Ultimo Aggiornamento:
16 ottobre 2019
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Argomenti

I perché della bassa (o non) crescita del bel paese

Gianpaolo Rossini - 21.01.2017

Il panorama del prodotto interno lordo (PIL) dal 2003

Dal 2003 al 2015 la Germania vede il suo Pil crescere del 36%, la Gran Bretagna del 50%, la Francia del 33%. L’Italia si ferma al 18%. Ovvero circa 1.3% annuo.  Il Pil di un paese si espande per due ragioni: perché aumenta la popolazione, dunque più persone impiegate, e perché cresce la produttività, ovvero ciò che produce ogni occupato.

 

La produttività

Dal 2003 al 2015 il prodotto orario per lavoratore in Germania passa da 96 a 103, in Francia da 94 a 102, in Gran Bretagna da 96 a 102, in Italia cala da 101 a 98. La produttività del lavoro sale perché gli individui sono meglio organizzati nei processi produttivi e perché investimenti in macchinari (robot etc.), infrastrutture (strade, porti etc.), capitale umano (istruzione), comunicazione e logistica, in innovazione elevano la capacità di produrre di ogni soggetto impiegato.

 

Gli Investimenti e la Ricerca e Sviluppo (R&S)

In Germania si investe nel 2015 come nel 2003 il 20% del Pil, in Francia il 22% mentre nel 2003 è il 21%, in Gran Bretagna il 17% come nel 2003, in Italia il 17% mentre era il 21% nel 2003. La spesa scolastica, quella sanitaria (per mantenere il capitale umano sano), quella per mantenere pulito l’ambiente non sono considerate investimento. Lo sono quelle in ricerca e sviluppo delle imprese e del settore pubblico. leggi tutto

Dieselgate e ratings: un’Europa che non vuole diventare adulta

Gianpaolo Rossini - 18.01.2017

Il dieselgate ha per ora toccato Volkswagen ed FCA. Questi due produttori sono colpevoli di avere venduto su suolo americano auto diesel che inquinano troppo, più di quanto non dichiarassero i test ufficiali e i dati forniti dalle stesse case produttrici.  Per i produttori che non vendono negli Usa auto diesel come Renault e PSA i problemi sono marginali. Perché tutto questo? La ragione è che in Europa, come su altri temi, si è ritenuto di percorrere una strada diversa da gran parte dei paesi avanzati. Ovvero si è voluto a tutti i costi perseguire da oltre tre decenni lo sviluppo della trazione basata sul gasolio anche per le auto. Mentre nel resto del mondo sviluppato si faceva il contrario addirittura bandendo in alcuni casi la trazione a gasolio per automobili, come in Giappone, Brasile, Cina, in Europa ci si intestardiva sullo sviluppo dei motori diesel nonostante numerosi studi ne individuavano il grado di nocività ambientale e gli effetti particolarmente gravi sull’apparato respiratorio. Le lobby dei grandi produttori europei hanno spinto non solo per forme di tolleranza ma addirittura per agevolazioni fiscali di questo combustibile per auto. Senza accorgersi che così si condannavano leggi tutto

Con chi va l’Italia in un’Europa divisa?

Gianpaolo Rossini - 24.09.2016

Ripercorriamo il tracciato della parabola europea. Nel 2009 viviamo in un’Europa quasi granitica. Il sogno di tanti è intatto. Il 15 settembre 2008 la FED fa fallire Lehman Brothers che deflagra al centro dei mercati finanziari seminando terrore come un kamikaze. L’economia mondiale è preda a una sincope. Ecco che la Germania si fa paladina di una espansione della spesa pubblica per tutti i partners euro, indipendentemente dal loro debito pubblico, perché occorre reagire al drammatico stop dell’economia Usa. L’Europa agisce e naviga tranquilla. E’ porto sicuro in cui i paesi euro procedono concordi. La BCE aiuta la FED. I nuovi entrati dall’ex Comecon cominciano ad orientarsi nei corridoi di Bruxelles. Sono nella Ue dal 2004 dopo aver cercato a lungo la famiglia europea. Ora si attendono sicurezza e prosperità e vorrebbero non sentire più sul collo il fiato dell’orso russo. Alcuni si muovono per avere le scintillanti monete bimetalliche dell’euro con i loro simboli nazionali. Slovenia, Slovacchia e le tre Grazie Baltiche bussano ed entrano nel club di Francoforte. Anche Albione è ad un passo per abbracciare il baldanzoso euro. Delusa dagli Usa, le sue banche più prestigiose hanno investito nei mercati dei cugini yankee, ma i conti non tornano e i contribuenti britannici devono aprire la borsa per salvare una, leggi tutto

