Ultimo Aggiornamento:
16 giugno 2021
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Argomenti

La Democrazia e i diritti dei lavoratori. Un anniversario da ricordare

Fulvio Cammarano * - 03.06.2020

Il 20 maggio 1970, 50 anni fa, entrava in vigore la legge 300, comunemente definitiva Statuto dei Lavoratori. Fu un evento di straordinaria importanza perché, come si è spesso ripetuto, la legge introduceva finalmente  lo spirito della Costituzione anche nell’impenetrabile e autoritario mondo del lavoro. Il big bang del ’68 e soprattutto la conflittualità nelle fabbriche durante l’autunno caldo erano stati determinanti nel condurre in porto un progetto a cui gli esponenti del riformismo più radicale del Partito socialista (Giacomo Brodolini e il giovane Gino Giugni, solo per fare due nomi) e della Democrazia Cristiana (Carlo Donat Cattin su tutti) stavano lavorando da tempo. Non era più una questione di innovazione degli orizzonti del diritto del lavoro, ma di una vera e propria cesura storica nelle vicende dello Stato italiano perché con lo Statuto si ponevano le basi per l’integrazione all’interno del sistema politico e sociale italiano del ribollente universo del mondo del lavoro. Quella legge può dunque considerarsi a tutti gli effetti, con il senno di poi, un successo della classe politica dell’Italia repubblicana perché aveva dimostrato come fosse in grado di confrontarsi con il problema dei problemi di un regime democratico: il governo della conflittualità del lavoro.

Quella legge può dunque leggi tutto

Che strana scienza

Stefano Zan * - 16.05.2020

Proviamo a mettere insieme le cose che sappiamo e quelle che non sappiamo del Covid 19, così come ci sono state raccontate in questi ultimi mesi dai diversi organi di informazione, nonché dalle comunicazioni ufficiali della Protezione Civile.

Non abbiamo ancora alcuna certezza su dove, come e quando sia iniziata la diffusione del virus (probabilmente) in Cina.

Non abbiamo alcuna certezza su dove, come e quando sia iniziata la diffusione del virus in Italia. Sono sempre più numerose le ipotesi che dicono che il mitico paziente 1 di Codogno non fosse affatto il primo contagiato in Italia.

Anche sui tempi e le modalità di contagio, su quando e per quanto tempo una persona che ha contratto il virus, magari in modalità asintomatica, sia contagiosa, ci sono diverse opinioni.

Sull’efficacia dell’uso delle mascherine, e di quali mascherine, si è discusso per settimane con pareri molto difformi fino a giungere alla conclusione, più da parte dei politici che degli specialisti, che era opportuno utilizzarle, tanto che qualche governatore le ha rese obbligatorie anche per strada.

I dati sull’andamento dell’epidemia forniti quotidianamente dalla protezione civile sono palesemente scarsamente attendibili. Non sappiamo quanti sono davvero i contagiati, che spesso sono asintomatici e comunque variano al variare del leggi tutto

Morire di fame ai tempi del coronavirus: rapporto globale 2020 sulle crisi alimentari

Lucia Conti * - 16.05.2020

La peste, giunta dall’Oriente…viaggiava senza fretta, al suono delle campane, come un’imperatrice… infondeva un elemento di insolente eguaglianza nell’esistenza di tutti”.

Così Zenone, l’alchimista-medico dell’Opera al Nero di Marguerite Yourcenar, imbattendosi nella peste in Germania, curando poveri e potenti le attribuisce il potere di azzerare le diseguaglianze, spargendo morte senza distinzione alcuna. Oggi, ai tempi del coronavirus, è frequente fare un parallelo fra le pandemie epocali, ma è proprio vero che azzerino ogni differenza? Siamo tutti sulla stessa barca o le pandemie si sommano a fragilità pregresse dovute ad altre cause? In una pandemia è il confinamento la misura globalmente adeguata di contenimento?

Nelle ultime settimane un altro quesito è balzato all’occhio del lettore attento da articoli di varie testate, dal New York Times al The Economist a BBC News: “Morire di fame o di coronavirus?”.

Un servizio del 27 marzo su BBC News riportava la decisione di Messico e Nicaragua di non adottare misure di confinamento, mentre altri paesi latinoamericani annunciavano la chiusura delle frontiere ed il coprifuoco. I presidenti Obrador e Ortega, la cui decisione ha suscitato un coro di critiche, nell'esporre le loro strategie leggi tutto

Se la pietà prevale

Francesco Provinciali * - 13.05.2020

“Se la pietà prevale il Paese non sarà perduto”: così scriveva Aldo Moro in una delle ultime lettere dalla sua prigionia.

Come andò a finire ormai fa parte della Storia: questo Paese si è forse salvato da quel pericolo incombente del terrorismo politico ma in questi anni ha attraversato il lungo tunnel di tante trame rimaste ancora oscure, pagando lo stesso un prezzo salato di vite umane e un tributo altissimo di sacrifici sociali.

