Ultimo Aggiornamento:
19 ottobre 2019
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Argomenti

Una vittoria di Pirro?

Stefano Zan * - 02.02.2019

Lega e 5Stelle hanno vinto. I loro cavalli di battaglia, quota cento e reddito di cittadinanza, sono leggi dello Stato che devono essere implementate e in questo modo perderanno progressivamente quella forza propagandistica che hanno avuto fino a quando erano semplici promesse elettorali e che fino ad oggi hanno spiegato molto del loro consenso. Adesso sono diritti dei cittadini e i cittadini hanno sempre dimostrato scarsa riconoscenza nei confronti di chi ha loro garantito benefici specifici (vedi gli 80 euro di Renzi).

Ma le due vittorie hanno caratteristiche diverse che incideranno non poco sul confronto politico dei prossimi mesi.

Ai 5 Stelle l’approvazione della legge è costata, direttamente e indirettamente, un 7% dei consensi (stando ai sondaggi); alla Lega ha garantito il raddoppio dei consensi.

Quota 100 è di facile applicazione e non produrrà problemi dal punto di vista amministrativo gestionale.

Il reddito di cittadinanza, per i primi mesi, sarà di difficilissima applicazione e continuerà a creare problemi di varia natura applicativa, che si ripercuoteranno inevitabilmente anche sul valore del provvedimento in sé attirandosi critiche di ogni genere.

Con il reddito di cittadinanza i grillini hanno “consumato” il loro grande cavallo di battaglia in positivo e si ritrovano con poche frecce al loro arco. leggi tutto

Il governo delle divergenze parallele

Francesco Provinciali * - 02.02.2019

Per Aldo Moro quella delle convergenze democratiche fu un’intuizione che prefigurava un disegno politico lungimirante, per Eugenio Scalfari diventò – in un editoriale del 1960 su L’Espresso divenuto celebre nel glossario dell’epoca – un ossimoro tradotto in una formula giornalistica di successo.

Altri tempi, altra storia, altra politica.

Il “Governo del cambiamento” che avrebbe voluto saltare a piè pari la duplice stagione della democrazia bloccata- quella del monolite democristiano della Prima repubblica e quella del tripartitismo imperfetto succedaneo al bipolarismo precario sinistra/destra del dopo tangentopoli – sta portando i moccoli al cimitero della politica parlamentare come luogo istituzionale del dialogo e del confronto sulle idee e gioca più di tattica che di strategia, in una interminabile partita che è già arrivata ai tempi supplementari.

Sullo sfondo dell’alleanza giallo-verde la campagna elettorale è come il leitmotiv di un monotono spartito musicale, la ricorrente colonna sonora di un film senza trama, specie in vista delle elezioni europee di maggio. Tutto ruota e si muove in funzione di uno scenario più ampio apparentemente disdegnato se non per lungo tempo avversato: gli equilibri e le alleanze dell’Europa che abita a Strasburgo, la guida dell’U.E. e della sua Commissione, insomma il dopo Juncker, un’incognita densa di possibili ibridazioni. leggi tutto

Un governo senza meta

Paolo Pombeni - 30.01.2019

Se volessimo giocare un po’ con le parole e le immagini, diremmo che l’attuale governo giallo-verde naviga senza avere a disposizione alcun porto sicuro di approdo. Visto quel che sta succedendo, l’immagine rischia di essere truce.

Imprigionati nelle loro strategie elettorali i due dioscuri, Salvini e Di Maio, sorvolano sui problemi profondi del paese e giocano soltanto a buttarla in caciara, si tratti di proclamare una immaginaria sacra difesa dei confini o di inneggiare al ritorno del welfare state grazie al reddito di cittadinanza. Naturalmente con un sistema mediatico che se li disputa, accanto all’ineffabile Di Battista, per i propri palcoscenici non c’è nemmeno da meravigliarsi troppo se lo spettacolo continua: si sa che la carne è debole.

Per chi volesse guardare le cose con un poco più di distacco la faccenda è ben più complicata. Innanzitutto la bocciatura da parte del Capo dello Stato del decreto semplificazioni è una figuraccia di non poco conto, soprattutto per un Presidente del Consiglio che è anche un professore di diritto, sia pure di diritto privato. Che l’abuso dei decreti legge come strumenti in cui infilarci di tutto e di più fosse oggetto di critiche pesanti lo sanno anche gli studenti dei corsi base di Diritto Pubblico. leggi tutto

L’incontro socialisti-cattolici: un’occasione mancata?

