Ultimo Aggiornamento:
23 marzo 2019
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Argomenti

Creatività e dissenso nel XXI secolo. L’arte violata della ribellione.

Carola Cerami * - 02.04.2015

Nel 1951 Albert Camus nel saggio “L’uomo in rivolta” scriveva: “La bellezza, senza dubbio, non fa le rivoluzioni. Ma viene il giorno in cui le rivoluzioni hanno bisogno di essa”.

L’11 settembre del 2014 usciva negli schermi italiani, “Everyday rebellion” dei fratelli iraniani Arman e Aras Riahi: un documentario che celebra il potere e la ricchezza delle forme creative di protesta non violenta e di disobbedienza civile. I fratelli Riahi ci conducono tra gli indignados di Madrid; le Femen di Kiev, Parigi e Stoccolma; gli attivisti di Occupy Wall Street a New York; i giovani del movimento verde a Teheran; le prime manifestazioni di dissenso dei siriani contro il regime di Bashar Al-Assad; gli egiziani di Piazza Tahrir; le proteste di Gezi Park in Turchia e altri ancora. Il filo conduttore fra movimenti di protesta così eterogenei è la creatività, l’espressione artistica del dissenso, la libera rappresentazione estetica e visiva della ribellione. Essa può esprimersi in tecniche creative non violente, dalla marea di palline colorate fatte scivolare lungo le strade di Damasco, alle pentole rumorose di Istanbul, ai corpi nudi di Kiev, o più di recente, agli ombrelli colorati di Hong Kong, ma in senso più ampio queste manifestazioni di dissenso coinvolgono l’espressione artistica e creativa dell’essere umano. leggi tutto

Notizie da vedere, informazione da cercare

Patrizia Fariselli * - 12.03.2015

Quando nel 2011 in Libia veniva abbattuto il regime di Gheddafi le immagini che arrivavano sui nostri teleschermi erano sconcertanti per chi era ancora abituato ad associare la guerra a grandi eserciti, grandi mezzi, grandi manovre. Ricordo un commento di mia madre, che osservava esterrefatta l’erratico andirivieni di qualche pickup scassato lungo strade costiere deserte su uno fondo di distruzione fumante, a bordo ragazzi armati senza divisa che salutavano le cineprese con l’allegria dell’incoscienza: “non avevo mai visto andare a fare la guerra in macchina”. Non è che non aveva mai visto immagini di guerriglia, e anche nella sua esperienza personale la guerra era stata sia grappoli di bombe sganciate dagli aeroplani sui grandi obiettivi, sia attentati e rappresaglie nel microcosmo locale. Intendeva: ‘come in gita’. Era lo stessa incomprensione che provavo anch’io, e che la mia laurea in scienze politiche non serviva a colmare, anzi faceva tacere.

Si ripete questa sensazione di incomprensione, che è diversa da quella di inaccettabilità morale, quando ci passano davanti agli occhi le immagini dei barconi che affondano sui nostri schermi, quando vediamo morire affogate quote di umanità di cui ignoravamo l’esistenza che perdono la vita e la dignità in diretta mentre stiamo cenando. Qualcuno, al riparo da qualche parte, li sta riprendendo per noi. leggi tutto

La “Barcaccia” danneggiata dagli hooligans olandesi

Stefano Martelli * - 26.02.2015

Quanto è avvenuto nella Capitale italiana la scorsa settimana nei due giorni che hanno preceduto la partita di Europa League tra gli olandesi del Feyenoord e la Roma non si può liquidare dicendo semplicemente che nel calcio se ne sono viste di peggio – e chi dice così, di solito pensa ai 39 morti e ai circa 600 feriti nello stadio Heysel di Bruxelles, il 29 maggio 1985, provocati dalla guerriglia messa in atto dagli hooligans che seguirono il Liverpool, nella finale di Champions contro la Juventus; e il tifoso di buona memoria ne potrebbe aggiungere molti altri ancora, di tragici fatti generati dal tifo violento, dentro e fuori gli stadi.

