Ultimo Aggiornamento:
24 settembre 2022
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Argomenti

La corsa al Quirinale

Luca Tentoni - 19.05.2021

La battaglia per il Quirinale è ormai iniziata, ma - differentemente rispetto alle altre volte - non sono i candidati a cercare consensi e a costruire aggregazioni e partiti trasversali. Stavolta, a guidare il gioco, è una questione di metodo che nasconde un problema politico. Da un lato, Sergio Mattarella conclude il suo mandato a fine gennaio 2022, quindi è verosimile che il collegio dei Grandi elettori (senatori, deputati, consigli regionali) si riunisca nella prima metà del mese, subito dopo l'Epifania, per scegliere il successore. Ad oggi, i candidati sono due e mezza, se ci si permette l'espressione, perché il principale è Mario Draghi, poi arriva l'improbabile bis (a tempo, come vedremo) di Mattarella e infine la scelta di una terza personalità come Marta Cartabia (una outsider che, a sorpresa, potrebbe farcela). Ad ogni nome corrisponde uno scenario politico. L'elezione di Draghi provocherebbe l'immediata fine del suo governo, dunque i partiti dovrebbero trovare subito un nome per un nuovo presidente del Consiglio: ma Salvini vuole le elezioni e può sfasciare tutto, a meno che Forza Italia non confermi il sostegno alla coalizione con Pd, M5s, Leu e centristi, dando vita ad una "maggioranza Ursula" forse guidata dalla Cartabia. Se non si votasse, Draghi non potrebbe comunque far leggi tutto

Alla prova delle riforme

Paolo Pombeni - 19.05.2021

Draghi incassa un buon successo con la sua road map per le riaperture e il ritorno ad una certa normalità, il che testimonierebbe che la pandemia non è alle spalle, ma dovremmo essere in grado di tenerla sotto controllo in maniera sostenibile. È un passaggio importante, apprezzato dall’opinione pubblica, almeno secondo i sondaggi. Non è però la fine dei problemi di questo governo di una solidarietà nazionale che c’è solo in quota minima.

Adesso si devono fare i conti col passaggio delle riforme, un collo di bottiglia che costringerà tutti i partiti a decidere da che parte stare. Salvini, sempre lesto a cercare di cogliere l’occasione per fare la figura di quello che lo sapeva già, ha buttato lì che questo governo non riuscirà a fare le riforme, soprattutto quelle della giustizia e del fisco. Letta gli ha risposto e fatto rispondere che se non gli vanno bene le riforme se ne vada dal governo. Ma il problema è più complicato e lo sanno tutti.

Le riforme cozzano contro ciò che in un suo discorso Draghi ha pudicamente indicato come “gli interessi costituiti”. Ci stanno dentro quelli di molte corporazioni (se si parla di giustizia, giudici, PM e avvocati, ma non solo), leggi tutto

Pandemia-politica-istituzioni: un trinomio inscindibile

Francesco Domenico Capizzi * - 15.05.2021

Come ciclicamente avvenuto per situazioni catastrofiche dentro le quali l’umanità intera è precipitata, l’attuale pandemia virale rende centrali e decisive le Istituzioni e la Politica favorendo la composizione di un trinomio dai fatti reso inscindibile: Pandemia-Politica-Istituzioni. L’emergenza sanitaria, socio-sanitaria e sociale, piombata a ciel sereno sulla cittadinanza incredula, inerme e provata dalla preesistente irrisolta crisi economica, interroga pressantemente le rappresentanze elettive per ottenere risposte concrete orientate su nuove linee di progresso e sviluppo.

Dall’Esecutivo al Parlamento e ai rapporti Stato-Regioni, da Istituzioni europee ed Organizzazione Mondiale della Sanità alle filiere farmaceutiche, dai contratti per le forniture ai criteri di distribuzione dei vaccini, dall’efficienza delle Istituzioni sanitarie ai livelli essenziali di assistenza e cura, dalle attività  produttive e lavorative alla quantità e qualità dei consumi, dai rapporti sociali a qualità e scelte di vita possibili, individuali e collettive…tutto e davvero tutto traballa a causa di molteplici ed intrigate problematiche emerse, mai radicalmente affrontate e risolte, che si innalzano ben visibili davanti a tutti intrecciandosi alle pressanti richieste di salute di una cittadinanza atterrita e convinta (forse) che “nulla potrà tornare come prima…”. Ma si è davvero sicuri che si voglia e si possa giungere a cambiamenti radicali e tanto epocali da impattare

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Un enigma a Cinque Stelle

Paolo Pombeni - 12.05.2021

La conclusione della abbastanza lunga vicenda della candidatura del centrosinistra a sindaco di Roma lascia a terra tante buone intenzioni (si fa per dire) trascinate nel prosieguo della alleanza giallorossa. Solo inquadrandola in questo contesto si capisce perché la telenovela attorno al Campidoglio sia qualcosa che va ben oltre i fallimenti di altre sfortunate esperienze che hanno connotato le alleanze elettorali fra PD e M5S, tipo quelle per le regionali in Umbria e in Liguria.

