Ultimo Aggiornamento:
03 dicembre 2022
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Argomenti

Breve recensione del libro “LA CAPPA. Per una critica del presente” di Marcello Veneziani – Marsilio Editori

Francesco Provinciali * - 07.05.2022

Marcello Veneziani parte dalla percezione di uno stato di disagio esistenziale che pervade il presente, in cui tutta la nostra vita sembra risolversi al punto di perdere la storia e la memoria del passato e – come soffocati dalla proliferazione smisurata di sovrastrutture che ci contengono, ci guidano, ci vietano, ci impongono – la pur minima parvenza di un futuro immaginabile. Siamo vittime di un presentismo asfissiante che ci riempie di regole e ci priva della fondamentale libertà del pensiero critico: viviamo in una sorta di limbo dell’indeterminato e del possibile, dove reale e virtuale si sovrappongono, si mescolano fino a confondersi, stiamo perdendo il rassicurante legame con la nostra stessa identità che diventa mutevole e transeunte, cangiante per un semplice atto di volontà o un capriccio. È questo l’incipit tematico de ‘La Cappa’, un libro che vuole scrostare la nostra condizione esistenziale da tutti gli artifizi che la costringono sotto un involucro di cui avvertiamo la presenza, subiamo il disagio che ne deriva, come se una sorta di occulta violenza simbolica indirizzasse la nostra vita verso un ignoto ingovernabile con le sole nostre forze. La Cappa è dunque questa entità sovraordinata ma anche interiorizzata nella nostra -fino a ieri- inscalfibile dimensione ontologica interiore: leggi tutto

Le opinioni, mine vaganti a ridosso della realtà

Francesco Provinciali * - 30.04.2022

“Ormai non ci sono verità che non possano essere messe in dubbio: domina il primato del parere personale. Ma non è dato sapere tale dinamica dove ci porterà”, Questo è l’incipit di un recente articolo di Giuseppe De Rita ospitato dal Corriere della sera, che ci propone un tema su cui sembra valga la pena di riflettere.

Spesso orfani di memoria, ci siamo lentamente affrancati dal giogo dalle ideologie ma anche dalla storia: come possiamo ogni giorno verificare entrambe riaffiorano nel presente dominante, storpiate da una visione soggettiva delle cose. Il miscuglio di opposti e di contrari in cui siamo quotidianamente immersi ci lascia senza approdi emotivamente rassicuranti: è forse un residuo paradossale della globalizzazione che voleva un mondo interconnesso e ubiquitario ma ci fa vivere in una torre di Babele dove comunicazione e informazione si confondono, fino ad alterare il nostro modo di pensare, relativo, precario, intercambiabile e interconnesso. Nuove tecnologie e digitalizzazione dilagante penetrano i meandri più reconditi della nostra vita ma non sempre semplificano le relazioni umane e la comprensione della realtà.

Da quando le radici, i valori tramandati, gli ideali su cui poggiava una identità malferma e in perenne evoluzione sono stati sostituiti dalle opinioni personali diventa vero tutto ma pure il suo contrario. leggi tutto

Bombe da bagno e pappagalli verdi

Francesco Domenico Capizzi * - 27.04.2022

Nella nostra parte di Mondo la straripante e forse inevitabile pubblicità, che tutto offre e impone al passo coi tempi, va a illustrare “bombe da bagno…con profumi naturali …effervescenti multicolori con all’interno animali dello zoo… sorprese per i bambini così allettati a fare il bagno…idee regalo… kit biologici al 100% sicuri…disponibilità immediata…”

Evidentemente un estemporaneo moderno carpe diem commerciale rivolto a genitori particolarmente scrupolosi e prudenti.

Nell’altra parte di Mondo le bombe-giocattolo vengono servite direttamente a domicilio sotto forma di pappagalli verdi, i quali, piuttosto allettanti, si posano su campi, prati, cortili, case e in ogni dove nascondendo la sorpresa: piccoli cilindri ripieni di esplosivo offerti a chi li trova e li maneggia. Prima di posarsi hanno volteggiato nei cieli di Cambogia, Vietnam, Afghanistan, Bosnia, Somalia, Etiopia, Sud America, Gibuti, Kurdistan iracheno e ovunque si siano svolte guerre e guerriglie.

“Ho dovuto crederci, anche se ancora oggi ho difficoltà a capire” confessa Gino Strada dopo una vita intera dedicata a “tagliare e ricucire quelle povere carni” leggi tutto

Genitori e figli minori: la cassazione smonta la sindrome da alienazione parentale

Francesco Provinciali * - 16.04.2022

A ben vedere, negli effetti della causa de quo su cui si è pronunciata e nella gestione dei futuri casi di minori contesi da genitori conflittuali, che si risolvono inizialmente di norma con una serie di regolamentazioni e limitazioni che vanno dal provvedimento attenuativo a quello ablativo della responsabilità genitoriale con affido esclusivo ad uno dei due, si può a ragione affermare che la Cassazione ha sancito in via definitiva un principio che farà giurisprudenza.

