Ultimo Aggiornamento:
03 agosto 2019
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Argomenti

La Medicina parli, la Politica ascolti

Francesco Domenico Capizzi * - 26.07.2014

La recente notizia di un risarcimento miliardario per morte da fumo di tabacco sembra scuotere l’opinione pubblica (chissà cosa ne pensa il ceto politico?)  per l’enormità della condanna pecuniaria, più che per la ragione che l’ha prodotta. Ma, il nesso causale fra consumo di tabacco e riduzione dell’attesa di vita è noto da un secolo, da quando il fumo era riservato alle classi abbienti, come i setter gordon agli aristocratici, segno distintivo di un potere visibile. Le  sostanze bruciate davano origine a disturbi respiratori, tumori polmonari, infarti e arteropatie. Si fece strada l’ipotesi che i danni potessero estendersi alle capacità intellettive, mentre un forte credito raccoglieva la tesi opposta sugli effetti benefici della nicotina sull’intelligenza e la memoria, smentita subito nel Regno Unito tanto ché nel 1908 (sic!) venne emanato il divieto di fumo per i minori di 16 anni. Nel 1938 su “Science” fu dimostrato che il fumo di tabacco riduce l'aspettativa di vita di almeno 10 anni ed oggi è noto che induce rischi di cancro polmonare 25-30 volte superiore, proporzionale a quantità di tabacco consumato e al tempo trascorso in questa pratica che fu simbolo di modernità, virilità e successo. I dati statistici, confutati con argomenti pretestuosi e irrilevanti dalle potenti lobby, sono confermati da ricerche biochimiche con l’identificazione di oltre 4.000 (sic!) sostanze nella combustione tabagica: nitrosamine, idrocarburi policiclici aromatici, benzene, citocromo P4502A6, polonio 210. Producono azioni spasmizzanti sui piccoli vasi arteriosi, una vera dipendenza tossicologica leggi tutto

Riformare per valorizzare. Verso un nuovo assetto del sistema culturale italiano?

Maurizio Cau - 22.07.2014

Il messaggio che giunge dalla recente presentazione del rapporto annuale di Federculture parla chiaro: pur contando su un patrimonio artistico, storico e paesaggistico di straordinaria ricchezza, in ambito culturale l’Italia non si può permettere di vivere di rendita. Fino a quando la politica non riserverà al comparto culturale e turistico l’attenzione che merita, intervenendo con politiche incisive capaci di rilanciare la crescita in uno dei settori economici più rilevanti, non sarà possibile rovesciare le sorti di una situazione dai contorni avvilenti e paradossali, quelli di un Paese incapace di mettere a frutto l’enorme potenziale di crescita su cui può contare. leggi tutto

Il futuro della mediazione culturale e politica. Note a margine di “Un millimetro in là” di Zanchini e Sinibaldi

Giovanni Bernardini - 17.07.2014

Sono i brutti libri ad avere bisogno di pubblicità. Quelli che spuntano come pandori a ogni festa comandata, o le “proposte da ombrellone” neanche fossero ghiaccioli alla menta. Insomma i libri in cui il faccione “secondaseratesco” del prolifico autore eclissa il tema occasionale, sia esso l’infedeltà degli uomini di stato, la medicina forense o le ridotte vinicolo-alimentari del Belpaese. Poi invece ci sono libri di cui hai voglia di parlare anche soltanto per assecondare l’efficace passaparola che te li ha fatti conoscere, o per dare torto a chi ritiene che nominare la “cultura” in un titolo sia la scorciatoia più sicura per il macero. O semplicemente perché si sottraggono alla sindrome da scoop compulsivo per prendersi ed esigere dal lettore il tempo necessario a metabolizzarli. Ecco almeno tre ottime ragioni per gustarsi “Un millimetro in là. Intervista sulla cultura” di Giorgio Zanchini e Marino Sinibaldi (direttore di Radio3). Un dialogo che si snoda senza un canovaccio rigoroso, privo di stucchevole accondiscendenza nei confronti del lettore; il quale al contrario è implicitamente esortato a fermarsi, ad andare a caccia dei riferimenti bibliografici a volte appena accennati, a farsi un’opinione delle interpretazioni proposte. leggi tutto

Il calcio è fede. I due volti della sconfitta: Brasile e Argentina.

Claudio Ferlan - 15.07.2014

Alla fine sono tutti concordi: ha vinto il migliore. La Germania è campione del mondo, onore alla Germania. Ci mancheranno, questi Mondiali di calcio? A noi italiani probabilmente no, ma certo continueremo a parlarne. Al di là di tutte le annotazioni tecniche che lasciamo agli analisti sportivi, possiamo riflettere su quanto la Copa ci ha confermato: il calcio è una cosa seria, a certe latitudini perfino una religione.

 

Il punto di vista del teologo.


