Ultimo Aggiornamento:
03 dicembre 2022
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Argomenti

"La guerre! C'est une chose trop grave..."

Francesco Domenico Capizzi * - 16.02.2022

La guerre! c'est une chose trop grave pour la confier à des militaires: allocuzione, forse apocrifa, attribuita a Georges Clemenceau, medico e presidente della Repubblica francese, per la sua iniziale formazione ippocratica convinto fautore del primato delle vie politico-diplomatiche sulle operazioni militari. Un principio che sussiste tuttora, nelle dichiarazioni ufficiali di Istituzioni politiche internazionali e nazionali, ma che in tante occasioni vacilla e si disperde in trattative in cui contano, principalmente, le potenze di fuoco esibite e prontamente utilizzabili, magari predisposte e schierate ufficialmente per “esercitazioni”.  

Si è raccontato che Stalin, alla Conferenza di Jalta, abbia chiesto “di quante divisioni” disponesse il Papa, il quale, a sua volta, appena appresa la notizia della dipartita del dittatore russo, avrebbe ribattuto: “adesso vedrà quante divisioni abbiamo lassù!”.

In fondo le due allocuzioni, reali o surreali, rispecchiano visioni contrapposte ma, in questo frangente di “scuola”, unite nella esibizione del potere a rappresentare un unico principio fondato sulla disponibilità di forze armate diversamente costituite ma egualmente efficaci, 

secondo le rispettive prospettive dell’immanenza e della visione teleologica, ma subito esibibili ed esigibili mentre dimostrano l’irrilevanza di ipotesi dialogiche di pace e costruzione orientate al Bene comune.

Nelle controversie internazionali la forza rimarrà per molti anni la protagonista leggi tutto

La consapevolezza della complessità non deve spingerci al nichilismo

Francesco Provinciali * - 29.01.2022

In un brillante saggio pubblicato dal Corriere della sera con l’intrigante titolo “Imparare a vivere- Un’epoca in bilico tra lumi e oscurantismo” il Prof. William John Morgan, Emerito alle Università di Cardiff e di Nottingham, traccia una rapida e vigorosa sintesi delle contraddizioni e delle potenzialità del nostro tempo, sotto vari profili di considerazione: colpisce la sua capacità di inquadrare in un efficace fermo-immagine una serie di tematiche di incalzante attualità e lo fa occupando lo spazio di una mezza pagina di giornale, partendo  da una ‘colossale monografia’ di Michael Grant – I gladiatori – scritta 50 anni fa, grazie anche all’impeccabile traduzione a cura dello Studio Annita Brindani (Busseto-Parma).

Nel vasto mondo romano, questo è il contesto storico considerato nell’incipit, “milioni di persone si sentivano inette, ignorate, trascurate, smarrite e soprattutto annoiate”: la metafora del ‘panem et circenses’ di Giovenale era la risposta della classe dirigente a questa alienazione di massa. Morgan ritrova questa condizione – a un tempo- di alienazione e di insoddisfazione nelle efferatezze perpetrate dall’umanità nei secoli successivi, fino al nostro tempo. Evidenziando peraltro come si viva oggi in un mondo che offre straordinarie opportunità di conoscenze e dotazione di mezzi per cercare un sostenibile equilibrio esistenziale. Impossibile che sia sfuggito leggi tutto

Oltre la pandemia? Elementi per una riflessione politica (e non solo…)

Raffaella Gherardi * - 29.01.2022

Nell’indimenticabile film di David Lynch “Una storia vera” (1999: titolo inglese originario “The Straight Story”, il film fa riferimento a un fatto realmente accaduto) il vecchio e acciaccato Alvin Straight compie un lunghissimo e difficile viaggio a bordo di un tagliaerba per andare a visitare il vecchio fratello gravemente ammalato e col quale non ha più rapporti da molti anni. «È da molto tempo che sei in viaggio?» Gli chiede una ragazza che, incinta, è scappata di casa e che egli incontra per caso nel corso del suo viaggio. «Praticamente da tutta una vita» le risponde Straight che, per indurla a riconsiderare l’opportunità di tornare a casa, le ricorda il gioco che egli faceva con i propri figli quando erano bambini, invitandoli a rompere un singolo rametto di legno, cosa che riusciva loro molto bene, mentre non sarebbero invece riusciti a spezzare un mazzo di legnetti, messi tutti insieme e che egli proponeva loro.

