Ultimo Aggiornamento:
07 dicembre 2019
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Argomenti

La Germania: locomotiva di latta

Gianpaolo Rossini - 26.07.2014

I dati parlano chiaro: dopo una crescita nel 2010 (+4%) e nel 2011 (+3.3%) la Germania si è seduta nel 2012 (+0.7%) e nel 2013 (+0.4%). E ora si è addirittura fermata con il Pil piatto dalla primavera del 2014. Il dato del 2010 e quello del 2011 erano in verità il frutto di un rimbalzo dopo la forte caduta del 2009 (-5.1% contro -5.5% dell’Italia). Ma dopo la risalita è arrivata calma piatta. E non solo per la Germania che appare sempre di più una locomotiva di latta con le batterie scariche. Anche paesi ricchi e affezionati al carro teutonico non se la passano bene. La Finlandia ad esempio, Nokia dipendente, soffre parecchio nonostante i suoi lindi conti pubblici. I dati  dicono -1.4% nel 2012 e -1.0% nel 2013 e le prospettive non sono rosee viste le riduzioni di personale (a stipendi medio alti) previste nel colosso Nokia che sta appesantendo i conti del gigante Microsoft che ne è divenuto proprietario da un paio di anni e che non esita ad usare il bisturi. La Germania ha fatto “riforme”. Quelle tanto sbandierate per essere più “competitiva”. Ovvero lavoro, pensioni ed altre. Ma come avviene ovunque mutamenti che riducono la stabilità del posto di lavoro, incidono pesantemente sul welfare previdenziale e, in parte, anche su quello sanitario: riducono i salari e spingono gli individui a spendere meno. In alcuni casi si possono vedere effetti depressivi perfino sul tasso di natalità. Ora la domanda che dobbiamo porci è la seguente: la Germania con conti pubblici in ordine e un avanzo della bilancia dei pagamenti correnti superiore a quello della tanto criticata Cina aveva veramente bisogno di fare queste benedette riforme? La risposta è un deciso no.  leggi tutto

L’introduzione del salario minimo in Germania: svolta epocale o minaccia per la ripresa economica?

Maurizio Cau - 12.07.2014

Il 3 luglio, dopo mesi di trattative e modifiche significative proposte dalle forze politiche conservatrici, il parlamento tedesco ha approvato ad amplissima maggioranza (535 voti a favore, 61 astenuti, 5 contrari) l’istituzione di un salario minimo garantito di 8,50 euro lordi l’ora. Secondo le stime ufficiali la misura riguarderà circa 3,7 milioni di lavoratori, da cui sono esclusi i giovani di età inferiore ai 18 anni, i lavoratori stagionali e i venditori di giornali. La norma entrerà in vigore il 1 gennaio del 2015, ma per alcuni settori è previsto un biennio di transizione.

Secondo il prestigioso IAB (Institut für Arbeitsmarkt- und Berufsforschung), il bilancio pubblico potrebbe venire sgravato di una cifra compresa tra i 2,2 e i 3 miliardi di euro, sempre che l’occupazione non cali. Le sole entrate legate all’assicurazione sociale dovrebbero crescere tra i 2,9 e i 4,5 miliardi di euro, mentre il fisco dovrebbe recuperare più di un miliardo di euro dalle imposte sul reddito.
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Pos, Bot, contante: come ridurre il peso del debito pubblico

Gianpaolo Rossini - 05.07.2014

L’idea di rendere obbligatoria la disponibilità del POS presso tutti gli esercizi commerciali per pagamenti sopra i 30 euro può essere forse utile per ridurre un po’ l’evasione, ma finisce per indebolire l’attività economica in misura determinante in un momento molto critico per la nostra economia. Quello che si recupera dall’evasione potrebbe inoltre rivelarsi molto inferiore del gettito fiscale derivante da una attività economica più sostenuta senza i POS. Probabilmente  rivedremo di nuovo quello che è successo per tante misure a capocchia del governo tecnico di Monti, che hanno messo in ginocchio in serie piccola cantieristica, porti turistici, produzione di auto di lusso  e tante altre attività economiche.  La regola dei POS è poi, nella lunga scia montiana, un indubbio beneficio al sistema bancario che conquista una ulteriore fetta nel sistema dei pagamenti. leggi tutto

