Ultimo Aggiornamento:
25 novembre 2020
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Argomenti

Dicotomie strategiche

Francesco Domenico Capizzi * - 15.04.2020

La pandemia virale ci interroga se “dopo, tutto cambierà”. Non volendo affrontare il quesito in termini esistenziali, ma pratici, bisognerà prendere atto che, comunque, dovremo rallentare le velocità del vivere quotidiano in cambio di sicurezze, colorare con tocchi di diffidenza la globalizzazione, prevedere mascherine e guanti, scambiare il lavoro domiciliare con un’aggiunta  di instabilità al precariato, estendere le distribuzioni a domicilio, contingentare spazi comuni pubblici e privati, diradarci in bar, ristoranti e negozi, riscoprire l’utilità delle scale condominiali come palestre e per evitare gli angusti ascensori, entrare nelle abitazioni senza scarpe, attendere il vaccino, convertire i no-vax…

Un interrogativo si erge su altri: confermare aziendalizzazione e frammentazione regionale del Servizio sanitario che, in un crescendo rossiniano, ha mostrato incoerenze nei percorsi gestionali  antivirali?  Meglio una sola voce autorevole anziché un polifonico coro stonato: “chiudere tutto… aprire tutto…mascherine solo per infetti…per tutti…anche per strada…distanza di un metro…anzi di due…mascherine di garza…tamponi e esami sierici per tutti…solo per sintomatici e sanitari…mancanze e accaparramenti di mascherine, posti-letto, sanitari, ventilatori…corpi intermedi contro regioni che a loro volta si scagliano contro il governo centrale…

Bisogna ammettere che sarebbe complicato, seppur necessario, leggi tutto

Sovranità popolare e dintorni

Carlo Marsonet * - 04.04.2020

«L’ideologismo abitua a non pensare, è l’oppio della mente; ma è anche una macchina di guerra attesa ad aggredire e silenziare il pensiero altrui», scriveva Giovanni Sartori in Democrazia. Cosa è. Ciò vale in ambito politico forse più che mai. Se consideriamo, poi, come alcune ideologie si costituiscano proprio come visioni a tutto tondo, paradigmi onnicomprensivi che non lasciano margini per fuoriuscirvi, il gioco è fatto. Entriamo così appieno in una interpretazione del mondo che ben poco ha a che fare con quella che, più o meno, è la cornice in cui in Occidente rientriamo tutti: quella della società aperta.

C’è da chiedersi, dunque, come essa sia conciliabile con il concetto di “sovranità popolare” e, diciamo pure, di democrazia in cui l’espressione sopramenzionata assume una tinta carica, in termini cromatici, e un suono assordante, in chiave acustica. Infatti, se adottiamo l’etichetta, “sovranità popolare”, in un’ottica profondamente ideologica, tale per cui essa diventa la manifestazione di una volontà generale impregnata di eticità e senso di superiore giustizia, corriamo l’alea di deragliare dai binari della democrazia liberale. Sull’argomento è venuto Albert Weale, politologo presso l’UCL, con un volume da poco tradotto per i tipi della Luiss University Press: Il mito della volontà popolare (2020, pp. 123, euro 14,50; con prefazione di leggi tutto

Noli me tangere (non mi toccare)

Francesco Provinciali * - 28.03.2020

In questo travaglio pandemico che sottende – come direbbe Carl Gustav Jung – una infezione psichica, figlia della paura e madre del panico che ci assale, ringraziamo commossi il personale sanitario, la protezione civile, i volontari  che si prodigano giorno e notte da settimane per contrastare il male e curare e salvare vite umane. Lasciamo ai competenti la decisione su profilassi, terapie, farmaci: evitiamoci il mantra collettivo delle opinioni gratuite tambureggianti sulle quali nei talk show televisivi si alternano voci autorevoli e latori di sconcertanti idiozie. Quello che si sta facendo, controlli, sanzioni, invito al rispetto delle regole, misure di repressione di comportamenti stupidi e incoscienti deve essere gestito in modo coordinato e tocca a noi cittadini dimostrare di possedere senso civico e rispetto per chi combatte questa guerra micidiale e per chi purtroppo le soccombe. In una situazione di carenza di mezzi, di risorse, di posti letto, di presidi sanitari la politica deve darsi un’agenda programmatica, non basta aprire tavoli di concertazione, occorre avviare un dialogo costruttivo. La paura del contagio e quella delle sanzioni sono due deterrenti micidiali: in questa fase drammatica che coinvolge il mondo intero i nostri comportamenti devono essere ispirati al rispetto rigoroso e assoluto delle regole leggi tutto

Evitare la strana disfatta

Lucrezia Ranieri * - 25.03.2020

Se si deve riflettere sull’importanza di operare con risposte adeguate a fronte di un pericolo che minaccia la nostra stessa esistenza, una lucida e forse inaspettata lezione può arrivare da uno storico come Marc Bloch. Non limitandosi, come lui ha scritto, a chinarsi sul presente per comprendere il passato, lo storico francese ha saputo, nella sua stessa esperienza di vita, stabilire tra queste due dimensioni temporali un legame inscindibile, ricambiando il presente con lo sguardo profondo dell’occhio allenato dalla storia. Questa lucida e inaspettata lezione è contenuta fra le pagine asciutte della testimonianza da lui scritta tra il luglio e il settembre del 1940 sulla sconfitta subita dai francesi ad opera dell’esercito nazista – testimonianza pubblicata qualche anno più tardi con il titolo Una strana disfatta (L’étrange défaite).

