Ultimo Aggiornamento:
04 luglio 2020
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Argomenti

Gennaio Secco. No all'alcol per un mese: tra salute pubblica ed economia

Claudio Ferlan - 29.01.2020

Proposto nel 2013 e attivato nel 2014, in Gran Bretagna è ormai ben noto il Dry January (Gennaio Secco), iniziativa che consiste nella sospensione del consumo di alcol per un mese. La scelta del mese di gennaio si spiega facilmente con l’invito a rifiatare dopo gli eccessi vacanzieri. In questi sei anni la campagna lanciata da Alcohol Change UK si è diffusa fuori dai confini del Regno Unito, anche se non ha avuto grande eco in Italia. Fatta eccezione per un articolo pubblicato lo scorso 16 gennaio su cucina.corriere.it, dedicato però più al costume e alle alternative al consumo alcolico che non all’informazione sul Dry January, è infatti piuttosto raro trovarne traccia sui media del nostro Paese.

Di tutt’altra portata e la risonanza avuta dalla proposta sulla stampa francese, dove Le Figaro e Le Monde in primis hanno dedicato pagine molto approfondite alla questione. Una controversia è sorta dopo l’annuncio che Janvier Sec (sappiamo bene che oltralpe si tende a tradurre sempre) si sta promuovendo senza l’appoggio, fino a novembre dato per scontato, dell’Agenzia per la Sanità Pubblica. Su pressione delle lobby legate all’industria vitivinicola, leggi tutto

Digitalizzazione e sindrome del 70%

Francesco Provinciali * - 25.01.2020

I ripetuti richiami del Censis sull’impoverimento culturale della politica fanno il paio con la ricerca pubblicata nel 2011 (ma sempre attuale) da Tullio De Mauro, “principe dei linguisti” ed ex Ministro dell’Istruzione, in una delle sue ultime ricerche sul patrimonio linguistico degli italiani.

Richiami, osservazioni e analisi sociologiche che sono state rapidamente metabolizzate nel nulla, passate quasi inosservate e inascoltate, come in una sorta di nemesi che conferma l’assioma iniziale.

Il decadimento culturale riguarda i contenuti e i toni del linguaggio politico, non certo elevati sul piano dell’etica ed eloquentemente negativi circa le modalità espressive e di comunicazione.

Sono ben noti i siparietti televisivi e le interviste a sorpresa dei parlamentari all’uscita della Camera o del Senato: mi è rimasta impressa la definizione del Darfur come ‘un tipo di cioccolata’ e la definizione degli ‘esodati’ come il risultato della bollitura delle uova sode.

Forse però le osservazioni ripetute negli ultimi anni dal Censis riguardano soprattutto l’assenza disarmante di proposte politiche sostenute da contenuti culturali nobilitanti. Dopo il tramonto delle ideologie e dei loro retaggi bene o male radicati nella tradizione e nella storia siamo in presenza di una cultura politica ibrida e indefinita, senza capo né coda, senza sostanza e senza meta, leggi tutto

Cultura: un mix di tradizione e nuovi saperi

Francesco Provinciali * - 18.01.2020

C’è chi sostiene che la scuola debba essere un luogo separato dalla realtà, sede di trasmissione di un sapere consolidato e resistente alla massa d’urto dell’interfaccia quotidiano con il sociale, tabernacolo delle tradizioni culturali dove la formazione ha radici lontane e si conserva gelosamente il senso di appartenenza e un certo imprinting specifico e caratterizzante.

Chi la sceglie sa che tipo di educazione viene impartita, quali sono le basi su cui poggia il corso di studi.

C’è invece – e la scuola pubblica è il prototipo più attuale di questo orientamento - chi pensa che la scuola debba essere più luogo di vita che di rappresentazione della vita, un contesto dove accanto ai saperi codificati dalla tradizione e trasmessi alle giovani generazioni, possano trovare collocazione anche l’apertura al nuovo e l’attenzione alle derive sociali come mix vincente di una cultura fluente e inclusiva.

Chi sceglie il primo tipo di modello formativo si affida alla rassicurante sine cura della tradizione, chi si indirizza  verso il secondo sa che l’innovazione può arricchire o contaminare i saperi consolidati trasmessi e che occorre comunque una lunga e quotidiana opera di mediazione tra il vecchio e il nuovo, tra l’interno (inteso come programmi, indirizzi, norme, discipline) e leggi tutto

La battaglia alla sindrome narcisistica? Parte dall’educazione (e dai doveri)