Innanzitutto a Roma i Cinque Stelle partivano dalla fuga in avanti della loro sindaca Virginia Raggi che di suo e senza consultare nessuno ad agosto si era candidata per tentare la sua riconferma. Sorvoliamo sul fatto che già così facendo violava il sacro principio dei due mandati senza che ci fosse una particolare attenzione a questo fatto. Ben più rilevante una carriera da sindaco non proprio esaltante: molteplici cambi di assessori, storie non proprio bellissime che la sfioravano, municipalizzate in dissesto, una città con problemi di nettezza urbana e di manutenzione stradale su cui fiorivano leggende. Insomma non esattamente quel che si definisce un leader amato e venerato.

Queste riserve non venivano solo dalle opposizioni in Comune (fra cui si colloca anche il PD), ma leggi tutto

Un sistema in panne

Paolo Pombeni - 05.05.2021

Più passa il tempo, più diventa chiaro che il sistema politico è in panne. Il tentativo di sbloccarlo facendo appello ad una fase di tregua della lotta politica motivata dalla necessità di poter trarre profitto da un enorme finanziamento europeo al momento sta riuscendo per metà. Infatti su un versante abbiamo un governo che sotto la guida di Draghi sta realizzando alcuni obiettivi preliminari (per quelli finali si deve aspettare), sul versante opposto abbiamo dei partiti che si stanno inabissando nelle polemiche reciproche. Non è un sistema in equilibrio.

Volendo fare un po’ di storia, ci permettiamo di ricordare che il buon Max Weber ai tempi suoi (cioè nel primo quindicennio del XX secolo) ascriveva l’incapacità del sistema della Germania imperiale di produrre leadership politica alla peculiarità di una costituzione che al governo aveva dei burocrati e lasciava ai partiti solo lo spazio dell’agitazione per cui quelli si fissavano sempre più sulle loro propagande e non riuscivano a produrre un personale di governo, come invece stava accadendo in Gran Bretagna. Poi venne la Prima Guerra Mondiale e Weber dovette constatare che il paese non aveva veri leader, ma al più dilettanti nel ruolo, sicché la guerra non era governata e fatalmente finiva

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La destra dei piccoli interessi e la sinistra delle utopie

Paolo Pombeni - 28.04.2021

Nonostante il prestigio di Draghi, riaffermatosi anche in questi ultimi giorni a livello europeo e internazionale, la maggioranza del suo governo rimane inquieta, per non dire traballante. Si dirà: ma è sempre stato così in tutti i governi di coalizione, figurati in quelli di coalizione amplissima, basta rileggersi un po’ di storia della nostra repubblica. Indubbiamente è vero, gli esecutivi che si reggono su accordi fra molti partiti debbono inevitabilmente tenere conto del fatto che in un regime democratico sono a termine e i partiti che li sorreggono non possono fare a meno di prepararsi al loro futuro una volta che cesserà quell’esperienza.

È ovvio che quanto più è “anomala” la coalizione, tanto più sarà viva la preoccupazione dei partiti di posizionarsi al meglio per competere quando finirà il tempo dell’anomalia. Dunque da questo punto di vista era da aspettarsi che fosse problematica la convivenza in una compagine molto articolata come è la maggioranza che è stata “costretta” a sostenere il governo Draghi. Certo sarebbe stato normale aspettarsi un po’ più di stile da parte di Salvini, ma anche i Cinque Stelle, nonostante lo stato comatoso in cui si trovano, non mancano qua e là di esibire le loro bandierine. Sulle fughe in avanti, per usare leggi tutto

Il cittadino/gregge che tanti politici amano…

Raffaella Gherardi * - 24.04.2021

Venerdì 16 aprile 2021, nella ricorrenza del XXXIII anniversario dell’ assassinio di Roberto Ruffilli da parte delle Brigate rosse, un gruppo studentesco dell’Università Cattolica di Milano ha organizzato un incontro commemorativo on line sotto il titolo “Ruffilli: il cittadino come arbitro. Memoria ed eredità”. Nell’ invito si ricordava che Ruffilli “fu un riformista vero, che studiò la democrazia repubblicana, le sue criticità e i suoi sviluppi”.  E in effetti gli illustri relatori del webinar in oggetto, (i Presidenti Romano Prodi e David Sassoli e il costituzionalista Enzo Balboni), hanno tutti messo in evidenza l’importante lezione scientifico/politico/istituzionale ancora oggi viva della eredità di Ruffilli e che risalta particolarmente nel suo ultimo scritto, uscito postumo, e il cui titolo suonava allora come una potente sfida per il presente/futuro delle riforme: Il cittadino come arbitro (Arel,1988).  Perno fondante di queste ultime, nel segno della “casa comune” della Costituzione e della Repubblica, sono per Ruffilli sia i partiti e le istituzioni sia i cittadini, in un rapporto imprescindibile che deve far effettivamente valere il nesso consenso-potere-responsabilità.