Storico, soldato, ebreo, francese: questo è il punto di vista dal quale Bloch analizza le cause di una sconfitta disastrosa, giunta al termine di una guerra praticamente mai combattuta e condotta in eterna ritirata. Se il giudizio dato all’inizio della testimonianza è lapidario e impietoso, e ben diretto contro una certa categoria di persone ritenute responsabili (“la causa diretta […] fu l’incapacità del comando”), la riflessione che ne scaturisce è assai più sfumata, riconoscendo in questa incapacità leggi tutto

Noi e la vita degli altri

Francesco Provinciali * - 07.03.2020

Sono sempre stato affascinato dalla conoscenza: quella delle ‘cose’ mi permette di approfondire il contesto dove si svolge la mia vita per organizzarla meglio, possibilmente cercando una sostenibile armonia entro cui “esserci”, quella delle persone favorisce l’incontro delle molteplici, infinite esperienze e la comprensione umana e spirituale degli altri.

Ci vuole del tempo per accorgersene, i primi anni della nostra esistenza sono presi d’abbrivio, sullo slancio del fare: poi viene il tempo della riflessione, dei ricordi e della misura da attribuire al nostro rapporto con il mondo.

Non è mai troppo tardi – ad esempio – per apprezzare quanto sia utile indulgere nell’ascolto, se ne coglie l’utilità quando la narrazione delle esistenze altrui rimette in discussione o viceversa ravviva gli apprendimenti maturati, spesso consolidati inconsciamente in noi come granitiche certezze.

La formazione della nostra identità, ciò di cui siamo capaci, i nostri limiti e difetti, le virtù nascoste, le verità taciute e lentamente riaffiorate nel tempo ci accompagnano dal primo respiro di benvenuto al flebile sospiro di commiato: la vita è un lungo percorso di opportunità che si realizzano, di altre che restano incompiute, di rivisitazioni postume che ci permettono di leggere alla luce del presente, i significati reconditi leggi tutto

Innovazioni asimmetriche presenti e future

Francesco Domenico Capizzi * - 04.03.2020

La crescita esponenziale della evidente bolla tecnologica con il proposito di rendere disponibili le sue infinite sfaccettature, in prospettiva applicabili in ogni piega delle attività umane, potrebbe favorire un sovvertimento inedito del modo di pensare, di agire e del vivere individuale e collettivo che riguardano le Istituzioni democratiche e amministrative fino, ed oltre, all’esercizio delle Professioni, della Ricerca e delle Arti, e al vivere quotidiano.

Qualche esempio di tecnologie emergenti:“virtuale apprezzamento a distanza di strette di mano, di abbracci ed altro; robot umanoidi per provocare emozioni alla scopo di socializzare con anziani, singole persone annoiate e per adiuvare l’elaborazione del lutto di individui e famiglie e prendere 

il posto fisicamente dei defunti; robot in grado di assistere negli acquisti e nei pagamenti; robot che interpretano testi e gesti, che elaborano discorsi e sostengono conversazioni; robot per comporre musica e testi lirici; robot per individuare all’istante l’insorgere di epidemie; progettazione di automobili senza autista, ecc…”(World economic forum, Boston 2018).

Di fronte ad un così vasto programma annunciato e degli ulteriori sviluppi, e in parte già in essere con almeno 50.000 esemplari di macchinari di questo tipo in circolazione, sarebbe auspicabile creare momenti di riflessione, non tanto sulle singole forniture di tecnologie leggi tutto

Uomini e idee

Francesco Provinciali * - 22.02.2020

A 30 anni dalla sua scomparsa (24 febbraio 1990) ripenso ad una frase del mio conterraneo Sandro Pertini, il ‘Presidente più amato dagli italiani’.

Non la ricordo nella sua letterale precisione ma ne colgo il senso, avendola personalmente da lui ascoltata e poi misurata con le alterne vicende della mia stessa vita.

Diceva più o meno questo: ‘che più degli uomini – che sbagliano, tradiscono e cadono volutamente nell’errore – sono importanti le idee’, perché si codificano nei valori che restano immutabili nel tempo e sono di monito e di esempio alle azioni umane fino a diventare motivo e senso dell’esistenza.