Terremoto: i vantaggi di un’assicurazione obbligatoria

Gianpaolo Rossini - 03.09.2016

Su queste colonne, quasi due anni fa, all’indomani delle alluvioni in Liguria, pubblicai un editoriale dal titolo:  Calamità naturali: un’occasione per solidarietà, mercato e un freno al cemento (http://www.mentepolitica.it/articolo/calamit-naturali-una-occasione-per-solidariet-mercato-e-un-freno-al-cemento/233), ripreso in parte da alcuni organi di stampa in questi giorni. Vi sostenevo la necessità di dare vita ad una assicurazione obbligatoria contro le calamità naturali su tutti gli immobili nazionali pubblici e privati. Il terremoto del centro Italia del 24 agosto scorso richiede ora nuove considerazioni. La commovente gara di solidarietà venuta da ogni parte del globo alle popolazioni che hanno tragicamente sofferto il sisma è un segno molto positivo. Per riparare i danni del terremoto però non basta. Lo slancio di generosità nazionale  andrebbe comunque colto al volo per fare capire agli italiani una cosa semplice e complessa allo stesso tempo. Da Bolzano a Siracusa i rischi da catastrofi naturali e da eventi non attribuibili a cause umane e imprevedibili richiedono sempre solidarietà. Ma questa non può per essere piena e funzionare veramente essere solo volontaria. Per andare oltre la generosità dei singoli occorre un passo in più. Non enorme e alla portata di quasi tutti. Ecco che entra in gioco l’ assicurazione obbligatoria su tutti gli immobili privati e pubblici del paese. leggi tutto

Dove vanno Inghilterra ed Europa dopo il divorzio?

Gianpaolo Rossini - 09.07.2016

Dove andrà l’Inghilterra? Dove andrà l’Europa? In una storia d’altri tempi gli attori cinematografici Richard Burton e Liz Taylor si sposano, divorziano e poi si risposano di nuovo. Forse per l’Inghilterra che sceglie il divorzio non sarà la stessa cosa. Ma di certo ogni possibilità è aperta e tutti i poteri sono in gioco, compreso quello giudiziario che potrebbe cominciare ad indagare sulla regolarità del voto del 23 giugno.  Ma le macerie sul campo sono tante di qua e di là della Manica. Da paese leader nel mondo occidentale la Gran Bretagna passa a soggetto internazionale alla deriva che non sa dove andare. Il paese dove sono nate le costituzioni mostra crepe inquietanti nel funzionamento della democrazia. I rappresentanti, cui sono delegate le decisioni popolari nelle  democrazie rappresentative, dimostrano irresponsabilità, incompetenza e profonda disonestà.  Si aggiunge poi il Chilcot report che trova le motivazioni all’entrata in guerra nel 2003 contro l’Iraq false, basate su informazioni di servizi deviati e di potenti media internazionali quali la catena di Murdoch, rivelatrici di una inquietante sudditanza della Gran Bretagna agli USA. La guerra contro il demonio “Saddam Hussein” più volte paragonato a Hitler inizia il 20 marzo 2003 per iniziativa del baldanzoso due Blair – Bush e  produce una devastazione globale diffondendo una guerra asimmetrica che chiamiamo terrorismo in ogni angolo della terra. leggi tutto

