Ultimo Aggiornamento:
16 ottobre 2019
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Argomenti

La rappresentazione conflittuale della vita

Francesco Provinciali * - 22.06.2019

Siamo figli del presentismo asfissiante, un concetto sul quale ritorna spesso il presidente del CENSIS, Giuseppe De Rita, quando osserva che alla politica ma anche alle nostre elaborazioni mentali e ai comportamenti quotidiani, ai pensieri e alle azioni , mancano coesione e visione, siamo incapaci di conservare la memoria e di costruire una rappresentazione delle cose che vada oltre l’ovvietà, le abitudini, i luoghi comuni, la superficialità : che poi sarebbe a dire che nei coni d’ombra della nostra esistenza si nascondono l’ incoerenza e la capacità di guardare al futuro.

Eppure – nei corsi e ricorsi storici della vita individuale e collettiva – la ruota gira e ci riporta sempre ad un immaginario punto di partenza o di arrivo.

Siamo ad esempio ossessionati dall’idea di crescita e sviluppo: nell’epoca della modernità e del post-moderno – la descrizione migliore ci è stata data dalla concetto di “società liquida “ di Zygmunt Bauman -  ciò che conta è il principio di interesse: si fa ciò che produce immediati vantaggi, a costo di perdere di vista la lezione della tradizione, la capacità di soppesare e distinguere l’utile dal superfluo, senza avere l’accortezza di  parametrare l’immediato soddisfacimento di un bisogno con la sua durata temporale, la pulsione individuale con la spendibilità sociale, leggi tutto

Lo spirito delle leggi e l'etica dei comportamenti

Francesco Provinciali * - 08.06.2019

Nel paese di Macchiavelli e Guicciardini il rapporto tra etica e politica ha sempre suscitato dibattiti emotivamente coinvolgenti. Tuttavia la distinzione tra gli approfondimenti teoretici e le applicazioni pratiche ha separato gli studi dalla realtà: di alto profilo i primi, tendenzialmente accomodante la seconda.

Ciclicamente quella che viene tendenziosamente chiamata “giustizia ad orologeria” porta alla luce scandali o episodi di corruzione ma ciò avviene in particolar modo in prossimità delle tornate elettorali.

Fino a configurare una sorta di sistema che gestisce dazioni, tangenti, concussioni, peculato, voto di scambio ed altre peculiarità che descrivono una estesa ramificazione della politica clientelare (non necessariamente in senso strettamente partitico) che supera il concetto di casta, abbondantemente spiegato da G.A. Stella e S. Rizzo, poiché si estende a tutti i livelli di gestione della cosa pubblica, fino a diventare costume e prassi prevalente.

Quella classificazione duale – i potenti da una parte e la gente comune dall’altra – sembra superata dall’emergenza sempre più diffusa di legami, intrecci, appartenenze, cordate e congreghe che funzionano secondo un modello “a cascata” nel quale leggi tutto

Generazioni: tra conflitto e sostenibilità

Francesco Provinciali * - 25.05.2019

In un recente saggio di Giovanni B. Sgritta e Michele Raitano dal titolo “Generazioni: tra conflitto e sostenibilità”, pubblicato su “La rivista delle politiche sociali” - gli autori prendendo atto della ciclicità del tema - ne sottolineano la specificità  inedita correlata alle dinamiche del presente, rapportandole ai temi che le caratterizzano nel secondo dopoguerra: la rivoluzione demografica, l’indebolimento dei sistemi di welfare, il declassamento dei titoli di studio, l’ingresso delle donne nel mercato del lavoro e le sue tutele, i cambiamenti in atto nella famiglia. L’assenza di politiche giovanili e il convogliamento degli investimenti nella terza e quarta età hanno di fatto creato le condizioni per una divaricazione in termini di diritti e di fruibilità, sofferta come precipua condizione di disagio e di difficoltà di accesso al mondo del lavoro da parte dei giovani. Un gap che ha reso la precarietà il correlato speculare antropologico del nostro tempo.

Se nel 1951 (primo censimento del dopoguerra) i giovani fino ai 19 anni erano il 26,5 % del totale, nella proiezione del 2020 arrivano appena al 17%; viceversa gli ultra65enni che allora erano l’8,25 si preannunciano triplicati al 23%, così che l’indice di vecchiaia risulta in tendenza parimenti triplicato e quello giovanile dimezzato, mentre l’incidenza della povertà assoluta tra gli under 34 leggi tutto

Quale spazio per la virtù nella società libera?

Carlo Marsonet * - 25.05.2019

La modernità ha consentito all’uomo di diventare adulto. Essa ha liberato le individualità, ha reso possibile la presa di consapevolezza che ciascun individuo è una irriducibile sostanza pensante ed agente con peculiarità, interessi, passioni e obiettivi che solo a lui appartengono e in qualche misura contribuiscono a definirlo. Il “rischiaramento delle menti” è stata una straordinaria conquista, foriera di mutamenti epocali e prodigiosi traguardi raggiunti. La società libera affonda le sue origini anche in questo processo. Nondimeno, come qualsiasi conquista positiva, essa cela anche un lato oscuro, un’insidia dalle molteplici facce e dagli esiziali risvolti.

