Ultimo Aggiornamento:
23 ottobre 2019
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Argomenti

Cosa chiede la società

Stefano Zan * - 27.09.2014

Continuando la riflessione iniziata con l’articolo di giovedì scorso (“La società satura e seduta”) proviamo a capire cosa chiedono le diverse componenti della società. La stragrande maggioranza che, come abbiamo visto, è tutt’altro che satura e seduta chiede: maggiore reddito, certezza di occupazione (anche con il supporto di nuovi ammortizzatori sociali) e una maggiore stabilità di tasse (ad esempio sulla casa) e di tariffe (bollette, assicurazioni, etc.). In questo modo potrebbe ridurre la sua inquietudine e potrebbe consumare di più. Gli imprenditori, tutti ma in particolare quelli piccoli e medi, chiedono soprattutto una cosa: più clienti. Chi ha potuto è andato a cercarseli all’estero pare con ottimi risultati (ma non eravamo un paese a bassa produttività?). Chi, in ragione della tipologia del suo business, è condannato al mercato interno, in questi sei anni si è inventato di tutto pur di tenersi i clienti, ma in molti casi non c’è riuscito (basta guardare al numero di imprese che hanno chiuso).

Certamente gli imprenditori sono (saranno) contenti se i loro dipendenti guadagnano di più e costano di meno. Certamente saranno contenti se devono perdere meno tempo in adempimenti burocratici. Certamente saranno contenti se diventa più semplice assumere e licenziare. Ma il vero problema è che se la domanda non aumenta, cioè se non aumentano i clienti, tutto questo serve a poco. E perché la domanda aumenti occorre che la maggior parte della società, di nuovo quella non satura e non seduta, abbia una maggiore capacità di spesa e maggiore tranquillità complessiva. Gli imprenditori chiedono anche credito, per innovare ed investire, ma non sembra che il sistema bancario sia particolarmente disponibile. leggi tutto

La società satura e seduta

Stefano Zan * - 25.09.2014

La definizione che De Rita offre sul Corriere della Sera di martedì 16 settembre secondo la quale la nostra società sarebbe “satura e seduta” e priva di inquietudine creativa, mi pare al contempo infondata e fuorviante. Una parte sempre crescente negli ultimi dieci anni della nostra società è tutt’altro che satura. Semplicemente non consuma o perché non ha i soldi o perché è inquieta rispetto ad un futuro incerto. Se in una famiglia un componente è in cassa integrazione, in contratto di solidarietà, in mobilità o è esodato oppure lavora in un’impresa che grazie alle tecnologie riduce l’occupazione (tipico il caso delle banche grazie all’home banking). Se nella stessa famiglia i due figli (tutt’altro che choosy) non trovano lavoro nonostante siano disposti a fare qualsiasi cosa e quindi ti tocca passargli non si ancora per quanti anni una paghetta che equivale a quello che in gergo si chiama salario di cittadinanza. Se nella stessa famiglia devi affiancare ad un genitore anziano una badante per non stravolgere la tua vita normale anche se questo si mangia buona parte del tuo stipendio, allora è evidente che cercherai di ridurre al minimo i tuoi consumi, farai di tutto per risparmiare anche pochi euro al mese (magari 80) per affrontare un futuro assolutamente incerto. Un comportamento assolutamente razionale dopo sei anni di recessione, non emotivo, che induce automaticamente una contrazione dei consumi. leggi tutto

Rappresentare l’irrappresentabile. Il Belluscone di Maresco

Maurizio Cau - 18.09.2014

La recente Mostra internazionale del cinema di Venezia ha evidenziato come l’interesse della cinematografia nostrana verso l’universo politico e i suoi lati più oscuri continui ad essere vivo, e come il filone che a partire dai maturi anni Duemila è tornato a indagare - dopo un paio di decenni di fiacca creativa - le opacità del sistema politico italiano non sembri voler scemare. Non siamo di fronte alla rinascita di un genere dai contorni particolarmente connotati, ma le pellicole che si confrontano (con alterne fortune) con l’altra faccia della politica si sono negli ultimi anni moltiplicate.