Ora, lasciando da parte ogni considerazione sulle ragioni del naufragio di ogni serio progetto riformatore nell’Italia degli ultimi decenni, vale la pena, a mio avviso, svolgere qualche breve riflessione a leggi tutto

Esiste ancora un centro-sinistra?

Paolo Pombeni - 21.04.2021

Il centro-sinistra è stato la croce e delizia (si fa per dire) della politica italiana dal 1953 in avanti. Fu col fallimento della cosiddetta “legge truffa” che la Democrazia Cristiana, partito di maggioranza relativa, ma non in condizione di governare da sola, si pose il problema di allargare la coalizione di governo che promuoveva “aprendosi a sinistra”, cioè coinvolgendo nel quadro che puntava a reggere il sistema repubblicano il partito socialista. La questione fu affrontata direttamente da De Gasperi nel congresso dc a Napoli nel 1954 ponendo il tema della necessaria premessa di una rottura del PSI col PCI, che allora, per le note ragioni di politica internazionale, era considerato non includibile in una coalizione di governo nell’area “occidentale”.

Non abbiamo ovviamente intenzione di fare qui una storia del problema della “apertura a sinistra”: richiederebbe uno spazio ben più ampio di un articolo. Vogliamo semplicemente richiamare la stranezza di una evoluzione del nostro quadro politico in cui si sono ormai perse alcune coordinate originarie, mentre si continuano ad usare definizioni “di campo” che non si capisce più bene a cosa si riferiscano. Infatti il quadro da cui ci era mossi era, semplificando un poco, questo: esisteva un centro massiccio (la DC), che non leggi tutto

L'ora della complessità

Paolo Pombeni - 14.04.2021

Il crescere delle inquietudini sociali con l’aperta sfida alla legge di membri di alcune categorie (il movimento “Io apro” di ristoratori e baristi), episodi di rottura da parte di qualche presidente di regione (emblematico De Luca in Campania) e più in generale le notizie sugli umori sempre più esasperati presenti in quote dell’opinione pubblica preoccupano, come è ovvio, il governo. Ci si aggiunga il morso di una situazione economica che fa crescere le disuguaglianze in un paese che ha puntato molto sul settore dei consumi, situazione a cui si può ormai rispondere solo in maniera molto limitata con il ricorso ai “ristori” (che fra l’altro sono pur sempre un ricorso al deficit di bilancio, qualcosa che prima o poi si dovrà pagare).

Sembra adesso che il governo si stia smarcando da una linea aprioristicamente rigorista per provare ad immaginare una politica che consenta di andare incontro al bisogno di un qualche ritorno alla normalità. La scelta è molto onerosa e altrettanto rischiosa perché c’è il timore che si ripeta quel che successe la scorsa estate: le riaperture furono vissute come il classico “liberi tutti” e il virus trovò ottime condizioni per riprendere il suo lavoro contagiando in maniera peggiore di prima. leggi tutto

L'Italia dell'antipolitica

Luca Tentoni - 14.04.2021

L'antipolitica è ormai la cifra distintiva della nostra epoca. Dalla fine della Prima Repubblica si sono affermate forze che - usando l'antipolitica e aggiungendovi una buona dose di populismo - hanno conquistato consensi: da Forza Italia al M5s, passando per la Lega. Il tutto, oscillando fra il disprezzo della “Casta” (che è sempre riferita agli avversari politici, ovviamente, e rispetto alla quale i nuovi soggetti si proclamano estranei) e la messa in discussione della democrazia parlamentare, giudicata inefficiente, corrotta e - talvolta - persino inadeguata a rappresentare il popolo (la lotta dei primi Cinquestelle al divieto di vincolo di mandato è solo una delle tappe di una lunga storia, che ogni tanto contempla anche la favola bella dei “governi non eletti”, quando - come si sa bene - nessun governo è eletto direttamente, come spiega bene la Costituzione a chiunque abbia un minimo di alfabetizzazione). C'è chi, come Roberto Chiarini (nel suo “Storia dell'antipolitica dall'Unità ad oggi”; Rubbettino, 2021) superando il “disinvolto ricorso che si usa fare del vocabolo antipolitica con il facile impiego nella polemica spicciola dei partiti” cerca di individuare e analizzare i “troppi e diversi motivi e progetti che animano il rigetto della politica”, al di là del semplice “chiamarsi fuori”. Lo studioso individua due reazioni: una, leggi tutto