Questa bella metafora sulla importanza di una nuova consapevolezza a proposito della possibilità di trovare solidarietà negli altri da parte di ciascuno può forse rappresentare la speranza che tanti hanno accarezzato nei primi mesi della pandemia covid 19. Di fronte al dramma planetario in atto che stava attraversando ogni frontiera, leggi tutto

In dialogo con la solitudine: breve recensione del libro dello psichiatra Eugenio Borgna

Francesco Provinciali * - 22.01.2022

La solitudine è l’anima nascosta e segreta della vita, ma come non avere la sensazione che oggi, nel mondo della modernità esasperata e della comunicazione digitale, sia grande il rischio di naufragare nell’isolamento?

In questo delicato e scorrevole libro che il Prof. Borgna ha dedicato al tema della solitudine come condizione esistenziale presente nelle alterne vicende della vita, si riannodano molti fili della narrazione sviluppata nella sterminata produzione editoriale precedente, che si tratti di studi e ricerche prettamente scientifiche o di testi di saggistica con un taglio più divulgativo. Ciò che alimenta la narrazione dell’autore – decano degli psichiatri italiani e assai noto in campo internazionale - non è solo un dovere di etica professionale ma anche e soprattutto il convincimento, maturato in anni e anni di cura e di ascolto dei pazienti, che occorre un approccio terapeutico più ampio di quello strettamente clinico che va dunque accompagnato da una spiccata sensibilità umana, una spontanea propensione all’introspezione per conoscere, capire, aiutare. Scienza ed umana comprensione non sono dunque poli separati e antitetici ma approcci compresenti , incentrati sul dialogo reciproco e nell'ascolto empatico del paziente psichiatrico, una nuova maniera di accostarsi alla malattia più rispettosa dello stato di sofferenza della persona. leggi tutto

Quel linguaggio burocratico che pervade le leggi

Francesco Provinciali * - 15.01.2022

Agli inizi del suo settennato – quindi trent’anni fa - il Presidente Oscar Luigi Scalfaro aveva chiesto se la dichiarazione annuale dei redditi potesse essere semplificata e ridotta in quattro fogli chiari e intellegibili per i cittadini: richiesta non esaudita visto che il modulo da compilare è diventato sempre più corposo e complicato. Credo che l’Italia detenga il record della pervasività burocratica e non da ieri. Prendiamo ad esempio e leggiamo un comma a caso del D.L. 30/12/2021 n.° 228, il cosiddetto “Decreto mille proroghe”: “Art 1 – comma 8 – punto2) il comma 7 è sostituito dal seguente: «7. Le assunzioni di personale delle Forze di polizia e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco previste, per gli anni 2020 e 2021, dall'articolo 66, comma 9-bis, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, in relazione alle cessazioni dal servizio verificatesi negli anni 2019 e 2020, dall'articolo 1, comma 287, lettere c) e d), della legge 27 dicembre 2017, n. 205, dall'articolo 1, comma 381, lettere b) e c), della legge 30 dicembre 2018, n. 145, dall'articolo 19, commi 1, lettera a), e 3, del decreto-legge 30 dicembre 2019, n. 162, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2020, n. 8, e dall'articolo 1, comma 984, lettera a), della legge 30 dicembre 2020, n. 178, possono essere effettuate entro 31 dicembre 2022.»

