Ultimo Aggiornamento:
07 dicembre 2019
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Argomenti

Dai test invalsi esce una scuola depotenziata negli apprendimenti di base

Francesco Provinciali * - 17.07.2019

Leggendo i risultati delle prove INVALSI (l’istituto nazionale di valutazione del sistema scolastico italiano) a conclusione dell’anno scolastico 2018/19 non si può dimenticare la famosa Ricerca del linguista (e poi Ministro della Pubblica istruzione) Prof. Tullio De Mauro dalla quale emergeva un dato culturalmente significativo e socialmente allarmante: il 70 % degli italiani adulti non è in grado di comprendere un testo di media difficoltà.

Dalle prove INVALSI si ricava sostanzialmente che il 35 % degli alunni di terza media non ‘capisce’ un testo di italiano: quel “non capire” significa in pratica che dopo la lettura di un brano (sia esso letterario o un semplice dettato) gli alunni – nella percentuale indicata – non riescono a riassumerlo, ad esprimerne il senso, a ripeterlo con le proprie parole, a penetrarne gli argomenti e i temi di fondo e caratterizzanti.

Questa è solo una delle evidenza critiche riferite dalla tabulazione dei dati raccolti dall’Istituto e commentati e l’analogia con la situazione riscontrata a suo tempo dalla Ricerca di De Mauro è sufficientemente eloquente nel significare un impoverimento culturale di fondo, tra adolescenti e adulti, in una società dove la conoscenza dei classici, della cultura tramandata e la lettura di un libro vanno scomparendo sotto l’invasione delle nuove tecnologie e degli stili comunicativi leggi tutto

Il rancore e l'insicurezza come fattori di discontinuità

Francesco Provinciali * - 13.07.2019

In un agile volumetto fuori commercio (“Il cimento del continuismo nelle turbolenze della discontinuità”), scritto per “gli amici della cultura Censis” il sociologo Giuseppe De Rita, fondatore, Direttore e ora Presidente dell’Istituto di ricerche sociali, ripercorre con rapidi fotogrammi il susseguirsi delle derive di discontinuità e delle fratture che hanno accompagnato il Paese nel secondo dopoguerra e le riassume in rapida sintesi: la stretta monetaria del 62, il fiammeggiante 68, il terrorismo degli anni 70, la vicenda di Tangentopoli, la crisi economica del 2008, il governo del cambiamento del 2018.

Ricercatore capace di analisi profondissime ed ermeneutiche nello scandaglio dei fenomeni macro economici e sociali sempre legati alla guida o al traino della politica, ma soprattutto ineguagliabile nel riassumerne i tratti connotativi e denotativi, attraverso sintesi vigorose e definizioni descrittive, persino iconografiche, per fermo-immagine,  il Prof. De Rita finisce per riscoprirsi cucita addosso la nomea dell’inguaribile continuista, di colui che con determinazione e fede nell’uomo non perde di vista la necessità di saper guardare oltre, verso le soluzioni delle fasi critiche, cercando sempre di esprimere coerenza interpretativa e visione prospettica, affinché si possa dire che c’è un domani ad ogni problema, un dopo che andrà gestito e guidato e che il primo dovere dell’analista sociale è leggi tutto

Sopravvivere, tra attesa e rinvio

Francesco Provinciali * - 06.07.2019

“Trascorriamo la nostra vita dedicando più tempo a preparare che a fare”: in questo aforisma de “Il riformatore del mondo” di Thomas Bernhard sta una chiave di lettura per capire il dilemma dell’esistenza umana che oscilla tra la ricerca di una soluzione ai mali del mondo, e l’eterna insoddisfazione dei risultati raggiunti. L’uomo finisce per concepire la vita stessa come perenne attesa di una condizione migliore, relegando la quotidianità ad una mera alternanza di abitudini, tra eterno presente da definire e incerto e indefinito futuro da perseguire.

Così è in molti aspetti della realtà e della nostra condizione di viaggiatori che ondeggiano tra bisogno di approdi e pericolo di naufragi, in una vita di affetti e relazioni, assenze e presenze che recano ansie ed effimere certezze. Tra il tempo che scorre implacabile e il nostro bisogno di realizzare la pienezza esistenziale del presente c’è sempre un dettaglio da definire, un impegno da assolvere e un altro da accantonare. Il tempo dell’attesa è il luogo della preparazione e dell’incompiutezza, a volte della sofferenza interiore. Mi disse Reinhold Messner, confrontando il desiderio di scoperta di Ulisse alla paziente tessitura della tela di Penelope: “si guarda all’eroe che parte e non si considera la sofferenza leggi tutto

Il mercimonio dei bambini

Francesco Provinciali * - 03.07.2019

Tra i tanti aspetti di criticità individuali e sociali di questa epoca densa di contraddizioni e di disvalori certamente la condizione minorile costituisce un focus per molte analisi e approfondimenti.

