Ultimo Aggiornamento:
03 dicembre 2022
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Argomenti

Chi ha paura dello sciopero?

Fulvio Cammarano * - 18.12.2021

Sciopero è un termine ansiogeno, una parola che evoca preoccupazione e fastidio nell’opinione pubblica. La preoccupazione deriva dal clima di tensione e agitazione che si crea in occasione delle manifestazioni e dei comizi dai toni infuocati, mentre il fastidio, più prosaicamente, sorge per la sospensione della routine quotidiana, vale a dire per i problemi causati dall’interruzione dei servizi pubblici e della produzione. E’ invece un peccato che tale parola non riesca quasi mai a suscitare un sentimento di sollievo a fronte della constatazione che il sistema democratico, con tutti i suoi limiti, funziona. Non dobbiamo infatti dimenticare che la prima misura attuata dai regimi autoritari è proprio quella di vietare ogni forma di sciopero. Turbati dall’emergenza pandemica, timorosi per la ripresa dell’economia, ci stiamo dimenticando che il funzionamento della democrazia è decisivo per il nostro futuro ed è strettamente connesso alle logiche della conflittualità nel mondo del lavoro. Ce l’ha opportunamente e bruscamente ricordato nello scorso ottobre l’attacco squadristico alla sede della Cgil. Il fascismo ha infatti sempre ben chiaro che uno dei suoi obiettivi principali è l’indebolimento e poi l’eliminazione del sindacato in quanto istituzione che rappresenta gli interessi di quella componente del mondo del lavoro che a vario titolo definiamo salariata, dipendente, e leggi tutto

Francesca Rigotti, L’era del singolo, Torino, Einaudi, 2021, pp. 132

Roberto Caruso * - 08.12.2021

In questo saggio lo sguardo di Rigotti è rivolto a tutti noi che, chi più chi meno, stiamo diventando consciamente o inconsciamente singoli, che è come dire, vedi la dichiarazione in copertina, “essere individui non basta più”. Per sostanziare questa tendenza, che si potrebbe sintetizzare come una propensione o una pulsione a voler essere più diverso fra i diversi, Rigotti fa un uso accorto e misurato di alcuni concetti come felicità e autonomia, porta una contestualizzazione storica e la arricchisce con esempi del nostro quotidiano.

L’idea di felicità collettiva è contrapposta a quella del singolo o del singolarismo. Da una parte essere felici insieme, comunicarsi e condividere l’appagamento come dono reciproco, un benessere che cresce e si esalta nello scambio.  Dall’altra parte la felicità come somma dei singoli appagamenti, come se le condizioni che la determinano dipendano soltanto dal singolo individuo. Che poi “è fortemente in dubbio il fatto che, primo, la felicità sia un concetto preciso e obiettivo nonché, secondo, una condizione raggiungibile da ognuno”.

Al concetto di felicità si affianca quello di autonomia come forma più concreta e forse più accessibile di felicità. Autonomia intesa come la capacità di prendere decisioni sulla base di motivazioni proprie, dunque come il potere dello spirito leggi tutto

Il caleidoscopio dell'accoglienza

Francesco Provinciali * - 04.12.2021

Ho imparato che la realtà va letta attraverso l’analisi oggettiva dei dati, piuttosto che sull’onda di valutazioni emotive. Così è stato per un approfondimento del tema “Italia, paese delle culle vuote”, considerato dall’ISTAT sulla base di una Ricerca della Sapienza, ripassato alla luce delle osservazioni dei Rapporti CENSIS (è appena stato pubblicato il 55°), così intervistando il Presidente dell’ISTAT Prof. Giancarlo Blangiardo, docente di demografia alla Bicocca, ho avuto una rappresentazione sintetica di un quadro prospettico che ci attende negli anni a venire, in tema di migrazioni e accoglienze.

Le valutazioni più recenti indicano in circa 7,6 miliardi il numero di esseri umani che oggi popolano il Pianeta e se ne contano poco più di 60 milioni in Italia. Guardando al passato vediamo come ci siano voluti numerosi millenni per arrivare al primo miliardo di cittadini del mondo, mentre è stato sufficiente un solo secolo per sfondare il muro dei 5 miliardi e già pochi decenni dopo si viaggia velocemente verso il confine dei dieci. Ma ciò che è rilevante non è solo la crescita della popolazione mondiale bensì, e soprattutto, la divaricazione tra i paesi economicamente più sviluppati – il loro attuale miliardo di abitanti resterà tale anche in futuro- e quelli etichettati come “in via di sviluppo”, cui leggi tutto

