Ultimo Aggiornamento:
27 maggio 2017
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L'anno che verrà

Luca Tentoni - 17.12.2016
Governo Gentiloni

La fine della campagna referendaria e l'insediamento del governo Gentiloni non hanno portato al Paese la serenità che sarebbe opportuna per superare mesi di aspre contrapposizioni. Nonostante l'azione del Capo dello Stato e l'indole moderatrice del nuovo Premier, l'anno che ci attende sarà contraddistinto dal proseguimento dell'ormai eterna battaglia elettorale. La prima metà del 2017, infatti, sarà caratterizzata dal congresso del Pd e da due appuntamenti elettorali: uno con le amministrative (si voterà in un migliaio di comuni), l'altro con i referendum abrogativi (sui licenziamenti - in pratica sull'articolo 18 - sui voucher nel lavoro accessorio, sulla responsabilità solidale in materia di appalti) ai quali molto probabilmente la Consulta darà il via libera entro il 20 gennaio. Sempre la Corte Costituzionale sarà protagonista di un altro passaggio-chiave della legislatura: la pronuncia sull'Italicum. Le forze politiche attendono con ansia la sentenza - che però non arriverà prima del 24 gennaio - e che potrebbe portare a tre esiti possibili: 1) le obiezioni di costituzionalità potrebbero essere dichiarate inammissibili (in fondo la legge non è ancora stata applicata ed è difficile valutare se leda dei diritti); 2) la questione di legittimità costituzionale potrebbe essere respinta, lasciando la legge inalterata; 3) potrebbero, infine, essere accolte una o più censure, tra le quali quella sul ballottaggio (non è chiaro con quali conseguenze: dipenderebbe dalle argomentazioni della Corte). In quest’ultimo caso, avremmo un inedito doppio intervento della Consulta, nel corso di una legislatura, sulle leggi elettorali nazionali. Dall'esito della sentenza potrebbero scaturire riflessi sulla durata della legislatura: se il risultato fosse più o meno automaticamente applicabile in tempi brevi, si potrebbero ipotizzare elezioni politiche in tarda primavera, a fine maggio o a giugno. Peraltro, il ricorso anticipato alle urne farebbe slittare al 2018 i referendum sul lavoro (che rappresentano una "mina vagante" potenzialmente, forse, dagli effetti più dirompenti persino rispetto alla consultazione popolare del 4 dicembre scorso sulla revisione costituzionale). È pur vero che, se nel corso dei mesi intervenissero fatti particolari tali da consigliare il prolungamento della legislatura fino al suo termine naturale, il fronte del "no" all'abrogazione referendaria potrebbe utilizzare l'arma dell'astensione (utile per far mancare il quorum) già sperimentata quasi sempre con successo nell'ultimo ventennio. Inutile dire che la decisione sulla durata dell'attuale Parlamento, anche se formalmente demandata al Capo dello Stato, resta nelle mani del partito di maggioranza relativa (quasi assoluta, alla Camera) cioè al Pd. Saranno le evoluzioni interne dei Democratici a determinare la vita del nuovo governo Gentiloni. Tuttavia bisogna misurarsi anche con l'arbitro del Quirinale: Mattarella è già intervenuto durante la crisi per pacificare gli animi ed evitare decisioni affrettate. Nell'agenda del 2017 figurano due appuntamenti internazionali importanti (a marzo, la celebrazione dei 60 anni del Trattato di Roma che diede vita alla CEE; a maggio, il G7 di Taormina). Ma soprattutto c'è un "particolare" da non trascurare mai: il contesto economico, sociale e politico internazionale. L'insediamento del nuovo presidente americano Trump, l'avvio dei negoziati per l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione europea, le elezioni presidenziali in Francia e le politiche in Germania, oltre alle decisioni della Bce (sul nostro deficit, per esempio; fermo restando che Draghi ha per fortuna prolungato per tutto l'anno prossimo il "QE" che ci ha permesso in questi anni di pagare un interesse sui nostri titoli di Stato ben inferiore a quello che avremmo dovuto corrispondere normalmente al mercato: un aiuto non da poco ai conti pubblici italiani, che però forse non è stato sfruttato sempre nel migliore di modi). C'è un mondo intorno alla nostra campagna elettorale permanente, dunque, che si muove indipendentemente dalle scelte dell'Italia. Il compito del governo Gentiloni sarà proprio quello di guardare oltre le lotte interne ai partiti per indirizzarsi verso tre obiettivi: 1) aiutare (senza forzature e imposizioni) le forze politiche e il Parlamento a darsi una nuova legge elettorale; 2) tenere in ordine i conti pubblici, promuovendo lo sviluppo economico del Paese (soprattutto in termini occupazionali); 3) partecipare attivamente ai processi di mutamento dell'Unione europea, prendendo o sostenendo iniziative per renderla più vicina alle esigenze che gli esiti elettorali di molti paesi hanno evidenziato con forza, senza tuttavia smarrire lo spirito dei "pionieri" degli anni Quaranta e Cinquanta. Per certi versi, più il governo "politico" si allontanerà dalle turbolenze del suo maggior partito di riferimento e si avvicinerà al Parlamento e al Paese, più riuscirà nell'opera di pacificazione e di ricomposizione che appare oggi prioritaria. Tuttavia, se la nostra non è - ormai da tempo - una "Repubblica dei partiti", è purtuttavia una "democrazia dei leader". Pertanto, sarà difficile che i protagonismi della molteplice campagna elettorale del primo semestre 2017 (prima per la guida del Pd, poi per amministrative e referendum, se non anche/oppure per le politiche) non increspino le acque nelle quali la navicella governativa di fine legislatura sta appena iniziando ad avventurarsi.