La lenta e progressiva crisi della famiglia – un tempo cellula fondante del tessuto sociale e ora snaturata anche come corpo intermedio di accoglienza, custodia, affetti ed educazione primaria – costituisce indubbiamente uno degli elementi di maggiore problematicità.

La cronaca ci racconta di vicende di violenze, abusi, maltrattamenti, persino omicidi efferati che nascono e si alimentano tra le mura domestiche che sono diventate l’epicentro dei conflitti di coppia, degli amori fugaci, delle procreazioni irresponsabili da parte di padri o madri sovente inadeguati.

Cresce esponenzialmente il numero dei fascicoli aperti presso i tribunali minorili per la valutazione dei casi di responsabilità – termine che ha sostituito il più obsoleto ”potestà”-  genitoriale: è un meccanismo  che si accende con una segnalazione da parte della scuola, dei vicini di casa, della cerchia parentale, attraverso la valutazione dei servizi sociali per essere sottoposta al vaglio decisionale dei giudici.

In questi ultimi mesi sono stati numerosi i casi in cui la giustizia è arrivata in ritardo poiché le condizioni di inadeguatezza genitoriale era chiusa e malcelata oppure occultata dietro la leggi tutto

Rapporto Istat 2019: culle vuote e paese invecchiato

Francesco Provinciali * - 26.06.2019

Il Rapporto annuale dell’ISTAT fa il paio, da qualche tempo e in modo sempre più marcato, con le macroanalisi sociologiche descritte dal Rapporto del Censis. Sembra che tra l’Istituto presieduto dal demografo Prof. Giancarlo Blangiardo e quello fondato e diretto dal Prof. Giuseppe De Rita ci sia da tempo una sintonia di vedute: dagli ambiti di osservazione, ai temi posti in evidenza, alle valutazioni sullo stato della situazione del sistema-Italia e sulle sue proiezioni, il quadro d’insieme che esce dall’una e dall’altra fonte risulta per certi aspetti sovrapponibile.

Tenendo conto che l’ISTAT considera per statuto e mission istituzionale i dati statistici , demografici e quanti-qualitativi che offrono elementi descrittivi per considerazioni ad essi correlati e consequenziali mentre il CENSIS approfondisce per vocazione e tradizione chiavi di lettura più marcatamente interpretative, partendo pur sempre da una lettura sullo stato del Paese e cogliendone i fenomeni più rilevanti ed emergenti sotto il profilo del costume sociale, dei sentimenti prevalenti e degli stili di vita più radicati .

Entrambi risultano fondamentali per fare il punto della situazione, cogliere derive regressive, tendenze evolutive, ipotizzare scenari futuri con un occhio di riguardo agli scostamenti statistici e macro sociali rispetto al precedente anno di osservazione, studio e valutazione, leggi tutto

La rappresentazione conflittuale della vita

Francesco Provinciali * - 22.06.2019

Siamo figli del presentismo asfissiante, un concetto sul quale ritorna spesso il presidente del CENSIS, Giuseppe De Rita, quando osserva che alla politica ma anche alle nostre elaborazioni mentali e ai comportamenti quotidiani, ai pensieri e alle azioni , mancano coesione e visione, siamo incapaci di conservare la memoria e di costruire una rappresentazione delle cose che vada oltre l’ovvietà, le abitudini, i luoghi comuni, la superficialità : che poi sarebbe a dire che nei coni d’ombra della nostra esistenza si nascondono l’ incoerenza e la capacità di guardare al futuro.

Eppure – nei corsi e ricorsi storici della vita individuale e collettiva – la ruota gira e ci riporta sempre ad un immaginario punto di partenza o di arrivo.

Siamo ad esempio ossessionati dall’idea di crescita e sviluppo: nell’epoca della modernità e del post-moderno – la descrizione migliore ci è stata data dalla concetto di “società liquida “ di Zygmunt Bauman -  ciò che conta è il principio di interesse: si fa ciò che produce immediati vantaggi, a costo di perdere di vista la lezione della tradizione, la capacità di soppesare e distinguere l’utile dal superfluo, senza avere l’accortezza di  parametrare l’immediato soddisfacimento di un bisogno con la sua durata temporale, la pulsione individuale con la spendibilità sociale, leggi tutto

Lo spirito delle leggi e l'etica dei comportamenti

Francesco Provinciali * - 08.06.2019

Nel paese di Macchiavelli e Guicciardini il rapporto tra etica e politica ha sempre suscitato dibattiti emotivamente coinvolgenti. Tuttavia la distinzione tra gli approfondimenti teoretici e le applicazioni pratiche ha separato gli studi dalla realtà: di alto profilo i primi, tendenzialmente accomodante la seconda.

Ciclicamente quella che viene tendenziosamente chiamata “giustizia ad orologeria” porta alla luce scandali o episodi di corruzione ma ciò avviene in particolar modo in prossimità delle tornate elettorali.