Carlo Marsonet * - 15.01.2020

Qualche giorno fa ha fatto notizia, rincorsasi attraverso molteplici canali d’informazioni – particolarmente gustoso “Il caffè” di Massimo Gramellini sul Corsera dell’11 gennaio –, un evento singolare e curioso (ma non troppo, in realtà: si capirà in seguito il perché). Dopo aver ricevuto svariate lamentele da parte di numerosi clienti, il gestore di un locale della provincia di Sondrio ha deciso di esporre un cartello con il seguente messaggio: «I bambini lasciati incustoditi a correre in giro per il locale, che urlano o in piedi su panche e sedie, disturbano gli altri clienti. Pertanto ci riserviamo il diritto di prenderli in cucina a lavare i piatti, con tanto di nastro adesivo sulla bocca. I clienti che vengono nel nostro locale hanno il piacere di passare il loro pranzo/cena in assoluta tranquillità, senza sottofondi di bambini maleducati che strillano. Se tutto ciò non vi fosse possibile, potete: 1) venire a Bagà – La pizza digeribile senza bambini; 2) educare i vostri figli; 3) cambiare pizzeria; 4) starvene a casa vostra. Se tutto ciò non dovesse riguardarvi perché bambini non e avete o se li avete sono educati, vi auguriamo buon appetito. L’uomo nero». Al di là della firma, di ironica serietà, l’accaduto merita attenzione. leggi tutto

Libertà "e" partecipazione

Francesco Provinciali * - 11.01.2020

Ci sono definizioni che diventano presto obsolete perché non sanno più descrivere il loro oggetto o perché non corrispondono più ad un’immagine condivisa e a noi contemporanea.

Ce ne sono poi alcune che reggono alle mode e mantengono un aggancio con la realtà e altre ancora che diventano veri e propri paradigmi di pensiero, forse ben oltre il loro senso originario, anche quando le parole si allontanano dalla loro storia o dalla Storia sono poi a loro volta smentite.

Se queste sovrapposizioni ma anche se questi sdoppiamenti e abbandoni si riferiscono ai valori che sovrintendono alle nostre azioni può persino accadere che un’intera generazione ne venga condizionata.

Stiamo parlando di una canzone: ma quella definizione di Giorgio Gaber sulla libertà come partecipazione è diventata nel tempo una vera e propria icona, un modello ideale ma anche esistenziale a cui si è ispirata una lunga stagione di comportamenti sociali e persino di militanza politica.

Correvano gli anni della contestazione, della socializzazione, dei collettivi, della condivisione, della mobilitazione, delle lotte di massa.

Anni in cui la piazza non era più l’agorà, il luogo degli incontri tra persone e degli scambi di idee e di beni, la sede deputata ai mercati. leggi tutto

Amartya Sen: trent’anni di sviluppo umano

Maria Caterina De Blasis * - 11.01.2020

«Perché occorre ripudiare fermamente una visione “a una dimensione” dell’identità individuale? Su quali elementi è invece fondata l’identità di ciascuno di noi quali individui che aspirano alla “libertà di condurre una vita ragionevolmente di valore”? Come riequilibrare il peso sociale della donna […]?» (pp. 178-179).

 

È questo il tenore di alcune delle domande che Amartya Sen (si) pone sulla “sua” India e che Mattia Baglieri riporta e commenta nel proprio libro Amartya Sen. Welfare, educazione, capacità per il pensiero politico contemporaneo (Carocci, Roma 2019, pp. 236). Interrogativi che, senza correzioni o modifiche sostanziali, possiamo estendere anche al “nostro” oggi e alla “nostra” società. Quello di Baglieri – Dottore di ricerca al Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Bologna – non è infatti solo un volume dedicato al pensiero politico dell’economista-filosofo premio Nobel, ma può essere letto anche come una sorta di bussola per la nostra contemporaneità.

 

Il libro, pubblicato con Presentazione di Sergio Filippo Magni (Associato di Filosofia Morale all’Università di Pavia), si snoda attraverso quattro capitoli che descrivono i lineamenti di teoria politica generale di Sen; la rilettura seniana del pensiero politico occidentale; alcune esperienze teoriche indiane; la ricerca associativa della Human Development and Capabilities Association fondata da Amartya Sen. Di particolare interesse e importanza, poi, leggi tutto

All'alba di un anno nuovo

Francesco Provinciali * - 04.01.2020

Ogni inizio d’anno racchiude in sé una molteplicità infinita di speranze: ne è la sintesi e il culmine, così da sempre per l’intera umanità.

La storia è un continuum ininterrotto di fatti, una concatenazione di eventi, nulla del presente può prescindere dal passato, fosse anche quello delle cronache di ieri.

Dobbiamo averne consapevolezza perché non esisterà mai un anno zero, un momento in cui magicamente tutto si annulla – le colpe, gli errori, gli inganni – e si riparte da capo: sarebbe solo una effimera illusione destinata ad essere smentita in ogni campo dell’agire umano, in ogni suo contesto.

Però l’uomo, la società hanno bisogno che il tragitto della storia sia contrassegnato dalle convenzioni del calendario: per scandire lo scorrere stesso della vita, per dare la giusta misura a tutte le cose, per ricordare ma anche per far tesoro del passato, correggere il cammino, esercitare il dovere della speranza.

