Ultimo Aggiornamento:
02 luglio 2022
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Argomenti

Genitori e figli minori: la cassazione smonta la sindrome da alienazione parentale

Francesco Provinciali * - 16.04.2022

A ben vedere, negli effetti della causa de quo su cui si è pronunciata e nella gestione dei futuri casi di minori contesi da genitori conflittuali, che si risolvono inizialmente di norma con una serie di regolamentazioni e limitazioni che vanno dal provvedimento attenuativo a quello ablativo della responsabilità genitoriale con affido esclusivo ad uno dei due, si può a ragione affermare che la Cassazione ha sancito in via definitiva un principio che farà giurisprudenza.

La cornice delle dinamiche affettive e relazionali è – come detto- quella caratterizzata da un alto tasso di conflittualità genitoriale che si riverbera nell’affido non congiunto del figlio conteso, assai spesso stritolato nella morsa del dissidio tra padre e madre di cui subisce gravi danni sul piano emotivo, psicologico e di qualità della vita, delle decisioni e delle scelte che lo riguardano negli aspetti anche quotidiani (con chi stare, se e quando incontrare il genitore non affidatario, il mantenimento economico, l’istruzione, l’alimentazione, le cure sanitarie, gli stili di vita, le frequentazioni extra-parentali e amicali, le vacanze ecc.).

La fattispecie che ha originato la decisione della Suprema Corte (che si pronunzia com’è noto sul piano della legittimità e non sul merito) riguarda il ricorso di una madre allontanata dalla leggi tutto

Si può ancora pensare a Kant e al suo “Progetto di pace perpetua”?

Raffaella Gherardi * - 13.04.2022

Se non fosse che siamo nel bel mezzo del dramma della guerra di invasione scatenata da Putin in Ucraina, certe discussioni, ora diventate più che mai di moda sui mali e sulle colpe d’Occidente e che a volte sfociano in una cancel culture monodirezionale in relazione a queste ultime, potrebbero forse trasformarsi in utile esercizio di approfondimento teorico/politico. Se tale atmosfera si traduce invece in un’analisi colpevolizzante dei percorsi della modernità, dei suoi universalismi che in realtà avrebbero nascosto solo oppressione, e oggettivamente facendo di Putin il legittimo vendicatore di tradizionalismi “altri” rispetto all’oppressivo occidente e quindi di per se stessi “buoni”, allora il dibattito diventa molto meno divertente e comunque nei fatti per nulla neutrale.

Coloro che mettono in luce le colpe della modernità dovrebbero, perlomeno per par condicio, esaminare altrettanto bene quali elementi si celino anche in culture e tradizioni “altre” rispetto a quelle del moderno Occidente e se per caso siano poi così scevre da colpe dal voler indirizzare a loro volta a sé stesse e ai loro “valori” il resto del mondo e non certo, per usare un eufemismo, in una irenica prospettiva di neutrale pacificazione.

In ogni caso per tutti coloro che non sono affatto leggi tutto

Sentinella quanto resta della notte?

Francesco Domenico Capizzi * - 09.04.2022

“Ci sono cose da non fare mai, né di giorno né di notte né per mare né per terra: per esempio, la guerra...Un arcobaleno senza tempesta, questa sì che sarebbe una festa. Sarebbe una festa per tutta la terra fare la pace prima della guerra”. In poche semplici parole Gianni Rodari spiega ai bambini (Promemoria, Sc Oca blu 2003) l’esigenza assoluta di prevenire e rifiutare ogni atto che conduca ad azioni violente e alla guerra. Agli adulti scettici basterà la considerazione attribuita ad Albert Einstein“Non so con quali armi si combatterà la terza guerra mondiale, ma la quarta sì…con bastoni e pietre”.

Oggi, ma lo eravamo anche prima, ne siamo tutti consapevoli! La guerra non può essere cauta e limitata, condotta come strumento chirurgico nella quiete della sala operatoria, in nessun modo minimizzata, resa accettabile, umanizzata, giustificata e tollerata per l’immediato destruente riverbero, etico e morale, e per le conseguenze nefaste che ricadono inevitabilmente su tutti i popoli, nessuno escluso, in ogni aspetto della loro vita presente e futura.

Certo, le Leggi, in Italia l’art. 52 del C.P., ammettono la difesa leggi tutto

Democrazie, dittature e autodeterminazione dei popoli

Francesco Provinciali * - 12.03.2022

Dello studio della storia – materia che langue nei programmi delle scuole di ogni ordine e grado fino alla soppressione della traccia storica nel tema di maturità (ove non si elimini del tutto il tema stesso) – mi ha sempre affascinato il fatto che essa possa essere rievocata, scritta e narrata in modi diversi a seconda dei contesti geografici e dei sistemi scolastici dei Paesi di riferimento. Un’osservazione persino banale, non fosse che a seconda di come e di dove si riavvolge il nastro degli eventi umani, essi possono assumere interpretazioni, spiegazioni e narrazioni del tutto differenti tra loro, ove non apertamente antitetiche ed opposte. Senza andare troppo lontano si consideri quanto divergano le retrospettive dei fatti e delle vicende nei libri di storia “italiani” e in quelli “sudtirolesi”, rispetto al Risorgimento, al 900, in particolare alle due guerre mondiali, alla lotta di liberazione): due visioni metabolizzate da punti di osservazione e di interessi diversi, persino reciprocamente antitetici, entrambi però legittimi.

