso, quando sono molto eterogenei e soprattutto quando sono costituiti da liste civiche o "del sindaco" o “del presidente” presenti su una scheda (per regione o comune) ma non sulle altre (per la Camera, ad esempio). Volendo tentare a tutti i costi una comparazione - pur sempre ardita e poco consigliabile - si potrebbe far riferimento dunque alle coalizioni, ma con moltissima cautela. Il secondo punto riguarda il sistema elettorale: quello per le politiche non ha il voto disgiunto e neppure le preferenze, ma ha il collegio uninominale, leggi tutto

Le prossime elezioni

Stefano Zan * - 05.05.2018

Chi afferma che tornare presto al voto con la stessa legge elettorale non servirebbe a niente perché i risultati sarebbero uguali ignora alcuni fatti rilevanti che potrebbero influire fortemente sulle prossime elezioni.

I fatti in questione sono riconducibili a tre aspetti principali: il contesto in cui si sono svolte le elezioni del 4 marzo (e i relativi risultati); quello che è successo tra il 4 marzo e oggi; la volatilità del voto. Vediamoli con ordine.

 

La domanda principale delle elezioni del 4 marzo era sostanzialmente una: a chi sarebbe andato quel massiccio voto di protesta che era ormai nell’aria da molto tempo? Molti elettori con il loro voto volevano dare un segnale forte ma nessuno (politici, osservatori, sondaggisti) era in grado di prevedere con ragionevole accuratezza dove e in che misura sarebbero andati questi voti.

Che i 5Stelle sarebbero andati bene era chiaro a tutti. Che il PD sarebbe andato male anche. Sul Centro Destra c’erano molti dubbi. Che Liberi e Uguali andasse così male o che la Lega andasse così bene non lo aveva previsto nessuno.

Il risultato è stato uno straordinario successo dei 5Stelle al sud, della Lega al nord (Emilia compresa), ma nessuno ha vinto. Il voto di protesta, in gran parte leggi tutto

Una politica senza leadership

Paolo Pombeni - 02.05.2018

Definire confusa l’attuale fase politica è un eufemismo. Impantanati nel populismo sparso a piene mani nella lunghissima campagna elettorale che non abbiamo ancora alle spalle, i partiti non riescono a trovare una ragionevole via d’uscita dai risultati prodotti da una legge elettorale cervellotica, rispetto alla quale nessuno si è preso alcuna responsabilità per averla fatta passare. Matteo Renzi nel suo show al programma di Fazio ha rivelato di essere succube di quel populismo che vorrebbe denunciare negli altri, quando ha continuato a ripetere la favoletta dei vincitori e dei vinti e delle responsabilità di fare il governo che dovrebbero toccare ai primi mentre i secondi devono fare l’opposizione.

E’ curioso che nessuno ricordi che in democrazia gli elettori votano perché ogni deputato concorra a rappresentarli nel formare l’indirizzo del governo del paese: se lo farà entrando in una maggioranza che esprime un esecutivo, o in un lavoro di critica dialettica a quanto farà un esecutivo di cui non fa parte, o in altri modi (non è detto che non si possa a volte concordare e a volte dissentire) non è determinato dalla conta dei voti nelle urne, ma dal contesto della politica parlamentare. Varrebbe la pena di ricordare poi che quella dovrebbe avere un leggi tutto

Appunti sulla crisi di governo

Luca Tentoni - 28.04.2018

Questa lunga crisi di governo sta mettendo alla prova, oltre alle capacità di ascolto e mediazione del Capo dello Stato, anche la pazienza degli elettori. Tuttavia, è stata ed è l'occasione per portare alla luce alcuni aspetti poco valutati dall'opinione pubblica. Il primo è il ruolo del Quirinale. Ogni presidente ha il suo stile, ma il compito del Presidente della Repubblica è - in casi come questo - unico e insostituibile: si tratta di essere al tempo stesso notaio, arbitro, tessitore, facilitatore di intese, difensore delle istituzioni (e, di conseguenza, attivo nel sollecitare le forze politiche ad assicurare il buon funzionamento del sistema). Prima delle elezioni - e in questi giorni - qualcuno ha talvolta voluto strattonare l'arbitro, cercare di indurlo a prendere decisioni, non suggerendole ma anticipandole e pretendendole. Un buon arbitro deve sopportare, ascoltare, se necessario far valere la propria autorevolezza e infine la propria autorità, nell'interesse del Paese. Anche se non eletto direttamente dal popolo, il Capo dello Stato non ha bisogno di mettere la spada di milioni di voti sul piatto della bilancia: è una cosa che possono provare a fare, col dovuto garbo istituzionale, i vincitori, sempre che i numeri siano davvero tali da permettere loro di realizzare i desideri e le promesse fatte leggi tutto

La sentenza di Palermo ci richiama all’ordine: la ricreazione è finita

Maurizio Griffo * - 28.04.2018

Da alcuni mesi a questa parte la politica italiana sembrava essersi normalizzata. Ovviamente quando diciamo questo intendiamo dire normalizzata in senso relativo, non assoluto. Questo perché a dominare la scena sono due partiti antisistema o,  per  adoperare una formulazione meno tecnica, diciamo singolari. Si tratta, nel caso del Movimento cinque stelle, di un’associazione politica che è proprietà di una società di pubblicità (la Casaleggio e associati), in cui il controllo politico sul movimento si trasmette per via ereditaria. Nel secondo caso siamo di fronte a un partito politico, la Lega, che, dopo aver imposto al paese per un paio di decenni una rovinosa agenda federalista (che ci è costata almeno 4 o 5 punti di PIL), si è improvvisamente convertito a una improbabile, e non meno rovinosa, agenda sovranitaria. In sostanza in primo piano c’erano due forze politiche a vocazione demagogica. Tuttavia, pur scontando questo evidente deficit di democrazia, la politica italiana sembrava muoversi in piena autonomia.

Infatti, nella campagna elettorale per le elezioni del 4 marzo scorso leggi tutto

Chi semina vento …

Michele Iscra * - 25.04.2018

Chi semina vento raccoglie tempesta, recita un tradizionale detto popolare. Le prove sulla saggezza di questa asserzione non mancano e diremmo che anche nelle circostanze attuali se ne hanno conferme.

Partiamo da una osservazione forse estemporanea, ma probabilmente no. Si dice che Silvio Berlusconi abbia manifestato irritazione perché varie trasmissioni delle sue TV sono campioni nella diffusione della mentalità populista. Verrebbe da commentare: meglio tardi che mai. Si scopre però che questi talk show saranno forse ridimensionati, ma con cautela, perché sarebbe controproducente offrirsi agli attacchi inevitabili di chi vi vedrebbe una censura contro gli umori del popolo. Berlusconi del resto dovrebbe ricordarsi che quanto a cavalcare gli animal spirits della gente non è stato secondo a nessuno. Certo gli è successo – ma era inevitabile - come  all’apprendista stregone che non è stato capace di tenere sotto controllo gli spiriti che ha evocato.

Il fatto è che il leader e fondatore di Forza Italia non è stato solo in questa corsa. La sinistra, che fa la schizzinosa quando sono meccanismi usati dagli altri, ha una storia lunga in questo settore. La sua presunzione di rappresentare il “partito dei puri” contro i corrotti, fossero i democristiani, i socialisti, o i nuovi partiti sorti dalle ceneri della seconda repubblica, leggi tutto