Elezioni: meno vacuità uguale meno astensionismo

Gianpaolo Rossini - 04.06.2016

E’ difficile capire,  nel battage della comunicazione elettorale per le comunali 2016, quali siano le agende dei candidati che si affannano a cercare voti.  La comunicazione è vuota di contenuti programmatici. Si compone soprattutto di “no”,  di slogan tristi e triti come “avanti”,  “possiamo”. I “si” sono rari. Accompagnati da idee farlocche con un sapore semi goliardico. Il progetto della candidata penta stellata a Roma prevede come alternativa alla rete della metropolitana  teleferiche di tipo alpino nel cielo della capitale.  La pubblicità di merendine per bambini è più seria ed informativa. Se non basta parecchi candidati cambiano posizione su temi rilevanti a distanza di pochi giorni suscitando sconcerto e disaffezione nei votanti. Un esempio? Il sindaco di Bologna chiede agli elettori un secondo mandato. A quattro giorni dal voto firma per il referendum abrogativo del Job’s Act. Fino a qualche ora prima aveva sostenuto il governo Renzi. Nella maggioranza dei candidati risulta impossibile leggere ciò che vorranno fare se eletti. Certo non è un problema solamente italiano. E  tocca la delicata questione della diffusione  della informazione in democrazia.  Accanto a questa nebbia sui programmi di chi chiede i voti agli elettori manca spesso anche la capacità dei media di colmare questo gap informando adeguatamente i cittadini.  Oltreatlantico si osserva un fenomeno che già si comincia a manifestare anche da noi.  E’ un po’ figlio della caduta nelle vendite dei giornali. leggi tutto

Generazione perduta. O no?

Gianpaolo Rossini - 11.05.2016

Media e firme di rango continuano a insistere. E ai giovani tocca di subire quotidianamente un bombardamento fatto di falsità e proclami basati su proiezioni sballate che hanno come effetto unico di trasferire alle nuove generazioni vecchie e nuove paure e in più i rimorsi e i vuoti delle vecchie generazioni.   Che invece di risolvere i problemi pragmaticamente  non trovano di meglio che fare terrorismo informativo.

Cominciamo con un argomento tanto trito quanto errato, ma che ahimè continua come un vecchio ritornello ad uscire da bocche e penne senza distinzione di parte politica e spesso anche da colleghi un po’ appannati. Si tratta della questione del  debito pubblico. Alto o basso che sia è sempre presentato come un peso sulle spalle delle generazioni future. Un macigno che ogni giovane eredita da genitori incoscienti. Una  vera tragedia. Ma per fortuna è una balla colossale. Perché? L’Italia, nel suo complesso fatto di settore pubblico e settore privato,  è un paese  pressoché in pareggio nei confronti del resto del mondo.  Ovvero non è indebitata. Lo è all’indomani della seconda guerra mondiale a causa dei costi della ricostruzione e della necessità di importare beni strumentali  e di prima necessità  in un paese con una base produttiva fortemente danneggiata. Gli italiani adulti  “scaricano”  gli errori di una guerra crudele e costosissima sui loro figli. leggi tutto

Il 730 precompilato massivo

Gianpaolo Rossini - 04.05.2016

Si legge sul sito dell’agenzia delle entrate che “Dal 15 aprile è possibile il prelievo del 730 precompilato massivo” per la dichiarazione dei redditi 2015. Quanto virgolettato è una scheggia del linguaggio con cui i cittadini hanno a che fare ogni giorno quando devono comunicare con una amministrazione pubblica come quella della agenzia delle entrate o con altre. Una bella gatta da pelare. Innanzitutto il cittadino deve sapere che “prelievo” in questo caso sta per “scaricare” ovvero, con l’inglese universale dei computer, sta per “download”. La parola prelievo è abbastanza nuova per la tecnologia dell’informazione cui siamo avvezzi. Non è neppure male. Ma un emigrato che deve fare il 730 o una persona con cultura media di fronte a questa parola esita subito. Pensa piuttosto ad un bancomat o ad un test clinico. Per giungere al download ci vuole un po’. E’ curioso ma a volte si ha l’impressione che nel linguaggio della pubblica amministrazione si cerchi in maniera vezzosa, e un po’ dispettosa, di riesumare parole che sono comunemente usate con altri significati imponendo loro segni remoti. Altre volte sembra che ci si butti su veri e propri neologismi che paiono quasi fare il verso al linguaggio del vate D’Annunzio o alla prosa futurista di un secolo fa, senza però averne lo spessore poetico ed artistico. leggi tutto