Fermare Pechino

Francesco Provinciali * - 20.11.2021

Breve recensione del libro di Federico Rampini – Mondadori Editore

Nella breve parodia con cui introduce il corposo volume, Federico Rampini, attraverso un dialogo apocrifo e immaginifico, cerca di evidenziare tutto ciò che unisce anziché dividere Joe Biden e Xi Jinping anche se chiude questa simulazione affermando che in realtà il Presidente USA ha due motivi per invidiare il suo omologo cinese: il primo è la durata dell’incarico, lui è agli esordi mentre Xi è al vertice dal 2012 e non ha limiti temporali di mandato. Il secondo è che Biden guida una nazione lacerata, “quasi mezza America lo considera un usurpatore mentre Xi usa il nazionalismo come collante ideologico per spronare i cinesi alla coesione”. Il resto del libro è una lunga e interessante analisi su un conflitto geopolitico e geoeconomico tra le due superpotenze, rispetto a cui chi vive in Europa e in Italia può avere solo una pallida rappresentazione. Basterebbe il titolo del saggio di Rampini per comprendere l’impostazione data al testo: “Fermare Pechino” non è un eufemismo sulla soffice via della seta (un errore tutto italiano aver firmato quel Memorandum: Presidente Draghi, anche quello è da ‘fermare’) ma una sorta di imperativo categorico-strategico perché possa realizzarsi il progetto americano “di invertire la rotta prima che sia troppo tardi”. leggi tutto

Da Parigi a Glasgow: alcuni elementi di riflessione

Raffaella Gherardi * - 13.11.2021

Per una politica che fa del presente e anzi del “qui e adesso” la sua dimensione fondamentale i sei anni che ci separano dagli Accordi di Parigi sul clima nell’ambito di COP 21 rappresentano sicuramente un tempo biblico. Non fosse che tante volte essi sono stati chiamati in causa (in primo luogo per richiamare gli impegni allora sottoscritti e non mantenuti) nell’ambito del recente G20 di Roma e di COP 26 tuttora in corso a Glasgow, essi sarebbero rimasti un vago ricordo anche per i media, non certo desiderosi, così come la grande politica su scala planetaria, di fare della questione dell’ambiente e del riscaldamento globale la questione per eccellenza cui orientare la opinione pubblica. Se la Conferenza sul clima delle Nazioni Unite del 2015 aveva ricevuto un positivo e  forte impatto mediatico (e in tal senso aveva giocato un ruolo importante la presenza attiva, nell’ambito delle varie leadership mondiali,  di una potenza come gli Stati Uniti dell’allora Presidente Obama che non avevano certo brillato in precedenza, per usare un eufemismo, per sensibilità ambientalista), l’anno successivo l’appuntamento di COP 22 a Marrakech, indirizzato a tracciare un primo bilancio dei primi passi degli Accordi parigini da parte dei paesi firmatari, si era svolto in tutt’altra leggi tutto

Verso un mondo post-globale

Francesco Provinciali * - 30.10.2021

In attesa della pubblicazione ormai prossima del 55° Rapporto CENSIS, Giuseppe De Rita ci fa dono di una riflessione che certamente ne anticipa temi e contenuti.

Non da ieri il grande sociologo argomenta intorno all’autoreferenzialità del presente, tanto dibattuto da rendersi “asfissiante”: una politica di corto respiro che non va oltre il rimuginamento sull’esistente, la blandizie verso la cronaca e il chiacchiericcio inconcludente, quando non si lancia invece nel tratteggiare disegni incompleti e astratti, avvinghiati a prospettive incerte e di maniera. La dimensione di un futuro immaginabile e gestibile attraverso la proposta di modelli sociali ed economici capaci di innescare e padroneggiare lo sviluppo sembra non le appartenga: per questo De Rita, riflettendo – forse con inguaribile ottimismo- su una rapida uscita dalla crisi pandemica che ci ha costretti ad una “casalinghità” di piccolo cabotaggio, argomenta sulla necessità di riprendere il cammino con piglio e vigore, attraverso idee e decisioni che esprimano la consapevolezza di un “profondo passaggio di fase o di ciclo di tutta l’economia… verso la costruzione di un mondo post-globale”.

Una caratteristica di questo mondo nuovo dovrebbe consistere- mi permetto di osservare – nel recupero del concetto di identità: la globalizzazione è stata un mare magnum indistinto e omologato verso il leggi tutto

Vita da criceti: riflessioni per ripensare l’economia e la funzione educativa

Raffaella Gherardi * - 27.10.2021

Professore ordinario di Strategia d’impresa e docente di management presso l’Università di Bologna, Carlo Boschetti è autore di un volume che fin dal titolo delinea un progetto assai ampio, ai fini di una discussione che va ben oltre l’ambito delle discipline economiche, anche se intese in senso lato e assunte come punto di partenza del dibattito che egli intende affrontare: Il senso della vita e i criceti. Il futuro che prepariamo alle nuove generazioni (Aracne, 2021). E in effetti l’autore, fin dalla prima nota alle brevi considerazioni introduttive finalizzate a spiegare “perché leggere questo libro”, ha cura di sottolineare che chiunque percepisca se stesso come un criceto dovrà astenersi dalla lettura.  Nel corso del volume viene più volte portata alla ribalta, come una sorta di filo rosso, l’immagine simbolica di una contemporaneità che, su scala globale e alla fine di un secolare percorso che ha origine nel moderno Occidente, è costituita da individui/criceti acriticamente e parossisticamente costretti a girare su se stessi all’interno della ruota di un’economia che, dopo aver del tutto perso le ragioni delle sue fondamenta,  considera gli esseri umani esclusivamente come parte dei meccanismi di funzionamento  del sistema economico stesso. All’interno di una concezione del progresso misurato essenzialmente in termini leggi tutto

