Ultimo Aggiornamento:
04 luglio 2020
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Argomenti

La doppia identità

Francesco Provinciali * - 04.07.2020

C’è in ciascuno di noi una parte di coscienza e di volontà, di intelligenza e di sentimento che è protesa in quella onesta e trasparente ricerca della verità che si realizza nella conoscenza delle cose.

Siamo qui, nel mondo e davanti al mondo, immersi ogni giorno in una fitta rete di relazioni con tutto ciò che esiste al di fuori della nostra personalissima identità.

Ci educhiamo, impariamo, cresciamo e maturiamo entrando sistematicamente in contatto per scelta o per necessità con l’universo intorno a noi.

Questa parte è il periscopio della nostra anima che ci rende permeabili e quasi assorbenti verso la realtà.

C’è un altro aspetto della nostra identità che si esprime poi attraverso il consolidamento di  opinioni sulle cose, che ci caratterizza per la selezione che operiamo sui contenuti della conoscenza e che consiste in una progressiva metabolizzazione della realtà fino a farla coincidere con un soggettivo discernimento cui possiamo dare il nome di “giudizio”.

L’uso del pensiero critico ci consente di selezionare le acquisizioni della nostra mente e di modulare i nostri comportamenti sulla base delle esperienze che ogni giorno realizziamo nel nostro incessante rapporto con il mondo delle persone e delle cose.

Trovo nei comportamenti oggi ricorrenti una prevalenza leggi tutto

Un'Italia incivile

Francesco Provinciali * - 24.06.2020

In un recente saggio pubblicato nella Rivista il Mulino (n.2/2020), Giovanni B. Sgritta, professore emerito di Sociologia all’Università Sapienza di Roma, ragiona sul “senso civico degli italiani”: tema non nuovo e spesso dibattuto allo scopo di evidenziarne la labilità in ogni contesto, dagli stili di vita cd. “quotidiani”, ai luoghi di lavoro, nella città, alla vita sociale del Paese in generale. Un approccio, dunque, che ha radici letterarie, politiche e morali, lontane, ma che racconta una storia basata più su suggestioni che su solide indagini empiriche.

L’analisi del Prof. Sgritta, che avevamo già apprezzato in un lavoro con M. Raitano sulle “disuguaglianze intergenerazionali”, prende le mosse da un lavoro di Carlo Tullio Altan del 1986, da quella “sindrome di arretratezza socio-culturale” da cui “emergeva una costellazione di disvalori, che possono essere riassunti nella povertà di spirito pubblico, di corresponsabilità collettiva, di senso civico”.

La base empirica del saggio di Sgritta è il Rapporto pubblicato nel 2019 dall’Istat sul senso civico degli italiani; un’indagine che ha il pregio di basarsi su un’ampia dimensione campionaria, oltre ad aprire lo sguardo su un largo ventaglio «di comportamenti e atteggiamenti che attengono al rispetto degli altri e delle regole di vita in comunità». I dati raccolti dall’Istat leggi tutto

Sulla questione delle statue e della necessità dell’ingiustizia

Lucrezia Ranieri * - 20.06.2020

“Il pensiero che vuol essere sempre giusto si paralizza.

Il pensiero progredisce quando cammina tra ingiustizie simmetriche,

come tra due file di impiccati.”

N. G. Dàvila, Escolios a un texto implìcito I


Che persone più o meno legittimamente arrabbiate possano prendersela, durante una dimostrazione o una rivolta, con un simbolo ad esse ostile, scegliendo di imbrattarlo, sradicarlo o distruggerlo non è un vero problema; o meglio, si tratta di un gesto che, considerato lecito o meno, è quello che è: un’azione dimostrativa, una manifestazione di liberatoria rivalsa contro la quale ci si potrà pure indignare, purché consapevoli di quanto ciò possa apparire vano.

Assume invece tratti sinceramente inquietanti il tentativo agito a mente fredda di elevare a sistema un atto dalla natura essenzialmente identitaria, e dunque di supporre una sorta di riproducibilità ideologica di qualcosa che ha senso ed è sostenibile soltanto se preso nella sua individualità, nella specificità della circostanza, nella dialettica esclusiva tra il soggetto e l'oggetto coinvolto; considerare cioè come perfettamente equivalente divellere la statua di Edward Colston durante un riot a Bristol nel quadro di una più generale rivendicazione antirazzista con il chiedere su facebook la rimozione leggi tutto

