Ultimo Aggiornamento:
03 dicembre 2022
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Argomenti

La teoria generazionale di Mannheim come specchio del presente

Alessandro Micocci * - 23.07.2022

Il discorso di reinsediamento del 3 febbraio 2022 del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha insistito particolarmente sulla questione della mancanza di ricambio generazionale e sul progressivo invecchiamento dell’Italia. In particolare il Presidente ha parlato di giovani “confinati in periferie esistenziali”. Il vertice istituzionale italiano ha espresso in svariate occasioni preoccupazione in merito alla disoccupazione, alla scarsa partecipazione politica e al fenomeno della fuga all’estero delle giovani generazioni. Partendo da questa preoccupazione di Mattarella si intende analizzare le difficoltà attuali dei giovani italiani tramite alcuni temi offerti da un testo che resta, nonostante il suo anacronismo, estremamente interessante. Si parla de “Le generazioni” di Karl Mannheim, del 1928.

Mannheim insiste molto sulla normalità dell’accesso di sempre nuovi partecipanti al processo culturale tramite il ricambio biologico tra generazioni: ciò comporta il godimento, ad esempio, degli sforzi culturali promossi da una generazione da parte di una generazione successiva ad essa. Ora, Mannheim sostiene che se venisse a mancare il fenomeno del “nuovo accesso” basato su fattori biologici sarebbero sempre gli stessi uomini a detenere e perpetuare il patrimonio culturale. Possono avvenire nuovi movimenti in ragione di spostamenti sociali, ma senza la radicalità insita in un cambio generazionale. Il ricambio biologico avviene tuttora, e non si leggi tutto

Supersocietà

Francesco Provinciali * - 09.07.2022

                     Breve recensione del libro di Chiara Giaccardi e Mauro Magatti – Edizioni Il Mulino

Il nuovo secolo non può essere più descritto e interpretato con le metafore della complessità e della società liquida anche se nel continuum della storia esso ne è in qualche modo l’evoluzione e la conseguenza: abbiamo tuttavia bisogno di nuove spiegazioni per comprendere il tramonto della globalizzazione, uscendo da quel magma indistinto che ci ha costretto a vivere nel limbo dell’indeterminato e del possibile, in una condizione di latenza tra virtuale e reale, sostenibilità eco-sistemica e antropologica, conflitti generazionali e modelli di sviluppo a centrazione tecnologica.  Un mondo lato ed esteso, senza una guida, per certi aspetti acefalo ed eterodiretto, nell’intersezione inestricabile di geopolitica e geoeconomia che ingloba la totalità della realtà, tra opposti e contrari. Pandemia, disastro ambientale e guerra sono fratture che rompono schemi narrativi e impongono distonie esistenziali e nuove chiavi di lettura, proprio nel momento in cui la transizione ecologica e la digitalizzazione si esplicitano come vettori nuovi e ineludibili di una direzione di marcia irreversibile. Procediamo cercando di conservare appartenenza e radici ma siamo potenzialmente soccombenti di fronte all’incedere ‘per shock’ dagli esiti imprevedibili. Quella che gli autori di questo libro - davvero informato

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Vienna - Schwarzenbergplatz: il monumento all’Armata rossa, la storia-tritacarne dei vincitori e….

Raffaella Gherardi * - 09.07.2022

Come studiosa di storia austriaca (e più specificamente dell’Impero asburgico e dell’ascesa della Monarchia austriaca a grande potenza europea fra XVII e XVIII secolo) devo confessare che quando mi capitava di passare dalla Schwarzenbergplatz, una delle piazze più grandi e centrali di Vienna, nelle mie frequenti peregrinazioni fra archivi e biblioteche, ho sempre provato una sorta di personale disagio di fronte al faraonico monumento ivi fatto erigere dal comando sovietico in onore dell’Armata rossa. Tale immediata reazione da parte mia non era certo dettata dal disconoscimento del ruolo importante di quest’ultima nella lotta contro il nazismo nella seconda guerra mondiale e del fatto che erano stati proprio i sovietici a liberare per primi nel 1945 la capitale austriaca, subendo la perdita di migliaia e migliaia di uomini; il monumento in oggetto era indirizzato a ricordare proprio questo nel presente e perennemente al futuro.  La preoccupazione del futuro era così chiara che quando, dieci anni dopo, cessò l’occupazione alleata di Vienna e l’Austria riconquistò la sua piena sovranità, i sovietici (che pare avessero amministrato non proprio con i guanti di velluto il settore della capitale di loro competenza), prima di andarsene fecero mettere per iscritto nel Trattato relativo l’obbligo di provvedere alla leggi tutto

Sondaggi e social spingono il negazionismo: le evidenze soccombono alle fake news

Francesco Provinciali * - 02.07.2022

La globalizzazione non ha esaurito i suoi effetti nefasti e raccoglie proseliti nel mondo della comunicazione e dell’informazione.  In rete circola di tutto e di più, l’uno vale uno smentisce le fonti ufficiali e presta credito alle notizie create ad arte per disorientare la gente e portare i cervelli all’ammasso.