A passo lento l’Europa si muove

Gianpaolo Rossini - 01.07.2014

Il vertice europeo dei capi di stato del 25 e 26 giugno segna una significativa presenza italiana e presenta nel lento cammino dell’integrazione continentale aspetti nuovi: alcuni sconcertanti e altri, per fortuna, più rassicuranti. In primis il vertice sancisce un forte isolamento della Gran Bretagna. In secondo luogo,vi è  la nomina del presidente della commissione sulla base della maggioranza che si è stabilita nel parlamento europeo in seguito alle elezioni del 25 maggio 2014. In terzo luogo si accorda una pur lieve flessibilizzazione ai paesi con conti pubblici gravati da alte posizioni debitorie.

La crescente distanza della Gran Bretagna dall’Europa ha origini lontane e vicine. leggi tutto

L’Argentina kirchnerista. Storia di un finale annunciato

Loris Zanatta * - 24.06.2014

Sull’Argentina volano gli avvoltoi: le finanziarie che hanno rastrellato il debito argentino ancora pendente dal default del 2001 e pretendono il rimborso dovuto, hanno ottenuto ragione dalla giustizia degli Stati Uniti, che ha giurisdizione sul caso. Poco importa che il governo di Washington avesse speso qualche buona parola per il governo argentino, che nulla ha in realtà fatto per farsi amare: la giustizia ha tirato dritto per la sua strada. Come stupirsi che a Buenos Aires siano suonate campane nazionaliste? Eppure dove volano gli avvoltoi c’è odore di carogna. La verità, insomma, è che ben poco possono ormai fare simili campane per coprire il boato di un ciclo politico – quello kirchnerista – vicino al mesto tramonto leggi tutto

Il bastone e la carota

Francesco Davide Ragno * - 10.06.2014

Mancano solo due giorni all’avvio dei mondiali di calcio in Brasile e gli occhi del mondo sembrano essere ancora troppo poco interessati alle vicende sportive. I grandi media, infatti, sono attraversati da una sola, grande domanda: si ripeteranno le proteste avvenute lo scorso giugno durante la Confederations Cup Le manifestazioni del 2013, sollevate dall’aumento del prezzo del trasporto pubblico nella città di San Paolo, rapidamente sfociarono in una critica sferzante verso una classe dirigente corrotta, che sperperava, stando a quanto sosteneva la piazza, il denaro pubblico. Ed è così che negli scorsi giorni i principali organi di stampa internazionali si sono affannati a descrivere ogni forma (sia pur minima) di protesta puntando i riflettori prima sui 22mila brasiliani scesi in piazza il 15 maggio scorso in quello che era stato definito il ‘giorno di lotta contro la coppa”, poi sulla suggestiva contestazione delle comunità indigene a Brasilia e, ancora, sui poco più di 200 docenti che hanno manifestato contro la nazionale di calcio brasiliana. Numeri minimi, questi, se confrontati con quelli del giugno 2013, quando scesero in piazza circa un milione e mezzo di brasiliani. La classe media, che era stata il cuore pulsante delle manifestazioni dello scorso anno, leggi tutto

Sempre avara mi è quest’erma banca

Gianpaolo Rossini * - 07.06.2014

“…e questa moneta, che da tanta parte
d’un mestiere dignitoso gli uomini esclude”. Potremmo cominciare con l’Infinito di Leopardi per commentare le decisioni del 5 giugno 2014 della BCE prigioniera di un orizzonte limitato da una siepe, al di là della quale sembra non voler  avventurarsi, come lo sguardo del poeta. La misura della inadeguatezza della BCE viene dalle reazioni dei mercati. Quelle positive sono tiepide.  L’euro si svaluta sul dollaro di un pelo nel primo pomeriggio del 5 giugno per poi tornare prima del tramonto ai livelli precedenti di 1.36, ovvero sopravvalutato. Gli spread rifiatano, ma solo un pò.