Finisce poi che le buone intenzioni sono lentamente assorbite e metabolizzate in una quotidianità fatta di scelte e di progetti nuovi, ma anche di abitudini e di destino, oltre le nostre migliori volontà.

Ma all’alba di un anno nuovo abbiamo un bisogno quasi organico, fisiologico di guardare avanti, di immaginare, di ripartire, non possiamo prescindere leggi tutto

Poesia, cibo dell'anima e della mente

Francesco Provinciali * - 21.12.2019

Serbo un’intima gratitudine – che custodisco con gelosia e affetto – verso la scuola della mia adolescenza: ne conservo un ricordo sfocato e leggero dove, come in una magica e fiabesca rievocazione, trovano posto apprendimenti e personaggi e riaffiorano dettagli allora apparentemente insignificanti.

La rivisito con nostalgia e vi cerco spiegazioni e risposte al mio presente.

Trovo che fosse una scuola che sapeva affiancare la vita, senza forzature: svolgeva la sua parte, in genere con umiltà e in silenzio.

Non erano tutte rose e fiori, c’erano difficoltà, ingiustizie, discriminazioni: qualcuno l’ha poi ben evidenziato, scrivendo la sua lettera ad una professoressa e il sessantotto ha scoperchiato molte viltà ma le ‘vestali della classe media’, cioè gli insegnanti di quel tempo, erano le prime vittime della situazione dovendo vivere come i fedeli depositari di una cultura da tramandare in un mondo dove stavano emergendo con forza dei valori diversi: il successo, l’arrivismo, i lesti guadagni, la facilitazione, la stagione dei diritti, l’apertura al sociale, l’egualitarismo irriverente che ha poi partorito i mostri sacri della trasparenza e della privacy, mettendo di fatto le manette ai polsi delle relazioni personali e della comprensione leggi tutto

Il furore di vivere degli italiani in una società ansiosa

Francesco Provinciali * - 14.12.2019

Lungamente atteso – specie da coloro che il Presidente De Rita definisce “amici della cultura CENSIS” ma anche dalla politica e dalle istituzioni – è stato pubblicato il 53° Rapporto sulla società italiana, ispirato a quel cimento del continuismo analitico, descrittivo e propositivo a cui l’Istituto si è sempre attenuto dal dopoguerra ad oggi, pur in una esponenzialmente accentuata deriva di frammentazioni e discontinuità.

Il Rapporto affronta subito il tema dominante: descrivere il presente per cogliere le evidenze sociali, economiche, politiche, emotive, individuali e collettive immaginando i contorni di un futuro possibile ma ancora vuoto di contenuti rassicuranti, e definisce entrambi “incerti”: “così è per gli italiani il presente e così è il futuro percepito. Pensando al domani, il 69% dei cittadini dichiara di provare incertezza, il 17,2% pessimismo e il 13,8% ottimismo, con i pesi relativi di questi ultimi due stati d’animo quasi equivalenti, che finiscono per neutralizzarsi”.

“Oggi il 69% degli italiani è convinto che la mobilità sociale è bloccata; il 63,3% degli operai crede che in futuro resterà fermo nell’attuale condizione socio-economica, perché è difficile salire nella scala sociale; il 63,9% degli imprenditori e dei liberi professionisti teme invece la scivolata in basso. Inoltre, il 38,2% degli italiani è convinto che nel futuro i figli o i nipoti staranno peggio di loro, leggi tutto

Troppe armi e troppa droga tra i giovani

Francesco Provinciali * - 07.12.2019

La cronaca ci riferisce con crescente frequenza di episodi di violenza agìta da giovani e giovanissimi con l’uso di armi. Emblematico il caso scioccante di Luca Sacchi, il ragazzo romano giustiziato da coetanei durante un agguato con un colpo di pistola alla nuca, in un contesto con molti coni d’ombra che gli inquirenti e la magistratura stanno meticolosamente ricostruendo.

Sullo sfondo uno scenario squallido e violento: fare soldi con lo spaccio, vite perdute e vite soppresse, un contesto di criminalità che pensa di rimanere impunita.

Ci sono troppe armi che girano con facilità tra gli adulti ma il fenomeno si va diffondendo anche tra gli adolescenti e sovente tra i minori.

Inoltre il connubio armi-droga è tanto devastante quanto pervasivo, c’è un nesso di causa effetto sull’azione violenta ma anche un rapporto di interesse economico che unisce i due fenomeni.

Quali strategie sono necessarie per arrestare questo coinvolgimento?

Dalla più grande democrazia occidentale ai Paesi delle guerre la risposta è una sola: investire nella scuola, nell’istruzione, nell’educazione. Insegnare l'amore per gli altri esseri umani, per gli animali, per il creato. Perseguire le vie della pace, della tolleranza, della legalità. leggi tutto