Però quello avvenuto a Roma presenta una nota di particolare tristezza e preoccupazione. Da un lato fortunatamente non si lamentano morti, anche se si contano una quarantina di poliziotti feriti, ma i danni provocati intenzionalmente a una fontana unica al mondo, che fu realizzata nel 1629 dai fratelli Bernini e posta in piazza di Spagna, ai piedi della scalinata che sale a Trinità dei Monti – un monumento di rara bellezza e fantasia, che ha preso spunto da uno scafo, abbandonato dal Tevere in piena nel 1598. leggi tutto

Lo sguardo del Terzo Settore su EXPO 2015

Miriam Rossi * - 19.02.2015

C’è chi la ama e c’è chi la odia a prescindere. C’è poi chi si è fatto un’idea sulla base dell’enfasi posta dagli organizzatori sui numeri grandiosi della manifestazione e c’è chi la collega a cantieri in ritardo, corruzione e appalti truccati, sulla scorta dell’impronta giornalistica sinora conferita all’evento dal circuito organizzativo. L’Esposizione Universale di Milano, la cosiddetta Expo, ha già diviso l’opinione pubblica. E non solo. “Nutrire il pianeta, energia per la vita”, il filo conduttore per esposizioni, convegni ed eventi culturali dei 184 giorni dell’evento clou milanese non poteva non mobilitare gli addetti ai lavori del Terzo settore, quello dell’assistenza e della cooperazione internazionale, che di giorno in giorno sono chiamati a individuare la corretta ricetta per uno sviluppo sostenibile.

Prima ancora di aprire le porte alle riflessioni e ai dibattiti dei 20 milioni di visitatori stimati, la partecipazione ad Expo è da mesi divenuta oggetto di scontro tra le organizzazioni che si occupano di alimentazione ed energie alternative. La condivisione del presupposto della fallibilità e dei comprensibili limiti di singoli progetti è fuori questione, così come la percezione della globalità della sfida per individuare nuovi modelli di sviluppo volti a garantire cibo e acqua a tutta la popolazione mondiale, salvaguardando inoltre la biodiversità e la salute del pianeta. leggi tutto

Il dito, la luna e “Numero Zero” di Umberto Eco

Giovanni Bernardini - 03.02.2015

Sembra quasi di vederlo, l’intrepido giornalista della testata cui daremo il nome fittizio di “Indipendente”. Il volto illuminato dal monitor e nel cuore la missione perentoria impartita dal caposervizio: screditare “l’intellettuale” (orrore) “di sinistra” (doppio orrore), scovando l’inevitabile magagna celata tra le pieghe del suo ultimo parto letterario. A un tratto sobbalza il giornalista: un account Twitter (non lui, ché ha troppo da scrivere per perder tempo a leggere) ha trovato un passaggio del libro copiato pari pari da Wikipedia! E allora via, la “notizia” finisce in bella evidenza sul sito del quotidiano, condita da allusioni alla polemica scatenata sui social network (leggi: che il giornalista sta montando ad arte). Certamente si può soprassedere quando simili episodi accadono a “persone qualunque”, giornalisti inclusi: ma se in ballo c’è “uno dei più importanti intellettuali italiani”... Poi l’ultima raffica, pane per i più fini palati complottisti: il passaggio incriminato risulta oggi “improvvisamente modificato” nella popolare enciclopedia online. “Solo una coincidenza? Misteri della letteratura …”.

Chissà se il giornalista, prima che il rimestio nel torbido divenisse il suo pane quotidiano, ha mai sognato di diventare l’autore del grande romanzo che gli desse fama e gloria. Se così fosse, si consoli: col minimo sforzo ne è divenuto almeno l’interprete involontario. La sua parabola ricorderebbe quella altrettanto ingloriosa del protagonista di “Numero Zero”, l’ultimo romanzo di Umberto Eco oggetto dei suoi strali. leggi tutto

Semu tutti devoti tutti…cittadini!