Fino a configurare una sorta di sistema che gestisce dazioni, tangenti, concussioni, peculato, voto di scambio ed altre peculiarità che descrivono una estesa ramificazione della politica clientelare (non necessariamente in senso strettamente partitico) che supera il concetto di casta, abbondantemente spiegato da G.A. Stella e S. Rizzo, poiché si estende a tutti i livelli di gestione della cosa pubblica, fino a diventare costume e prassi prevalente.

Quella classificazione duale – i potenti da una parte e la gente comune dall’altra – sembra superata dall’emergenza sempre più diffusa di legami, intrecci, appartenenze, cordate e congreghe che funzionano secondo un modello “a cascata” nel quale leggi tutto

Generazioni: tra conflitto e sostenibilità

Francesco Provinciali * - 25.05.2019

In un recente saggio di Giovanni B. Sgritta e Michele Raitano dal titolo “Generazioni: tra conflitto e sostenibilità”, pubblicato su “La rivista delle politiche sociali” - gli autori prendendo atto della ciclicità del tema - ne sottolineano la specificità  inedita correlata alle dinamiche del presente, rapportandole ai temi che le caratterizzano nel secondo dopoguerra: la rivoluzione demografica, l’indebolimento dei sistemi di welfare, il declassamento dei titoli di studio, l’ingresso delle donne nel mercato del lavoro e le sue tutele, i cambiamenti in atto nella famiglia. L’assenza di politiche giovanili e il convogliamento degli investimenti nella terza e quarta età hanno di fatto creato le condizioni per una divaricazione in termini di diritti e di fruibilità, sofferta come precipua condizione di disagio e di difficoltà di accesso al mondo del lavoro da parte dei giovani. Un gap che ha reso la precarietà il correlato speculare antropologico del nostro tempo.

Se nel 1951 (primo censimento del dopoguerra) i giovani fino ai 19 anni erano il 26,5 % del totale, nella proiezione del 2020 arrivano appena al 17%; viceversa gli ultra65enni che allora erano l’8,25 si preannunciano triplicati al 23%, così che l’indice di vecchiaia risulta in tendenza parimenti triplicato e quello giovanile dimezzato, mentre l’incidenza della povertà assoluta tra gli under 34 leggi tutto

Quale spazio per la virtù nella società libera?

Carlo Marsonet * - 25.05.2019

La modernità ha consentito all’uomo di diventare adulto. Essa ha liberato le individualità, ha reso possibile la presa di consapevolezza che ciascun individuo è una irriducibile sostanza pensante ed agente con peculiarità, interessi, passioni e obiettivi che solo a lui appartengono e in qualche misura contribuiscono a definirlo. Il “rischiaramento delle menti” è stata una straordinaria conquista, foriera di mutamenti epocali e prodigiosi traguardi raggiunti. La società libera affonda le sue origini anche in questo processo. Nondimeno, come qualsiasi conquista positiva, essa cela anche un lato oscuro, un’insidia dalle molteplici facce e dagli esiziali risvolti.

La libertà dei moderni, infatti, pone non pochi dubbi sulla sua possibile conciliabilità con concetti quali virtù, bene comune e giustizia. L’individualismo, si sente sovente ripetere, ha rotto i granitici lacci con la tradizione, ha spazzato via qualsiasi possibilità di (ri)costituzione di un orizzonte di senso condiviso, ha eroso le basi per la (ri)fondazione di un bene comune contenutisticamente pieno ed eticamente fondato. In definitiva, ha dato vita al regno di anomia e all’espansione di un greve disorientamento.

Ora, è irrefutabile che la società libera sia l’antitesi della società chiusa, e quindi la tentazione di leggi tutto

Passaggio a Nord-Est: De Michelis e la Quadrangolare

Lucrezia Ranieri * - 18.05.2019

Accade talvolta che la personale biografia di un uomo incida non poco sulla sua formazione ideale, sull’orizzonte, cioè, sul quale il suo sguardo finisce per posarsi. Nel caso di Gianni De Michelis, nato a Venezia e fieramente veneziano, il suo essere un uomo del Nord-Est fece posare quello sguardo oltre frontiera, verso il Danubio, diventando una delle caratteristiche del suo agire politico.

Ancor prima di venire nominato ministro degli Esteri, già nel 1988, De Michelis aveva infatti avviato contatti con i rappresentanti dell’Ungheria, dell’Austria e della Jugoslavia, partner che solo un anno più tardi sarebbero stati al centro di un’iniziativa che avrebbe in un certo senso costituito lo sforzo più originale del ministro socialista, quello della creazione della cosiddetta “Quadrangolare”: un’associazione, fra questi quattro stati, il cui scopo era innanzitutto il rafforzamento della cooperazione economica e politica in un’ottica regionale e sussidiaria rispetto alle alleanze esistenti.

L’iniziativa non nasceva dal nulla: già nel corso degli anni ’80 l’area danubio-balcanica era tornata ad essere una delle direttrici principali lungo la quale disporre le limitate risorse della politica estera italiana. Tuttavia, con l’intensificarsi dei segnali di crisi dell’impero sovietico, il legame fra la Penisola e i suoi vicini leggi tutto