Lucrezia Ranieri * - 30.01.2019

Non raramente la storia italiana del post ’45 è stata raccontata come una storia di “occasioni mancate”. Il libro recentemente edito da Marsilio, Democristiani, cattolici e Chiesa negli anni di Craxi e curato da Gennaro Acquaviva, Michele Marchi, Paolo Pombeni affronta per l’appunto una di queste “occasioni mancate”: quella dell’incontro tra socialisti e cattolici negli anni Ottanta, avvenuto forse sul piano della strategia politica – o forse è più giusto dire della necessità politica – ma non su quello delle culture, delle prospettive di modernizzazione, delle ipotesi di riforma del sistema. Ma perché l’incontro tra socialisti e cattolici avrebbe dovuto, in primo luogo, essere considerato un’occasione? Un primo punto di riflessione viene messo in luce da M. Marchi nell’introduzione, ed attiene allo stridente rapporto tra l’immobilismo interno alla politica italiana e il movimento impresso alla società tanto dagli avvenimenti internazionali, a partire dalla fine di Bretton Woods e dalle crisi petrolifere eventi che avrebbero sensibilmente ridisegnato l’economia occidentale, quanto dall’epoca post-conciliare. Dopo il fallimento della solidarietà nazionale, la questione, divenuta cruciale, della riforma del sistema politico ricadde nuovamente nelle mani di socialisti e cattolici, chiamati a traghettare il paese fuori dalla paludosa, e progressivamente sempre più anacronistica, logica del consociativismo e del bipartitismo imperfetto leggi tutto

Brevi appunti su "voti virtuali"

Luca Tentoni - 26.01.2019

Il sondaggio Ipsos pubblicato il 19 gennaio dal "Corriere della Sera" offre più spunti di riflessione, in vista delle elezioni europee. In primo luogo, l'analisi (e la nostra rielaborazione) di tutte le rilevazioni compiute dall'istituto di ricerca evidenzia come fino a ottobre l'indecisione degli intervistati sul voto e l'espressa intenzione di non andare ai seggi - attestata fra il 33 e il 35% del corpo elettorale - sia notevolmente aumentata con l'approvazione della legge di bilancio, arrivando a metà gennaio al 43,2%, in parallelo con un forte ripiegamento (dal 28,7% della rilevazione del 31 ottobre al 25,4% di quella attuale) del M5S, al quale non ha fatto riscontro un aumento di pari misura del consenso alla Lega (pur aumentato dal 34,7% al 35,8%). In rapporto all'intero elettorato, i voti al M5S, che il 4 marzo 2018 erano stati pari al 23,1% (32,7% dei votanti) erano a ottobre il 18,5%, mentre oggi sarebbero il 14,4%; quelli della Lega costituivano il 12,3% degli aventi diritto al voto (politiche), in ottobre erano saliti al 22,3% mentre a gennaio sono scesi al 20,3%. In pratica i consensi ai due partiti di governo sarebbero passati dal 34,4% del corpo elettorale (marzo '18) al 40,8% in ottobre, per tornare a gennaio al 34,7% (si tratta di "voti virtuali", ovviamente). Si può ipotizzare che la "luna di miele" sia trascorsa, forse leggi tutto

Di elezione in elezione (ma intanto il mondo va avanti …)

Paolo Pombeni - 23.01.2019

Campagna elettorale continua, ormai lo sappiamo, ma non è che questa continuità non provochi un bel po’ di guai. Mantenere il paese in tensione perché c’è sempre un test che verrà dalle urne non ha mai aiutato: non è una storia che sia iniziata oggi, anche se in quest’ultima fase è stata esasperata sino all’estremo. Si usa ripetere, un poco stancamente in verità, la vecchia storiella per cui l’uomo politico guarda alle prossime elezioni, mentre lo statista guarda alle prossime generazioni, cioè al lungo periodo, ma è vero solo se si tiene in considerazione un elemento: per permettersi di fare gli statisti bisogna disporre di quella virtù che consiste nel raccogliere la fiducia dei cittadini facendosi dare un mandato quasi in bianco per risultati che essi non vedranno nell’immediato. Stiamo parlando della prova più difficile per qualsiasi personaggio politico (ed è qui che si radica un preoccupante ritorno di aspettative per l’uomo forte).

Tuttavia non è neppure vero che un discorso sul futuro sia assente in coloro che puntano sugli immediati dividendi elettorali, anzi in loro c’è quello più perverso: il futuro è così poco luminoso che per la gente sarà meglio portare a casa subito quel poco che si può e poi si vedrà. leggi tutto

Quale popolo contro quale élite

Stefano Zan * - 23.01.2019

La tesi, sempre più diffusa, secondo la quale la situazione politica attuale segnerebbe il trionfo del popolo sulle élites mi lascia qualche perplessità che provo a esprimere per punti.

1)      Diceva il presidente Mao che la rivoluzione non è un pranzo di gala. Oggi ci troveremmo di fronte ad una rivoluzione epocale, il popolo che ha sconfitto le élites, senza un morto, senza un ferito, senza scontri nelle piazze. Una rivoluzione davvero gentile, forse fin troppo gentile per essere considerata tale.

2)      Il presunto trionfo riguarda, almeno ad oggi, solo ed esclusivamente l’arena strettamente politica e non ha in alcun modo intaccato tutti gli altri mondi e istituzioni (sindacato, associazioni imprenditoriali, istituzioni di ricerca, imprese, magistratura, chiesa) che sono parte integrante dell’elite di qualsiasi paese.