Arianna Rotondo * - 31.01.2015

A Catania, il 3 febbraio, con l’offerta delle candele, ogni anno iniziano i festeggiamenti in onore della Santa patrona, Agata, per concludersi all’alba del 6 febbraio. Il tempo sospeso della festa per la Santuzza, la martire adolescente, è scandito da una lunga ed estenuante processione che vede impegnati migliaia di devoti, avvolti nel loro sacco bianco. Il pesante fercolo, con il busto reliquiario che ritrae Agata giovane e sorridente, centro ideologico e condensato simbolico del rito, viene trascinato a forza di braccia in un primo lungo giro (4 febbraio) esterno alla città, una sorta di accerchiamento apotropaico, a cui fa seguito un secondo (5 febbraio) giro interno, lungo le principali arterie di Catania, per poi rientrare alle prime luci dell’alba nella sua dimora sotterranea, in Cattedrale. Nell’ultima tranche del suo percorso cittadino, la Santuzza è trascinata di corsa lungo la ripida salita della via di San Giuliano, in una prova di forza dal valore contrattuale. Il rapporto diretto, personale con la Santa è regolato dalla societas dei suoi devoti, gerarchicamente organizzata, che si garantisce annualmente un protagonismo assoluto, possibile solo fuori del tempo ordinario.

Svolgono un ruolo di primo piano anche le autorità politiche ed ecclesiastiche, che in questa sorta di teatro cittadino rappresentano se stesse, il loro ruolo e le loro funzioni. Per il fatto di soddisfare esigenze di consenso e affermare un’appartenenza, la processione è stata da sempre un rituale sfruttato come spazio di esibizione e di contrattazione di poteri. leggi tutto

Perché reinvestire nella famiglia

Ugo Rossi * - 29.01.2015

La famiglia, e i suoi significati affettivi e solidali, è un cardine primario della nostra identità nazionale. Significati che rimangono forti nel “sentire collettivo”, ma che mostrano preoccupanti segni di cedimento se guardiamo ai numeri.

Si sono spese molte parole, analisi, studi sulla secolarizzazione della società occidentale e di quella italiana in particolare, e non c’è bisogno di ripercorrere quelle analisi e valutazioni. Qui si vuole fare un’altra operazione: valutare come nel corso del tempo si sia indebolita la famiglia proprio come elemento fondante dell’identità italiana.

Alcuni dati statistici sono necessari, non tanto per descrivere un percorso che è nella mente di tutti, ma per sottolineare la velocità con cui è avvenuto e l’intensità che ha fatto registrare. Forse il dato più impressionante, al di là di ogni valutazione ideologica sul valore della famiglia e del matrimonio, è la crescita esponenziale del modello opposto alla famiglia, cioè il numero delle persone sole. Nel 1983 coloro che dal punto di vista statistico erano classificati come “persone sole non vedove” rappresentavano il 5,3 % della popolazione nazionale; in meno di dieci anni, nel 1990, sono quasi raddoppiati, arrivando al 9,3 %. E sono andati poi crescendo fino a raggiungere la cifra del 16,2 % nel 2009. Oggi, alle soglie del 2015, se la tendenza dovesse permanere quella degli ultimi anni, avremmo circa un italiano su cinque che vive da solo. Un dato incredibile in un Paese che ha fatto delle famiglie larghe quasi la sua connotazione identitaria. leggi tutto

Partecipazione politica in rete tra social network e polis

Patrizia Fariselli * - 22.01.2015

Oggi viene attribuita molta enfasi al fenomeno, esploso negli ultimi 10 anni, del social networking, interpretato come opportunità di sviluppo del potenziale comunicativo e di partecipazione dal basso della rete, ma impiegato estensivamente anche dall’establishment politico e governativo e dalle istituzioni della polis per interagire con i cittadini. Questi canali di comunicazione hanno acquisito un peso crescente nell’attenzione mediatica, diventando essi stessi fonte privilegiata di informazione politica. Spesso la stessa citazione della fonte “social” diventa la notizia, come dimostra il riferimento sistematico ai tweet di Renzi o ai blog di Grillo come prima notizia, sulla quale si innesta un loop di azioni e reazioni veicolate sugli stessi social media.