Una breve riflessione per evidenziare quanto sia difficile prospettare in modo univoco e condivisibile una narrazione degli eventi che hanno dato costrutto alla storia dell’umanità. Ciò può esser utile per capire come – oltre ai fenomeni demografici di stanzialità, crescita e radicamenti dei leggi tutto

Chirurgia di guerra, guerra chirurgica, dignità umana

Francesco Domenico Capizzi * - 12.03.2022

Francesco Durante, docente di Chirurgia generale nell’Università di Roma, nell’approssimarsi della guerra, poi divenuta la prima mondiale, avvertì l’opportunità di dettare una serie di lezioni teorico-pratiche di “Chirurgia di guerra”: il clima politico internazionale già arroventato s’era impennato per i fatti di Sarajevo mentre gli Imperi centrali preparavano giù da tempo il ricorso alle armi e le “arti chirurgiche” dovevano mantenersi aggiornate sulle conseguenze lesive inferte dalle nuove tecnologie militari. Ad esemplare modello clinico si prestava l’abbondante crescente casistica di politraumi fornita dalla fiorente industrializzazione.

Configurato l’ospedale da campo, la sua essenziale organizzazione paramilitare, simpatetica a questa branca della Medicina, la prevedibile attività operatoria estesa ad ogni regione anatomica ed apparato, il docente-chirurgo impartiva insegnamenti su buona pratica clinica e destrezza nelle molteplici tecniche operatorie, anche a fronte di improvvise ondate di feriti e moribondi dopo scontri all’arma bianca, scoppi e bombardamenti. Raccomandava di privilegiare nelle cure “coloro che potevano farcela”: sarebbe risultato un grave errore impegnare risorse umane e materiali in procedure estenuanti leggi tutto

Quel rancoroso giudizio sociale

Francesco Provinciali * - 26.02.2022

In questa Italia di veline e demagoghi, di influencer e affabulatori, di indovini e sapientoni sembra proprio che tutti abbiano sempre qualcosa da dire.

L’esternazione di opinioni e sentenze a buon mercato è ormai diventata uno sport nazionale praticato in modo del tutto trasversale: tra incapienti ed evasori, caste e tesoretti, trame e raggiri, nefandezze e delitti, gli argomenti per discussioni e commenti ci rendono tutti pervasi da un sacro furore giustizialista, rivelando in molti una insospettata e diffusa vocazione a ricoprire il ruolo del pubblico ministero. La lunga pandemia è stata una ghiotta occasione per sparate e discussioni, molte sciocchezze a idiozie per un argomento serio che doveva far riflettere prima di aprir bocca.

Non sembra aver fatto proseliti l’invito del Duca Prospero ne “La tempesta” di Shakespeare, che nella riabilitazione successiva all’onta dell’esilio e della destituzione, invitava tutti ad essere più indulgenti nelle cose della vita.

Ognuno, si sa, ha la sua croce ma perchè siamo tendenzialmente portati a caricarla sulle spalle degli altri? Chi si esprime con fervore radica convincimenti opposti in chi è costretto ad ascoltare.

Persino nelle valutazioni delle vicende più dolorose della cronaca quotidiana non rinunciamo a cogliere spunti di presenzialismo e spettacolarizzazione: c’è sempre da puntare leggi tutto

Pier Paolo Pasolini: così lontano così vicino

Raffaella Gherardi * - 19.02.2022

In concomitanza con la ricorrenza del centenario della nascita di Pier Paolo Pasolini (Bologna, 5 marzo 1922) si moltiplicano le iniziative che in Italia e all’estero sono volte a ricordare la sua figura di scrittore, poeta, regista, pittore, intellettuale sommo della cultura italiana e della coscienza critica del Novecento. Mostre, convegni, pubblicazioni, rassegne cinematografiche, incontri culturali a differenti livelli, che si protrarranno per tutto il 2022 e oltre nel segno di Pasolini, daranno certamente un significativo contributo all’approfondimento della sua opera e a mettere in luce l’importanza della sua viva eredità ideale nel XXI secolo. Anche quando scrive dalle testate di riviste e giornali italiani, a partire dal commento di fatti politici nostrani (e in tal senso la raccolta di articoli degli anni 1973-1975 dei suoi “Scritti corsari” è più che mai emblematica) spesso egli  tocca vette di alta vena letteraria e poetica pur nella sua veste di osservatore attento ed efficacemente critico delle vorticose trasformazioni delle società contemporanee, legate al trionfo della società dei consumi e a un inarrestabile processo di distruttiva “omologazione culturale” potentemente in atto. «Il consumismo consiste in un vero e proprio cataclisma antropologico – scrive dalle colonne de “Il Corriere della sera” del 30 gennaio 1975 – e io vivo, esistenzialmente, tale cataclisma che, leggi tutto

"La guerre! C'est une chose trop grave..."