La Democrazia e i diritti dei lavoratori. Un anniversario da ricordare

Fulvio Cammarano * - 03.06.2020

Il 20 maggio 1970, 50 anni fa, entrava in vigore la legge 300, comunemente definitiva Statuto dei Lavoratori. Fu un evento di straordinaria importanza perché, come si è spesso ripetuto, la legge introduceva finalmente  lo spirito della Costituzione anche nell’impenetrabile e autoritario mondo del lavoro. Il big bang del ’68 e soprattutto la conflittualità nelle fabbriche durante l’autunno caldo erano stati determinanti nel condurre in porto un progetto a cui gli esponenti del riformismo più radicale del Partito socialista (Giacomo Brodolini e il giovane Gino Giugni, solo per fare due nomi) e della Democrazia Cristiana (Carlo Donat Cattin su tutti) stavano lavorando da tempo. Non era più una questione di innovazione degli orizzonti del diritto del lavoro, ma di una vera e propria cesura storica nelle vicende dello Stato italiano perché con lo Statuto si ponevano le basi per l’integrazione all’interno del sistema politico e sociale italiano del ribollente universo del mondo del lavoro. Quella legge può dunque considerarsi a tutti gli effetti, con il senno di poi, un successo della classe politica dell’Italia repubblicana perché aveva dimostrato come fosse in grado di confrontarsi con il problema dei problemi di un regime democratico: il governo della conflittualità del lavoro.

Quella legge può dunque leggi tutto

Che strana scienza

Stefano Zan * - 16.05.2020

Proviamo a mettere insieme le cose che sappiamo e quelle che non sappiamo del Covid 19, così come ci sono state raccontate in questi ultimi mesi dai diversi organi di informazione, nonché dalle comunicazioni ufficiali della Protezione Civile.

Non abbiamo ancora alcuna certezza su dove, come e quando sia iniziata la diffusione del virus (probabilmente) in Cina.

Non abbiamo alcuna certezza su dove, come e quando sia iniziata la diffusione del virus in Italia. Sono sempre più numerose le ipotesi che dicono che il mitico paziente 1 di Codogno non fosse affatto il primo contagiato in Italia.

Anche sui tempi e le modalità di contagio, su quando e per quanto tempo una persona che ha contratto il virus, magari in modalità asintomatica, sia contagiosa, ci sono diverse opinioni.

Sull’efficacia dell’uso delle mascherine, e di quali mascherine, si è discusso per settimane con pareri molto difformi fino a giungere alla conclusione, più da parte dei politici che degli specialisti, che era opportuno utilizzarle, tanto che qualche governatore le ha rese obbligatorie anche per strada.

I dati sull’andamento dell’epidemia forniti quotidianamente dalla protezione civile sono palesemente scarsamente attendibili. Non sappiamo quanti sono davvero i contagiati, che spesso sono asintomatici e comunque variano al variare del leggi tutto

Morire di fame ai tempi del coronavirus: rapporto globale 2020 sulle crisi alimentari

Lucia Conti * - 16.05.2020

La peste, giunta dall’Oriente…viaggiava senza fretta, al suono delle campane, come un’imperatrice… infondeva un elemento di insolente eguaglianza nell’esistenza di tutti”.

Così Zenone, l’alchimista-medico dell’Opera al Nero di Marguerite Yourcenar, imbattendosi nella peste in Germania, curando poveri e potenti le attribuisce il potere di azzerare le diseguaglianze, spargendo morte senza distinzione alcuna. Oggi, ai tempi del coronavirus, è frequente fare un parallelo fra le pandemie epocali, ma è proprio vero che azzerino ogni differenza? Siamo tutti sulla stessa barca o le pandemie si sommano a fragilità pregresse dovute ad altre cause? In una pandemia è il confinamento la misura globalmente adeguata di contenimento?

Nelle ultime settimane un altro quesito è balzato all’occhio del lettore attento da articoli di varie testate, dal New York Times al The Economist a BBC News: “Morire di fame o di coronavirus?”.

Un servizio del 27 marzo su BBC News riportava la decisione di Messico e Nicaragua di non adottare misure di confinamento, mentre altri paesi latinoamericani annunciavano la chiusura delle frontiere ed il coprifuoco. I presidenti Obrador e Ortega, la cui decisione ha suscitato un coro di critiche, nell'esporre le loro strategie leggi tutto

Se la pietà prevale

Francesco Provinciali * - 13.05.2020

“Se la pietà prevale il Paese non sarà perduto”: così scriveva Aldo Moro in una delle ultime lettere dalla sua prigionia.

Come andò a finire ormai fa parte della Storia: questo Paese si è forse salvato da quel pericolo incombente del terrorismo politico ma in questi anni ha attraversato il lungo tunnel di tante trame rimaste ancora oscure, pagando lo stesso un prezzo salato di vite umane e un tributo altissimo di sacrifici sociali.

Mi piace citare e utilizzare questa suggestiva metafora, purtroppo legata ad una delle vicende più drammatiche del nostro secondo dopoguerra perché trovo che nella sua ultimativa semplicità espressiva sia ricca di sentimenti riconducibili alla nostra vita, quasi impregnata di valori e di civiltà.

La tensione costante verso il benessere sociale e il soddisfacimento delle esigenze personali ci ha portato in questi anni di tumultuosa crescita al radicamento di due parametri ormai prevalenti nei nostri comportamenti collettivi: il senso del diritto e la valutazione dell’utilità delle nostre azioni, la considerazione della loro convenienza rispetto alla scelta di fare o non fare una certa cosa.

