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05 agosto 2017
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L’«Altra Europa»: la sfida di Tsipras alle prossime elezioni

Giulia Guazzaloca - 03.05.2014
Alexis Tsipras

Ha alle spalle una carriera politica rapida e brillanteil leader greco Alexis Tsipras; se lo attende un luminoso futuro anche all’interno delle istituzioni europee ce lo diranno gli esiti delle prossime elezioni per il Parlamento di Bruxelles. A soli 33 anni, nel 2008, è divenuto segretario del partito della sinistra radicale Synaspismós, dopo averne presieduto per un decennio l’area giovanile; l’anno successivoè entrato nel Parlamento ellenico grazie al 4,6% di preferenze ottenuto dalla coalizione Syriza, di cui il suo partito rappresentava la lista maggiore; nel 2006 si era piazzato al terzo posto nella corsa a sindaco di Atene.Il vero exploit si è avuto comunque due anni fa quando, nelle tornate elettorali di maggio e giugno per il rinnovo del Parlamento greco, il movimento politico di Tsipras ha conquistato rispettivamente il 16,7% e il 26,8% dei voti, il che lo rende il principale partito d’opposizione.

In pochi anni è dunque diventato il leader più popolare del suo paese, simbolo delle critiche radicali alle politiche di austerità dell’Unione Europea e del FMI; da molti è giudicato il rifondatore della sinistra greca, a lungo penalizzata da divisioni e litigiosità. Ha saputo infatti raccogliere in Syrizai gruppi più diversi della sinistra – dai vetero-comunisti ai neokeynesiani, dagli ambientalisti airiformisti,dai trotskisti al variegato mondo dell’associazionismo – unendoli sulla base di un principio semplice: le misure imposte dalla cosiddetta troika dei banchieri hanno distrutto i diritti politici e sociali dei cittadini, specie di quelli dei paesi dell’Europa del sud, hanno aumentato la forbice sociale e sono – dice Tsipras – fondamentalmente antidemocratiche.

Le incognite e le difficoltà, anche per quel che riguarda il futuro di Syriza in Grecia, non mancano: saprà diventare un partito di governo, se dovesse vincere le prossime elezioni? Riuscirà Tsipras a tenere unita questa multiforme coalizione? Sarà in grado di incanalare il malcontento della piazza in un progetto politico concreto e pragmaticamente alternativo a quello dei cosiddetti «poteri forti»? Ma oggi ad interessare l’opinione pubblica e i media europei non è tanto il destino di Tsipras nel suo paese, quanto il risultato che otterrà la sua lista – L’Altra Europa con Tsipras – alle elezioni europee di fine maggio. Candidato, con una maggioranza schiacciante, alla presidenza della Commissione UE dal IV Congresso della Sinistra europea dello scorso dicembre, il leader greco ha da tempo iniziato un’intensa campagna elettorale fondata sulla proposta di un’«Europa alternativa» a quella dei banchieri, del liberismo economico e deirigidi dogmi del rigore di bilancio.

Ritenendo che la comunità europea stia attraversando una crisi di identità e valori, oltre che economica, Tsipras promette un’Europa dei popoli, della solidarietà e della giustizia sociale e, sul piano del programma, mette sul piatto una serie di proposte che dovrebbero attirare il voto anche dell’elettorato non tradizionalmente di sinistra.Il dimezzamento delle spese militari, tasse sulle transazioni finanziarie e sui beni di lusso, la depenalizzazione delle droghe,l’istruzione pubblica,il salario sociale,la laicità dello Stato, il matrimonio gay, investimenti per la riconversione ambientale. Il programma sembra insomma andare ben oltre la semplice istanza di «rottura» rispetto allatroika e allemisure di austerity, ma è proprio su tale istanza che Tsipras ha costruito le sue fortune politiche in patria e sta cercando di fare altrettanto in Europa. Riuscirà, sulla base di questo programma, a convincere gli elettori europei di rappresentare un’alternativa credibile rispetto alla sinistra del PSE e soprattutto rispetto ai movimenti antieuropeisti di destra?

Il leader di Syriza non perde occasione di dire che il suo solo avversario è l’Europa dei mercati e delle disuguaglianze sociali, non l’Unione Europea in quanto tale, cerca di marcare il profilo autenticamente europeista e non «antisistema» del suo movimento (non ha mai chiesto, ad esempio, l’uscita della Grecia dalla moneta unica) e stigmatizza duramente le forze della destra antieuropeista. D’altro canto, agli occhi di molti elettori egli resta «il nemico numero uno dell’Europa», come tempo fa lo ha definitoil settimanale tedesco «DerSpiegel». Di qui il rischio di rimanere politicamente schiacciato tra la sinistra tradizionale e i gruppi della destra radicaleanti-euro; ossia di rimanere, di fatto,un partito senza «movimento» perché la vasta schiera dei delusi da «questa Europa» potrebbe più facilmente rivolgersi ai partiti di chiaro profilo antieuropeista.

Il caso dell’Italia può essere, da questo punto di vista, significativo. Gli ultimi sondaggi danno la lista di Tsipras sotto al 4%, eppure da quando, a gennaio, la rivista «MicroMega» ha lanciato un appello, sottoscritto da numerosi intellettuali(tra cui Andrea Camilleri, Paolo Flores d’Arcais, Marco Revelli, Barbara Spinelli, Guido Viale), per creare una lista che sostenesse il leader greco e cambiasse«quest’Europa succube dei poteri finanziari», i riflettori si sono accesi su Tsipras e numerosi giornalisti e uomini di cultura hanno pubblicamente dichiarato di appoggiarlo. C’è quindi una vasta mobilitazione dell’intellighenzia progressista – eterogenea e non senza divisioni al suo interno – a favore de L’Altra Europa con Tsipras, che per taluni rappresenta addirittura la sola alternativa al non-voto per le prossime europee. Ma, stando almeno ai sondaggi, essa non sembra intercettare un consenso diffuso tra gli elettori italiani, né sensibilizzare la società civile come invece è riuscita a fare in Grecia.

Sarà in grado Tsipras di travalicare i confini della sinistra radicale e di riprodurre a livello europeo i successi ottenuti nel suo paese? L’Europa è fatta di realtà molto diverse fra loro (e dalla Grecia) e non di rado le urneriservano delle sorprese; a tutt’oggi sembra però che Tsipras abbia ancora molta strada da fare per trasformare il suo «esperimento» in un progetto politico convincente per la gran massa degli elettori europei.