La cornice delle dinamiche affettive e relazionali è – come detto- quella caratterizzata da un alto tasso di conflittualità genitoriale che si riverbera nell’affido non congiunto del figlio conteso, assai spesso stritolato nella morsa del dissidio tra padre e madre di cui subisce gravi danni sul piano emotivo, psicologico e di qualità della vita, delle decisioni e delle scelte che lo riguardano negli aspetti anche quotidiani (con chi stare, se e quando incontrare il genitore non affidatario, il mantenimento economico, l’istruzione, l’alimentazione, le cure sanitarie, gli stili di vita, le frequentazioni extra-parentali e amicali, le vacanze ecc.).

La fattispecie che ha originato la decisione della Suprema Corte (che si pronunzia com’è noto sul piano della legittimità e non sul merito) riguarda il ricorso di una madre allontanata dalla leggi tutto

Si può ancora pensare a Kant e al suo “Progetto di pace perpetua”?

Raffaella Gherardi * - 13.04.2022

Se non fosse che siamo nel bel mezzo del dramma della guerra di invasione scatenata da Putin in Ucraina, certe discussioni, ora diventate più che mai di moda sui mali e sulle colpe d’Occidente e che a volte sfociano in una cancel culture monodirezionale in relazione a queste ultime, potrebbero forse trasformarsi in utile esercizio di approfondimento teorico/politico. Se tale atmosfera si traduce invece in un’analisi colpevolizzante dei percorsi della modernità, dei suoi universalismi che in realtà avrebbero nascosto solo oppressione, e oggettivamente facendo di Putin il legittimo vendicatore di tradizionalismi “altri” rispetto all’oppressivo occidente e quindi di per se stessi “buoni”, allora il dibattito diventa molto meno divertente e comunque nei fatti per nulla neutrale.

Coloro che mettono in luce le colpe della modernità dovrebbero, perlomeno per par condicio, esaminare altrettanto bene quali elementi si celino anche in culture e tradizioni “altre” rispetto a quelle del moderno Occidente e se per caso siano poi così scevre da colpe dal voler indirizzare a loro volta a sé stesse e ai loro “valori” il resto del mondo e non certo, per usare un eufemismo, in una irenica prospettiva di neutrale pacificazione.

In ogni caso per tutti coloro che non sono affatto leggi tutto

Sentinella quanto resta della notte?

Francesco Domenico Capizzi * - 09.04.2022

“Ci sono cose da non fare mai, né di giorno né di notte né per mare né per terra: per esempio, la guerra...Un arcobaleno senza tempesta, questa sì che sarebbe una festa. Sarebbe una festa per tutta la terra fare la pace prima della guerra”. In poche semplici parole Gianni Rodari spiega ai bambini (Promemoria, Sc Oca blu 2003) l’esigenza assoluta di prevenire e rifiutare ogni atto che conduca ad azioni violente e alla guerra. Agli adulti scettici basterà la considerazione attribuita ad Albert Einstein“Non so con quali armi si combatterà la terza guerra mondiale, ma la quarta sì…con bastoni e pietre”.

Oggi, ma lo eravamo anche prima, ne siamo tutti consapevoli! La guerra non può essere cauta e limitata, condotta come strumento chirurgico nella quiete della sala operatoria, in nessun modo minimizzata, resa accettabile, umanizzata, giustificata e tollerata per l’immediato destruente riverbero, etico e morale, e per le conseguenze nefaste che ricadono inevitabilmente su tutti i popoli, nessuno escluso, in ogni aspetto della loro vita presente e futura.

Certo, le Leggi, in Italia l’art. 52 del C.P., ammettono la difesa leggi tutto

Democrazie, dittature e autodeterminazione dei popoli

Francesco Provinciali * - 12.03.2022

Dello studio della storia – materia che langue nei programmi delle scuole di ogni ordine e grado fino alla soppressione della traccia storica nel tema di maturità (ove non si elimini del tutto il tema stesso) – mi ha sempre affascinato il fatto che essa possa essere rievocata, scritta e narrata in modi diversi a seconda dei contesti geografici e dei sistemi scolastici dei Paesi di riferimento. Un’osservazione persino banale, non fosse che a seconda di come e di dove si riavvolge il nastro degli eventi umani, essi possono assumere interpretazioni, spiegazioni e narrazioni del tutto differenti tra loro, ove non apertamente antitetiche ed opposte. Senza andare troppo lontano si consideri quanto divergano le retrospettive dei fatti e delle vicende nei libri di storia “italiani” e in quelli “sudtirolesi”, rispetto al Risorgimento, al 900, in particolare alle due guerre mondiali, alla lotta di liberazione): due visioni metabolizzate da punti di osservazione e di interessi diversi, persino reciprocamente antitetici, entrambi però legittimi.