Mi piace citare e utilizzare questa suggestiva metafora, purtroppo legata ad una delle vicende più drammatiche del nostro secondo dopoguerra perché trovo che nella sua ultimativa semplicità espressiva sia ricca di sentimenti riconducibili alla nostra vita, quasi impregnata di valori e di civiltà.

La tensione costante verso il benessere sociale e il soddisfacimento delle esigenze personali ci ha portato in questi anni di tumultuosa crescita al radicamento di due parametri ormai prevalenti nei nostri comportamenti collettivi: il senso del diritto e la valutazione dell’utilità delle nostre azioni, la considerazione della loro convenienza rispetto alla scelta di fare o non fare una certa cosa.

Tutto è rapportato a questo criterio: mi serve, ci guadagno, ne ho un tornaconto?

Alzi la mano chi ragiona controcorrente: senza voler esser santi ma leggi tutto

“Siamo, dunque pensiamoci”

Massimo Nava * - 09.05.2020

“Cogito, ergo sum”, penso dunque sono, diceva Cartesio. Proviamo a rovesciare la sentenza al tempo del coronavirus: sono, dunque penso. Il filosofo francese intendeva dimostrare che la possibilità di pensare, e di «pensarsi» come individuo, offrisse la certezza assoluta, il principio basilare, dell’esistenza umana. Se esistiamo come esseri pensanti, è dunque scontata la capacità di pensare. E da qui discende la capacità di utilizzare le potenzialità della mente e finalizzarle al bene individuale. Ma se entrano in gioco l’etica, la responsabilità, l’imperativo kantiano di agire per il bene, le potenzialità della mente dovrebbero essere finalizzate anche al bene collettivo.

L’epidemia che stiamo affrontando ci dice che Cartesio e Kant hanno sempre più argomenti in comune. (Il lettore perdonerà la sintesi superficiale di studi liceali e universitari), in quanto bene individuale e bene collettivo sono sempre meno distanti, a prescindere da valutazioni politiche o ideologica sul sistema e sul modello di società in cui si vive.

Continuiamo ovviamente a pensarci come individui singoli, ma esistiamo sempre meno come individui separati dagli altri. Il confinamento in un certo senso ci ha avvicinato: sentiamo un comune destino, ci “vediamo” più spesso in gruppo, sui social e grazie alle nuove tecnologie dialoghiamo a distanze planetarie, leggi tutto

Coronavirus: burocrazia e cittadini

Francesco Provinciali * - 02.05.2020

Che sia stato generato dal passaggio dal pipistrello all’uomo, scappato per errore dal laboratorio di Wuhan o - come sostengono i complottisti - usato come arma biologica, il Coronavirus è nato in Cina e si è poi propagato in ogni angolo del pianeta.

Non risulta che l’OMS o la Comunità Internazionale abbiano attivato azioni di protesta nei confronti del regime cinese, nonostante la presenza di accordi e protocolli internazionali che prevedevano la comunicazione immediata ai Governi mondiali dell’avvenuto contagio, della virosi in atto e delle misure atte al suo contenimento. Nelle comparizioni televisive del Presidente del Consiglio o dei Ministri e sottosegretari- cioè degli organi politici preposti a farlo- non risulta che sia stata espressa pubblicamente la minima rimostranza per gli undici (e forse più) gg di ritardo che la Cina si è presa per comunicare al mondo la genesi del virus e i pericoli del contagio. In Parlamento nessun dibattito su questo aspetto fondamentale della responsabilità oggettiva della pandemia è stato affrontato a fondo, ne’ risulta  che lo abbiano fatto l’OMS, l’Europa, l’ONU, le istituzioni governative e di controllo a livello mondiale.

Fatta eccezione per alcuni attacchi di Trump, l’iniziativa dell’Europa tramite la piattaforma EuVsDisinfo (come leggi tutto

La pandemia fra Lev Tolstoj e Cesare Lombroso

Francesco Domenico Capizzi * - 25.04.2020

Piuttosto che studiare le manifestazioni della potenza la storiografia moderna dovrebbe applicarsi alle cause che la formano, ma in teoria re­spinto il metodo antico nella pratica lo segue” (Tolstoj, Guerra e pace, Epilogo parte II, Garzanti 2007). Politica, Istituzioni e formazione dell’opinione pubblica tendono a rimanere nel solco di quel metodo con il rischio di scambiare e rappresentare le origini e la realtà dei fatti con epidermiche percezioni e semplicistiche narrazioni su grandi temi: emigrazioni, identità nazionale, sicurezza personale, crisi economiche, ruolo delle competenze professionali e degli organismi internazionali, programmi e progetti politici nella formazione del consenso fino a lambire il significato di democrazia…