“Un uomo è tale quando vince il dolore senza tradire le proprie idee”.

E ai politici aveva rivolto questo richiamo: “L’insidia più grande per un uomo politico è quella di innamorarsi del potere”.

Dovremmo riscoprire e valorizzare oggi il senso esplicito di questa affermazione, in epoca di compromessi e trasformismi, dove il potere viene esercitato con disinvoltura e svincolato da interessi superiori, come l’amore per la Patria e il perseguimento del  bene comune.

Prevalgono i calcoli e gli algoritmi, le alchimie tattiche e le logiche spartitorie, i vassallaggi e la pratica dello spoil system leggi tutto

I due Papi

Sabina Pavone * - 05.02.2020

E’ degli ultimi giorni la notizia della pubblicazione in Francia del libro di Benedetto XVI e del cardinale Sarah in merito al tema del celibato (Des profondeurs de nos coeurs, Fayard, 2020) che ha fatto riaffiorare il tentativo delle forze conservatrici di ascrivere il papa emerito al partito anti-Bergoglio, soprattutto in risposta al sinodo dell’Amazzonia svoltosi recentemente a Roma che ha invitato a «stabilire criteri e disposizioni da parte dell'autorità competente, per ordinare sacerdoti uomini idonei e riconosciuti della comunità, che abbiano un diaconato permanente […], potendo avere una famiglia legittimamente costituita e stabile, per sostenere la vita della comunità cristiana attraverso la predicazione della Parola e la celebrazione dei sacramenti nelle zone più remote della regione amazzonica».

La scelta di riproporre una curia profondamente divisa, espressione di due visioni della chiesa radicalmente differenti, è una prospettiva molto diversa da quella proposta da I due papi (2019), in programmazione sulla piattaforma di NetflixNonostante il titolo - che potrebbe far pensare a una visione per così dire dicotomica - il film diretto da Fernando Meirelles e interpretato da Jonathan Price (Jorge Mario Bergoglio - papa Francesco) leggi tutto

La voce del silenzio

Francesco Provinciali * - 01.02.2020

Non si trovano fisicamente luoghi, in natura e nei contesti organizzati dall’uomo, in cui si possa materializzare il silenzio assoluto.

John Cage – grande musicista del Novecento, tutto genio e sregolatezza – nella celebre partitura intitolata 4.33 era riuscito a dimostrare che il silenzio totale non esiste: il “pezzo”, della durata di quattro minuti e trentatre secondi consisteva nel disporsi davanti ad un pianoforte senza suonarlo.

In quel lasso temporale si potevano udire i rumori di sottofondo che si coglievano nel silenzio della musica non orchestrata: John Cage voleva teorizzare infatti che possiamo attribuire ai suoni e ai rumori che ci circondano una valenza musicale se riusciamo a porci in una condizione di ascolto del mondo (“per me il significato essenziale del silenzio è la rinuncia a qualsiasi intenzione”).

Da questo singolare punto di vista la musica non consiste tanto nell’esecuzione quanto nell’astensione, nella capacità di percepirla intorno a noi senza agire per crearne una nuova se non quella che deriva dalla connessione armonica tra le parti di quella ascoltata o prodotta dalla nostra mente.

Oltre la metafora suggestiva resta intatto il valore del messaggio: la disponibilità all’ascolto genera musicalità che a sua volta conferisce creatività al pensiero.

Il silenzio è soprattutto leggi tutto

Gennaio Secco. No all'alcol per un mese: tra salute pubblica ed economia

Claudio Ferlan - 29.01.2020

Proposto nel 2013 e attivato nel 2014, in Gran Bretagna è ormai ben noto il Dry January (Gennaio Secco), iniziativa che consiste nella sospensione del consumo di alcol per un mese. La scelta del mese di gennaio si spiega facilmente con l’invito a rifiatare dopo gli eccessi vacanzieri. In questi sei anni la campagna lanciata da Alcohol Change UK si è diffusa fuori dai confini del Regno Unito, anche se non ha avuto grande eco in Italia. Fatta eccezione per un articolo pubblicato lo scorso 16 gennaio su cucina.corriere.it, dedicato però più al costume e alle alternative al consumo alcolico che non all’informazione sul Dry January, è infatti piuttosto raro trovarne traccia sui media del nostro Paese.

Di tutt’altra portata e la risonanza avuta dalla proposta sulla stampa francese, dove Le Figaro e Le Monde in primis hanno dedicato pagine molto approfondite alla questione. Una controversia è sorta dopo l’annuncio che Janvier Sec (sappiamo bene che oltralpe si tende a tradurre sempre) si sta promuovendo senza l’appoggio, fino a novembre dato per scontato, dell’Agenzia per la Sanità Pubblica. Su pressione delle lobby legate all’industria vitivinicola, leggi tutto