Pur nella loro diversità di approcci, esiti, modelli narrativi e intenti, Belluscone. Una storia siciliana di Franco Maresco e La trattativa di Sabina Guzzanti (il primo in sala in questi giorni, il secondo in arrivo sugli schermi i primi di ottobre) rappresentano due esempi di come il cinema stia tentando di fare i conti col sistema politico italiano e con le anomalie della nostra storia più recente. Il film di Maresco tentando di riflettere sulle radici siciliane dell’ascesa berlusconiana, quello della Guzzanti ricostruendo i contorni della trattativa che si sarebbe consumata tra lo Stato e la mafia a partire dalle stragi dei primi anni Novanta. leggi tutto

Se il voto non è più una virtù

Giovanni Bernardini - 09.09.2014

È davvero un peccato che in Italia i sondaggi attraggano l’attenzione pubblica soltanto in occasione delle consultazioni elettorali, come nel caso della pessima performance offerta dalla roulette dei recenti exit poll. In quelle occasioni il mancato adeguamento dei metodi di rilevazione e la ridefinizione del sistema partitico hanno prodotto previsioni grossolanamente fallaci e puntualmente smentite, gettando discredito sulle potenzialità della disciplina stessa. Un peccato perché tali cadute hanno contribuito a ridurre la statistica alla presunta e improbabile dimensione divinatoria, piuttosto che alla sua più proficua vocazione: avvalersi dei dati raccolti presso un campione significativo per comporre una mappa dell’intera popolazione. E come è implicitamente noto leggi tutto

Se la storia potesse avere un peso …

Paolo Pombeni - 21.08.2014

Tra le varie effervescenze agostane c’è adesso il dibattito attorno alla proposta dell’on. Fioroni di intitolare l’edizione di quest’anno della Festa dell’Unità ad Alcide De Gasperi. Un po’ perché la proposta è bizzarra, un po’ perché bisogna pur scrivere di qualcosa, i giornali hanno dato spazio alla faccenda. Ne è uscita l’immagine di un ceto politico ed intellettuale, almeno per quel che riguarda gli interpellati dai giornali, diciamo non proprio all’altezza dei tempi.

Ci si consenta di aprire con una notazione curiosa. Tutti hanno discusso della proposta Fioroni, che alla fine è pur sempre la trovata di un singolo, ma, se non ci siamo distratti, non è stato messo in rilievo un fatto ben più singolare: in alcuni giornali nazionali è apparsa una inserzione pubblicitaria piuttosto corposa in memoria di De Gasperi firmata e pagata dal gruppo parlamentare PD. A noi è sembrato qualcosa di ben più significativo.

Ciò su cui vale la pena di discutere non è la bizzarria di dedicare una kermesse che mischia l’intrattenimento gastronomico-musicale con un po’ di talk show della politica-spettacolo alla memoria di qualche illustre personaggio del passato, quanto la reazione che ciò ha suscitato. Perché in realtà i temi forti del contendere (si fa per dire) sono stati due: il primo se fosse più o meno ragionevole dedicare una festa “comunista” alla memoria di un avversario storico del comunismo; leggi tutto

La Medicina parli, la Politica ascolti

Francesco Domenico Capizzi * - 26.07.2014

La recente notizia di un risarcimento miliardario per morte da fumo di tabacco sembra scuotere l’opinione pubblica (chissà cosa ne pensa il ceto politico?)  per l’enormità della condanna pecuniaria, più che per la ragione che l’ha prodotta. Ma, il nesso causale fra consumo di tabacco e riduzione dell’attesa di vita è noto da un secolo, da quando il fumo era riservato alle classi abbienti, come i setter gordon agli aristocratici, segno distintivo di un potere visibile. Le  sostanze bruciate davano origine a disturbi respiratori, tumori polmonari, infarti e arteropatie. Si fece strada l’ipotesi che i danni potessero estendersi alle capacità intellettive, mentre un forte credito raccoglieva la tesi opposta sugli effetti benefici della nicotina sull’intelligenza e la memoria, smentita subito nel Regno Unito tanto ché nel 1908 (sic!) venne emanato il divieto di fumo per i minori di 16 anni. Nel 1938 su “Science” fu dimostrato che il fumo di tabacco riduce l'aspettativa di vita di almeno 10 anni ed oggi è noto che induce rischi di cancro polmonare 25-30 volte superiore, proporzionale a quantità di tabacco consumato e al tempo trascorso in questa pratica che fu simbolo di modernità, virilità e successo. I dati statistici, confutati con argomenti pretestuosi e irrilevanti dalle potenti lobby, sono confermati da ricerche biochimiche con l’identificazione di oltre 4.000 (sic!) sostanze nella combustione tabagica: nitrosamine, idrocarburi policiclici aromatici, benzene, citocromo P4502A6, polonio 210. Producono azioni spasmizzanti sui piccoli vasi arteriosi, una vera dipendenza tossicologica leggi tutto

Riformare per valorizzare. Verso un nuovo assetto del sistema culturale italiano?