Una breve riflessione per evidenziare quanto sia difficile prospettare in modo univoco e condivisibile una narrazione degli eventi che hanno dato costrutto alla storia dell’umanità. Ciò può esser utile per capire come – oltre ai fenomeni demografici di stanzialità, crescita e radicamenti dei leggi tutto

Chirurgia di guerra, guerra chirurgica, dignità umana

Francesco Domenico Capizzi * - 12.03.2022

Francesco Durante, docente di Chirurgia generale nell’Università di Roma, nell’approssimarsi della guerra, poi divenuta la prima mondiale, avvertì l’opportunità di dettare una serie di lezioni teorico-pratiche di “Chirurgia di guerra”: il clima politico internazionale già arroventato s’era impennato per i fatti di Sarajevo mentre gli Imperi centrali preparavano giù da tempo il ricorso alle armi e le “arti chirurgiche” dovevano mantenersi aggiornate sulle conseguenze lesive inferte dalle nuove tecnologie militari. Ad esemplare modello clinico si prestava l’abbondante crescente casistica di politraumi fornita dalla fiorente industrializzazione.

Configurato l’ospedale da campo, la sua essenziale organizzazione paramilitare, simpatetica a questa branca della Medicina, la prevedibile attività operatoria estesa ad ogni regione anatomica ed apparato, il docente-chirurgo impartiva insegnamenti su buona pratica clinica e destrezza nelle molteplici tecniche operatorie, anche a fronte di improvvise ondate di feriti e moribondi dopo scontri all’arma bianca, scoppi e bombardamenti. Raccomandava di privilegiare nelle cure “coloro che potevano farcela”: sarebbe risultato un grave errore impegnare risorse umane e materiali in procedure estenuanti leggi tutto

Quel rancoroso giudizio sociale

Francesco Provinciali * - 26.02.2022

In questa Italia di veline e demagoghi, di influencer e affabulatori, di indovini e sapientoni sembra proprio che tutti abbiano sempre qualcosa da dire.

L’esternazione di opinioni e sentenze a buon mercato è ormai diventata uno sport nazionale praticato in modo del tutto trasversale: tra incapienti ed evasori, caste e tesoretti, trame e raggiri, nefandezze e delitti, gli argomenti per discussioni e commenti ci rendono tutti pervasi da un sacro furore giustizialista, rivelando in molti una insospettata e diffusa vocazione a ricoprire il ruolo del pubblico ministero. La lunga pandemia è stata una ghiotta occasione per sparate e discussioni, molte sciocchezze a idiozie per un argomento serio che doveva far riflettere prima di aprir bocca.

Non sembra aver fatto proseliti l’invito del Duca Prospero ne “La tempesta” di Shakespeare, che nella riabilitazione successiva all’onta dell’esilio e della destituzione, invitava tutti ad essere più indulgenti nelle cose della vita.

Ognuno, si sa, ha la sua croce ma perchè siamo tendenzialmente portati a caricarla sulle spalle degli altri? Chi si esprime con fervore radica convincimenti opposti in chi è costretto ad ascoltare.

Persino nelle valutazioni delle vicende più dolorose della cronaca quotidiana non rinunciamo a cogliere spunti di presenzialismo e spettacolarizzazione: c’è sempre da puntare leggi tutto

Pier Paolo Pasolini: così lontano così vicino

Raffaella Gherardi * - 19.02.2022

In concomitanza con la ricorrenza del centenario della nascita di Pier Paolo Pasolini (Bologna, 5 marzo 1922) si moltiplicano le iniziative che in Italia e all’estero sono volte a ricordare la sua figura di scrittore, poeta, regista, pittore, intellettuale sommo della cultura italiana e della coscienza critica del Novecento. Mostre, convegni, pubblicazioni, rassegne cinematografiche, incontri culturali a differenti livelli, che si protrarranno per tutto il 2022 e oltre nel segno di Pasolini, daranno certamente un significativo contributo all’approfondimento della sua opera e a mettere in luce l’importanza della sua viva eredità ideale nel XXI secolo. Anche quando scrive dalle testate di riviste e giornali italiani, a partire dal commento di fatti politici nostrani (e in tal senso la raccolta di articoli degli anni 1973-1975 dei suoi “Scritti corsari” è più che mai emblematica) spesso egli  tocca vette di alta vena letteraria e poetica pur nella sua veste di osservatore attento ed efficacemente critico delle vorticose trasformazioni delle società contemporanee, legate al trionfo della società dei consumi e a un inarrestabile processo di distruttiva “omologazione culturale” potentemente in atto. «Il consumismo consiste in un vero e proprio cataclisma antropologico – scrive dalle colonne de “Il Corriere della sera” del 30 gennaio 1975 – e io vivo, esistenzialmente, tale cataclisma che, leggi tutto