Tutto è rapportato a questo criterio: mi serve, ci guadagno, ne ho un tornaconto?

Alzi la mano chi ragiona controcorrente: senza voler esser santi ma leggi tutto

“Siamo, dunque pensiamoci”

Massimo Nava * - 09.05.2020

“Cogito, ergo sum”, penso dunque sono, diceva Cartesio. Proviamo a rovesciare la sentenza al tempo del coronavirus: sono, dunque penso. Il filosofo francese intendeva dimostrare che la possibilità di pensare, e di «pensarsi» come individuo, offrisse la certezza assoluta, il principio basilare, dell’esistenza umana. Se esistiamo come esseri pensanti, è dunque scontata la capacità di pensare. E da qui discende la capacità di utilizzare le potenzialità della mente e finalizzarle al bene individuale. Ma se entrano in gioco l’etica, la responsabilità, l’imperativo kantiano di agire per il bene, le potenzialità della mente dovrebbero essere finalizzate anche al bene collettivo.

L’epidemia che stiamo affrontando ci dice che Cartesio e Kant hanno sempre più argomenti in comune. (Il lettore perdonerà la sintesi superficiale di studi liceali e universitari), in quanto bene individuale e bene collettivo sono sempre meno distanti, a prescindere da valutazioni politiche o ideologica sul sistema e sul modello di società in cui si vive.

Continuiamo ovviamente a pensarci come individui singoli, ma esistiamo sempre meno come individui separati dagli altri. Il confinamento in un certo senso ci ha avvicinato: sentiamo un comune destino, ci “vediamo” più spesso in gruppo, sui social e grazie alle nuove tecnologie dialoghiamo a distanze planetarie, leggi tutto

Coronavirus: burocrazia e cittadini

Francesco Provinciali * - 02.05.2020

Che sia stato generato dal passaggio dal pipistrello all’uomo, scappato per errore dal laboratorio di Wuhan o - come sostengono i complottisti - usato come arma biologica, il Coronavirus è nato in Cina e si è poi propagato in ogni angolo del pianeta.

Non risulta che l’OMS o la Comunità Internazionale abbiano attivato azioni di protesta nei confronti del regime cinese, nonostante la presenza di accordi e protocolli internazionali che prevedevano la comunicazione immediata ai Governi mondiali dell’avvenuto contagio, della virosi in atto e delle misure atte al suo contenimento. Nelle comparizioni televisive del Presidente del Consiglio o dei Ministri e sottosegretari- cioè degli organi politici preposti a farlo- non risulta che sia stata espressa pubblicamente la minima rimostranza per gli undici (e forse più) gg di ritardo che la Cina si è presa per comunicare al mondo la genesi del virus e i pericoli del contagio. In Parlamento nessun dibattito su questo aspetto fondamentale della responsabilità oggettiva della pandemia è stato affrontato a fondo, ne’ risulta  che lo abbiano fatto l’OMS, l’Europa, l’ONU, le istituzioni governative e di controllo a livello mondiale.

Fatta eccezione per alcuni attacchi di Trump, l’iniziativa dell’Europa tramite la piattaforma EuVsDisinfo (come leggi tutto

La pandemia fra Lev Tolstoj e Cesare Lombroso

Francesco Domenico Capizzi * - 25.04.2020

Piuttosto che studiare le manifestazioni della potenza la storiografia moderna dovrebbe applicarsi alle cause che la formano, ma in teoria re­spinto il metodo antico nella pratica lo segue” (Tolstoj, Guerra e pace, Epilogo parte II, Garzanti 2007). Politica, Istituzioni e formazione dell’opinione pubblica tendono a rimanere nel solco di quel metodo con il rischio di scambiare e rappresentare le origini e la realtà dei fatti con epidermiche percezioni e semplicistiche narrazioni su grandi temi: emigrazioni, identità nazionale, sicurezza personale, crisi economiche, ruolo delle competenze professionali e degli organismi internazionali, programmi e progetti politici nella formazione del consenso fino a lambire il significato di democrazia…

Nel corso travagliato dell’attuale pandemia circolano un’infinità di notizie, piuttosto fatalistiche e sensazionali, che nulla hanno a che vedere con la ricerca scientifica e la realtà dei fatti, ma che assumono la potenza di sopprimere le cause informando larga parte dell’opinione pubblica: “virus contenuti in pipistrelli quattro mesi or sono…incroci fra pipistrelli e serpenti…mutazioni virali istantanee…scorpacciate di topi vivi e di rettili…virus costruiti in laboratorio e poi sfuggiti o liberati…guerra batteriologica…atleti-militari  americani portatori sani a Wuhan…sopravvivenza del virus sull’asfalto…unico paziente zero nel Mondo…congiure politico-finanziarie leggi tutto