Leonardo Boff, brasiliano, uno dei massimi esponenti della teologia della liberazione ha definito il calcio una “religione laica universale”, qualcosa che “per milioni di persone tiene il posto tradizionalmente occupato dalla religione”. E si è spinto poi a elencare una serie di correlazioni, talvolta un po’ forzate, talaltra assolutamente convincenti. Prima del fischio d’inizio si seguono “ritualizzazioni sofisticate”. Poi si gioca e “si odono invocazioni, canti, si piange di commozione, si fanno preghiere, si emettono voti, scongiuri e altri simboli della diversità religiosa brasiliana”. Capita di frequente che un bambino appena nato veda inconsapevole la propria culla bardata dei colori della squadra del padre. Con gli anni la sua inconsapevolezza si farà nella stragrande maggioranza dei casi piena coscienza perché, si suole dire, tutto nella vita può cambiare, eccetto la squadra del cuore. leggi tutto

Scrivere sulle periferie. L’esame di maturità, Renzo Piano e Jorge Mario Bergoglio

Claudio Ferlan - 21.06.2014

Fa riflettere la ripresa della (bella, a mio parere) riflessione di Renzo Piano sulle periferie nella scelta del titolo per la prova di italiano agli esami di maturità. L’architetto, nominato senatore a vita dal presidente Napolitano nel 2013, lo scorso 26 gennaio aveva pubblicato su “Il sole 24 ore” un articolo intitolato “Il rammendo delle periferie”. Qui, scriveva Piano, nessuno ha speso denaro per fare manutenzione. Ma sono loro la città del futuro, ricche di umanità, bisognose appunto di rammendo e di idee. Si chiedeva allo studente di commentare criticamente ed esporre in maniera argomentata la propria posizione. leggi tutto

Eppur si muove! Il sistema culturale italiano ai tempi della crisi

Maurizio Cau - 17.06.2014

Lustri di immobilismo

Da almeno vent’anni la politica culturale italiana si muove entro un singolare paradosso, quello di un Paese che si bea di detenere una fetta significativa del patrimonio culturale mondiale, ma che nel proprio sviluppo culturale investe molto meno della media degli stati europei. Così l’irragionevole mantra che percorre a tutti i livelli il discorso pubblico italiano sulla cultura, quello per cui il nostro Paese ospiterebbe il 70% (altri, più modestamente, parlano del 50%) del patrimonio culturale mondiale, risulta fastidioso non tanto e non solo per la sua completa infondatezza, quanto perché se così fosse, l’immobilismo della politica italiana nei riguardi della sfera culturale risulterebbe ancor più scellerato. 

Che nella vita politica italiana l’interesse per la cultura abbia progressivamente perso di centralità lo descrive molte bene (pur con qualche eccezione) il profilo dei ministri chiamati negli ultimi anni a guidare il Ministero per i Beni e le Attività Culturali: politici con improbabili velleità letterarie, uomini di cultura leggi tutto

Vittima della pace: a sessant’anni dalla morte di Alan Turing, colpevole di omosessualità

Giovanni Bernardini - 14.06.2014

La scelta di fissare sul calendario una ricorrenza attorno a cui catturare le menti e cuori di un’intera nazione non è mai un mero esercizio di memoria. La monumentalizzazione di un anniversario non è legata soltanto all’esigenza di “ricordare”, di preservare il passato dalla progressiva scomparsa dei testimoni e dai mutamenti del quadro storico e culturale. Una decisione simile, soprattutto se presa da autorità politiche, è animata dall’intenzione di proporre gli eventi in chiave morale e didattica. Certamente le celebrazioni per i settant’anni dallo sbarco in Normandia hanno corrisposto ai canoni del genere: capi di stato da mezzo mondo, persino da paesi allora sconfitti e da altri oggi in guerra tra di loro hanno ricordato “il giorno più lungo” in cui un’operazione militare imponente e terribilmente rischiosa segnò leggi tutto

Soldi e cultura. Perché se l’Italia va a rotoli la colpa è dell’ignoranza al potere.

Marco Mondini * - 12.06.2014

In un recente intervento alla trasmissione “Otto e Mezzo” il presidente di Confindustria Veneto, Roberto Zuccato, ha dichiarato che affrontare un nuovo rinascimento e uscire da una crisi «non esclusivamente economica» è possibile solo attraverso la cultura. E’ un’opinione di notevole intelligenza, soprattutto perché espressa dal rappresentante di una categoria, quella degli industriali, che non ha mai brillato per fiducia nel sapere e nell’istruzione. Si può sperare che le parole di Zuccato, che è anche presidente della Fondazione Campiello, segnino uno spartiacque tra l’elogio dell’ignoranza, che ha sovente caratterizzato molti suoi colleghi di corporazione, e il riconoscimento che formazione e ricerca sono le basi per la sopravvivenza nell’economia globale? leggi tutto

Il Soft Power, le catacombe e l’Azerbaigian a Roma

Giovanni Bernardini - 19.04.2014

C’erano una volta gli anni ’90 con le loro mode e subculture, oggi già avviate sulla strada della redenzione vintage. C’era allora il trionfalismo post-Guerra Fredda, le “magnifiche sorti e progressive” di un mondo conquistato dal progresso della democrazia, unificato dalla “globalizzazione”, rimpicciolito dai nuovi mezzi di comunicazione e dai viaggi low cost. Ci fu anche qualcuno furbo abbastanza da arricchirsi (quale miglior tributo a quell’epoca!) proclamando in milioni di copie la “fine della storia” e la prossima “morte per noia” di un’umanità ormai priva di ambizioni. leggi tutto