Ultimo Aggiornamento:
30 luglio 2016
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La società caleidoscopica

Luca Tentoni - 13.02.2016
The Catch-All Party

Il confronto molto aspro sulle unioni civili ci ricorda che nel nostro paese non solo non è possibile, ma è addirittura anacronistico ricondurre le contrapposizioni politiche al continuum sinistra-destra. Non era molto facile neppure al tempo della Prima Repubblica, quando le differenze ideologiche si sommavano a quelle riguardanti le scelte religiose. Non lo è stato durante la Seconda, quando allo schierarsi per un polo o l'altro si è sovrapposta la forte motivazione del berlusconismo-antiberlusconismo, che però è stata accompagnata da altre divisioni nell'elettorato, ad esempio da quella sul federalismo. Oggi, soprattutto dopo il voto del 2013 e ancor più dopo questo triennio di legislatura, appare sempre più difficile tracciare confini tradizionali fra destra e sinistra e collocare i partiti seguendo vecchie distinzioni. La posizione anti-euro, ad esempio, è condivisa dalla Lega come dal M5S. Ora, inoltre, persino sull'Unione europea sembra talvolta allargarsi il fronte di chi vorrebbe assetti diversi, sia pure senza rivoluzionare il sistema dell'UE. Le critiche rivolte dal premier italiano al presidente della Commissione europea appaiono inedite nella forma e nella sostanza, tali da prefigurare quasi una terza posizione rispetto ai tenaci antieuropeisti e ai difensori "senza se e senza ma" dell'Europa e dell'euro. Una posizione non intermedia fra le due "estreme", ma semplicemente diversa, che può (o vuole) avere consensi trasversali nell'opinione pubblica. Persino sulla questione delle unioni di fatto, non abbiamo la semplice contrapposizione tra chi le vuole e chi non le ammette. Ci sono, secondo i sondaggi, persone che voterebbero a favore delle unioni ma contro le adozioni da parte di omosessuali. È così difficile ricondurre tutto a due schieramenti ben definiti che molti partiti hanno dovuto riconoscere "libertà di coscienza" al loro interno. Viviamo, dunque, in una società sempre più plurale, nella quale - per esempio - il comportamento elettorale dei giovani non varia di pochi punti percentuali rispetto alle scelte dei più anziani, ma spesso è addirittura completamente diverso. Non è la solita distinzione generazionale, ma l'affermarsi di una società multistratificata nella quale le aggregazioni e le sfumature prevalgono sugli steccati che la Seconda Repubblica aveva cercato di costruire intorno a due poli elettorali rivelatisi incapaci di comprendere, di orientare e talvolta di interpretare l'agire sociale, al punto di finire per essere affiancati da altri soggetti politici ma soprattutto di essere sovrastati, sul piano numerico, da un "fronte dell'astensione" tanto vasto quanto eterogeneo. La difficoltà del pensiero e ancor più dell'azione politica stanno dunque nell'individuare e nel comprendere tutte le manifestazioni e le differenze di una società caleidoscopica. Paradossalmente, durante la Prima Repubblica alcune di queste caratteristiche erano in gran parte sfumate o inesistenti (ne sussistevano, però, altre): tuttavia, c'erano partiti anche di estrema minoranza capaci di offrire un'esaustiva rappresentanza a settori precisi del Paese. Oggi, la necessità di favorire la creazione di una maggioranza parlamentare numerica (con l'Italicum) e teoricamente forte e stabile sul piano istituzionale (con la riforma costituzionale in fieri) portano il quadro politico a privilegiare una "rappresentanza omnibus" (molti sono catch all parties, per riprendere una definizione ormai cinquantenaria di Otto Kirchheimer). Così facendo, portano al loro interno alcune delle differenze, che prima o poi riemergono, per esempio sul caso attuale delle unioni civili e delle adozioni (si potrebbero, però, fare molti altri esempi, in tema di maggiore o minore intervento dello Stato nell'economia o in materia di politica estera). La rappresentanza parlamentare della Prima Repubblica finiva quasi per esaltare le differenze, moltiplicandole anche quando (nel caso di "partiti fratelli") erano superabili con un po' di buona volontà. La "democrazia maggioritaria", invece, deve semplificare e riunire: il che non ha e non può avere un connotato oggettivamente positivo o negativo, ma è un modo d'essere, che però comporta una particolare capacità d'ascolto da parte delle classi dirigenti. La politica, infatti, ha di fronte due strade possibili: una, più semplice, di seguire l'orientamento che trova maggior consenso, a costo di trascurare temi urgenti che però sono “divisivi”; l'altra, impervia, che richiede di affrontare ogni tipo di problema e di coinvolgere sui temi più delicati tutte le forze diverse dalla propria, impegnandosi in una grande capacità di ascolto e di tessitura paziente. Nella società dell'informazione rapida, della polemica facile e spesso dirompente quanto effimera, la seconda via è sempre più ricca d'intralci. Se ogni ricerca di soluzione è intesa come un compromesso deteriore e un tradimento, far coesistere i pezzi del mosaico diventa impossibile. La nostra è una società nella quale si discute molto, ma si dialoga poco.