3)      Il popolo di cui si parla è in realtà la somma degli elettori che il 4 marzo hanno dato sostegno alla Lega e ai 5Stelle penalizzando i partiti che avevano governato in precedenza. In gergo, da sempre, questa si chiama alternanza ed è piuttosto frequente nelle democrazie.

4)      I due popoli, quello della Lega e quello dei 5Stelle sono profondamente diversi tra di loro sotto molti profili (nord/sud; mondo produttivo/mondo non produttivo) e sostenevano e sostengono posizioni diverse su temi assolutamente rilevanti leggi tutto

I gialloverdi fra consenso e competizione

Luca Tentoni - 19.01.2019

Qualche giorno fa, l'Istituto Cattaneo si è occupato, in un'analisi a cura di Marco Valbruzzi ("Lo strano caso del consenso al governo Conte") della particolarità dell'Esecutivo "giallo-verde" rispetto agli altri governi europei. I partiti che sostengono Conte hanno oggi circa il 58% dei voti, contro il 50% delle elezioni politiche del 4 marzo 2018 (il governo, lo ricordiamo, è però in carica dal primo giugno). Valbruzzi si chiede, "rispetto agli altri governi europei attualmente in carica, quanto è anomalo il trend (in crescita) nei consensi per il governo italiano" (anche se, per completezza d’informazione, va detto che in Italia - considerando la media dei sondaggi elaborata da “Poll of Polls” - i consensi complessivi a M5S e Lega erano già al 57% il primo giugno 2018 e oggi sono al 58%). Va detto che il picco di "voti virtuali" è stato raggiunto fra ottobre e novembre, prima del varo definitivo della legge di bilancio, però il saldo resta positivo rispetto alle elezioni politiche. Inoltre, esaminando i ventotto governi dei paesi dell'Unione europea, l'Istituto Cattaneo fa notare che in media i suffragi dei partiti che sostengono i rispettivi Esecutivi nazionali sono rimasti, nei primi sei mesi, al di sotto di 0,7 punti rispetto alla percentuale ottenuta alle elezioni. La media, tuttavia, è influenzata dai picchi positivi leggi tutto

Alla ricerca della democrazia a 5 Stelle

Carlo Marsonet * - 19.01.2019

«Il M5S conferma di saper ottenere il consenso, ma di non sapere gestire il dissenso: non hanno alcuna attitudine democratica», così Gregorio De Falco commenta al Corriere della Sera (intervista rilasciata il 2 gennaio a Claudio Bozza) la sua espulsione dalla formazione (più iper che anti) politica. Sia detto subito molto nitidamente che non interessa qui giudicare o valutare la sua cacciata, bensì ci si vuole domandare cosa il Movimento abbia in mente con il concetto – cosa ben diversa dalla semplice parola – “democrazia”.

Ebbene, il fatto che il non partito-antipartito abbia adottato come riferimento etico-politico l’autore de “Il contratto sociale”, Jean-Jacques Rousseau, non è un caso. Non che non sia legittimo, ci mancherebbe. In una società tendenzialmente aperta o libera sono possibili il dibattito e la lotta tra idee. Anzi, per dirla con Whitehead, «il conflitto tra idee non è un dramma, bensì un’opportunità» da cui trarre giovamento. Epperò, il pensiero del filosofo ginevrino in merito al concetto di democrazia risulta perlomeno controverso, se non altro per l’accezione moderna di democrazia. Come ci invita a fare Giovanni Sartori – per esempio in un classico come “Democrazia e definizioni” – dobbiamo sempre aver presente che gli ideali vanno calati di necessità nella realtà empirica. «In una leggi tutto

L’Europa come alibi

Paolo Pombeni - 16.01.2019

In questa campagna elettorale infinita l’Europa sta diventando l’alibi di molti partiti: tanto della Lega e dei penstastellati, quanto del PD. Naturalmente poi come condimento si usa qualsiasi cosa, dalla cattura di Battisti alla TAV, ma è della vicenda dell’Unione Europea che si cercherà soprattutto di farsi scudo. Potrebbe anche essere un fatto interessante, perché dimostra, sia pure in maniera contorta, che in qualche misura ci si rende conto che il futuro del nostro paese è iscritto in quel contesto e che una classe politica non può legittimarsi se non presentandosi come la più adatta a difendere e promuovere la presenza dell’Italia in quel contesto.

Salvini l’ha intuito da tempo, sia pure in una maniera più che discutibile. Il suo ragionamento è che l’Italia è una specie di ruota di scorta dell’Europa, che la usa per scaricarci addosso dei problemi dandoci ben poco in contraccambio. L’argomentazione è rozza, ma ha una sua efficacia, perché il leader della Lega l’ha connessa al problema delle migrazioni, cioè ad un tema che nell’immaginario collettivo di una quota cospicua dei nostri concittadini desta molte paure.

Di qui la sua azione per dimostrare che se ci si “impone” si portano a casa risultati, o quanto meno non si è supinamente assoggettati leggi tutto