Francesco Domenico Capizzi * - 16.02.2022

La guerre! c'est une chose trop grave pour la confier à des militaires: allocuzione, forse apocrifa, attribuita a Georges Clemenceau, medico e presidente della Repubblica francese, per la sua iniziale formazione ippocratica convinto fautore del primato delle vie politico-diplomatiche sulle operazioni militari. Un principio che sussiste tuttora, nelle dichiarazioni ufficiali di Istituzioni politiche internazionali e nazionali, ma che in tante occasioni vacilla e si disperde in trattative in cui contano, principalmente, le potenze di fuoco esibite e prontamente utilizzabili, magari predisposte e schierate ufficialmente per “esercitazioni”.  

Si è raccontato che Stalin, alla Conferenza di Jalta, abbia chiesto “di quante divisioni” disponesse il Papa, il quale, a sua volta, appena appresa la notizia della dipartita del dittatore russo, avrebbe ribattuto: “adesso vedrà quante divisioni abbiamo lassù!”.

In fondo le due allocuzioni, reali o surreali, rispecchiano visioni contrapposte ma, in questo frangente di “scuola”, unite nella esibizione del potere a rappresentare un unico principio fondato sulla disponibilità di forze armate diversamente costituite ma egualmente efficaci, 

secondo le rispettive prospettive dell’immanenza e della visione teleologica, ma subito esibibili ed esigibili mentre dimostrano l’irrilevanza di ipotesi dialogiche di pace e costruzione orientate al Bene comune.

Nelle controversie internazionali la forza rimarrà per molti anni la protagonista leggi tutto

La consapevolezza della complessità non deve spingerci al nichilismo

Francesco Provinciali * - 29.01.2022

In un brillante saggio pubblicato dal Corriere della sera con l’intrigante titolo “Imparare a vivere- Un’epoca in bilico tra lumi e oscurantismo” il Prof. William John Morgan, Emerito alle Università di Cardiff e di Nottingham, traccia una rapida e vigorosa sintesi delle contraddizioni e delle potenzialità del nostro tempo, sotto vari profili di considerazione: colpisce la sua capacità di inquadrare in un efficace fermo-immagine una serie di tematiche di incalzante attualità e lo fa occupando lo spazio di una mezza pagina di giornale, partendo  da una ‘colossale monografia’ di Michael Grant – I gladiatori – scritta 50 anni fa, grazie anche all’impeccabile traduzione a cura dello Studio Annita Brindani (Busseto-Parma).

Nel vasto mondo romano, questo è il contesto storico considerato nell’incipit, “milioni di persone si sentivano inette, ignorate, trascurate, smarrite e soprattutto annoiate”: la metafora del ‘panem et circenses’ di Giovenale era la risposta della classe dirigente a questa alienazione di massa. Morgan ritrova questa condizione – a un tempo- di alienazione e di insoddisfazione nelle efferatezze perpetrate dall’umanità nei secoli successivi, fino al nostro tempo. Evidenziando peraltro come si viva oggi in un mondo che offre straordinarie opportunità di conoscenze e dotazione di mezzi per cercare un sostenibile equilibrio esistenziale. Impossibile che sia sfuggito leggi tutto

Oltre la pandemia? Elementi per una riflessione politica (e non solo…)

Raffaella Gherardi * - 29.01.2022

Nell’indimenticabile film di David Lynch “Una storia vera” (1999: titolo inglese originario “The Straight Story”, il film fa riferimento a un fatto realmente accaduto) il vecchio e acciaccato Alvin Straight compie un lunghissimo e difficile viaggio a bordo di un tagliaerba per andare a visitare il vecchio fratello gravemente ammalato e col quale non ha più rapporti da molti anni. «È da molto tempo che sei in viaggio?» Gli chiede una ragazza che, incinta, è scappata di casa e che egli incontra per caso nel corso del suo viaggio. «Praticamente da tutta una vita» le risponde Straight che, per indurla a riconsiderare l’opportunità di tornare a casa, le ricorda il gioco che egli faceva con i propri figli quando erano bambini, invitandoli a rompere un singolo rametto di legno, cosa che riusciva loro molto bene, mentre non sarebbero invece riusciti a spezzare un mazzo di legnetti, messi tutti insieme e che egli proponeva loro.

Questa bella metafora sulla importanza di una nuova consapevolezza a proposito della possibilità di trovare solidarietà negli altri da parte di ciascuno può forse rappresentare la speranza che tanti hanno accarezzato nei primi mesi della pandemia covid 19. Di fronte al dramma planetario in atto che stava attraversando ogni frontiera, leggi tutto