La libertà dei moderni, infatti, pone non pochi dubbi sulla sua possibile conciliabilità con concetti quali virtù, bene comune e giustizia. L’individualismo, si sente sovente ripetere, ha rotto i granitici lacci con la tradizione, ha spazzato via qualsiasi possibilità di (ri)costituzione di un orizzonte di senso condiviso, ha eroso le basi per la (ri)fondazione di un bene comune contenutisticamente pieno ed eticamente fondato. In definitiva, ha dato vita al regno di anomia e all’espansione di un greve disorientamento.

Ora, è irrefutabile che la società libera sia l’antitesi della società chiusa, e quindi la tentazione di leggi tutto

Passaggio a Nord-Est: De Michelis e la Quadrangolare

Lucrezia Ranieri * - 18.05.2019

Accade talvolta che la personale biografia di un uomo incida non poco sulla sua formazione ideale, sull’orizzonte, cioè, sul quale il suo sguardo finisce per posarsi. Nel caso di Gianni De Michelis, nato a Venezia e fieramente veneziano, il suo essere un uomo del Nord-Est fece posare quello sguardo oltre frontiera, verso il Danubio, diventando una delle caratteristiche del suo agire politico.

Ancor prima di venire nominato ministro degli Esteri, già nel 1988, De Michelis aveva infatti avviato contatti con i rappresentanti dell’Ungheria, dell’Austria e della Jugoslavia, partner che solo un anno più tardi sarebbero stati al centro di un’iniziativa che avrebbe in un certo senso costituito lo sforzo più originale del ministro socialista, quello della creazione della cosiddetta “Quadrangolare”: un’associazione, fra questi quattro stati, il cui scopo era innanzitutto il rafforzamento della cooperazione economica e politica in un’ottica regionale e sussidiaria rispetto alle alleanze esistenti.

L’iniziativa non nasceva dal nulla: già nel corso degli anni ’80 l’area danubio-balcanica era tornata ad essere una delle direttrici principali lungo la quale disporre le limitate risorse della politica estera italiana. Tuttavia, con l’intensificarsi dei segnali di crisi dell’impero sovietico, il legame fra la Penisola e i suoi vicini leggi tutto

L'innocenza perduta

Francesco Provinciali * - 11.05.2019

A Manduria (Taranto) una baby gang di 14 ragazzi di cui 12 minorenni ha massacrato di botte fino a ucciderlo un uomo di 67 anni, dopo averlo legato ad una sedia e segregato per giorni in casa. Nei giorni scorsi un neonato è stato trovato in un cassonetto nei pressi del cimitero di Rosolina (Rovigo): la madre l’aveva abbandonato ma il destino lo ha salvato: È stato chiamato Giorgio come l’infermiera che l’ha accudito e avrebbe voluto tenerlo per sempre: è già partita la gara per l’adozione.

A Cassino Il piccolo Daniel di due anni è stato strangolato dalla mamma infastidita dal suo pianto perché si era appartata in auto con il compagno per fare sesso: l’uomo, padre del bambino ed ex di lei, lo ha schiaffeggiato e poi ha assistito senza intervenire all’omicidio, indifferente, anzi minaccioso verso la donna e il piccolo. A gennaio, a Cardito nel napoletano, un uomo aveva picchiato a morte un bimbo di 7 anni, Giuseppe, e tagliato un lembo d’orecchio alla sorellina: erano figli della compagna, giocando avevano rotto la sponda del lettino, lui si era infastidito perché stava dormendo. La violenza andava avanti da tempo, le maestre si erano accorte che qualcosa di tremendo accadeva in quella casa ma la loro segnalazione era stata tardiva. leggi tutto

Nano politico ma gigante sociale

Stefano Zan * - 08.05.2019

La dichiarazione di Landini a favore dell’unità del sindacato in quanto “non esistono più le condizioni storiche ed economiche per la sua divisione” è di grande interesse perché, con sintesi straordinaria dice due cose fondamentali: non c’è bisogno di nessuna autocritica (sono cambiate le condizioni); possiamo partire con un nuovo protagonismo sindacale.