Studiare le cause di questo fenomeno impegnerebbe molte discipline, certamente interessa la dimensione psicologica, quella sociologica, politica, economica e tutti i relativi cascami specialistici.

La compresenza simultanea della totalità della realtà dentro una dimensione spaziale planetaria e in tempo reale genera fenomeni distorsivi, poiché può essere vero tutto e il suo contrario, in genere non c’è un uso fisiologico del confronto come pure del necessario controllo. I network si rendono garanti della velocità e quantità di diffusione delle informazioni ma non della loro corrispondenza al reale, non ci sono soggetti terzi deputati al riscontro, qualunque filtro farebbe gridare allo scandalo i paladini della trasparenza.

La dimensione etica viene espunta dalla comunicazione come un orpello fastidioso e inutile: contano molto gli effetti speciali.  Il concetto stesso di democrazia si sostanzia di un principio (stigmatizzato come astratto e pericoloso dallo stesso Max Weber che degli studi sulla democrazia moderna è il padre) in leggi tutto

Sulla “libertà da mascherina”: qualche semiseria considerazione

Raffaella Gherardi * - 25.06.2022

Capita a volte, di fronte a difficoltà di capire alcuni problemi del presente o determinati approcci assai superficiali ad essi, di pensare a qualche grande classico del pensiero politico nella speranza di trovarvi qualche lume. E così a me capita a volte di richiamare a me stessa, nell’era di Covid 19 in cui siamo tuttora immersi, certe propedeutiche riflessioni di Montesquieu in tema di libertà. Ciò a partire innanzitutto dal dibattito che da più di due anni a questa parte si è sviluppato in tema di cosiddetta “dittatura sanitaria”, vista da tanti, anche intellettuali più o meno “di grido” e da “politicanti/contro, senza se e senza ma”, come grave vulnus alla libertà degli individui e delle loro scelte. Ebbene sì: con argomentazioni sempre dicentesi ispirate alla Libertà, con la “L” maiuscola, si è da più parti sostenuto che le misure prese dai vari Stati in merito agli obblighi e ai comportamenti dei singoli per limitare la diffusione di un virus che nel mondo intero causa centinaia di migliaia di vittime, sarebbe nella realtà banco di prova di una volontà liberticida da parte degli Stati stessi. Cosa c’entra il rimando a Montesquieu in tutto questo? Proprio perché relativamente ad alcune dichiarazioni, a mio avviso leggi tutto

Il deserto dei Tartari: il lungo tempo dell'inutile attesa, struggente metafora della vita.

Francesco Provinciali * - 28.05.2022

Dino Buzzati, giornalista, scrittore, pittore, autore teatrale, mente eclettica in uno spirito mite, riservato, riflessivo, intimista, meditativo può essere annoverato nella schiera di talenti assoluti di cui si sta scoprendo e valorizzando la grandezza, la genialità, la capacità di esprimere sentimenti universali e con essi la nostra gratitudine per aver ricevuto in dono capolavori assoluti e unici.

Il cinquantesimo anniversario della sua scomparsa (1972-2022) può essere l’occasione per la riscoperta e una doverosa valorizzazione, specie se consideriamo che si tratta di un autore i cui libri – in particolare “Il deserto dei Tartari”, l’opera più famosa e letta- sono tradotti in molte lingue, conosciuti e apprezzati in tutto il mondo, forse più di quanto gli dovrebbe in riconoscenza e gratitudine anche il nostro Paese.

Ed è a questo capolavoro della letteratura del ‘900 che rivolgiamo la nostra attenzione: ci interessa non tanto o non solo la trama narrativa (”Di sicuro risulta piuttosto agevole raccontare la trama poiché, sostanzialmente, non succede niente”) quanto una certa visione dell’esistenza umana, fondata su eventi attesi e sul dovere di stare al proprio posto per aspettarli e fronteggiarli. Ma non è vero che “non succede niente”: trascorre una lunga e importante fase della vita, quella- per descrivere sommariamente la trama leggi tutto

25 maggio, giornata mondiale dei minori scomparsi

Francesco Provinciali * - 25.05.2022

Istituita dall’ONU nel 1983 la “Giornata mondiale dei minori scomparsi” rileva dati drammaticamente crescenti. In Italia secondo un’indagine di Telefono azzurro nel 2018 spariva un bambino ogni 48 ore: sono diventati 21 al giorno, quasi uno ogni ora, nel 2020, secondo la relazione della Commissaria di Governo Silvana Riccio. Due anni fa sono scomparsi nel nostro Paese 7.672 minori (9656 del 2021), dei quali 5.511 stranieri pari al 71,8% (6960 nel 2021). Quelli ritrovati sono stati 3.332, il 43,3%, di cui il 75% italiani. Ma questi numeri si aggiungono agli scomparsi “storici”: al 31 dicembre 2020 (dal 1° gennaio 1974), si contano 136.884 denunce di scomparsa di minori di cui 43.655 di nazionalità italiana e 93.229 di nazionalità straniera. Di questi stabilmente oltre il 50% quelli mai ritrovati. I dati più preoccupanti riguardano i cd. “minori stranieri non accompagnati”, divenuti ormai un vero fenomeno sociale. Quanto all’età, la fascia più numerosa va dai 14 ai 17 anni ed è legata sovente ad allontanamenti volontari, a fallimenti scolastici, a dissoluzioni familiari, mentre preoccupa e non poco la scomparsa dei bambini, specie se associata a fenomeni migratori che occultano traffici illeciti, dall’acquisto del minore su commissione allo sfruttamento sessuale, fino al trapianto di organi. Sono situazioni estremamente variegate, in prevalenza gestite dalla criminalità, leggi tutto