Maurizio Cau - 22.07.2014

Il messaggio che giunge dalla recente presentazione del rapporto annuale di Federculture parla chiaro: pur contando su un patrimonio artistico, storico e paesaggistico di straordinaria ricchezza, in ambito culturale l’Italia non si può permettere di vivere di rendita. Fino a quando la politica non riserverà al comparto culturale e turistico l’attenzione che merita, intervenendo con politiche incisive capaci di rilanciare la crescita in uno dei settori economici più rilevanti, non sarà possibile rovesciare le sorti di una situazione dai contorni avvilenti e paradossali, quelli di un Paese incapace di mettere a frutto l’enorme potenziale di crescita su cui può contare. leggi tutto

Il futuro della mediazione culturale e politica. Note a margine di “Un millimetro in là” di Zanchini e Sinibaldi

Giovanni Bernardini - 17.07.2014

Sono i brutti libri ad avere bisogno di pubblicità. Quelli che spuntano come pandori a ogni festa comandata, o le “proposte da ombrellone” neanche fossero ghiaccioli alla menta. Insomma i libri in cui il faccione “secondaseratesco” del prolifico autore eclissa il tema occasionale, sia esso l’infedeltà degli uomini di stato, la medicina forense o le ridotte vinicolo-alimentari del Belpaese. Poi invece ci sono libri di cui hai voglia di parlare anche soltanto per assecondare l’efficace passaparola che te li ha fatti conoscere, o per dare torto a chi ritiene che nominare la “cultura” in un titolo sia la scorciatoia più sicura per il macero. O semplicemente perché si sottraggono alla sindrome da scoop compulsivo per prendersi ed esigere dal lettore il tempo necessario a metabolizzarli. Ecco almeno tre ottime ragioni per gustarsi “Un millimetro in là. Intervista sulla cultura” di Giorgio Zanchini e Marino Sinibaldi (direttore di Radio3). Un dialogo che si snoda senza un canovaccio rigoroso, privo di stucchevole accondiscendenza nei confronti del lettore; il quale al contrario è implicitamente esortato a fermarsi, ad andare a caccia dei riferimenti bibliografici a volte appena accennati, a farsi un’opinione delle interpretazioni proposte. leggi tutto

Il calcio è fede. I due volti della sconfitta: Brasile e Argentina.

Claudio Ferlan - 15.07.2014

Alla fine sono tutti concordi: ha vinto il migliore. La Germania è campione del mondo, onore alla Germania. Ci mancheranno, questi Mondiali di calcio? A noi italiani probabilmente no, ma certo continueremo a parlarne. Al di là di tutte le annotazioni tecniche che lasciamo agli analisti sportivi, possiamo riflettere su quanto la Copa ci ha confermato: il calcio è una cosa seria, a certe latitudini perfino una religione.

 

Il punto di vista del teologo.


Leonardo Boff, brasiliano, uno dei massimi esponenti della teologia della liberazione ha definito il calcio una “religione laica universale”, qualcosa che “per milioni di persone tiene il posto tradizionalmente occupato dalla religione”. E si è spinto poi a elencare una serie di correlazioni, talvolta un po’ forzate, talaltra assolutamente convincenti. Prima del fischio d’inizio si seguono “ritualizzazioni sofisticate”. Poi si gioca e “si odono invocazioni, canti, si piange di commozione, si fanno preghiere, si emettono voti, scongiuri e altri simboli della diversità religiosa brasiliana”. Capita di frequente che un bambino appena nato veda inconsapevole la propria culla bardata dei colori della squadra del padre. Con gli anni la sua inconsapevolezza si farà nella stragrande maggioranza dei casi piena coscienza perché, si suole dire, tutto nella vita può cambiare, eccetto la squadra del cuore. leggi tutto

Scrivere sulle periferie. L’esame di maturità, Renzo Piano e Jorge Mario Bergoglio

Claudio Ferlan - 21.06.2014

Fa riflettere la ripresa della (bella, a mio parere) riflessione di Renzo Piano sulle periferie nella scelta del titolo per la prova di italiano agli esami di maturità. L’architetto, nominato senatore a vita dal presidente Napolitano nel 2013, lo scorso 26 gennaio aveva pubblicato su “Il sole 24 ore” un articolo intitolato “Il rammendo delle periferie”. Qui, scriveva Piano, nessuno ha speso denaro per fare manutenzione. Ma sono loro la città del futuro, ricche di umanità, bisognose appunto di rammendo e di idee. Si chiedeva allo studente di commentare criticamente ed esporre in maniera argomentata la propria posizione. leggi tutto