Ma cosa ha deciso la BCE in questa giornata annunciata come punto di svolta verso manovre coraggiose? La conferenza stampa di Mario Draghi e le domande dei giornalisti durano poco più di un’ora e sono la cronaca fedele di un’Europa che vive più di speranze, di paure e di annunci che di politiche coraggiose proiettate verso il futuro. leggi tutto

La ricerca di base e lo sviluppo economico

Dario Braga * e Fiorenzo Stirpe ** - 05.06.2014

Il presidente Napolitano, nel suo discorso d'insediamento, parlò del "valore delle proposte...per potenziare l'istruzione e il capitale umano, favorire la ricerca, l'innovazione e la crescita delle imprese". Fu ammirevole l'accostamento fra queste voci e preveggente: le società colte, quelle che investono di più in formazione e ricerca, stanno recuperando molto più rapidamente rispetto ai tempi della crisi di quelle, come la nostra, con una tradizione di scarsi investimenti nella ricerca. E' un fatto che le imprese crescono se fanno innovazione, e che l'innovazione è figlia della ricerca.


In sintonia con il Presidente Napolitano, il fisico inglese Brian Cox nella Faraday Lecture della Royal Society di Londra afferma che raddoppiare i fondi per l'università e la ricerca sarebbe un ottimo investimento. Questo è leggi tutto

Eurobonds: oggi più di ieri

Gianpaolo Rossini * - 29.05.2014

A lungo si è discusso in Europa  l’idea di unificare l’emissione dei titoli pubblici dando vita a obbligazioni pubbliche denominate eurobonds che avrebbero progressivamente sostituito  Bot, Btp italiani, Bonos spagnoli, Bund tedeschi e così via. Gli eurobonds però non hanno mai visto la luce per opposizione teutonica. Lo scenario  è cambiato per cui vale la pena chiedersi quali sarebbero oggi i vantaggi  e i costi degli eurobonds. Resterebbero gli stessi di qualche anno fa o sono mutati da quando la proposta originaria venne avanzata da Juncker e Tremonti sul Financial Times?  

La sostituzione dei titoli pubblici nazionali con un unico titolo di eurolandia produrrebbe lo stesso tasso di interesse nelle diverse aree della unione monetaria per governi, imprese e consumatori e la scomparsa dei costosi spread. Qualche anno fa, se avessimo adottato gli eurobonds, quando gli spread erano cospicui, avremmo forse avuto una lieve salita dei tassi  rispetto a quelli dei paesi più virtuosi (Germania, Olanda, Finlandia, Austria), una discesa per quelli in difficoltà (Irlanda, Grecia; Portogallo, Cipro, Spagna, Italia) e probabilmente nessuna o scarse variazioni per i paesi sul confine tra bene e male, come Francia e Belgio. Questa previsione era frutto di un’ipotesi pessimista. Gli eurobonds avrebbero reso il mercato dei titoli pubblici molto più liquido con benefici per i forti e per i deboli. leggi tutto

La BCE convitato di pietra delle elezioni del 25 maggio

Gianpaolo Rossini * - 13.05.2014

Certo non si può dire che questa tornata la campagna elettorale per le elezioni per il Parlamento di Strasburgo  non tocchi questioni europee. L’euro è il tema che risuona ovunque. Nonostante molte formazioni politiche sventolino minacciose bandiere antieuro, non spunta però all’orizzonte una risposta nei fatti e sul piano mediatico da parte di alcuna istituzione europea. Il compito, ingrato, di difenderle è lasciato a forze politiche di governo. Alcune delle quali non hanno certo ricevuto favori da Bruxelles e Francoforte. E ora si trovano a dover giustificare zii spilorci, lunatici. E una BCE sempre pronta a rimproverarci. Colpevole di averci cacciato nel vicolo angusto e drammatico della deflazione. Tutto questo non aiuta sul piano politico i governi leali all’Europa. E dimostra una fastidiosa sufficienza nei confronti della democrazia e della rilevanza del Parlamento europeo. Oltretutto è proprio la BCE l’istituzione federale per eccellenza che deve ogni anno rendere conto al Parlamento europeo. Ma la BCE  sembra scarsamente interessata ai suoi interlocutori istituzionali, forse perché finora il parlamento europeo ha contato quanto il Forum di Davos. Ma non sarà sempre così.  In ogni caso la BCE  avrebbe potuto, e potrebbe ancora, fare qualcosa. Ma seguita a limitarsi  ad annunci. E rimanda. Rimanda. Rimanda. leggi tutto