Consideriamo, per restare in tempi recentissimi, anche l’art 17 comma 1 del DL 24/12/2021 n.° 221: “Sono prorogate le disposizioni di leggi tutto

E' stata la mano di Dio

Francesco Domenico Capizzi * - 15.01.2022

Autobiografico per il regista, biografico per la sua Città fatta da famiglie numerose, affastellate, fluttuanti, affabulanti e canzonatorie, personaggi del passato nei vicoli vocianti di folle indistinte e sognanti, iniziazioni e perversioni, commozioni e delinquenze, speranze e delusioni, erotismi, unioni, matrimoni e tradimenti, decadenze e resurrezioni, miracoli e mitologie sul golfo azzurro e luccicante che vive l’Avvento di Maradona, novello Partenope, sirena e deità che vien dal mare per rigenerare Napoli, elevare i suoi figli, unirla e ascenderla davanti al Mondo e alla Storia… nonostante tutto…Speranze che si mescolano a propositi suicidi, entusiasmi debordanti dalle case, dalle terrazze, dalle strade ricolme di macchine e motorini straboccanti di gente di ogni età e appartenenze sociali, bandiere azzurrissime, vaste icone messianiche, liturgie improvvisate e toccamenti che rinfocolano affetti sopiti e conferiscono fertilità mai possedute. Il risorgere fiero e prolifico.

Intanto la subitanea riconciliazione con l’azzurro intenso del cielo e dei luminosi flutti marini in cui tuffarsi, un tutt’uno con la maglia del Vomero, solcati da barche, barchini e offshores che fanno tuff tuff tuff. Novelli amuleti che proiettano un intero popolo nell’avvenire riscattando il passato povero e disperato di Napoli.

Dopo le gloriose ormai lontane quattro giornate, per volontà di Dio, leggi tutto

Quando la grande musica dà lezione alla politica (e non solo…)

Raffaella Gherardi * - 08.01.2022

Il tradizionale Concerto di capodanno della filarmonica di Vienna (Das Neujharskonzert der Wiener Philarmoniker) che si tiene ogni anno il 1 gennaio nella sala dorata del Musikverein è sicuramente uno degli avvenimenti musicali più seguiti al mondo, diffuso dalle emittenti di un centinaio di paesi e in grado di raggiungere perlomeno un miliardo di spettatori. L’ emergenza dovuta alla pandemia covid 19 aveva profondamente segnato l’edizione del 2021, svoltasi senza la presenza del pubblico in sala; attraverso una apposita piattaforma on line gli spettatori avevano potuto soltanto inviare applausi virtuali ai musicisti. Nonostante le restrizioni e applicazione di severe misure per contrastare il dilagare della pandemia tuttora in atto, Vienna ha potuto rinnovare, il 1 gennaio 2022, il benvenuto al nuovo anno attraverso il suo seguitissimo concerto e con la presenza, benché contingentata e rigorosamente regolamentata, del pubblico nella splendida sala grande del Musikverein. La direzione dell’evento è stata affidata a uno dei più grandi Maestri contemporanei: Daniel Barenboim. Anche da parte degli spettatori che hanno seguito il concerto attraverso la televisione o i vari media è stata molto forte l’emozione di poter di nuovo seguire la magistrale esecuzione di brani di musica classica da parte di una grande orchestra di fronte al pubblico “vero”, presente in sala: leggi tutto

"In un volo di storni"

Francesco Provinciali * - 24.12.2021

Leggere il libro del Prof. Giorgio Parisi, Premio Nobel 2021 per la FISICA assegnatogli per la sua ricerca sui “sistemi complessi” e rimanerne affascinati è un tutt’uno: c’è la sua biografia accademica, ci sono le descrizioni scientifiche, la vita di uno scienziato però va oltre.