Nel corso travagliato dell’attuale pandemia circolano un’infinità di notizie, piuttosto fatalistiche e sensazionali, che nulla hanno a che vedere con la ricerca scientifica e la realtà dei fatti, ma che assumono la potenza di sopprimere le cause informando larga parte dell’opinione pubblica: “virus contenuti in pipistrelli quattro mesi or sono…incroci fra pipistrelli e serpenti…mutazioni virali istantanee…scorpacciate di topi vivi e di rettili…virus costruiti in laboratorio e poi sfuggiti o liberati…guerra batteriologica…atleti-militari  americani portatori sani a Wuhan…sopravvivenza del virus sull’asfalto…unico paziente zero nel Mondo…congiure politico-finanziarie leggi tutto

Bere ai tempi del Covid 19

Claudio Ferlan - 18.04.2020

Per combattere le notizie false si deve partire dai dati, sembra scontato ma non lo è. Consapevoli di questa solo apparente ovvietà, iniziamo il nostro ragionamento attingendo dalle agenzie di stampa.

 

Vo’ Euganeo, Italia, 24 febbraio.  Tre ragazzi al bar si gustano l’aperitivo nel paese dove è possibile si trovi il paziente zero, responsabile del primo contagio da Coronavirus sul suolo italiano. Una giornalista scortata dal cameraman della propria rete  televisiva li intervista: «Non siete preoccupati?», chiede, ottenendo come risposta un disarmante e dissacrante «Ma no, c’è l’alcol che ci protegge».

 

New York, Stati Uniti, 22 marzo. Secondo l’analisi di mercato fatta dall’agenzia Nielsen nella settimana appena terminata le vendite di bevande alcoliche sono aumentate del 55% rispetto al 2019. Lo si deve soprattutto ai superalcolici (più 75%), ma pure vino e birra possono brindare (rispettivamente più 66% e più 42%). A New York i negozi di alcolici sono considerati attività essenziali dal governatore Andrew Cuomo e sono tra gli esercizi rimasti aperti, lo stesso succede in Massachusetts e in altri stati dell’Unione.

 

Nuuk, Groenlandia, 2 aprile. leggi tutto

Dicotomie strategiche

Francesco Domenico Capizzi * - 15.04.2020

La pandemia virale ci interroga se “dopo, tutto cambierà”. Non volendo affrontare il quesito in termini esistenziali, ma pratici, bisognerà prendere atto che, comunque, dovremo rallentare le velocità del vivere quotidiano in cambio di sicurezze, colorare con tocchi di diffidenza la globalizzazione, prevedere mascherine e guanti, scambiare il lavoro domiciliare con un’aggiunta  di instabilità al precariato, estendere le distribuzioni a domicilio, contingentare spazi comuni pubblici e privati, diradarci in bar, ristoranti e negozi, riscoprire l’utilità delle scale condominiali come palestre e per evitare gli angusti ascensori, entrare nelle abitazioni senza scarpe, attendere il vaccino, convertire i no-vax…

Un interrogativo si erge su altri: confermare aziendalizzazione e frammentazione regionale del Servizio sanitario che, in un crescendo rossiniano, ha mostrato incoerenze nei percorsi gestionali  antivirali?  Meglio una sola voce autorevole anziché un polifonico coro stonato: “chiudere tutto… aprire tutto…mascherine solo per infetti…per tutti…anche per strada…distanza di un metro…anzi di due…mascherine di garza…tamponi e esami sierici per tutti…solo per sintomatici e sanitari…mancanze e accaparramenti di mascherine, posti-letto, sanitari, ventilatori…corpi intermedi contro regioni che a loro volta si scagliano contro il governo centrale…

Bisogna ammettere che sarebbe complicato, seppur necessario, leggi tutto

Sovranità popolare e dintorni

Carlo Marsonet * - 04.04.2020

«L’ideologismo abitua a non pensare, è l’oppio della mente; ma è anche una macchina di guerra attesa ad aggredire e silenziare il pensiero altrui», scriveva Giovanni Sartori in Democrazia. Cosa è. Ciò vale in ambito politico forse più che mai. Se consideriamo, poi, come alcune ideologie si costituiscano proprio come visioni a tutto tondo, paradigmi onnicomprensivi che non lasciano margini per fuoriuscirvi, il gioco è fatto. Entriamo così appieno in una interpretazione del mondo che ben poco ha a che fare con quella che, più o meno, è la cornice in cui in Occidente rientriamo tutti: quella della società aperta.

C’è da chiedersi, dunque, come essa sia conciliabile con il concetto di “sovranità popolare” e, diciamo pure, di democrazia in cui l’espressione sopramenzionata assume una tinta carica, in termini cromatici, e un suono assordante, in chiave acustica. Infatti, se adottiamo l’etichetta, “sovranità popolare”, in un’ottica profondamente ideologica, tale per cui essa diventa la manifestazione di una volontà generale impregnata di eticità e senso di superiore giustizia, corriamo l’alea di deragliare dai binari della democrazia liberale. Sull’argomento è venuto Albert Weale, politologo presso l’UCL, con un volume da poco tradotto per i tipi della Luiss University Press: Il mito della volontà popolare (2020, pp. 123, euro 14,50; con prefazione di leggi tutto