Deflazione: la fine dei dogmi?

Gianpaolo Rossini - 26.04.2016

Viviamo ormai con una deflazione conclamata che è entrata con forza nel comune pensare e ha preso il posto di decenni di saggezza popolare legata a come meglio comportarsi con l’inflazione.  I prezzi hanno cominciato a innestare la retromarcia in Italia in maniera continuativa negli ultimi due anni. Ma anche negli anni precedenti a ritroso fino alla prima metà del primo decennio del nuovo secolo non si può dire avessero dinamiche inflazionistiche vere e proprie. Da circa venti anni i prezzi in Italia viaggiano tra 1 e 2% all’anno superando solo in un caso il 3% di un soffio.  Questo ha mutato la cultura economica inducendo tutti a pensare che l’inflazione è scomparsa e che come un televisore col tubo catodico, ovvero non tornerà.  Gli ultimi tre anni hanno convinto anche i più increduli. I prezzi al consumo in Italia sono cresciuti meno dell’1% (in 3 anni) e ormai hanno cominciato un costante cammino sotto zero.

 

Da dove viene tutto questo?

 

La risposta è semplice. Ma pesante come una montagna.  E’ il risultato del divorzio tra banche centrali e autorità fiscali. Un’idea che risale agli anni 80 del secolo scorso. Buona per disintossicare le economie da inflazione a due cifre che fu debellata con successo. Ma nefasta quando divenne un dogma che viaggia senza meta come un iceberg che si stacca dai ghiacci polari per navigare a sud verso la sua lenta naturale consunzione. Prima della quale però può fare danni e provocare tragedie. leggi tutto

La BCE e lo “stimolo” monetario per la crescita: ma funzionerà?

Francesco Lefebvre D’Ovidio * - 15.03.2016

All’indomani delle decisioni della BCE, di giovedì 10 marzo, di aumentare il programma di acquisto di titoli di Stato e privati e di ulteriore riduzione dei tassi di interessi per le imprese finanziarie i quotidiani hanno titolato con un peana: “La spinta di Draghi all’economia” (Corriere della Sera 11 marzo 2016) e poi “Effetto Draghi, volano le borse” (Corriere della Sera 12 marzo 2016). La seconda notizia non prova la correttezza della prima e la prima è solo l’enunciazione di una speranza.

Quali dovrebbero essere, in concreto, le conseguenze sull’economia dell’espansione della base monetaria e della riduzione dei tassi di interesse per le banche? Creare inflazione, quella ritenuta salubre, intorno al 2 %, o quanto meno evitare la deflazione, il che dovrebbe spingere le famiglie a non rinviare le spese di consumi e le imprese a non procrastinare gli investimenti; spingere le banche a aumentare i prestiti alle imprese e alle famiglie, e quindi stimolare la ripresa di consumi e investimenti.

Peccato che non sia così semplice. Magari bastasse la politica monetaria a “far ripartire” l’economia. Non ci sarebbe nulla di più semplice, visto che dall’abbandono delle monete metalliche l’offerta di moneta può essere liberamente determinata dalle banche centrali. È quindi sufficiente a un board di economisti-politici, dopo aver consultato i dati macroeconomici a cui ci si affida come a degli oracoli, di decidere l’acquisto di titoli (prima di tutto di Stato, leggi tutto