In realtà per capire quale possa essere lo spazio e la prospettiva di un nuovo protagonismo sindacale credo convenga riflettere sulle ragioni che negli ultimi anni hanno portato ad una evidente marginalizzazione politica del sindacato. Il punto di svolta è stato il rifiuto della concertazione da parte dei diversi governi che si sono succeduti negli anni, partendo da alcune convinzioni:

-          Il sindacato è una delle più forti corporazioni che inducendo politiche redistributive aggrava i conti dello stato (Olson)

-          Il sindacato è una corporazione conservatrice che tutela i garantiti a scapito dei non garantiti

-          Gli accordi tra governo, sindacato e associazioni imprenditoriali esautorano il parlamento

-          Il governo può e deve gestire in prima persona le politiche economiche, industriali e del lavoro nell’interesse di tutti i cittadini e non solo degli iscritti al sindacato

Con accenti e sfumature diverse (dialogo sociale) da allora ad oggi l’idea di fondo è che qualsiasi governo possa fare a leggi tutto

I 70 anni della Nato: dall'ordine geopolitico all'ordine geoeconomico

Francesco Provinciali * - 27.04.2019

Un profondo conoscitore del mondo americano come Federico Rampini si è spinto a scrivere su Repubblica che il 70° anniversario di compleanno della NATO assomiglia più ad un funerale che ad un evento celebrativo dai toni rassicuranti.  Questa acuta sottolineatura di un attento lettore delle dinamiche internazionali della politica fa il paio con un articolo comparso nei giorni scorsi sul Financial Times nel quale un docente dell’Università di Cambridge evidenzia come, dall’osservatorio europeo, l’Alleanza Atlantica indugi a superare una visione geopolitica dell’ordine mondiale ancorata al XX secolo.

Ciò avviene mentre Russia e Cina stanno dispiegando una strategia geoeconomica nel XXI secolo alla quale quella geopolitica è di fatto subordinata.

Washington è consapevole che la sua egemonia sulla gestione della globalizzazione non è più duratura.

La transizione dal multilateralismo al bilateralismo è netta con un chiaro costo per i paesi più deboli politicamente ed economicamente.

La creazione di prodotti sotto forma di servizi tecnologici tipica di Giappone e Corea del sud, alleati americani, contribuisce a spostare gli asset strategici dell’economia globale verso l’Asia.

Ciò comporta da parte della Casa Bianca un riconoscimento della Cina quale potenza in grado di determinare nuove primazie e tassonomie in evoluzione nel nuovo ordine mondiale.

Ma implica altresì per i partner europei leggi tutto

La lezione sempre attuale della Resistenza

Francesco Provinciali * - 20.04.2019

Finiremo con il riempire il calendario di “giorni dedicati”, di celebrazioni, ricorrenze e rivisitazioni retrospettive: ci sono occasioni per ricordare e altre per dimenticare, nulla della memoria collettiva deve andare perduto, l’oblio è la sintesi di ciò che non sopravvive allo scorrere del tempo.

La storia e la civiltà – nei chiaroscuri delle vicende umane – hanno accumulato un numero considerevole di eventi a cui, di volta in volta, va data una priorità rievocativa, fino a scandire l’esistenza con significati di cui ci corre l’obbligo di riscoprire una qualche attualità, pena il lento ed inesorabile scivolamento nel vuoto indefinito dell’assenza.

Salvo attribuire alle ‘date’ un significato soggettivo ed estraneo al loro originario significato: il compianto Sabino Acquaviva ricordava che Natale vuol dire regali e bagordi mentre Pasqua significa uova, sorprese e prime vacanze stagionali.

Un po’ di ingolfamento lo si nota già, le date ‘libere’ - da destinare- sono ormai poche e molto di ciò a cui il condiviso senso del dovere ci impone di dare spazio e visibilità esprime spesso più gli aspetti ritualistici e commerciali della commemorazione che il suo significato autentico.

E questa è un po’ una rivincita che il presente si prende sul passato, fino a confonderne il significato, allontanandosi a leggi tutto

Se il pensiero non precede le parole

Francesco Provinciali * - 13.04.2019

Ricorre il 22 aprile il 110° anniversario della nascita di Rita Levi Montalcini, che ha lasciato una traccia indelebile nella cultura del Novecento a motivo della Sua poliedrica intelligenza e affascinante personalità.

La straordinaria opportunità di un’intervista con la scienziata mi ha lasciato in dono una sua considerazione, che trovo a un tempo altissima nella sua sintesi culturale e pratica nella gamma infinita delle sue possibili declinazioni.

“Pensare può essere utile mentre parlare non sempre è necessario”: si tratta di un’affermazione che nella sua apparente e sorprendente semplicità esprime in realtà un concetto denso di implicazioni utili nelle quotidiane circostanze della vita.

In genere accade infatti il contrario: si dicono e si ascoltano molte cose senza avere l’esatta percezione del loro significato.

Pensieri e parole non sono sempre legati da un nesso logico di causa-effetto, tanto è vero che molte delle incomprensioni nelle relazioni interpersonali sono dovute alla dissociazione e all’incoerenza tra le idee e i comportamenti.

Si utilizzano, cioè, stereotipi, considerazioni e opinioni come fossero beni di consumo, con disinvolta e spesso contraddittoria facilità si attinge al gran calderone delle frasi fatte e delle cose dette: trovandone già molte in libera circolazione risulta persino superfluo sforzarsi a pensarne delle proprie. leggi tutto