La violenza simbolica, dalla distorsione pedagogica al potere dominante

Francesco Provinciali * - 21.05.2022

Di tutte le forme di persuasione occulta, la più implacabile è quella esercitata semplicemente dall’ordine delle cose. (P. Bourdieu)

Dobbiamo al sociologo francese Pierre Bourdieu – che la usò nei suoi saggi agli inizi degli anni ’70 – l’introduzione nel lessico, poi divenuto corrente, della locuzione “violenza simbolica”.

Essa intenzionalmente esplicita tutta una serie di forme di violenza agìte non in forma fisica, bensì attraverso una sorta di imposizione occulta, a partire dalla visione del mondo in senso lato per declinarsi nei ruoli sociali, nelle categorie cognitive, nelle forme mentali attraverso cui viene percepita e pensata la realtà, da parte di soggetti dominanti verso soggetti dominati. Essa si manifesta dunque in forma apparentemente invisibile anche se dagli esiti tangibili ad una attenta osservazione dei comportamenti individuali e sociali, configurando veri e propri rapporti di forza tra chi la esercita e chi la subisce: questo tema della distinzione tra dominante e dominato è un vero e proprio assioma che spiega i meccanismi della persuasione occulta o “dolce” , come la definisce lo stesso Bourdieu che formulò le sue deduzioni a partire da uno studio di tipo pedagogico sulla trasmissione del sapere nella sua forma istituzionalizzata e codificata del sistema scolastico francese, inoltre su uno studio leggi tutto

Antropocene, peste suina, guerra

Francesco Domenico Capizzi * - 14.05.2022

E’ percezione comune che la Storia stia rischiando di deragliare: parecchie dozzine le guerre, e focolai, nel Mondo dopo quelle combattute in Corea, Vietnam, Afganistan, ex Jugoslavia, nei territori di Israele-Palestina-Libano-Giordania, Iraq, Siria… mentre falliscono le primavere arabe, s’impennano inquinamenti,  cambiamenti climatici, siccità, carestie, povertà, si susseguono e si intensificano crisi economiche, emigrazioni, si rafforzano e si estendono i regimi illiberali e autoritari che già governano buona parte delle terre emerse, intanto l’Europa e gli organismi internazionali arrancano, gli USA e alleati abbandonano l’Afganistan dopo averlo occupato per vent’anni, la Russia cerca di invadere e dominare l’Ucraina, si profilano ulteriori carestie e insufficienze di fonti energetiche, la pandemia da Covid è tutt’altro che spenta mentre ci si chiede se in autunno dovranno essere adottati obblighi vaccinali, magari con vaccini aggiornati, e misure restrittive con l’uso obbligatorio di mascherine o da utilizzare come semplici orpelli assimilabili agli occhiali da sole e a cappellini variopinti…

Ma si affaccia anche la diffusione a macchia d’olio della peste suina con le inevitabili conseguenze, al momento (sembrerebbe) non pericolosa per gli esseri umani, ma soltanto per maiali e cinghiali, fomentata dalla forsennata caccia al cinghiale, che induce questi animali a migrare con maggiori probabilità di incontro leggi tutto

Raccontare il dolore per affrontarlo ed elaborarlo

Francesco Provinciali * - 14.05.2022

“Tutti gli uomini sanno dare consigli e conforto

al dolore che non provano” -William Shakespeare

 

Ho sempre pensato al ‘dentro’ e al ‘fuori’ come a due categorie che sostanziano e – a volerle approfondire - spiegano la nostra esistenza. Sono luoghi fisici, innanzitutto, corporei e ci appartengono come persone, ma anche entità immateriali che non sempre riusciamo a cogliere e a leggere nella loro complessità. Riguardano i pensieri e le azioni che ne derivano, i sentimenti che sono generati nei meandri reconditi della nostra intimità e si traducono in comportamenti: amore, odio, comprensione, indifferenza, empatia, rancore inevitabilmente interrelati in una dimensione relazionale con gli altri. C’è un dentro e un fuori in noi ma anche nei contesti della nostra quotidianità: ad esempio basta aprire o chiudersi alle spalle una porta di casa per rendersi conto di quanto complessa e sovente inimmaginabile sia la molteplicità della realtà che ci pertiene. Molto spesso celata dalle apparenze, nascosta ai più, indescrivibile, insospettabile, indossa le molte maschere delle alterne vicende della vita, è sfuggente, interessante, non di rado inesprimibile ove non addirittura lungamente inespressa. Chi per professione deve gestire e guidare questa realtà per conoscerla, capirla, aiutarla ad emergere dai coni d’ombra impenetrabili leggi tutto