E’ utile, dunque, cercare di capire quanto si connettono e cosa fanno gli italiani su Internet, e come si definisce la partecipazione politica in rete tramite i social network rispetto alla polis.

L’Italia è in fondo alla graduatoria europea rispetto alla diffusione demo-geografica di Internet, ma è molto avanti per quanto riguarda l’uso dei social network. Secondo ISTAT, a fronte di una media europea del 72% degli individui tra i 16 e i 74 anni che usano regolarmente Internet -  leggi tutto

Pessima maestra televisione. L’attentato a “Charlie Hebdo” e l’incapacità dei media italiani di raccontare le crisi

Novello Monelli * - 13.01.2015

Gli attacchi terroristici di Parigi hanno messo in rilievo una volta di più la strutturale difficoltà dei media italiani di raccontare le crisi.


La strage alla sede di Charlie Hebdo la mattina del 7 gennaio, l’omicidio di Montrouge il giorno seguente, l’inseguimento dei terroristi e la sua conclusione, con il sequestro e gli assedi a Porte de Vincennes e a Dammartin-en-Goële, sono stati seguiti in modo incerto e talora goffo in Italia. La prima impressione è che la gravità di ciò che stava accadendo non sia stata subito percepita. Non si capirebbe altrimenti per quale motivo, quando la notizia del più grave attentato in Francia degli ultimi anni stava già rimbalzando sui siti di informazione da più di un’ora, la maggior parte dei telegiornali nazionali abbia continuato a riservare uno spazio sproporzionato e grottesco ai funerali di un cantante. L’incapacità di adattare rapidamente la programmazione all’incalzare degli eventi è uno dei problemi evidenziati dai fatti parigini. Che sia da imputare a scarsa sensibilità, ad un evidente deficit di prospettiva o alla letargia culturale derivante da alcuni decenni di imperante provincialismo informativo (è più simpatico parlare di soubrette e gossip che di omicidi e attacchi alla libertà di stampa), ci sono pochi dubbi comunque sul fatto che gli organi di informazione italiani, e in particolare i canali televisivi, leggi tutto

(Inter) Net Neutrality: nessuno contro, non tutti a favore

Patrizia Fariselli * - 30.12.2014
Riprendiamo il filo del precedente articolo (mente politica n.100) sulla neutralità della rete delle reti, per ribadire che la Net Neutrality (NN) è determinata dall’architettura tecnologica originaria di Internet, che non ammette pratiche di tipo discriminatorio (di accesso alla rete e al flusso dei dati che vi circolano) da parte degli operatori dell’infrastruttura di rete, i cosiddetti ISP, coerentemente con la sua concezione di rete pubblica. Il passaggio alla privatizzazione dell’infrastruttura di rete e lo sviluppo rapido ed estensivo dell’economia digitale hanno inevitabilmente aperto una divergenza di interessi tra la natura pubblica della rete e la natura privata dei soggetti che vi operano come fornitori di servizi, un conflitto tra chi vuole introdurre la logica del mercato anche nella gestione della rete e chi non vuole invece che essa sia subordinata al gioco della domanda e dell’offerta di servizi differenziati per qualità e velocità. 
Un ulteriore argomento che viene invocato sia dai favorevoli che dai contrari alla NN è il suo impatto sull’innovazione e sulla concorrenza. I primi sostengono che l’assenza di barriere stimola la creatività e il lancio di servizi innovativi da parte di imprese nuove, piccole, informali che altrimenti sarebbero escluse dalla competizione; i secondi sostengono che un ritorno inadeguato degli investimenti in reti veloci deprime l’innovazione dei grandi operatori di rete, ne scoraggia gli investimenti e  distorce la concorrenza a causa delle esternalità positive godute da chi opera in rete senza sopportarne i costi.
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