Il ruolo degli intellettuali contro la pandemia dell'ignoranza

Francesco Provinciali * - 23.10.2021

                                     Breve recensione del libro “Intellettuali” di Sabino Cassese

Il libro di Sabino Cassese, eminente giurista, già Ministro e Giudice Emerito della Corte Costituzionale, non poteva forse trovare collocazione migliore di quella che la casa editrice Il Mulino gli ha riservato nella collana “parole controtempo”. E nell’incipit della sua opera l’autore riassume una formula che spiega perché egli abbia dedicato la sua riflessione al tema degli “intellettuali”, una tipologia metastorica di pensatori, che origina dagli esordi delle prime civiltà e conserva vivi ed attuali il suo ruolo e la sua missione: “se uno vale uno, l’uno vale l’altro, non c’è differenza tra il sapiente e l’ignorante”. Ed è proprio nei “tempi bui” che si avverte l’assenza e insieme la necessità degli intellettuali, oltre a quella dei mezzi di cui possano avvalersi per farsi ascoltare”. Non è necessario un tomo ponderoso al Prof. Cassese per esplicitare la sua argomentazione sul tema, gli sono sufficienti un centinaio di pagine ed una appendice ricca di citazioni bibliografiche che esprimono una cultura metabolizzata che apre ad una visione ampia della realtà.

Perché un vero intellettuale è innanzitutto una persona colta e desiderosa di conoscere e di sapere, requisiti necessari e prodromici per chi vuole spiegare, “disvelando” e illuminando. leggi tutto

Il carcere come misura della civiltà di una nazione: prevenire, non reprimere, riabilitare

Francesco Domenico Capizzi * - 23.10.2021

Recensione del film ARIAFERMA, Italia 2021 

Regia: L. Di Costanzo, attori principali: S. Orlando, T. Servillo

Un imponente carcere della Sardegna, piuttosto fatiscente, divenuto ingestibile, deve essere chiuso e, pertanto, la sua popolazione trasferita altrove. La complessa macchina organizzativa subisce un imprevisto arresto ed una dozzina di carcerati deve rimanere in quel carcere ancora per pochi giorni, custoditi da cinque agenti. Le celle utilizzate, affacciate in un androne circolare con lucernaio, mostrano il loro squallore. Tutte le attività di ogni ordine annullate, l’ora d’aria da usufruirne all’interno dell’androne o in un angusto cortile cosparso di calcinacci, la cucina chiusa, il vettovagliamento di provenienza esterna. Alla prima distribuzione del cibo, affidata ad un ragazzo recidivo appena rientrato nel penitenziario, i carcerati inscenano una vibrata protesta per la cattiva qualità del cibo fino a rifiutarlo e, di fatto, a proclamare lo sciopero della fame. Gaetano, capo degli agenti, mostra e chiede pazienza, anche rivelando che i poliziotti mangiano il medesimo cibo. A questo punto un carcerato, riconosciuto come leader, avanza la proposta di riattivare la cucina del carcere e si propone a gestirla. Gaetano accetta la proposta, fra lo sconcerto dei subordinati, e comanda al ragazzo di affiancare il neo cuoco, leggi tutto

Contraddizioni in termini: quando il totalitarismo sostiene di perdere la libertà

Fulvio Cammarano * - 20.10.2021

Fossi un no-vax o un no-green pass mi preoccuperebbe avere al mio fianco sostenitori che, raggiungessero il potere, mi impedirebbero qualunque forma di libera espressione o manifestazione di dissenso. Forse fa parte dell’ironia della storia il fatto che formazioni che si richiamano esplicitamente alle ideologie totalitarie fasciste e naziste debbano utilizzare slogan e argomenti che apparentemente sono dalla parte delle libertà dei cittadini, mentre in realtà appaiono solo il pretesto per guadagnare spazio d’azione utilizzando il disagio di alcuni settori sociali. L’attacco alla sede della Cgil sembra confermare questa strategia. Dietro il paravento dell’agitazione attorno al tema delle costrizioni vaccinali, Forza Nuova è riuscita a sferrare un attacco al nemico storico del fascismo, il sindacato. L’aggressione alla sede romana della Cgil non ha nulla di casuale, ma rappresenta un messaggio simbolico, direi quasi una sorta di richiamo della foresta, per tutti coloro che vedono nel sindacato, qualunque tipo di sindacato, l’istituzione che difende la necessità e l’inevitabilità di quel conflitto di classe che il fascismo sin dalle sue origini ha inteso sradicare dalla società. Colpire le sedi sindacali significa dunque individuare uno degli anelli, forse oggi il più debole, del pluralismo conflittuale, fondamento di ogni costituzionalismo democratico. leggi tutto