Non basta la passione, serve il talento: una dote intuitiva e folgorante che il giovanissimo studente universitario dimostrò di possedere allorquando – incerto tra il corso di matematica e quello di fisica scelse la seconda. Forse per il fatto che – come spiega nel libro – la fisica può essere considerata una sorta di matematica applicata, aprendo vasti orizzonti deduttivi e applicativi.

Già a 25 anni sfiorò il medesimo Premio ma per studi in un campo diverso della Fisica: mentre si lavava nella vasca da bagno della casa dei suoi genitori, si soffermò a guardare le piastrelle colorate del muro e fu colto da una intuizione che può scaturire solo da una mente geniale: non proviamo neanche a descriverla, ogni tentativo sarebbe riduttivo. Ma ciò dimostra (e lui lo spiega più volte) come la “lampadina” dell’Eureka possa accendersi all’improvviso, una volta in casa, in altre occasioni leggendo, un’altra volta ancora mentre si è al volante dell’auto: a lui successe proprio così. leggi tutto

Inizierà un nuovo anno

Paolo Pombeni - 24.12.2021

Chiudiamo un 2021 complicato. Abbiamo vissuto l’esperienza di un duro confronto con la pandemia. Sembrava ne uscissimo vincitori, ma oggi non sappiamo se anziché vincere la guerra abbiamo solo vinto alcune battaglie. Importanti, molto importanti, negarlo è senza senso. Tuttavia dobbiamo mantenere la nostra coesione, perché c’è ancora da fare, e non poco.

Nel suo piccolo “Mente Politica” ha cercato di essere attiva nelle battaglie che abbiamo avuto di fronte e cercherà di fare il massimo per quelle che ci aspettano nel nuovo anno. Ci sostiene la costanza con cui la comunità di lettori che ci segue con continuità partecipa al nostro sforzo e ci aiuta nella fatica non piccola che costa mandare avanti questa esperienza. E’ tutto prodotto di lavoro volontario stimolato dalla scelta di non tirarci indietro nell’essere e nel costruire “opinione pubblica”.

Un compito non facile, talora frustrante, in un contesto che sembra amare più le rappresentazioni del nuovo teatro delle maschere (sempre quelle che ripetono ogni volta una parte perfettamente prevedibile). Finché ce la facciamo, continueremo.

Nella nostra civiltà occidentale il Natale è il simbolo di questa volontà di rinascita accettando il mistero della fragilità della condizione umana. Lo si celebra regolarmente in prossimità dell’avvento del Nuovo Anno, che leggi tutto

La dissoluzione dell'identità

Francesco Provinciali * - 18.12.2021

Sosteneva Hume che ogniqualvolta riflettiamo sulla nostra identità personale ci troviamo di fronte a una serie di percezioni che ci appartengono ma tra le quali non possiamo mai isolare quella distinta che riguarda il nostro io: «Non riesco mai a sorprendere me stesso senza percezione e a cogliervi altro che percezione» Da questa prospettiva di valutazione l’identità personale diventa una mera suggestione, l’integrità della persona una supposizione, un’entità sommativa e fittizia assoggettata alla mutevolezza anche temporale delle percezioni. Come già in Locke la riflessione di Hume si muove tra empirismo e razionalismo, come derivazione del cogito cartesiano ma in una cornice più ontologica (l’essere) che gnoseologica (il conoscere), anche se in lui segue la direzione della probabilità e dello scetticismo. Credo sia questo il fondamento filosofico da cui prende corpo il tema dell’identità lungamente cercata e della sua progressiva dissoluzione, ereditato dal ‘900, attraverso Kant, Hegel e Nietzsche.

Uno, nessuno e centomila’ è la metafora suggestiva usata da Luigi Pirandello per spiegare le contraddizioni tra l’unicità della persona e la molteplicità delle sue sembianze e dei ruoli sociali che ne sono la caleidoscopica rappresentazione: indossando le maschere imposte dalle circostanze la persona diventa personaggio ‘in cerca d’autore’, asservito alle lusinghe o alle leggi tutto